
Roma-Bologna 3-4, Considerazioni Sparse
Cade la Roma all'Olimpico: il gol di Cambiaghi nei tempi supplementari decide una partita folle, e manda il Bologna ai quarti di Europa League.
Ѐ veramente difficile raccontare con lucidità questo Roma-Bologna di Europa League durato 130 minuti e finito praticamente a mezzanotte. Ѐ difficile perché nonostante i sette gol e mille ribaltoni viene difficile definirla una partita di calcio. Piuttosto è sembrata una partita alla PlayStation, una di quelle partite senza troppo senso, senza una direzione tattica chiara. Una di quelle partite che mettono in campo due squadre che sanno di essere all'ultima spiaggia della stagione, e da un lato sono terrorizzate di chiuderla qui, dall'altro lato però non hanno idea di cosa si deve fare per vincerla quella partita.
Ѐ stata quasi esclusivamente una partita di nervi, in cui un po' di equilibrio tattico si è visto solo dopo il primo pareggio della Roma, mentre dopo il 3-3 qualsiasi logica è andata a farsi benedire in favore di rimpalli, campanili, mischioni e proteste. Ѐ stata una partita - soprattutto - tecnicamente tanto brutta quanto esaltante, che alla fine ha premiato il Bologna, in modo corretto per quanto si è visto fra andata e ritorno.
C'è stato un momento, a metà del primo tempo, in cui questa partita ha assunto le classiche sembianze tragicomiche che assumono tutte le partite della Roma in quel momento dell'anno, quello in cui i giallorossi decidono di buttare la stagione nel giro di una manciata di giorni: Koné costretto ad uscire dopo l'ennesima gestione dilettantistica di un infortunio, gol del Bologna con Rowe che sfrutta l'ennesima marcatura pessima di Mancini e gli uomini di Gasperini che colpiscono un palo clamoroso alla prima occasione per pareggiare.

Invece, pochi minuti dopo, Ndicka trova su corner il gol del pari e i giallorossi sembrano poter rimettere in piedi la partita, cosa almeno per il momento in realtà riuscita, considerando come l'ultima parte della prima frazione fosse stata abbastanza priva di emozioni. Ma - proprio perché la Roma sembra avere la necessità fisica di buttare al vento le occasioni che puntualmente le si presentano - all'ultimo minuto del primo tempo ci pensa un improponibile El Shaarawy a farsi sverniciare e a commettere fallo da rigore. Bernardeschi trasforma dagli undici metri e la squadra di Gasperini è di nuovo sotto.
Nella ripresa, poi, accade qualcosa di cui è francamente difficile fare la cronaca. Pronti via e la Roma subisce di nuovo - è la quinta partita di fila che i giallorossi prendono gol ad inizio secondo tempo - dopo una follia combinata di Ndicka e Cristante che favorisce Castro, libero di scaricare in rete un bellissimo destro. Il Bologna sembra avere la partita in mano ma al tempo stesso la squadra di Italiano sembra non avere idea di come gestirla, e, anziché continuare a provare a far male alla Roma in contropiede, i felsinei decidono di chiudersi nella propria trequarti.
Come spesso accade alle squadre inesperte che fanno qualcosa che non rientra nelle proprie corde, il Bologna sbanda dal nulla come all'andata e la Roma prima accorcia col solito Malen su rigore procurato da Vaz, e poi pareggia ad un quarto d'ora dalla fine con un sinistro dal limite di Pellegrini - stasera apparso finalmente in grande spolvero. Da lì in poi la partita si sviluppa su binari inesplorati per entrambe le squadre: il Bologna sembra divorato dalla paura tipica di chi si trova a fare qualcosa di non congeniale, mentre la Roma non ha idea di cosa fare contro un avversario che sembra alle corde.

I supplementari seguono lo stesso copione della parte finale del secondo tempo e sembrano scorrere in modo tutto sommato sereno fra un orrore tecnico ed un altro. Eppure a dieci minuti dai calci di rigore il Bologna capisce che può fare male alla Roma semplicemente buttando la palla in avanti, poi sarà compito dei difensori giallorossi rendersi pericolosi per la propria porta.
E quindi lancio in profondità, Mancini - ancora - si perde Dallinga che serve Cambiaghi, a sua volta pronto a insaccare a fil di palo eludendo l'ennesima marcatura blandissima di Ndicka. E il Bologna vola così ai quarti di Europa League, trasformando l'unica occasione di un extra-time che è sembrato più una partita da oratorio che una sfida fra due degli allenatori più preparati del nostro campionato.
Sulla stagione della Roma cala ancora di più un drappo nero che ha iniziato ad intravedersi dopo l'incredibile rimonta subita nella sfida Champions contro la Juventus. La Roma oggi è apparsa fin da subito come una squadra senza né capo né cosa, sfilacciata tra i reparti ed in grado di poter fare affidamento solo sui nervi. Ancora una volta i giallorossi sono stati traditi dai propri senatori: Mancini continua a regalare agli avversari almeno un gol a partita alternando errori difensivi a momenti di nevrosi patologica, mentre Cristante, Ndicka ed El Shaarway hanno completato la galleria degli orrori sugli altri goal degli ospiti.
L'unica nota di merito - oltre che per il citato Pellegrini - va al solito Malen, la cui presenza in campo ha iniziato a farsi sentire quando Gasperini gli ha affiancato Robinio Vaz. Proprio la prestazione del giovane francese è paradigmatica dell'assurdità della prestazione della Roma stasera: da quando è entrato ha vinto pochissimi contrasti, è finito più volte di tutti in fuorigioco e ha commesso numerosi errori di gestione della palla. Eppure ha servito un assist, si è procurato un rigore e ha liberato gli altri uomini offensivi della squadra.

Squadra che - come il suo allenatore verso il quale, se conosciamo un po' la piazza di Roma, domani partirà il tiro al bersaglio - appare priva di idee, di fiducia e di energie fisiche, e il cui finale di stagione si prospetta tutt'altro che roseo, soprattutto se dovesse confermarsi il preoccupante trend del numero di gol subiti. Ma anche la partita di stasera, per l'ennesima volta, ha indicato da chi si può ripartire e chi, invece, ormai ha fatto il suo tempo a Roma.
Il Bologna dal canto suo coglie una vittoria di prestigio ma non è meno complice delle assurdità viste questa sera all'Olimpico. La squadra di Italiano dopo un'ora di gioco aveva la partita in mano non solo dal punto di vista del risultato ma anche e soprattutto da quello del copione della partita. Se i rossoblù avessero continuato a giocare come fatto fino al gol del 3-1, avrebbero probabilmente portato a casa una vittoria rotonda, invece hanno sfiorato l'harakiri andandosi ad infilare in un sentiero tattico - quello delle barricate difensive - che non solo non gli appartiene ma non aveva molto senso per come si era messa la partita.

La qualità dei cambi e l'ampiezza delle soluzioni in avanti rispetto ai padroni di casa hanno consentito all'allenatore di Karlsruhe di restituire gamba e pericolosità alla sua squadra, cogliendo una vittoria che se non fosse arrivata avrebbe avuto il sapore di una beffa enorme per come si erano messe entrambe le partite, andata e ritorno. Per gli emiliani al prossimo turno di Europa League ci sarà l'Aston Villa - la più forte fra le squadre rimaste nella competizione - e servirà sicuramente alzare il livello dell'attenzione per passare il turno.
Dalla sua, però, il Bologna ha la possibilità di preparare la doppia sfida senza doversi troppo preoccupare degli impegni di campionato, cosa che non potranno invece fare i Villans, e di provare ad andare avanti in una competizione che sotto le torri sembrava un sogno fino a un paio di anni fa.
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