
Bosnia-Italia 1-1 (5-2 d.c.r.), Considerazioni Sparse
A Zenica va in scena l'eterno giorno della marmotta dell'Italia: azzurri fuori ai rigori, Bosnia in festa per il suo secondo mondiale.
Per la terza volta di fila, l'Italia il Mondiale lo guarderà da casa; per la seconda volta, la Bosnia parteciperà alla massima competizione internazionale. In terra bosniaca per gli azzurri è di nuovo il giorno della marmotta: eliminazione ai playoff e fuori dalla Coppa del Mondo, come nel 2017, come nel 2022. La Bosnia come la Svezia prima, e come la Macedonia del Nord poi: il trigger dello psicodramma di un intero movimento calcistico, affannato oggi a nascondere i suoi problemi (come fatto dopo la partita dello scorso giovedì) e domani a trovare una soluzione perché i 90 - più trenta - minuti hanno girato contro, o meglio, sono stati giudice severo ma onesto. Aria d'impresa invece dall'altra parte della barricata: per la nazionale balcanica guidata da Sergej Barbarez arriva un risultato a dir poco storico.
Bosnia-Italia è una partita alla quale ci si è avvicinati con grande superficialità da questo lato dell'Adriatico. Dall'enfatizzazione sull'ingenua esultanza degli azzurri, freschi della vittoria con l'Irlanda del Nord, dopo il verdetto dei rigori tra Bosnia e Galles; all'ironia ossessiva sugli standard dell'impianto Bilino Polje di Zenica con tanto di video degli spogliatoi (forse ci si è dimenticati quali siano le condizioni degli stadi italiani), senza nemmeno un accenno alle complicazioni etnico-politiche che persino le partite della nazionale si portano dietro, in un paese ancora profondamente diviso in due stati e tre etnie e dove il tifo della rappresentativa è spesso esclusiva della diaspora. Diaspora dalla quale ha pescato a piene mani il CT Barbarez, facendo scouting intensivo tra tutti gli aventi diritto alla convocazione. Emblematico che, mentre da noi si cadeva ancora nello stereotipo del "paese in macerie a causa della guerra", il più brillante tra i bosniaci sia un 2005 nato a Appleton, Wisconsin, ovvero Esmir Bajraktarević; e l'autore del pari all'80esimo, Tabaković, sia nato a Grenchen, in Svizzera.
Il blitz di Kean al 15' (errore del portiere Vasilj in costruzione bassa), lungi dall'esser episodio in grado di far girare la partita in favore dell'Italia, finisce per diventare il primo atto della via crucis azzurra. La gestione del vantaggio dell'esplosivo Bilino Polje diventa un lento stillicidio segnato, tanto per cambiare, da ritmi bassi e insicurezze che mettono rapidamente di nuovo a proprio agio i padroni di casa. La brillantezza di Kean pare l'unica variabile possibile per gli azzurri, con la sua verticalità che resta affar complicato da gestire per Katic e Muharemovic. Per il resto, le criticità strutturali dell'Italia già viste a Bergamo emergono ancor di più in terra bosniaca, contro un avversario più strutturato, motivato e riscaldato dal proprio pubblico di quanto fosse l'Irlanda del Nord. La partita dell'Italia è una lenta attesa del fischio finale, prima e dopo il pareggio bosniaco a 10 minuti dalla fine dei regolamentari. Una condanna, più che una sfida.
Gattuso era arrivato in Bosnia con lo stesso undici di Bergamo, come se quella vittoria fosse stata un risultato fondato e basato sulle certezze. Contrappasso severo quello che vede al minuto 42 Bastoni prendersi un rosso diretto per farlo da ultimo uomo, e il CT costretto a richiamare Retegui in panchina per ripristinare la linea difensiva. L'oriundo era apparso tra i meno in forma lo scorso giovedì, e la sua riconferma da titolare aveva lasciato perplessi (perplessità ribadite dallo scialbo primo tempo dell'ex Genoa e Atalanta). Più complesso il discorso di Bastoni: una contraddizione sui compiti del difensore dell'Inter che la Nazionale si trascina da Euro 2024, quando inatteso scoppiò il dualismo con Calafiori nella posizione di braccetto di sinistra. Il ruolo di perno sembra esser ben lontano dalle corde di Bastoni (errore posturale abbastanza ingenuo sulla situazione da cui scaturisce l'espulsione), eppure è stato costantemente riproposto in nazionale negli ultimi mesi. Paradosso: giochiamo con il 3-5-2 perché modulo comfort per la maggior parte dei giocatori, ma non riusciamo a metterli nelle posizioni del 3-5-2 a loro più abituali.
Al netto di vere e presunte recriminazioni arbitrali, la lotteria dei rigori premia la squadra che ai punti aveva meritato, o che quantomeno aveva provato a fare di più per vincerla, anche dopo il pari raggiunto. L'aspetto più negativo (e devastante) dell'Italia è stata proprio la costante sensazione trasmessa di paura, di compassatezza, di una filosofia di gioco volutamente remissiva e rigettante l'idea stessa di calcio come azione e divertimento, nonostante fosse sulla carta la compagine più forte. Di contro, la sfavorita Bosnia ha giocato a pallone, concedendosi momenti al limite della sfrontatezza (tentativi di rabona compresi). Pur apparendo una squadra non eccelsa tecnicamente, si è dimostrata più disposta a tentare spunti e giocate con una variabile di rischio per guadagnare possibilità di far male. Anche le fredde statistiche, mai troppo indicative se prese a sé stanti, qualcosa ci dicono: Donnarumma ha fatto 10 parate (alcune dal coefficiente di difficoltà non banale), Vasilj solo due. L'oltre ora di gioco in inferiorità numerica (così come il vantaggio iniziale) può di certo aver condizionato in negativo la capacità degli azzurri di produrre offensivamente, ma l'approccio di queste due partite è emerso in maniera abbastanza netta. In genere, se la roulette russa dei tiri dal dischetto è qualcosa che va oltre la sfera delle idee ed entra - anche - in quella della fortuna, è anche vero che la fortuna uno se la può propiziare. L'Italia, in vantaggio dopo un quarto d'ora, ha subito 105 minuti di tentativi di rimonta da parte della Bosnia, senza dar un serio segnale di inversione di tendenza (tolto, volendo, un contropiede fulmineo di Kean finito alto). Il rigore alto di Pio Esposito ha solo suggellato l'avvenuta rimonta. Quello di Cristante è stata la timbratura notarile. A fra quattro anni, per il prossimo giorno della marmotta azzurro.
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