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Nazionale Italia ai Mondiali di USA 2026? La risposta di Trump
, 19 Marzo 2026

Quale Italia può portarci al Mondiale 2026?


Brevi idee tattiche e spirituali per una Nazionale stanca, impaurita e isolata dal mondo.

L’Italia si trova nuovamente ad affrontare i play-off di primavera per ottenere un posto al Mondiale. Gli azzurri mancano l’appuntamento con la competizione più importante della storia del calcio dal 2014: gli italiani non vivono un Mondiale da più di dieci anni e nonostante la vittoria dell’Europeo del 2021, il clima attorno alla Nazionale Italiana è quanto mai frustrato e pessimista. A ragion d’essere.

L’eliminazione del 2017 contro la Svezia fu vissuta come una dramma e uno choc, ma non ancora come un frutto di un albero marcio come l’intero sistema della Lega Calcio, a differenza del dibattito pubblico oggi. Tuttavia, il sistema di qualificazione affrontato dalla Nazionale del CT Ventura fu sfortunato e più complicato di quelli odierni: negli stessi termini, è stato molto più difficile spiegarsi l’eliminazione ai play-off contro la Macedonia del Nord nella primavera 2022, oltretutto da campioni d’Europa in carica con il CT Mancini. È stato in quel momento che si è reso evidente che non fosse più possibile da ignorare un problema di modello sportivo e culturale del sistema calcistico italiano.

Infine, a chiudere il periodo più buio della Nazionale italiana è stata la spedizione in Germania del CT Spalletti, uno degli allenatori più abili passati per Coverciano negli ultimi anni ma forse il meno indicato per gestire al meglio lo sport per Nazionali. Fra dichiarazioni dure e idee calcistiche non ben apprese, Spalletti finisce ad allenare la Nazionale da esonerato, rimanendo interdetto in maniera piuttosto plateale nella sua ultima conferenza stampa.

Così, a raccogliere eredità e impegni di questo enorme e apparentemente irrisolvibile buco nero è Gennaro Gattuso. Un allenatore che non sta(va) vivendo il miglior momento della sua carriera da allenatore, nonostante essa fosse già fissata su binari mediocri.

Colto questo contesto buio attorno alla Nazionale, si sommano altre storie all’interno di questa Nazione impegnata ai play-off di qualificazione ai Mondiali di USA 2026. Il primo, non banale, l’attualità del mondo: gli Stati Uniti d’America vivono un periodo di forte discussione internazionale.

Il secondo mandato di Donald Trump ha svestito la prima superpotenza del mondo di ogni fardello retorico e si mostra più nuda possibile nelle necessità di un impero. Tradotto: la guerra scorre in maniera più evidente rispetto a qualche tempo fa. Senza soffermarci più di tanto in questioni che superano il nostro sguardo (e giudizio), siamo al secondo Mondiale consecutivo che fa discutere dell’etica del paese ospitante. Non va dimenticato quali problemi e contraddizioni portasse con sé l’investitura del Qatar come paese ospite nel 2022: su Sportellate avevamo dedicato un intero prodotto podcast a riguardo.

In verità, anche il Mondiale di Russia 2018 avrebbe meritato racconti e lucide analisi di quale contesto vivesse e quali altri contesti modificasse intorno a sé la patria di Vladimir Putin, considerati gli eventi di Euromajdan e la presa della Crimea nel 2014, avvenuta appena quattro anni prima dell’esibizione calcistica mondiale in Russia. Va da sé, abbiamo vissuto tre edizioni consecutive dei Mondiali macchiate da avvenimenti che frenerebbero la normale disamina sportiva della competizione e che ci condurrebbero a un ragionamento più profondo.

Senza vendersi come indovini, anche l’edizione ospitata dall’Arabia Saudita nel 2034 sarà toccata dalla stessa sorte: così diventerebbero quattro sulle ultime cinque edizioni inserite in contesti da dilemma morale, inserite nel più ampio scenario di un mondo che vuole liberarsi delle sue vecchie regole. Anche in questo caso, lo sport si rivela straordinario termometro di storia e politica, e per fortuna, con questa FIFA non abbiamo da temere grossi sconquassamenti: si giocherà senza troppi fronzoli.

Tornando nell’aldiquà del mondo, nella nostra Italia, anche noi siamo riusciti ad aggiungere qualche elemento in più di etica nella discussione in vista di questi Mondiali. Ci perdonerete, è senza dubbio un elemento infinitamente meno significante delle questioni nominate precedentemente, ma non per questo sarebbe giusto ignorare il suo coinvolgimento nel nostro dibattito nazionale.

Tutti quanti, più o meno, ci siamo preoccupati di discutere degli eventi di Inter-Juventus, in particolare della palese simulazione di Alessandro Bastoni. Oltre il merito, già ampiamente ignorato da colleghi e protagonisti, una declinazione retorica che può interessare un discorso su quale Nazionale potrebbe portarci al Mondiale 2026 è il dilemma se sia giusto convocare o meno Alessandro Bastoni in Nazionale. Una domanda che è stata posta seriamente fra i corridoi di Coverciano.

In questa riflessione non è stata considerata altrettanto seriamente questa opportunità, quindi Alessandro Bastoni verrà considerato convocabile e schierabile tanto quanto i suoi compagni. Tuttavia, è giusto sottolineare e tenere a mente anche questo elemento negativo attorno la Nazionale, già coinvolta in un momento già ampiamente denso di preoccupazioni e pressioni.

Immergiamoci. Quale potrebbe essere l’Italia capace di destarsi e portarci ai Mondiali di USA 2026?

In Italia c'è di nuovo talento

Dopo aver vissuto un impoverimento senza precedenti dopo la vittoria del Mondiale 2006, per l'Italia e la sua Nazionale sono stati vent'anni davvero duri, trascinata fin dove possibile soprattutto da Buffon e Chiellini. Oggi il ricambio generazionale è pienamente avvenuto e qualche talento di livello mondiale è venuto fuori: Donnarumma è stabilmente fra i migliori portieri del mondo, ha vinto una Champions League da protagonista con il Paris Saint-Germain e si è accasato nel Manchester City di Guardiola.

Tonali, nonostante le gravi difficoltà personali dovuta alla questione calcioscommesse, ha saputo imporsi in poco tempo in Premier League ed è diventato uno dei centrocampisti più eccitanti del campionato inglese – dunque del mondo. È andata un pochino peggio per Calafiori, troppo penalizzato dalle sciagure fisiche, ma comunque un difensore entusiasmante in grado di inserirsi in un contesto di alto livello come l'Arsenal di Arteta.

Tenendo a mente anche le esperienze di Vicario, Kayode, Ruggeri, Okoli e Udogie, possiamo dire che l’Italia è tornata ad esportare i propri talenti per i migliori club esteri, un dato piuttosto importante da tenere in considerazione. Per ripartire come Nazionale competitiva, l'Italia deve soprattutto slacciarsi dal paradigma tattico della Serie A, ormai sempre più un campionato insulare con regole proprie che non riescono a essere competitive in Europa.

La porta è il reparto più semplice dell'intera Nazionale, come da tradizione della nostra grande scuola di portieri. Tuttavia, a differenza delle ultime convocazioni, propendiamo per l'esclusione di Meret e Vicario. Nonostante il buon livello di entrambi e loro indubbio ruolo all'interno dello spogliatoio azzurro, il loro rendimento è calato ed entrambi vivono situazioni personali da psicodramma: Meret dovrebbe uscire dal Napoli a giugno, mentre Vicario gioca semplicemente nel Tottenham. Meglio convocare Carnesecchi, Caprile e Falcone (se sarà convocato il quarto portiere): non solo una questione di rendimento, ma anche di fame di Nazionale e sano entusiasmo di chi indossa per la prima volta la maglia azzurra.

Arrivati alla difesa, qui si decide il modulo degli Azzurri: considerata la spiccata tendenza italiana per il 3-5-2 e le sue declinazioni, non possiamo che affidarci a una sana difesa a tre, senza inventarci grandi schemi. Anche per quanto riguarda i difensori, l'Italia si rivela di alto livello. Si convocano Bastoni, Calafiori, Buongiorno, Mancini, Scalvini e Gatti come jolly.

Per quanto riguarda Bastoni e Calafiori, essi sono alternativi e sarà scelta di Gattuso ogni volta sceglierne uno da ricoprire per il terzo di sinistra; come centrale, il difensore più costante è stato Mancini, in un ruolo che potenzialmente può essere ricoperto anche da Buongiorno (a suo agio più sul centro-sinistra) e Gatti, quest'ultimo preferibile a Ghilardi per la sua spiccata cifra caotica a livello offensivo e per la blanda esperienza internazionale. A completare il reparto è Scalvini, un talento puro quanto fragile dedicato al centro-destra. Note di merito per Okoli – benino con il Leicester in Championship –, Di Lorenzo, frenato solo dall'infortunio al ginocchio, Ahanor e Gabbia: qualcuno di loro potrebbe farcela per giugno, in caso di qualificazione.

Gli esterni atuttafascia sono probabilmente i giocatori più straripanti di questa Nazionale: Dimarco e Palestra sono complementari e i titolari indiscussi del nostro modulo. Come sostituti prendiamo per la fascia sinistra il tecnico e variopinto Cambiaso anziché Spinazzola, comunque positivo con Conte; per la fascia destra Kayode, ormai titolare indiscusso del Brentford e magnifico specialista delle palle lunghe direttamente dalla rimessa laterale.

Questo assortimento è probabilmente il più completo nonché il punto di forza principale di questa squadra: se Dimarco riuscisse a garantire un rendimento simile a quello visto finora, la fascia sinistra avrebbe un interprete di livello assoluto da combinare con l'esuberanza atletica di Palestra o Kayode. Due corsie che combinate non avrebbero rivali all'interno dei play-off, dunque una priorità assoluta per Gattuso far sprigionare al loro massimo.

Italia Federico Di Marco con la maglia dell'Inter è lui l'uomo per portarci ai Mondiali 2026
Dopo la gestione Inzaghi, Dimarco sembra esser rinato sotto le idee di Chivu con sette goal e quindici assist in stagione: è lui l'uomo che può portare l'Italia ai mondiali?

Nota al merito per Ruggeri, oramai titolare nell'Atletico Madrid di Simeone e per Bartesaghi, esterno (o terzo di difesa?) promesso della Nazionale del futuro. Qualche passo indietro per Bellanova, ancora acerbo Bernasconi. Udogie è infortunato.

L'Italia è un paese sterile

Superato il reparto difensivo, ci affacciamo sul problema ancestrale dell'Italia: segnare. Esattamente come vale per la Serie A in questo momento, ma anche per la nostra demografia, siamo una Nazionale che produce troppo poco – in particolare, pochi talenti offensivi. Per misurare questo dato basta realizzare che l'Italia ha segnato appena due goal in più di Israele in tutto il Girone I delle qualificazioni UEFA, non di certo una Nazionale aggressiva con spiccate armi offensive.

Nel nostro 3-5-2 (o 3-4-1-2) c'è lo spazio perfetto per i migliori tre centrocampisti di questa generazione: Tonali-Locatelli-Barella. Se per i primi due questa stagione è stata di conferma a pieni voti, lo stesso non si può dire per Barella, apparso così appannato da attirare le prime critiche dei suoi tifosi. Tuttavia, Barella rimane un punto fermo di questa squadra dal punto di vista tecnico ed emotivo, soprattutto perché non appaiono all'orizzonte giocatori in grado di scalzarlo: l'unico profilo che poteva apparire abbastanza affascinante per sostituirlo sarebbe stato Antonio Vergara, ma il centrocampista del Napoli ha subito un infortunio che lo escluderà dai convocati.

Crediamo quindi che sia arrivata l'ora di smettere di credere in Frattesi, o qualsiasi cosa lo porti a essere titolare indiscusso della Nazionale, per promuovere invece l'ottima stagione di Mandragora (uno dei pochi italiani che potrebbe andare in doppia cifra di goal nella stagione 2025-26) e di Pisilli, dote di entusiasmo e dinamismo nell'occupazione dello spazio. A completare il centrocampo c'è la consueta affidabilità di Cristante, nonostante le perplessità di molti nei suoi confronti. Nota di merito per Fagioli, mentre segnaliamo un brusco passo indietro per Ricci. Non si può prendere seriamente la suggestione Verratti o addirittura quella di Jorginho. Ancora troppo complesso il momento di Lorenzo Pellegrini.

La distribuzione dei compiti fra Tonali, Locatelli e Barella dovrebbe apparire abbastanza intuitiva: tuttavia, qualora ci fosse bisogno, si potrebbe alzare uno dei vertici e portarlo dietro le due punte. In questo ruolo, Zaniolo appare come il giocatore più indicato per raccogliere – finalmente – le idee offensive, oltre al già citato Pisilli. Nonostante ciò, c'è spazio per la specialità della casa: l'esterno a piede invertito.

Sempre comodi da avere in tasca, anche per una qualche mirabolante modifica a gara in corso da 3-5-2 a 4-3-3 (o perfino 4-2-4 qualora la situazione si facesse disperata). In questo ruolo convochiamo Orsolini e Politano, con quest'ultimo utile anche come esterno del 3-5-2 al posto di Palestra o Kayode. Fa sorridere che nessuno dei tre sia davvero in forma, specialmente Orsolini che aveva fatto della sua esultanza una chiamata al CT per convocarlo in Nazionale. Tuttavia, crediamo ancora nel merito.

Nonostante le suggestioni suggerite da amici vicini al calciatore, non vogliamo cascare nella trappola Bernardeschi, mentre un po' a malincuore lasciamo a casa Berardi. Su Chiesa è giusto fare una precisazione: verosimilmente, si tratta del miglior talento offensivo italiano degli ultimi dieci anni. Tuttavia, il suo periodo nero a Liverpool – ultimamente si è messo a discutere di Magic – e il rifiuto della scorsa convocazione per motivi non ancora precisati rendono bene lo status psicologico del giocatore. Con un po' di coraggio, converrete che sia giusto non convocare Chiesa.

Si chiude con il reparto offensivo per come lo si intende normalmente, gli attaccanti di ruolo. Complice l'infortunio di Raspadori, le chiamate sono piuttosto semplici: Scamacca, Kean, Retegui e Pio Esposito. Anche qui, nessuno di loro è particolarmente in forma, ma soprattutto Retegui ha raggiunto un livello ancora più basso di malinconia. Come nel caso di Barella, non ci sono grosse alternative per sostituirlo.

La formazione tipo dell'Italia sarebbe dunque: Donnarumma; Calafiori, Mancini, Scalvini; Dimarco, Tonali, Locatelli, Barella, Palestra; Scamacca, Kean. Una Nazionale che sulla carta sembrerebbe piuttosto seria e concreta in ogni lato del campo, con ottimi sostituti e alternative dalla panchina. Più di ogni altra cosa, servirà liberarsi dell'emozione e giocare nel modo più spensierato possibile, magari con un pizzico di orgoglio e autostima che ci meritiamo più di quanto possiamo immaginare.

L'ITALIA PER I PLAY-OFF DI USA 2026

Portieri: Donnarumma, Carnesecchi, Falcone
Difensori: Bastoni, Calafiori, Mancini, Scalvini, Buongiorno, Gatti
Esterni: Dimarco, Cambiaso, Palestra, Kayode, Politano, Orsolini
Centrocampisti: Tonali, Barella, Locatelli, Cristante, Mandragora, Pisilli
Attaccanti: Scamacca, Kean, F. P. Esposito, Retegui, Zaniolo

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