
PSG-Chelsea 5-2, Considerazioni Sparse
Il PSG cala la manita, ma il punteggio è ingannevole: decisivo l'ingresso dalla panchina di Kvaratskhelia, autore di 2 gol e un assist nel giro di un quarto d'ora.
La riedizione della finale dello scorso Mondiale per club inizia all'insegna dell'effervescenza, con PSG e Chelsea che, come ampiamente prevedibile, vanno fin da subito a ringhiarsi a vicenda a ridosso dell'area di rigore avversaria. Se l'atteggiamento senza il pallone è praticamente lo stesso, con la compagine francese leggermente più aggressiva ed efficace nella pressione, diverso è il discorso relativo alla fase di costruzione. I parigini, infatti, costruiscono con 3 uomini (Mendes, Pacho e Marquinhos), sostenuti dalle continue rotazioni del trio di centrocampo composto da Vitinha, Zaïre-Emery e Neves (che da ormai più di un mese sta sostituendo egregiamente Fabián Ruiz nello slot di mezzala sinistra). Il Chelsea, invece, fa uscire il pallone allargando i due difensori centrali (Fofana e Chalobah), chiamati ad appoggiarsi a Caicedo e Reece James. Il primo cazzotto lo sferrano al 10' i padroni di casa, che da qualche minuto avevano preso il pallino del gioco, e trovano il gol sul lungo sviluppo di una palla inattiva: su un cross di Dembélé, Neves è lucidissimo ad appoggiare di testa a Barcola, il cui sinistro di controbalzo fa sinceramente paura per potenza e precisione.
Fin dalle prime battute si inizia a intravedere il pattern della gara, che vede il controllo del pallone del PSG opposto ad un Chelsea più verticale. I campioni d'Europa in carica continuano a battere il ferro finché é caldo, con la sassata di Dembélé deviata sulla traversa da Jorgensen. I londinesi, tuttavia, sono tutt'altro che inermi, come testimoniato dalla prima costruzione codificata tra Neto, Joao Pedro ed Enzo Fernández, volta a sguinzagliare in profondità l'ala portoghese: situazione che per poco non porta al pareggio. Luis Enrique, del resto, è ben conscio delle trappole del match, come testimoniato dalla sua scelta di mantenere bloccato Nuno Mendes, per limitare le ricezioni nel mezzo spazio destro di Cole Palmer. Sul lato opposto, invece, Hakimi e Zaïre-Emery si scambiano spesso le rispettive posizioni, col terzino marocchino capace di andare a calpestare persino le zolle di Dembélé, quando quest'ultimo si abbassa per cucire il gioco. Chi però sembra avere un motore davvero diverso rispetto agli altri è il solito Barcola: soltanto le manone di Jorgensen impediscono al tiro a giro dell'ex Olympique Lione di firmare il raddoppio.
Poco prima della mezz'ora tuttavia, il PSG (come gli capita abbastanza spesso ultimamente) si dimostra tutt'altro che attento e feroce come lo scorso anno: su una rimessa laterale battuta in fretta dal Chelsea, Mendes rimane a destra dopo una precedente diagonale su Palmer, la cui posizione viene dunque invasa da Malo Gusto, non seguito da Barcola. Per Enzo servirlo è un gioco da ragazzi, e sul destro del terzino francese, oltretutto, Safonov non risulta certo esente da colpe. L'assist del numero 8 argentino, senza dubbio il migliore in campo per i "Blues", è soltanto una delle giocate più appariscenti di una prestazione preziosissima in entrambe le metà campo. Il PSG, a quel punto, reagisce con rabbia al pareggio del Chelsea, aumentando i giri del pressing e costringendo i ragazzi di Rosenior a ricorrere sempre di più al lancio lungo e a compattarsi in un blocco basso per la prima volta dall'inizio del match. Il 2-1 firmato da Dembélé, tuttavia, arriva come meno te l'aspetti, ossia in contropiede: dopo un bello sviluppo del Chelsea sul lato destro, con Safonov bravo a disinnescare la conclusione di Palmer, i francesi ripartono con disarmante rapidità, permettendo al Pallone d'Oro 2025 di involarsi in campo aperto, dribblare Fofana, e seccare Jorgensen a 5' dall'intervallo.

Il secondo tempo inizia sulla falsariga del primo, seppur a ritmi leggermente più contenuti, e con qualche variazione tattica: Nuno Mendes, ad esempio, tenta di alzarsi di più, e a fare le sue veci come terzo centrale in costruzione ci pensano a turno Vitinha e João Neves. Il pareggio del Chelsea, però, è l'ennesimo atto di autolesionismo del PSG: lo stesso Mendes, infatti, sbaglia la misura di una sventagliata per cambiare gioco, Doué si approccia con mollezza alla ricezione e viene sbranato in velocità da Pedro Neto, che in certi spazi ci va a nozze, e realizza un assist al bacio per l'arrivo a rimorchio di Enzo Fernández. Con il 2-2 l'intensità cala visibilmente, il che è anche inevitabile dopo un primo tempo così dispendioso, e ciò gioca a favore degli inglesi, che riescono a prendere un po' più di campo. A un quarto d'ora dalla fine, dunque, ci pensa Jorgensen a entrare nella galleria degli orrori dei portieri in questi ottavi di finale di Champions: l'ex Villarreal, infatti, perde scioccamente il pallone tentando di costruire dal basso, e viene infilzato da Vitinha, che non si fa ingolosire dalla soluzione di potenza e opta per un pallonetto morbidissimo. A quel punto, conscio di quanto sia importante arrivare Stamford Bridge con almeno un gol di vantaggio, Luis Enrique (che aveva già buttato nella mischia Kvaratskhelia e Kang-in Lee), opta per un cambio conservativo, inserendo Lucas Hernández, e avanzando Mendes nel tridente d'attacco. Ben più tardivi invece i cambi di Rosenior, che oltre a far entrare un 9 di peso (Delap) cambia le carte anche a centrocampo con Lavia, spostando Reece James nell'insolita posizione di trequartista.
Sarà proprio un pallone perso ingenuamente nella sua metà campo dal capitano dei "Blues", autore fin lì di una prova encomiabile, a portare al gol del 4-2 di Kvara, che spedisce all'incrocio il più classico dei destri a giro. Il georgiano è poi altrettanto bravo a farsi trovare pronto nel cuore dell'area di rigore, finalizzando una splendida manovra del PSG sviluppata a destra da Lee, Vitinha e Hakimi (implacabili nell'approfittare di un Chelsea inspiegabilmente lungo e scoperto nei minuti di recupero). Con un 5-2 pesantissimo da digerire sul groppone, la squadra di Rosenior (salvo incredibili ribaltoni a Londra tra 6 giorni) ha praticamente buttato alle ortiche la qualificazione nel giro di un quarto d'ora: l'ennesima dimostrazione che nelle notti di Champions League una piccola nevicata può diventare una terrificante valanga da un momento all'altro.
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