
Fiorentina-Inter 1-1, Considerazioni Sparse
La Fiorentina parte malissimo ma raddrizza la gara con personalità. Altro passo falso di un'Inter abulica e superficiale.
Era immaginabile che al Franchi l'Inter avrebbe avuto voglia di consolidare la sua corsa scudetto e smettere di correre rischi per il titolo, e che di contro per la Fiorentina non sarebbe stato facile darsi ulteriore continuità dopo le vittorie contro Cremonese e Rakow. Un canovaccio di gara che invece dura solo il tempo di riprendersi dal blitz iniziale di Pio Esposito (gol numero 6 in campionato, nono stagionale), per una trama che si sviluppa con i padroni di casa reattivi a riprendere il filo del discorso, là dove l'Inter è parsa via via cullarsi fin troppo placidamente nel ridotto vantaggio.
Più dubbi che certezze in casa nerazzurra per il rush finale (con il Milan ora a -6), mentre la Fiorentina si avvia alla pausa rinfrancata nello spirito, nonostante il ritorno alla vittoria della Cremonese e una lotta salvezza ancora decisamente convulsa.
L'avvio da shock di questa sfida non può che lasciar interdetti, con i viola travolti dall'immediato forcing nerazzurro che vale il vantaggio dopo appena 40 secondi. Sono cinque i minuti di apnea totale della Fiorentina, che rompe il fiato solo con l'occasione ciccata da Kean (ma invalidata dal fuorigioco di Gosens). Cinque minuti iniziali dove la squadra di Vanoli rischia di subire anche lo 0-2 in situazioni alquanto rocambolesche, quasi come se si fosse dimenticata di scendere in campo, come se non avesse capito che quello dell'arbitro fosse il fischio d'inizio, e non un qualche rumoreggiamento dagli spalti.
Quasi a ribadire questo scenario improbabile, la Fiorentina dopo l'apnea si scioglie ed entra nella gara, nonostante il suo esser rimasta inchiodata al semaforo verde della partenza. C'è una lenta ma progressiva inversione d'inerzia della gara guidata dai viola, in un crescendo che vede al contempo l'Inter calare ritmi e concentrazione. Mentre il solito Fagioli assume il controllo delle operazioni nella zona centrale, la squadra di Chivu (oggi guidata da Kolarov in panchina) quasi non sembra rendersi bene conto che la gara sta cambiando. Il problema numero 1 della Fiorentina sarà poi per larghi tratti un'imprecisione quasi ossessiva sottoporta: a risolverla sarà forse il più improbabile degli uomini in campo, Cher Ndour.

Uno che non doveva essere neanche della partita, chiamato in extremis a partire titolare a causa del forfait all'ultimo di Mandragora. Uno tra i giocatori gigliati forse più in difficoltà, soprattutto nel sostenere i ritmi dei compagni nelle fasi di possesso (limite strutturale del classe '04). Eppure, quello che all'ennesima respinta corta di Sommer, riesce a trovare proprio la zampata giusta sottoporta, quella mancata a Kean per tutta la partita, quella decisiva per il pari.
C'è tutto lo spettro degli scenari emotivi tipici degli attaccanti, nelle prove delle tre punte in campo dall'inizio. I lampi di Esposito, l'apatia di Thuram, la frustrazione di Kean. Pio apre e chiude la partita dell'Inter con due giocate da centravanti di razza, al 1' e al 94': la prima vale il vantaggio, la seconda poteva valere i tre punti, ma la sua girata acrobatica in area vede De Gea tornare agli antichi fasti. In mezzo, tanto lavoro (non troppo preciso), e la sensazione di esser uno dei pochi agli ordini di Kolarov a percepire l'andamento della gara.
Diametralmente opposta la prova di Thuram: il francese sembra in costante debito di ossigeno, con fin troppi palloni giocati in maniera superficiale e un quasi sistematico rifiuto nel puntare l'uomo.
In mezzo, c'è Moise Kean. L'attaccante viola, dopo l'opaca ora di gioco in terra polacca nella sfida di ritorno contro il Rakow, si presenta al Franchi con tutt'altro brio e intensità. Sempre pronto a spingere sulla verticalità, con una discreta predisposizione al ripiegamento e al combattere sui duelli anche difensivi, l'ex Juve è probabilmente il giocatore che con più insistenza si propone sottoporta.
Il suo caos creativo è in qualche modo la scintilla che riaccende il motore della Fiorentina: ma il tocco finale gli mancherà costantemente, per una frazione di secondo o per un pallone che non prende il giro giusto. Di positivo resta la sua comunicazione non verbale, quasi enfaticamente sempre positiva verso i compagni e meno "provocatoria" verso gli avversari. Segnali, studiati o meno, di rimessa in linea del giocatore.

Un punto a testa, ma umori divergenti. Per la Fiorentina questo pari, in rimonta e con una prestazione solida sui 90 minuti (dovremmo dire più sugli 85), vale come una vittoria sul piano morale. Andare alla pausa imbattuta contro la capolista equivale a una grossa iniezione di fiducia a livello ambientale e di piazza, oltre che esser una risposta a distanza alla Cremonese, al Lecce (sconfitto all'Olimpico) nonché al Cagliari, ormai a solo +1 sui viola.
In casa Inter con la pausa si archivia un mese terrificante: una sola vittoria (quella contro il Genoa) nelle ultime 6 gare tra campionato e coppe, a partire dall'eliminazione dalla Champions per mano del Bodø/Glimt passando dalla sconfitta nel derby. Si sapeva che questo sarebbe stato il frangente di calendario più complicato per i nerazzurri (alla ripresa, c'è la Roma il giorno di Pasqua, seguiranno la trasferta di Como, il Cagliari e poi ancora il Como per la semifinale di ritorno di Coppa Italia), ma le risposte della squadra appaiono sempre meno rassicuranti.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














