
Manchester United-Aston Villa 3-1, Considerazioni Sparse
Il Manchester United supera l'Aston Villa nella ripresa e si issa al terzo posto: dopo due anni il ritorno in Champions sembra sempre più vicino.
Nel giro di neanche due mesi, Michael Carrick ha raccolto gli scalpi di Pep Guardiola, Mikel Arteta e Unai Emery, probabilmente i suoi colleghi più vincenti e illustri all'interno della Premier League odierna, incartandoli tatticamente e dimostrandosi all'altezza di un contesto così esigente come quello del Manchester United. Fa davvero impressione pensare a com'erano le cose quando l'ex mediano dei Red Devils si era insediato a Old Trafford a inizio gennaio: con il brusco esonero di Amorim, la stagione di Bruno Fernandes e compagni sembrava destinata a deragliare pressoché definitivamente, dopo un avvio già di per sé piuttosto complicato. Ben diverse le ambizioni dell'Aston Villa, che dopo un'incredibile striscia di vittorie consecutive era riuscito a portarsi a ridosso di Arsenal e Manchester City, cullando folli sogni da vittoria del titolo per un breve periodo. Arrivati a metà marzo, invece, lo scontro diretto tra Carrick ed Emery si è trasformato in un corpo a corpo tra un gruppo in salute ed in continua ascesa (lo United), ed una squadra che sembra ormai ben lontana dal proprio stato di forma migliore (i Villains).
Fin dalle prime battute, si capisce che non sarà la classica partita di Premier League fatta di ritmi insostenibili e continui allungamenti; inizialmente, infatti, le due squadre sembrano piuttosto intenzionate a giocare a scacchi, faticando a creare occasioni davvero nitide. Se però da una parte Lammens funge praticamente da semplice spettatore, lo stesso non si può dire del "Dibu" Martinez, costretto a sgranchirsi la schiena per salvare la sua rete da un insidioso colpo di testa di Diallo. Il portiere argentino può poi tirare un enorme sospiro di sollievo quando, pochi minuti più tardi, una splendida imbucata di Bruno Fernandes raggiunge il piede sinistro di Dalot (probabilmente il peggior destinatario possibile), che spara alto sopra la traversa. Al netto di questi due squilli, lo United si impossessa abbastanza saldamente dei ritmi di gioco, obbligando l'Aston Villa a una partita di attesa e ripartenze, stroncate spesso e volentieri dall'attenta cerniera centrale di Carrick.
Nel gioco di Emery, d'altro canto, la fluidità posizionale tra le linee del trio di trequartisti (Rogers, McGinn e Buendía) è un elemento chiave e irrinunciabile, e la scarsa vena dei suoi uomini migliori non aiuta certo i piani del tecnico basco. Basti pensare a un pallone perso in maniera ultra indolente da Rogers sulla propria trequarti a inizio secondo tempo: il Manchester non se lo fa dire due volte, e riparte rapidissimo in transizione, ottenendo un calcio d'angolo trasformato in rete da un gigantesco Casemiro. Per il brasiliano (7 gol in questa Premier League, 6 dei quali su palla inattiva) è indubbiamente il miglior momento da quando è arrivato in Inghilterra: gli inquietanti segnali di bollitura delle scorse stagioni sono ormai un lontano ricordo. L'Aston Villa, tuttavia, è in grado come poche altre squadre in Europa di assorbire con naturalezza le situazioni di svantaggio: sfruttando una fase del match in cui le distanze tra i reparti iniziano ad aumentare, i ragazzi di Emery iniziano a sviluppare manovre via via sempre più fluide, trovando il pareggio al 64' con Ross Barkley (fa davvero strano vederlo protagonista di un big match di Premier League nel marzo del 2026, ma tant'è), bravo a fulminare Lammens con un bel mancino di prima intenzione.
Se si creano varchi sul prato dell'Old Trafford, tuttavia, lo United attuale è forse il peggior cliente possibile: dall'arrivo di Carrick in poi, la verticalità di questa squadra è diventata ancora più accentuata e letale, specie con un Bruno Fernandes così ispirato a suonare la cetra per i compagni. Il portoghese premia infatti lo splendido taglio esterno-interno di Matheus Cunha, che brucia Konsa in velocità, e finalizza come meglio non potrebbe col piattone alla Thierry Henry (sempre per restare in tema Premier League). Se poi, con tutto il rispetto, i centravanti di scorta delle due squadre sono rispettivamente Sesko e Tammy Abraham, non è poi difficile intuire il destino del match; per l'attaccante sloveno, il cui destro sporco viene deviato in rete da Mings, è già il quarto gol da subentrato nell'era Carrick, che lo utilizza ormai come dodicesimo uomo di vitale importanza. A dare il via all'azione è la connessione verdeoro tra Casemiro e Cunha, due nomi di cui difficilmente Ancelotti si potrà privare quest'estate ai Mondiali.
Il clamoroso smarrimento in campionato dell'Aston Villa, giunto alla terza sconfitta consecutiva, è testimoniato dal pasticcio sotto porta dei subentrati Douglas Luiz e Andrés Garcia, nell'ultima azione del match. Per Emery è un KO davvero duro da incassare, specie col fiato sul collo di Liverpool e Chelsea. Lo United invece lancia ufficialmente la sua candidatura come terza forza del campionato, posizione che potrà blindare abbastanza facilmente non avendo coppe da disputare da qui fino a fine anno, e si gode le meraviglie di Bruno Fernandes: con i 2 assist di oggi, l'ex Udinese è arrivato a quota 16 (sedici!) in campionato, a sole 4 lunghezze dai 20 passaggi vincenti del sopracitato Henry (stagione 2002/03) e di De Bruyne (2019/20). Se troverà l'adeguata collaborazione dei suoi compagni, tra qualche settimana il record storico di assist in una singola stagione di Premier League potrà diventare solo ed esclusivamente suo.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.








