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Liverpool
, 19 Marzo 2026

Liverpool-Galatasaray 4-0, Considerazioni Sparse


Non una partita, ma un tiro al bersaglio: ad Anfield il Liverpool ribalta un Galatasaray troppo umorale dopo la sconfitta dell'andata, e vola ai quarti di Champions League, dove sfiderà il PSG.

Se l'intera Champions League venisse disputata nel chiasso infernale dello Stadio Ali Sam Yen, è lecito pensare che il Galatasaray possa pensare di riuscire a competere con chiunque. Purtroppo per i turchi, tuttavia, nelle coppe europee esiste anche quel dettaglio non proprio irrilevante chiamato "trasferta", con cui la squadra di Okan Buruk ha fatto amaramente i conti questa sera ad Anfield. Dopo aver battuto il Liverpool in casa propria settimana scorsa, infatti, i giallorossi hanno messo in scena una prestazione ancora più sgangherata rispetto a quella di Torino contro la Juventus ai playoff, chiudendo dunque in malo modo la propria avventura in Champions League. L'approccio alla partita dei Reds, del resto, non faceva presagire nulla di buono per il Galatasaray, soffocato fin da subito dalla feroce fase di riaggressione ordinata da Slot ai suoi. Il Liverpool contratto e scarico del match d'andata, in cui era andato in svantaggio dopo soli 7 minuti, sembra già un lontano ricordo: i campioni d'Inghilterra in carica non trovano quasi nessuna difficoltà nel muoversi tra le linee e nel giocare dentro la pressione avversaria. Proprio come contro la Juve, dunque, ai turchi non rimane che provare ad abbassare i ritmi forsennati dei padroni di casa con qualche perdita di tempo, accentuando un po' i contatti di gioco.

L'insistente pressing del Liverpool, alla lunga, non può che dare i suoi frutti: al 25' i conti del doppio confronto tornano in parità, grazie al mancino in buca d'angolo di Szoboszlai. L'ungherese, probabilmente il peggiore dei suoi ad Istanbul, ma al tempo stesso la nota più positiva della stagione dei Reds, viene infatti liberato al centro dell'area da un perfetto schema su corner, e si riconferma un autentico maestro della balistica, calciando perfettamente di prima intenzione. La retroguardia del Galatasaray, oltretutto, conferma una certa predisposizione all'autolesionismo: un retropassaggio suicida di Bardakcı libera Salah solo davanti a Çakır, bravo a non farsi fregare dal pallonetto dell'egiziano, e a mantenere la contesa sull'1-0. Al Gala dunque, a causa della continua pressione degli inglesi, non arriva più ossigeno al cervello, e rischia di sbandare ripetutamente; a sfiorare il raddoppio stavolta è Wirtz, il cui tiro a porta vuota viene deviato in extremis sopra la traversa. Mette quasi apprensione la difficoltà che hanno i turchi nel tentare di risalire il campo, causata anche dall'infortunio al braccio di Osimhen; il nigeriano, ideale approdo dei lanci lunghi della difesa giallorossa, diventa infatti sempre più difficile da innescare, essendo visibilmente condizionato dal dolore.

Con un Galatasaray ormai fisiologicamente costretto al blocco basso, gli errori marchiani di Singo e compagni nel giocare il pallone da dietro si sprecano, e la frittata è perennemente dietro l'angolo. A combinarla grossa, a primo tempo quasi finito, è Jakobs, che in fase di disimpegno si fa anticipare in piena area da Szoboszlai, ed è costretto ad abbatterlo. Dal dischetto prosegue dunque l'annus horribilis di Salah, che si fa parare il rigore da Çakır dopo aver tentato un scavetto orribile e strozzato, rimandando la mattanza al secondo tempo. Dopo 45' il Liverpool è in vantaggio di un solo gol, ma il punteggio non potrebbe essere più bugiardo di così. Poco male, perché ad ampliare il gap ci penseranno anche i discutibili (se non addirittura dannosi) cambi di Buruk all'intervallo: entrano infatti Sané e Lang per Osimhen e Boey. In assenza di un vero e proprio riferimento offensivo (la sola speranza di far salire una squadra in apnea), Yilmaz viene dunque spostato a fare il falso nove, mentre Sallai si abbassa come terzino destro. Anche nel secondo tempo, dunque, il Liverpool è mille volte più reattivo sulle seconde palle, trovando poi gli spazi per far male a una difesa disordinatissima. Nell'azione del 2-0 è infatti sconcertante la libertà concessa a Mac Allister tra le linee, così come la rivedibile posizione di Bardakcı (staccatissimo rispetto ai compagni di reparto), che tiene in gioco Salah, il cui traversone rasoterra è un invito troppo invitante per non essere raccolto da Ekitiké.

Anche in una stagione piena di ombre come questa, il Liverpool si conferma ugualmente capace di accendersi in momenti isolati di incredibile brillantezza, e va a riscuotere alla cassa per 2 volte in 2 minuti: a firmare il 3-0 è Gravenberch, che raccoglie la respinta di Çakır sul sinistro violento di Salah, innescato dal talento associativo di Wirtz (125 milioni saranno anche troppi, ma come si fa a non alzare gli occhi al cielo quando viene messo in dubbio il valore assoluto del trequartista tedesco?). La confusione totale del Galatasaray è testimoniata ulteriormente dall'obrobrioso autogol di Singo su un cross di Frimpong, annullato per il fuorigioco del laterale olandese. Arrivati a questo punto, sembrerebbe quasi blasfemia non far unire anche Salah alla festa: magari si sarà anche scordato come si calciano i rigori, o come segnare da solo davanti al portiere, ma di certo la memoria muscolare che gli permette di sparare all'incrocio uno dei suoi proverbiali sinistri a giro non lo tradisce minimamente. L'ex ala della Roma diventa dunque il primo calciatore africano a toccare la quota dei 50 gol in Champions League. History in the making, come si suol dire.

Dal 4-0 in poi altro non è che una lunga attesa del triplice fischio, tra le parate di Çakır che impediscono agli uomini di Slot di arrotondare ulteriormente il risultato, e la lunga interruzione del gioco per un infortunio alla mano occorso a Lang. Il Galatasaray saluta dunque nel peggior modo possibile la Champions League, pur essendo stato ugualmente protagonista di un percorso apprezzabile; troppo grosso però il delta di rendimento tra casa e trasferta per poter pensare di fare ulteriore strada. Il Liverpool, invece, riscalda i motori in vista dei quarti di finale contro il PSG: l'eliminazione ai rigori inflitta da Donnarumma e compagni agli ottavi della scorsa Champions, era stato probabilmente l'unico grosso neo di una stagione trionfale per Arne Slot, e ad Anfield e dintorni costituisce tuttora un vero e proprio nervo scoperto.

  • Classe 2003, feroce hater della dittatura culturale del 3-5-2 e delle marcature a uomo. Chiunque pensi che esistano "giochisti" e "risultatisti" non potrà mai definirsi mio amico.

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