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Panathinaikos Roma
, 23 Marzo 2026

Panathinaikos e Roma fra storia e amicizia


Siamo stati all'Olimpico di Atene per Panathinaikos-Roma, partita di Europa League fra tifoserie gemellate da anni.

Ѐ una mezzanotte di fine gennaio ad Atene quando lo spagnolo Martinez fischia la fine dell’incontro fra Roma e Panathinakos, giocato nello Stadio Olimpico. I giallorossi hanno riacciuffato la partita negli ultimi minuti grazie al gol di testa di Ziolkowski, garantendosi l’accesso diretto agli ottavi di finale di Europa League; per i padroni di casa un punto che serve a poco, dovranno passare per i playoff e lo avrebbero fatto anche in caso di vittoria o sconfitta.

Solitamente al triplice fischio per i tifosi ospiti inizia un’altra lunga partita fatta di attese, scorta della polizia fino alle navette e ritorno a casa assai ritardato. Stavolta non va così: la partita è quasi un unicum per i tifosi giallorossi, abituati a non essere accolti proprio benissimo in trasferta. Roma e Panathinaikos sono gemellate da quasi trent’anni: i greci sono una delle poche tifoserie in Europa, insieme a quelle di Atlético Madrid e Dinamo Zagabria, ad avere un ottimo rapporto con quella romanista.

In tutti i settori dello stadio sono stati esposti striscioni o "pezze" di entrambe le squadre.

La giornata che si conclude al novantesimo più recupero di Panathinaikos-Roma è iniziata molto prima. La corsa ai biglietti aerei è iniziata a fine agosto, quando le due squadre sono state sorteggiate contro nella League Phase di Europa League.

Proprio l’amicizia fra le tifoserie - oltre al fatto che la partita di giovedì stimola l’idea di un weekend lungo, e quale posto migliore della Grecia per un fine settimana di vacanza in città a fine gennaio - aveva fatto sì che questa data fosse segnata in rosso sul calendario per tutti i tifosi giallorossi, non solo per quelli che sono andati anche a Bodø in inverno o in Azerbaijan qualche anno fa.

Dopo un’altra corsa per i biglietti, stavolta quelli dello stadio, ci ritroviamo in 5 amici su un volo per Atene strapieno, la cui compagnia è la sconosciuta SKY Express. Il volo è in ritardo, il tempo per arrivare al meeting point per i tifosi ospiti stringe.

Il grande traffico di Atene non gioca a nostro favore, ma regala subito un’esperienza molto significativa di come vengono vissute le rivalità calcistiche nel paese ellenico. Il driver di Uber, appena capisce che siamo italiani, non ci mette molto a collegare la nostra presenza alla partita e ci mostra orgoglioso una maglietta della Stella Rossa, tifoseria con cui i supporter della Roma qualche anno fa ebbero qualche problema - per usare un eufemismo.

Italiani e greci riescono a parlare con una certa facilità: ci mettiamo poco a scoprire che Spiros - questo è il suo nome - è un ex ultras dell’Olympiakos, a suo dire fondatore di un gruppo - i “Drunk Boys” - del quale però non si trova traccia su internet. Più semplice è, invece, la spiegazione dietro la maglietta della squadra serba: l’Olympiakos condivide ideologie, colori e soprattutto la fede ortodossa non solo col club di Belgrado ma anche con lo Spartak Mosca, e non è raro incontrare sulle tribune dello stadio Geōrgios Karaiskakīs bandiere inneggianti al criminale di guerra Milosevic.

Dietro l’antipatia del tassista per la Roma c’è qualcosa di più rispetto alla rivalità fra giallorossi e Stella Rossa. Mentre dall'aeroporto entriamo in città venendo da est - e notiamo moltissimi murales quasi tutti del Pana - Spiros ci informa che il suo gruppo è - anche qui, per usare un eufemismo - leggermente schierato a destra, come testimoniano una serie di foto che ci mostrerà lui stesso. Da lì, sempre secondo il nostro nuovo amico chiacchierone, la simpatia verso la Lazio e l’astio verso Roma e Panathinaikos, da lui ritenuti club schierati a sinistra a livello di tifo.

Se per la Roma non è più così da anni - basta farsi un giro in Curva Sud per rendersene conto - cercando su internet si trovano, invece, informazioni poco chiare sulle simpatie politiche del GATE 13, il gruppo ultras del Panathinaikos più famoso e gemellato con i tifosi giallorossi.

Nascita popolare negli anni '50, repressione durante la dittatura militare di estrema destra fino a metà anni Settanta, mentre negli ultimi decenni si trovano informazioni contrastanti: da un lato amicizie con gruppi ultras neonazisti della Dinamo Zagabria (con scontri che nel 2023 provocarono un morto prima di una partita fra i croati e l’AEK Atene), dall’altro sembra effettivamente che il GATE 13 sia rimasto uno dei pochi gruppi ultras in Europa politicamente a sinistra.

Anche in base a questo c’è la contrapposizione di cui ci parlava il tassista: da un lato l’Olympiakos – la squadra greca più vincente degli ultimi anni – e il gruppo ultras GATE 7, loro sì dichiaratamente di destra; dall’altro il Panathinaikos - ma anche l’AEK Atene - espressione del centro città ed accumunate nel tifo da posizioni che più di sinistra si potrebbero definire antigovernative (proprio Spiros ci dirà, vedendo l’indirizzo di destinazione, che avremmo alloggiato a Exarchia, il quartiere anarchico della città generalmente associato alla tifoseria dell’AEK) e battagliere nei confronti di chi gestisce i propri club, specialmente per quanto riguarda la partecipazione dei tifosi nelle decisioni del club e per la questione stadio.

"Oltre la fratellanza - ci unisce la storia".

L’amicizia fra le due tifoserie ci ha regalato un’esperienza più unica che rara, fra richieste di scambio di sciarpe, gentili indicazioni su come raggiungere il settore ospiti e cori ad hoc – principalmente contro la Lazio e l'Olympiakos – cantati all'unisono da entrambe le tifoserie.

Per il resto, lo Stadio Olimpico di Atene è un disastro, perfetta espressione del modo davvero poco intelligente con cui furono rinnovate le strutture cittadine per i Giochi Olimpici 2004. Per la verità, fino a poco tempo fa il Pana giocava allo stadio Leoforos intitolato ad Apostolos Nikolaidis. I successivi problemi di agibilità hanno costretto i biancoverdi a spostarsi nella periferia settentrionale della città, in questo stadio che – seppur pensato per i Giochi di 22 anni fa – è già in condizioni disastrate.

Un murales del Panathinaikos fuori dal vecchio stadio Apostolos Nikolaidis.

All’interno non ci sono i bagni, la pista di atletica non è rivestita col sintetico neanche nelle aree adibite al riscaldamento dei giocatori, la visibilità dagli anelli bassi è pessima (chi scrive ha poco da raccontare sulla partita in sé) e chi ha visto il match in tv avrà notato numerose gru a bordo campo. Sono infatti in corso dei lavori di ammodernamento che hanno ridotto la capacità di circa due terzi.

A proposito di capacità, i 90' sono stati esemplificativi di quella della Roma di complicarsi le cose. Ai giallorossi ad Atene bastava un pari, e le occasioni iniziali sciupate malamente sembravano essere il preludio di una serata semplice – visto anche l’enorme divario tecnico fra le due squadre. Una follia di Mancini dopo un quarto d’ora, invece, regala l’uomo in più ai padroni di casa che fiutano la possibilità di cogliere uno scalpo prestigioso.

I greci, che annoverano tra le loro fila due ex meteore giallorosse come Renato Sanches e Tin Jedvaj, vanno in vantaggio all’ora di gioco con un gol dell’argentino Taborda e costringono chi scrive a passare la successiva mezz’ora con Diretta.it aperto per fare i calcoli necessari per capire se e come la Roma potesse passare il turno anche con una sconfitta.

I minuti finali della partita scorrono nella speranza di un pareggio del Feyenoord contro il Betis o di un gol del Maccabi Tel Aviv contro il Bologna: di un pareggio della Roma non se ne parla proprio. Eppure, mentre i giallorossi, falcidiati dagli infortuni, si ritrovano con la linea offensiva composta da Tsimikas, Della Rocca e Rensch, arriva l’inzuccata di Ziolkowski a rimettere in piedi una partita persa e soprattutto ad evitare agli uomini di Gasperini un pericoloso e dispendioso playoff.

Lo stadio festeggia in generale, nessuno è dispiaciuto e la partita scivola placidamente fino al novantesimo. Il ritorno con le navette verso il centro città ci regala, oltre all’immancabile traffico anche oltre la mezzanotte, la vista notturna dello stadio Kallimarmaro. Si tratta dell’unico stadio al mondo costruito interamente in marmo ed ha ospitato sia le prime Olimpiadi dell’era moderna che quelle del 2004, e proprio qui ci fu l’arrivo trionfale di Stefano Baldini che vinse l’oro nella maratona. Un ulteriore motivo per ricordarci che noi italiani in Grecia siamo abbastanza di casa, e che Roma ed Atene condividono tante cose.

  • Valerio Fontana è nato nel 1998 a Roma, divoratore di partite di Calcio e di Tennis, fa lo stesso con i relativi articoli.

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