
50 modi per giustificare la disfatta dell'Italia
Perché dai, se l'Italia non va ai Mondiali non sarà tutta colpa nostra. Oppure sì?
L'Italia non andrà ai Mondiali per la terza volta consecutiva: è un fatto. Sono giorni di vere e presunte rivoluzioni, in cui ci si sente il diritto di puntare il dito su chiunque: il sistema, il CT, la federazione, tutto ciò che rappresenta l'azzurro sembra ora demonizzabile. In mezzo a processi e analisi approfondite, abbiamo provato a porci un quesito: e se non fosse colpa nostra?
In preda al riformismo, noi italiani abbiamo dimenticato lo sport in cui – davvero – siamo campioni del mondo: accampare scuse, inventare giustificazioni, scaricare le colpe su capri espiatori più o meno impossibilitati a difendersi. Ecco quindi 50 idee, alcune originali, altre meno, che potete ampliare e sfruttare nei dibattiti pasquali con amici e parenti. Perché insomma, a guardarci bene, non siamo poi una brutta nazionale: perché non smetterla con l'introspezione e tornare a sentirci anche un po' vittime?
1) L'arbitro, vecchio classico. Il cartellino rosso non dato per il fallo su Palestra, il mani della Bosnia nella nostra area neanche visto al VAR, l'espulsione di Bastoni che poteva starci oppure no. Come potevamo resistere a tale complotto?
2) Francesco Pio Esposito. In un paese così accogliente e tenero coi giovani, è giusto dire una volta tanto le cose come stanno. Esposito ha sbagliato un gol che poteva essere decisivo da posizione invitante e, soprattutto, ha calciato alle stelle il primo rigore della serie, il più importante. Il ragazzo si farà, ma oggi è tra i principali responsabili.
3) La FIFA. Impensabile, nonostante l'allargamento delle squadre, riservare così tanti posti a federazioni minori e penalizzare le europee. A nessuno fa comodo un Mondiale senza squadre dalla grande tradizione come l'Italia; l'altra sera, a Zenica, abbiamo perso tutti.
4) Gianluigi Donnarumma. Se c'è un top player vero e proprio tra le fila dell'Italia, questi è proprio Gigio. Ha salvato più volte gli azzurri prima dei calci di rigore ma, da uno specialista come lui, ci aspettavamo una prestazione di ben altro spessore di fronte ai non eccelsi rigoristi bosniaci. Davvero quell'ultimo penalty di Bajraktarević era impossibile da trattenere?
5) Pep Guardiola. Lo dice anche Capello, l'allenatore del Manchester City ha rovinato il calcio. Nel tentativo di scimmiottare il suo Barcellona, abbiamo perso tempo prezioso, e ora non siamo più nemmeno in grado di erigere quei fortini medievali (cit.) che ci rendevano celebri in tutto il mondo.
6) Il terreno di gioco. Davvero è possibile giocare una partita di quella importanza su un terreno di gioco irregolare e aspro come quello del Bilino Polje? Una nazionale come la nostra, nota per il suo futbol bailado, esce certamente penalizzata da un campo del genere.
7) Il doping. Edin Džeko, 40 anni compiuti, alla Fiorentina faceva fatica a trascinarsi anche solo per pochi minuti; a Zenica ha giocato 120' senza battere ciglio. La recita finale del tutore alla spalla non incanta nessuno, qui c'è sicuramente qualcosa sotto.
8) L'Inter. Non solo per il blocco che "ha fallito su tutta la linea", ma anche per un modulo impossibile da cambiare. Se la squadra più forte d'Italia, nonché quella che fornisce più giocatori alla Nazionale, adotta il 3-5-2, cosa può fare l'Italia se non adeguarsi?
9) Luciano Spalletti. Le sue dimissioni hanno spiazzato tutti, in primis una Federazione che, nel correre ai ripari, non poteva trovare un sostituto migliore di Gattuso. L'attuale allenatore della Juve ha agito solo per il proprio tornaconto, senza pensare al bene dell'Italia.
10) Il Como. Se la squadra 4° in classifica non manda praticamente mai in campo giocatori italiani, ha in panchina un allenatore catalano ed è diretta da un gruppo indonesiano, che vantaggio potrà mai portare al nostro movimento?
11) I cellulari, la playstation, Instagram, Tiktok, tutto quello che allontana i nostri ragazzi dai cortili, compresi il traffico e l'inquinamento atmosferico. Cose che ovviamente esistono solo in Italia, mica in tutti gli altri paesi.
12) La Norvegia. Una squadra evidentemente scriptata, che al Mondiale non combinerà nulla, ha azzeccato l'annata buona e minato, con le sue goleade, le certezze degli azzurri. Prima della doppia sfida con Haaland e soci, eravamo ben'altra cosa.
13) Roberto De Zerbi. Un allenatore idealista, lontanissimo dalla scuola italiana, che non ha mai vinto niente e non vuole mettersi in gioco in Serie A per paura di sfigurare. Fin quando cresceremo tecnici di questo tipo, non riusciremo mai a recuperare le nostre radici.
14) La Rai. Trasmettere le immagini di Dimarco e Vicario che esultano alla qualificazione della Bosnia, in diretta nazionale, è stato un autogol clamoroso, che ha fatto sembrare presuntuosi i nostri ragazzi, e al contrario ha caricato a mille i bosniaci.
15) La UEFA. Come si fa a designare Turpin, già arbitro nella semifinale del 2022 contro la Macedonia del Nord, per una partita così delicata per l'Italia. Controllare i precedenti era davvero così difficile?
16) Lele Adani. L'eccessiva enfasi con cui l'ex difensore ha raccontato ogni gara degli azzurri ha distorto la percezione del pubblico della nostra nazionale, che nella sua umiltà non è stata amata abbastanza da chi cercava un altro tipo di calcio.
17) Roberto Mancini. Il castello di carte ha iniziato a crollare quando il CT campione d'Europa è scappato in Arabia, costringendo la Federazione a virare prima su un allenatore inadatto alle nazionali come Spalletti, poi su una soluzione d'emergenza come Gattuso. Il peccato originale è suo.
18) Transfermarkt. Nei giorni che precedevano la partita, tutti i media hanno raccontato lo scontro tra Italia e Bosnia utilizzando i valori di mercato di questo sedicente portale - dichiaratamente amatoriale - per sottolineare la differenza tra noi e i nostri avversari. Differenza che in realtà era decisamente minore rispetto a quella che raccontano le cifre gonfiate del sito tedesco.
19) La Kings League. Se i ragazzi non si appassionano più al calcio e preferiscono questo sport di plastica al Pisa-Verona di turno, è anche colpa del tamtam mediatico che ha portato la Kings a rubare appassionati - e quindi tesserati o sostenitori della nazionale - al calcio vero.
20) Gli influencer. Il dibattito calcistico è più tossico che mai, ormai Er Faina di turno può vestirsi da insider o da esperto, inquinando l'etere con opinioni che fanno male al nostro calcio, e destabilizzano l'ambiente.
21) I match analyst. Queste figure che da oltre un decennio ruotano attorno al calcio sono diventate sempre più fondamentali. Allora perché nessuno è stato in grado di cogliere i punti di forza della Bosnia e ideare contromisure? Dovrà mica far tutto l'allenatore?
22) La Premier League. Il suo calcio frenetico e patinato ci ha allontanati dai veri valori del gioco e ha rovinato i calciatori italiani che vi militano. Calafiori è l'esempio più fulgido, un difensore che non sa più difendere la barricata non è un difensore.
23) Hansi Flick. Il suo Barcellona gioca un calcio utopico, con una linea difensiva altissima e super pericolosa, e punta a segnare un gol più degli avversari piuttosto che a non subire. Quando squadre di questo tipo hanno successo, inconsciamente influenzano l'intero panorama europeo. Perché la nostra linea era così alta in occasione del rosso a Bastoni?
24) Vincenzo Italiano. Per la linea difensiva (vedi Flick) e per aver demoralizzato un talento come Orsolini, non convocato visto il momento di appannamento che sta attraversando. Quanto sarebbe stato bello vederlo seconda punta nel 3-5-2?
25) La mancanza della goal line technology. Il ragionamento è contorto, ma seguiteci. Džeko colpisce il pallone con il braccio, Donnarumma finisce dentro la sua porta ma para, poi sugli sviluppi Tabaković sigla l'1-1. Ma siamo così sicuri che il pallone di Džeko non sia entrato? Se fosse stato gol, Turpin avrebbe dovuto annullarlo, visto che non si può segnare una rete con il braccio. Ma senza la goal line technology, non avremo mai certezze in merito.
26) Pantaleo Corvino. Uno dei dirigenti più esperti e illuminati del nostro calcio, a Lecce ha costruito una Primavera praticamente priva di italiani. Se anche il movimento giovanile smette di far crescere i nostri talenti, che chance abbiamo di assemblare una nazionale competitiva?
27) Claudio Ranieri. Grande esperienza, capacità e sensibilità per empatizzare con un gruppo distrutto da Spalletti, qualche trofeo in bacheca che non guasta mai. Ranieri era l'uomo giusto per far rialzare l'Italia, il suo rifiuto è stato un affronto nei confronti della nazione che gli ha permesso di diventare un tecnico di comprovata importanza.
28) Marco Materazzi. Matrix ha estratto dall'urna di Zurigo le palline che hanno condannato l'Italia a giocare contro Irlanda del Nord e Bosnia e, soprattutto, a disputare la finale in trasferta. Non pago, ha anche affermato che, da calciatore, "preferiva giocare le partite in trasferta". Mai sentito parlare di Karma?
29) Il Pengwin. Il noto tipster aveva pronosticato un'Italia vincente sulla Bosnia ai calci di rigore. Chi lo segue da tempo sa bene, però, che di pronostici azzeccati se ne vedono sempre meno. Un'altra botta non indifferente alla Dea Fortuna.
30) Jannik Sinner. Nel 2025, per la prima volta, il tennis ha superato il calcio relativamente ai nuovi tesserati nell'arco dell'anno solare. Le imprese di Sinner hanno orientato un'intera generazione verso il mondo della racchetta, infliggendo però un duro colpo al calcio. Meno tesserati, meno possibili talenti, meno passione, meno calore attorno alla Nazionale, meno carica per i nostri azzurri. Lapalissiano.
31) Antonio Conte. Si parla tanto del 3-5-2 come vero male del nostro calcio, allora perché non ce la prendiamo con chi per primo ha portato questo schema alla ribalta nazionale? Nel 2011/12, Conte snaturò il 4-3-3 della sua Juventus per mettersi a specchio con il Napoli di Mazzarri; ne uscì un pirotecnico 3-3, ma da lì in poi la Signora avrebbe adottato sempre più spesso il modulo con la difesa a 3, fino a farne un proprio marchio di fabbrica.
32) La Sentenza Bosman. Quando nel 1995 i calciatori vennero equiparati agli altri lavoratori, la cui libera circolazione nell'Unione Europea era assolutamente permessa, le squadre iniziarono velocemente a riempirsi di stranieri. Gli effetti in Italia si vedranno nel giro di un decennio, guarda caso in concomitanza con il Mondiale vinto, ultimo vagito di un movimento pronto a sprofondare nel baratro.
33) L'addio di Andrea Agnelli. Quando la scure del processo plusvalenze si è abbattuta sul numero 1 della Juve, uno dei pochi presidenti illuminati del nostro tempo, il calcio italiano ha perso l'uomo che, più di ogni altro, era conscio delle riforme necessarie per impedirgli di implodere. Senza Agnelli inoltre, vicepresidente ECA, abbiamo perso potere nei quadri dirigenziali in ambito internazionale, perdendo peso nelle decisioni che orientano la politica del calcio mondiale.
34) I raccattapalle della Bosnia. Lo studio dei rigoristi, si sa, è elemento fondamentale nella preparazione di partite a eliminazione diretta. Gigio Donnarumma, però, non ha potuto consultare il suo foglietto con gli appunti sui tiratori bosniaci: gli è stato infatti sottratto dai raccattapalle di Zenica. Ci saranno gli estremi per la ripetizione della partita?
35) Federico Chiesa. Giocare per la nazionale dovrebbe essere un onore, non una costrizione. Il difficile rapporto tra Chiesa e l'Italia, maturato negli ultimi anni, sembrava essersi ricucito con la convocazione di Gattuso per gli spareggi. L'esterno, che aveva rifiutato la chiamata nelle scorse occasioni in quanto non al top della condizione, pareva tornato sui suoi passi, ma dopo una manciata di giorni ha lasciato il ritiro per motivi mai del tutto chiariti. Anche un Chiesa a mezzo servizio avrebbe fatto comodo a questa Italia, ma questo Federico sembra proprio non averlo compreso.
36) La pirateria. L'amministratore delegato della Serie A, Luigi De Siervo, lo aveva detto in tempi non sospetti: "La nazionale non vince anche per colpa della pirateria". Ora che la tragedia si è consumata, ce la sentiamo davvero di dargli torto?
37) L'immigrazione. Non lo diciamo noi, l'ha detto il generale Vannacci, quindi dev'essere vero per forza. Potete leggere le sue illuminate opinioni sui suoi profili social, non vogliamo certo togliervi il gusto di analizzarle in versione integrale.
38) La costruzione dal basso. A furia di perseguire questa nuova moda, che non di rado porta le nostre squadre a subire gol ridicoli, ci siamo dimenticati l'antica arte del contropiede, che tanto avrebbe fatto comodo nelle lunghe fasi di trincea in 10 contro 11. Le poche volte in cui riusciamo a metterla in pratica, come con Kean nella ripresa, non riusciamo a finalizzare, in quanto ormai disabituati a sfruttare tale arma. Ah, abbiamo segnato su un passaggio sbagliato del portiere bosniaco? L'eterna furbizia italiana...
39) Cristian Chivu. L'allenatore dell'Inter ha spompato i propri calciatori senza riuscire a gestirne le forze, come si è visto nelle ultime gare di campionato dei nerazzurri. Dimarco è costantemente in debito d'ossigeno, Bastoni ha pagato la mancanza di lucidità, Barella è l'ombra di sé stesso, Esposito non ha saputo far respirare l'Italia quando è stato chiamato in causa.
40) Il gioco uomo contro uomo. Un altro dei trend della Serie A è l'uomo contro uomo a tutto campo, approccio partito dalla prima Atalanta di Gasperini e che ha pian piano influenzato tutte le squadre che basano il proprio gioco sulla pressione. Così facendo, però, abbiamo disimparato a difendere a zona, abbiamo dimenticato come si fa a soffrire, requisiti fondamentali per partite ostiche come quella con la Bosnia.
41) Cesare Prandelli. La finale di Euro 2012 contro la Spagna avrebbe dovuto insegnarci qualcosa: non possiamo vincere niente indossando un vestito che non ci appartiene. Prandelli è stato il primo a instillare il dubbio, il primo a far credere che la nazionale dovesse giocare bene per tornare vincente. L'Europeo conquistato nel 2021? Se il miglior giocatore della competizione è stato Donnarumma, c'è poco da parlare di bel gioco.
42) La Generazione Z. Tra i titolari scesi in campo a Zenica, soltanto Mancini (per poco) e Politano non appartengono alla Gen Z, questa marmaglia così ondivaga, che non sa dare il peso giusto alle cose e dotata di poca spina dorsale. Come poteva una nazionale di ragazzini fragili reggere la pressione di una gara così importante per il nostro paese? L'ha detto anche Claudio Gentile: "Quando ero giovane, tornavo a casa con le ginocchia che sanguinavano, oggi nessuno vuole più sacrificarsi".
43) Beppe Marotta. Boh, l'ho letto sui social, ho cercato di informarmi, ma non riesco davvero a capire il collegamento tra il presidente dell'Inter e il fallimento della Nazionale. Però c'è davvero un sacco di gente che lo vede come uno dei principali responsabili di tutto il male del mondo, quindi lo buttiamo dentro lo stesso.
44) La sinistra. "La Nazionale italiana è stata rovinata dalla sinistra. Dalla cultura della sinistra. L'esclusione per la terza volta di seguito dai mondiali conferma questo: oggi la maglia azzurra non è più il sogno dei ragazzi che giocano a calcio, il loro sogno è solo fare soldi, comprare una nuova Ferrari, farsi le fotografie in posti fighi con le modelle. E la cultura che ha ucciso l'identità nazionale è la cultura della sinistra" (Italo Bocchino, ex membro della Camera dei Deputati, direttore editoriale del Secolo d'Italia).
45) L'hotel che ha ospitato gli azzurri. Il luogo in cui l'Italia ha dormito alla vigilia della gara con la Bosnia non è esattamente una reggia, al punto da spingere SportItalia a dedicargli un servizio. Studi recenti mostrano una diretta correlazione tra la qualità e la durata del sonno e le prestazioni sportive, e in partite tese ed equilibrate come una finale, ogni piccolo dettaglio fa la differenza.
46) I procuratori. Nel 2025, le società di Serie A hanno speso la cifra monstre di €226 milioni in commissioni per procuratori di calciatori e allenatori. Soltanto la Premier spende di più in mazzette agli agenti, dato però che va parametrato alle cifre enormi che girano nel campionato inglese. Se dipendiamo così tanto dai vari faccendieri, quante possibilità ci sono per il CT della nazionale di scegliere in modo obiettivo e privo di influenze?
47) Il Bodø/Glimt. Prima della doppia sfida di Champions League, l'Inter sembrava una macchina da guerra inarrestabile, e i suoi uomini chiave erano in una condizione psicofisica scintillante. Tutto è cambiato dopo che i salmonari hanno preso a pallonate i malcapitati nerazzurri, e anche il blocco azzurro dell'Inter ha visto le proprie certezze incrinarsi nell'occasione.
48) Mario Balotelli. Doveva essere il condottiero della nazionale degli anni '10 e '20, l'erede dei grandi centravanti azzurri, invece Balotelli è franato su sé stesso, preda del suo carattere complicato e delle sue malcelate fragilità. Suo è l'ultimo gol dell'Italia ai Mondiali, sua è anche la lite coi senatori che ha spaccato lo spogliatoio nel 2014. Ma quanto sarebbe servito SuperMario, il vero SuperMario, a questa nazionale?
49) La Juventus. Può non essere, in qualche modo, anche colpa della Juventus se l'Italia non è andata ai Mondiali? No, certo che non può. Sceglietela voi la motivazione, troverete in ogni caso qualcuno che vi darà ragione.
50) Sportellate. Portiamo un po' sfiga, questo è confermato, basta osservare che fine fanno i calciatori che analizziamo qui ogni giorno per voi. Non sapevamo, però, di poter trascinare addirittura un'intera nazionale nel baratro con noi. Vi chiediamo umilmente scusa.
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