
Cremonese-Fiorentina 1-4, Considerazioni Sparse
La Fiorentina prova a dare una spallata alla corsa salvezza. Cremonese in caduta libera: quarto ko di fila, e la vittoria manca da ormai 15 gare.
Allo Zini di Cremona il posticipo del lunedì ha l'odore acre della lotta salvezza disperata e con poche speranze residue: la Fiorentina 17esima in classifica, reduce dal triste 0-0 casalingo contro il Parma e dalla vittoria sudata con il Rakow in Conference, andava ospite di una Cremonese precipitata dall'ottavo al diciottesimo posto nel giro di tre mesi, reduce perdipiù dalla pesante sconfitta di Lecce foriera di polemiche arbitrali. La spunta, con indubbio merito, la squadra di Vanoli, forte di un risultato rotondo e di una prestazione da compagine (un po' più) consapevole dei propri mezzi, a fronte di una Cremonese che, tolti alcuni picchi d'intensità e un approccio iniziale più propositivo, si rivela drammaticamente fragile anche di fronte a uno sforzo affatto eccessivo degli avversari.
Le ambizioni proattive della Cremonese durano poco, il tempo in avvio di un paio di panic moment dei viola su calcio piazzato (eterno tallone d'Achille per la squadra di Vanoli). In realtà, emergono rapidamente le difficoltà, e persino la disabitudine, dei padroni di casa nel provare a costruire gioco in maniera ordinata: per quanto soprattutto nei primi minuti la Fiorentina rimanga molto timida nella pressione sui costruttori e tenda a rintanarsi nella propria metà campo, gli sviluppi della squadra di Nicola sono senza veri abbozzi di costruzioni a terra, ma con palloni diretti che tendono naturalmente a vertere su cambi gioco da "terzo a quinto" e sull'appoggio diretto a cercare la fisicità di Djuric. Ed è proprio nelle corsie laterali, in particolare su quella di destra, che la Fiorentina tiranneggia con disarmante semplicità, supportata tanto dalla disposizione tattica che dal maggior brio, e caratura, dei suoi interpreti. Il 4-3-3 viola garantisce con più semplicità la creazione di una superiorità laterale contro il 3-5-2 grigiorosso, ma soprattutto il dinamismo di Parisi (a volte troppo frettoloso nelle imbucate, ma ingestibile negli 1vs1 e nella sua capacità di attaccare tanto sulla massima ampiezza, quanto sulla corsia intermedia) supportato da un ritrovato - almeno per ora - Dodô mandano presto in crisi i meccanismi difensivi della Cremonese.
Passati i momenti di ritmo ossessivo nelle corse (tanto in avvio quanto in inizio ripresa, qui culminati nel momentaneo 1-3 e in dieci minuti di seria sofferenza degli ospiti), la Cremonese sembra sempre finire in difficoltà, senza per questo saper almeno offrire una solida tenuta difensiva. La squadra di Nicola resta settata sui principi di intensità e corsa, e paradossalmente ha perso la partita su delle situazioni giocatesi proprio su quei fattori. Se come detto la catena Parisi-Dodô ha surclassato un Floriani Mussolini a tratti impresentabile, lo stesso vale anche per il lavoro negli attacchi alla profondità di Piccoli, autore della rete del raddoppio e forse il più improbabile e al contempo atteso fattore in più per i viola. La superficialità di Ceccherini nel seguirlo sulla situazione dello 0-2 incide (almeno quanto ha inciso la deviazione di Floriani Mussolini sul primo vantaggio passato sotto le gambe di Audero), tuttavia il gol dell'ex centravanti del Cagliari è, nella sua elementarità, forse il fattore psicologico più importante per la Fiorentina. Per il momento estremamente negativo dell'attaccante, per il momento della partita, per il peso della sfida: Piccoli questa volta riesce a metter a profitto il suo lavoro da "centravanti di fatica" segnando un gol che pesa quanto un macigno. Se le svolte passano da momenti, all'apparenza irrilevanti o di poca importante, da segnali ai più insignificanti eppure gravidi di conseguenze, ecco per i viola questo gol potrebbe esser stato proprio quel segnale.
Soprattutto nel primo tempo, ma comunque nel complesso il concetto vale esteso a tutta la gara, la sensazione costante è quella di una "normalità" della situazione di vantaggio della Fiorentina. Se si astraesse questa sfida dalla stagione in corso, in fondo non ci sarebbe nulla di strano nel vedere i viola far valere la propria maggior caratura tecnica (in questo senso, abbastanza rappresentative le pregevoli giocate sullo 0-3 di Dodô e il doppio tacco Brescianini-Piccoli sull'1-4 di Gudmundsson). Ma questa condizione non è quasi mai stata girata a proprio favore dai viola in quest'annata tribolata, sempre così facilmente preda delle proprie paura e capaci di far uscire dai propri gusci avversari meno dotati ma più volenterosi.
Le fragilità della Fiorentina alla lunga sono emerse, oramai tratto distintivo irrevocabile di questa stagione dei gigliati. Su tutti, la tendenza istintiva a collassare a ogni minimo cambio di passo dell'avversario, rinunciando a difendere in avanti e facilitando nei fatti la crescita di pericolosità della Cremonese, padrona delle tratte aeree con Djuric e affidatasi all'atletismo di Okereke sui rimorchi, specie in quelle zone di campo sulla trequarti che i gigliati tendevano a lasciare scoperte. Come detto, il frangente di gara a cavallo dell'1-3 firmato proprio Okereke ha visto i viola di colpo, e nonostante un margine di vantaggio ancora forte, subire un ritorno di fiamma della Cremonese almeno in parte imputabile a un senso di spavento. La novità di giornata è stata data dalla risposta, dopo una fase di apnea, degli uomini di Vanoli, bravi a cogliere l'1-4 forse nel momento più complicato della gara e a rimetterla in ghiaccio. Ora i viola staccano i rivali e si lasciano la zona retrocessione a +4: non è la vittoria salvezza per la Fiorentina, ma potrebbe essere il tanto atteso segnale di consapevolezza della situazione, condizione necessaria e non sufficiente per la permanenza in Serie A. Per la Cremonese, a secco di vittorie dal 7 dicembre e al quarto ko di fila con due scontri diretti su due persi in otto giorni, invece è sempre più buio pesto.
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