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Politano Napoli Lecce
, 14 Marzo 2026

Napoli-Lecce 2-1, Considerazioni Sparse


Il Napoli ribalta nel secondo tempo una partita difficilissima contro un Lecce ordinato e coraggioso.

L'unica partita tra due squadre del Sud Italia: basterebbe questo dettaglio piccolo e gigante allo stesso tempo a raccontare la storia del campionato italiano, gli abissi nel quale tende a sprofondare, le contraddizioni che da sempre si porta dietro e che si acuiscono anno dopo anno. È partita importante per il Napoli di Antonio Conte - salentino di nascita - che deve blindare il posizionamento Champions e accorciare, senza per questo alimentare velleità alcune, sull'Inter capolista fermata in casa dall'Atalanta nel pomeriggio. Lo è altrettanto per Di Francesco e i suoi, che a caccia di punti salvezza, viaggiano sulle ali dell'entusiasmo dopo la vittoria in casa contro la Cremonese ottenuta lo scorso fine settimana.

Neanche il tempo di iniziare, e il Lecce va in vantaggio: su calcio d'angolo di Gallo, Siebert svetta più in alto di una dormiente difesa azzurra, trafiggendo Meret e gelando il Maradona. La reazione dei padroni di casa non arriva per tutto il primo tempo, tra i più brutti - se non il peggiore in assoluto - disputati dagli uomini di Conte in questa stagione. Il Lecce è ordinato e non si chiude nella propria metà campo, anzi mostra coraggio e palleggia senza alcun timore reverenziale mettendo in crisi la difesa partenopea, senza che il Napoli riesca a ripartire per creare qualcosa. Gli unici due squilli sono i tiri di Gilmour e di Politano: poco, per i campioni d'Italia in carica.

Fotografia assoluta dei primi 45' del Napoli è la prestazione di Zambo Anguissa: il camerunense, da sempre punto fermo e uomo chiave dello sviluppo del gioco partenopeo, non è in questo nella condizione fisica - e forse mentale - per affrontare una partita ufficiale. Molte volte è stato additato (forse severamente) di svogliatezza e superficialità, ma non è questo il caso: il centrocampista di Conte è molto lontano dalla sua forma migliore, non gli riescono le giocate più semplici né i recuperi palla di cui è sempre stato specialista; basti guardare un contropiede del Lecce in cui Gallo parte palla al piede e Anguissa non riesce nemmeno a stargli dietro, e anzi a un certo punto si ferma lasciando andare l'avversario.

Necessari correttivi e cambi all'intervallo: escono lui ed Elmas, che pure aveva dovuto correre per due - senza successo ma con indiscutibile abnegazione - per tutta la prima metà, dentro De Bruyne e McTominay, e la partita arriva alle svolta di cui il Napoli ha bisogno. Immediato il pareggio di Hojlund, che non ha problemi a mettere dentro il pallone servito da Politano dopo palla geniale di Gilmour. Sale poi in cattedra KDB, ad aumentare i rimpianti per la stagione che sarebbe potuta essere senza il lungo infortunio: è lui a battere il calcio d'angolo su cui Politano si sblocca trovando il 1° gol stagionale, dato rincuorante ma allo stesso tempo tremendo se si pensa al numero di presenze dell'esterno partenopeo.

Si arrende al suo destino il Lecce: solo nell'ultimo quarto d'ora, col Napoli che si abbassa pericolosamente, i salentini provano qualche lancio disperato alla ricerca del pareggio, ma l'infortunio di Banda (uscito dallo stadio in ambulanza) spegne le poche, residue speranze degli uomini di Di Francesco, costringendoli a una sconfitta quanto mai immeritata. Ai salentini resta la consapevolezza di quanto di buono fatto nelle ultime settimane, con la lotta salvezza ancora aperta e tutta da giocare. Sull'altra panchina, sorride Antonio Conte, che man mano sta ritrovando tutti i pezzi di un puzzle di cui si era persa traccia, per scrivere un finale di stagione solido e che getti le basi per costruire nuovamente qualcosa di importante.

  • Danilo Cappella, classe 1988, tifoso del Napoli da prima di nascere.
    Calcio e scrittura le mie passioni più grandi, ma anche cinema e musica.

    Dopo Diego, ho creduto in una sola divinità, aveva la cresta e il 17 sulla schiena.

    Autore di un libro sulla passione di un tifoso partenopeo, a chi mi chiede quando mi passerà questa malattia, rispondo come farebbe Nick Hornby: "noi non supereremo mai questa fase".

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