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perrone como
, 12 Marzo 2026

Máximo Perrone è il centrocampista definitivo


Sempre più al centro del Como di Fàbregas, Perrone sta aggiungendo nuove sfaccettature al suo gioco.

"Il suo recupero andrà per le lunghe, ha subito un infortunio molto pericoloso. Lui è la mia testa dentro al campo, gestisce e comunica perfettamente con la squadra, la sua è un'assenza molto pesante". Nel leggere queste parole di Fàbregas, risalenti a inizio novembre 2024, è facile immaginare che il tecnico catalano si riferisca a un giocatore d'esperienza, o comunque con una certa abitudine a gestire il gioco e far da riferimento per i compagni.

Máximo Perrone, ai tempi, aveva soltanto 21 anni: era alla seconda stagione da pro' in Europa e vantava appena 8 presenze in Serie A. Come ha fatto un ragazzo poco più che ventenne a prendere in mano con autorità una delle squadre dal piano di gioco più ambizioso? Perché nell'estate del 2024 il Como è andato dritto su di lui, senza alcuna remora, come uomo chiave del suo centrocampo, e lo scorso luglio ha investito €13 milioni per riscattarne il cartellino? Come mai il Manchester City, una delle squadre più onnipotenti del globo, ha voluto inserire una clausola di riacquisto per il centrocampista, peraltro a una cifra elevata che si aggira tra €40 e i €50 milioni?

Un 16enne Perrone con la 5 dell'Argentina in uno dei tornei di perfezionamento organizzati dalla UEFA riservato agli under 16. Di fianco a lui, col 7, c'è il coetaneo Soulé, col quale ha condiviso parte del percorso anche a livello di club (foto: Getty Images).

Máximo Decimo Meridio

La storia calcistica di Perrone ha inizio a Buenos Aires, città natale nonché posto che il ragazzo, intervistato da Cronache di Spogliatoio, definisce "il posto più bello del mondo". Il primo allenatore di Máximo è suo padre, Alberto, felice di assecondare la passione del piccolo nei confronti del calcio. "Ha iniziato a tirar calci alla palla a 2 anni, il primo regalo che chiese fu proprio un pallone da calcio, non desiderava altro - racconta il genitore - si può dire che gli ho insegnato io a palleggiare, anche se in realtà ci allenavamo insieme, ogni giorno, a 2 anni aveva già un controllo di palla ottimo".

Quando Máxi compie 4 anni, Alberto e sua madre Silvia lo iscrivono a una piccola scuola calcio di Villa Devoto, barrio di Buenos Aires; in breve viene portato ad allenarsi coi ragazzi di 2 anni più grandi e a 6 anni, consigliato da un amico, svolge un provino per il Vélez Sarsfield. Il club resta incantato dal suo talento e lo aggrega al proprio settore giovanile, anche se la categoria in cui dovrebbe essere inserito Perrone non esiste: pur essendo un 2003, il piccolo viene messo in gruppo coi 2001, continuando a giocare sotto età per diverso tempo.

Máximo - il cui nome è stato scelto dalla madre ispirandosi al film Il Gladiatore - inizialmente gioca da classico 10 dietro le punte, sfruttando la grande qualità col sinistro, ma viene provato anche da attaccante centrale, esterno alto e terzino, posizione nella quale disputerà diverse partite anche nelle selezioni giovanili dell'Argentina. La confusione tattica non giova al ragazzo: sballottato tra un ruolo e l'altro finisce spesso in panchina, a dispetto di doti naturali superiori alla media.

A far svoltare la propria carriera è lo stesso Máxi: durante la sua militanza nella Pre-Novena (equivalente alle nostre U13-14) del Vélez, parla a quattr'occhi con l'allenatore Cristian Gómez, domandandogli in quale posizione avrebbe potuto accumulare più minutaggio. Quando il tecnico risponde "in mezzo al campo", Perrone sintonizza il suo orologio calcistico sulla sua nuova missione: diventare un centrocampista centrale.

Il consiglio di Gómez mostra presto i suoi frutti: nel 2019, quando Perrone ha ancora 16 anni, gli addetti ai lavori iniziano a scomodare il paragone con Fernando Redondo. La primogenitura di tale accostamento appartiene al giornalista Jorge García, chiamato a descriverlo quando si inizia a parlare di Máxi in orbita Real Madrid; in casa madrilena qualcuno storcerà il naso quando, tempo dopo, il ragazzo dichiarerà di ispirarsi invece a Busquets.

L'identificazione di Máximo con il suo ruolo di "cinco" o "volante", come chiamano in Argentina i centrocampisti che giocano davanti alla difesa, è totale. Ancor prima di giungere in Europa, Perrone aveva già ben chiare quali cose preferiva fare in mezzo al campo: "Mi identifico con un gioco basato sui passaggi, mi piace e mi diverte molto", aveva dichiarato nel 2022 a TyC Sports. Una dichiarazione d'intenti estremamente coerente con il percorso calcistico che, di lì a poco, avrebbe imboccato.

Non c'è, e non c'è mai stata, solo la regia nel gioco di Perrone, che non va dunque pensato come un centrocampista leggero, come suggerirebbe un fisico che anche ad oggi non raggiunge né i 180cm né i 70kg. Al contrario, Máxi si guadagna rapidamente il soprannome di Perro, il cane, a testimoniare la sua voglia incessante di - perdonerete il luogo comune - mordere su ogni pallone e lottare senza paura contro avversari più grandi ed esperti.

Nei primi anni da professionista, Perrone giocherà qualche gara nel ruolo che in Argentina viene definito volante mixto, più o meno l'equivalente del britannico box to box. Un compito svolto in maniera egregia dal ragazzo che, pur non essendo troppo propenso a inserirsi senza palla, sopperisce con una capacità di tiro raramente messa sin qui in mostra in Italia.

Lider Máximo

Il debutto di Perrone con la prima squadra del Vélez nasconde, di per sé, già un legame con l'Italia, oltre le origini dei suoi genitori: il tecnico che lo lancia è Mauricio Pellegrino, ex bandiera del club nonché padre di Mateo Pellegrino, centravanti del Parma che arriverà nel nostro paese poco più tardi di lui. Il giovane debutta il 7 marzo 2022, mediano titolare del 4-2-3-1, in una gara di Copa de La Liga, competizione tenutasi in Argentina tra il 2020 e il 2024; a comporre l'attacco del Vélez ci sono l'ex Genoa Lucas Pratto e Santiago Castro, attualmente in forza al Bologna.

La Copa è una sorta di prova generale per Perrone, che viene promosso a pieni voti e si tiene stretta la maglia da titolare anche nelle gare della ben più importante Libertadores. "Ha una grande visione di gioco, fa le scelte giuste, serve passaggi che rompono le linee avversarie ed è sempre ben piazzato": così ne riassumerà le doti il giornalista argentino Ariel Senosain, commentando il 3-2 del Vélez sul Nacional di Montevideo deciso proprio da un gol di testa di Perrone al 94', graditissima deroga dalle sue inclinazioni abituali.

Il nuovo tecnico, Julio Vaccari, riconosce immediatamente in uno dei punti fermi della squadra, tanto da farne il vicecapitano del Vélez dietro al cammello Lucas Pratto; coi suoi 19 anni, Perrone sarà uno dei calciatori più giovani a indossare la fascia nell'intera storia del Fortín. Il suo Vélez è la rivelazione della Libertadores; negli ottavi di finale elimina il River Plate di Gallardo - quello con Enzo Fernández e Julián Álvarez -, mentre nei quarti si sbarazza dei connazionali del Talleres.

Nella doppia sfida di semifinale col Flamengo, però, Perrone è costretto al forfait: al 67' della partita di campionato contro il Sarmiento, un duro colpo di Méndez gli causa uno pneumotorace, che non gli impedirà di terminare la gara e segnare il gol decisivo ma che gli costerà un mese e mezzo di assenza dai campi. Senza il suo faro, il Vélez crolla contro il Flamengo, futuro campione del Sudamerica. Máxi tornerà in campo a metà ottobre per le ultime gare in Argentina: il pressing dei grandi club europei sul suo conto si è fatto ormai asfissiante e impossibile da ignorare, per il Vélez e per il ragazzo stesso.

Oltre al già citato Real Madrid, sulle tracce del ragazzo ci sono anche Feyenoord, Benfica e Newcastle; la svolta, però, arriva quando il centrocampista viene segnalato dal CT dell'Argentina U20, Javier Mascherano, a un vecchio amico che di nome fa Josep, e di cognome Guardiola. Per un ragazzo innamorato di un determinato tipo di calcio, e cresciuto nel mito di Sergi Busquets, non esiste fit più azzeccato: il Vélez incassa €11 mln, Máximo Perrone può vestirsi dell'azzurro del Manchester City.

Perrone e Julián Álvarez si contendono il pallone in River Plate-Vélez; si ritroveranno a Manchester da compagni di squadra (foto: Getty Images).

Máx and the City

"La sua testa corre più veloce delle sue gambe", commenterà Pep Guardiola dopo l'esordio di Perrone con il City, 18' nell'1-4 di Bournemouth, 25 febbraio 2023. A Manchester, l'argentino ha la grande opportunità di allenarsi con un altro dei suoi modelli; il futuro Pallone d'Oro Rodri rappresenta per il ventenne Máxi una grande fonte d'ispirazione, ma anche un concorrente insormontabile nel ruolo di holding midfielder.

La stima di Guardiola è ricambiata dal calciatore, che definisce il Manchester City "il miglior posto possibile per crescere". Perrone sceglie la maglia #32 - sulla sponda blu di Manchester è sinonimo di Tévez - sia per ragioni personali non ben chiarite, sia come tributo all'Apache tanto amato in Argentina. Il punto di riferimento nella nuova squadra è Julián Álvarez, approdato al City 6 mesi prima di lui: "Lo seguo ovunque, mi sta aiutando in ogni aspetto - racconterà il centrocampista - Parliamo soprattutto di cose che non riguardano il calcio, come i posti in cui andare, il meteo e tanti altri argomenti".

In molti, dopo la comparsata col Bournemouth, si aspettano che Perrone possa scendere in campo dal 1' nella gara col Bristol City, 5° turno di FA Cup. A spegnere le speranze della stampa - soprattutto argentina - è Guardiola stesso, che in conferenza elogia il ragazzo ma ribadisce le gerarchie in mediana: "Penso che stando con noi migliorerà dal punto di vista del ritmo e della fisicità, dispone già di grandi qualità nel giocare negli spazi stretti che possono farci molto comodo (...) Rodri capisce tutto ciò che facciamo in campo, non è facile giocare davanti alla difesa qui da noi, ci sono tante cose da comprendere, non si tratta solo di correre qua e là".

A Bristol Rodri riposa ma, al posto dello spagnolo, va in campo da titolare Kalvin Phillips: Perrone deve accontentarsi della miseria di 2' più recupero, con la sua squadra avanti per 0-3. Saranno gli ultimi 2' giocati da Perrone, in una stagione che il Manchester City chiuderà col treble Premier League - FA Cup - Champions League. "Non mi sento un vincitore di quei trofei, hanno fatto tutto loro - ha recentemente dichiarato - ma vivere l'ambiente è stato impressionante. Guardiola è sempre stato rispettoso con me, sono stato fortunato a condividere con lui quei mesi, è un allenatore che prepara le partite in modo geniale".

Il periodo di apprendistato a Manchester, pur utilissimo, non può accontentare del tutto Perrone: di comune accordo col City, decide di partire in prestito per misurarsi con il calcio europeo in una realtà che possa permettergli di essere protagonista. A suggerire la destinazione più adatta è Guardiola stesso, che affida il regista alle cure del suo ex collaboratore Javier García Pimienta, fresco di promozione in Liga col Las Palmas.

Tra le poche tracce lasciate da Perrone (finora) in Inghilterra, questo pregevole gol in amichevole contro il Celtic.

Las PalMáx de Gran Canaria

"Credo sia uno stile di gioco ideale per ciò che so fare, per quanto riguarda il possesso palla e tutto ciò che ha a che fare con la costruzione del gioco"; anche nella presentazione al Las Palmas, Perrone si conferma un ragazzo con idee chiarissime, anche in merito al calcio praticato in Liga, per lui "il più adatto alle mie caratteristiche". Sempre in conferenza, Perrone si dice impressionato da Kirian Rodriguez, capitano dei canàri destinato ad alternarsi con lui da vertice basso del 4-3-3 di Garcia Pimienta - anche se il suo vero concorrente per una maglia da titolare è il francese Loiodice.

Sia che giochi davanti alla difesa con Loiodice mezzala, sia quando viene dirottato nel ruolo di n°8 con Perrone centrale, Kirian Rodriguez è il faro della manovra del Las Palmas, di gran lunga il centrocampista con più passaggi effettuati e lanci completati. Va da sé che Perrone, che si spartisce più o meno equamente i minuti con Loiodice (circa 1700' a testa), viene incaricato quasi essenzialmente di compiti di copertura, senza avere mai davvero in mano il pallino del gioco. L'apporto nell'ultimo terzo di campo è risibile: Perrone chiude il 2023/24 con 0 gol e 0 assist, con la miseria di 0,17 xG e 0,37 xA generati.

La reticenza di Garcia Pimienta - comprensibile o meno - nell'affidare le chiavi della squadra a un ventenne non scalfisce le certezze del ragazzo, voglioso di trarre il massimo dalla sua prima "vera" esperienza in Europa. Pur lontano dalle aspettative iniziali, Perrone accetta di fare il lavoro sporco e pian piano i numeri gli danno ragione: è il calciatore che intercetta più palloni in squadra (1,3 per 90'), tra i migliori centrocampisti U23 d'Europa per duelli a terra vinti. Le sue corse progressive sono una risorsa tattica chiave per il Las Palmas.

Il lavoro oscuro svolto dal centrocampista argentino non viene del tutto compreso dai tifosi, che non mostrano particolare rammarico nel veder terminare il prestito a fine stagione. Quando nell'estate del 2024 si parlerà di un possibile ritorno di Perrone in maglia canària, in molti si schiereranno contro tale opzione. Pur a secco di vittorie dal 10 febbraio 2024 fino a fine stagione, il Las Palmas agguanta la salvezza alla penultima di campionato. Il profilo Instagram di Perrone cela una punta di acredine nei confronti del vecchio club: il ragazzo ha cancellato o archiviato qualsiasi foto lo ritragga in maglia gialla. Capitolo chiuso, si volta pagina.

Tornato a vestire la casacca del City, che indosserà nelle prime amichevoli prestagionali disputate, Máxi è consapevole di essere solo di passaggio. Affascinato dalla Liga, il giocatore apre a un nuovo prestito in Spagna; su di lui, oltre al Las Palmas, c'è il Girona, ma la chiamata che cambia la sua vita calcistica viene dall'Italia. Dall'altro capo del telefono c'è un uomo che ha fatto parte della Generazione d'Oro del calcio spagnolo e che, secondo lo stesso Perrone, "ha lo stesso DNA di Guardiola".

Resistenza al pressing, pulizia dei palloni vaganti, appoggio sicuro per i compagni di reparto; compiti che Perrone svolge con precisione e applicazione, dimostrando una maturità difficile da trovare nei pari età.

Perrone sul Lario

La gioiosa macchina da guerra che risponde al nome di Como Calcio 1907 è, nell'estate del 2024, ancora allo stato embrionale: i lariani sono tornati in Serie A per la prima volta dal 2002, e Cesc Fàbregas, che allena la prima squadra soltanto dal novembre 2023, ha ancora bisogno di una deroga della FIGC per andare in panchina. Nonostante le garanzie fornite dalla ricchissima famiglia Hartono, proprietaria del club, non si parla affatto del Como come una squadra destinata a occupare i piani alti della Serie A; l'obiettivo principale è la salvezza, e nulla più, stando alle dichiarazioni ufficiali dei tesserati.

Nelle segrete stanze del Lario, però, la visione del Como era già estremamente chiara un anno e mezzo prima, ed è anche grazie alla credibilità del progetto del club che Perrone ha chiuso ogni trattativa coi club della Liga, preferendo stabilirsi in riva al Lago. "Quando Fàbregas mi ha chiamato per convincermi a raggiungerlo, mi ha raccontato che cosa sarebbe diventato il Como, sembrava fantascienza - racconta il ragazzo - in pratica, mi ha raccontato con un anno e mezzo di anticipo ciò che siamo diventati oggi. Sembrava folle, ma ho creduto alle sue parole e mi sono fidato, e a poco a poco le cose sono cresciute".

Perrone sbarca a Como il 25 agosto: il nucleo della squadra è già formato, e la sua titolarità è tutt'altro che scontata. Nel suo ruolo Fàbregas dispone già di Sergi Roberto, Mazzitelli, Engelhardt, Braunöder, Baselli e Lhassine Koné: 7 giocatori per i due posti in mediana previsti dal 4-4-2 del tecnico spagnolo. Alla prima giornata il Como rimedia un sonoro 3-0 allo Stadium contro la Juventus; in mediana ci sono Braunöder e Baselli, quest'ultimo fuori per infortunio dopo 22' e sostituito da Engelhardt.

La partita successiva il Como la gioca a Cagliari, il 26 agosto; Perrone, arrivato da appena un giorno, siede in panchina, i titolari sono Mazzitelli e Braunöder, con Da Cunha esterno di centrocampo e la coppia Belotti-Cutrone in avanti. Dopo un primo tempo chiuso in svantaggio, Fàbregas decide di cambiare, e regala l'esordio in Serie A a Máxi, che subentra con la #23 sulle spalle al posto di Braunöder.

Il Perrone che scende in campo a Cagliari non è quello di Las Palmas, compassato e votato solo a copertura e palleggio elementare; Máxi prende la squadra in mano con personalità, qualità nelle giocate e un contributo all'azione offensiva che sembrava smarritosi in Gran Canaria - 2 i passaggi chiave serviti e 3/4 lanci lunghi completati in 45'. Non ne è sorpreso Fàbregas, che al momento dell'arrivo si era detto "emozionato" nell'avere a disposizione l'argentino, definito "un giocatore versatile, dotato di creatività e di capacità di collegamento".

Le gerarchie pregresse e i fantomatici tempi di adattamento alla Serie A non scalfiscono la posizione di Perrone, che di lì in avanti sarà una presenta fissa nell'11 titolare di Fàbregas, che passa al 4-2-3-1 con Nico Paz dietro a Cutrone e l'ex Vélez in coppia con Sergi Roberto come doble pivote. Il giocattolo si rompe quando, a fine ottobre, Perrone rimedia un grave infortunio alla coscia che lo terrà fuori per 10 gare; siamo tornati all'inizio della nostra storia, e a Fàbregas che racconta come il ragazzo nato a Buenos Aires sia diventato un insostituibile per il Como.

Le differenze tra il Perrone del Las Palmas e quello del primo anno a Como: meno intercetti e tackle, più contributo in fase costruttiva e creativa (fonte: X.com @falsewinger_)

Quando Perrone torna a disposizione di Fàbregas, a gennaio 2025 inoltrato, a Como è cambiato quasi tutto. L'ecatombe di centrocampisti ha permesso al tecnico di sperimentare con successo Da Cunha nel ruolo di centrocampista centrale; dal mercato invernale è appena arrivato Maxence Caqueret, prelevato dal Lione per €17 mln. I nuovi concorrenti non scalfiscono la posizione del regista rioplatense nello scacchiere di Fàbregas: Perrone è talmente imprescindibile per il Como da spingere il tecnico a passare, in più occasioni, al 4-3-3, o a spostare Caqueret sulla trequarti.

Máximo chiude il primo campionato di Serie A con 1860' giocati, poco più di quelli disputati al Las Palmas; la differenza, però, è enorme, sia dal punto di vista della centralità negli schemi del tecnico, sia per quanto riguarda i compiti assegnatigli. Come già accadeva nel Vélez, Perrone è tornato a essere il polmone della squadra e a farsi vedere di tanto in tanto nelle zolle più avanzate di campo, come testimoniato dai 3 assist serviti; il più bello è questo elegante lob mancino per Caqueret, a scavalcare tutta la difesa del Cagliari.

Non c'è un momento vero e proprio in cui Perrone e il Como, nell'estate del 2025, si salutano, vista la volontà di entrambe le parti di proseguire il cammino insieme. Il DS Carlalberto Ludi ha tra le proprie priorità assolute il ritorno dell'argentino in riva al Lago; trovato l'accordo con il Manchester City, a luglio club e calciatore ufficializzano il nuovo contratto, stavolta con scadenza 2029. Al City vanno €15 mln bonus compresi, più il 30% su un'eventuale futura rivendita e un'opzione di riacquisto; compromessi che il club accetta senza remore, tanta è la volontà di restituire a Fàbregas il suo direttore d'orchestra.

Il filtrante per l'inserimento di Da Cunha è una giocata da calciatore che vede le cose prima di molti altri.

Circo Máximo

Nel "calciomercato da €100 milioni" che ha legittimato l'opinione pubblica ad aggredire il Como a ogni mezzo passo falso, il centrocampo non viene toccato più di tanto. Col riscatto di Perrone, Fàbregas può tornare a schierare la coppia titolare formata dall'argentino e dal nuovo capitano Da Cunha; Caqueret viene impiegato come alternativa di lusso o in qualità di arma tattica nelle zone più avanzate del campo. Il nuovo Como fa sul serio: l'acquisto di difensori aggressivi come Ramón e Diego Carlos permette ai lariani di alzare ancor di più baricentro e pressing (PPDA 7,71 contro il 10,41 dell'anno precedente) e a Perrone, di riflesso, di aggiungere una nuova dimensione al suo calcio.

Partita dopo partita, Máxi ritrova il feeling con la trequarti avversaria, che ai tempi del Vélez bazzicava con una frequenza elevata. Sono aumentati sia gli xG che gli xA per 90', la sua presenza nell'ultimo terzo di campo è più assidua e, nonostante il numero di passaggi effettuati sia simile a quello della scorsa stagione, i palloni giocati con successo nella metà campo avversaria sono passati a 22,5 a 27,5 a partita, con una % di precisione pressoché invariata (dati Sofascore).

Soprattutto, Perrone ha ritrovato finalmente la via della rete. Il suo primo gol in Serie A, contro l'Atalanta, arriva in realtà in circostanze casuali: come ammesso dallo stesso centrocampista, il pallone messo alle spalle di Carnesecchi doveva in realtà essere un cross, ma risulta decisivo per l'1-1 del Como alla New Balance Arena. Ben più intenzionale la staffilata mancina che apre le danze al Sinigaglia contro il Pisa, gol che ci permette di riscoprire una dote che Máxi sembrava aver lasciato in Argentina, il tiro da fuori.

La sensazione generale, quando Perrone tocca palla, è che ora sia in grado di far succedere qualcosa anche nelle zolle di campo più avanzate, con una palla in profondità, un cambio gioco o proponendosi al limite dell'area. A giocate corte e/o conservative, il centrocampista sta sempre più affiancando palloni ambiziosi e capaci di scombinare le retroguardie avversari, resi quasi semplici dalla qualità del suo sinistro e dalla sua grande visione di gioco. In tal senso, l'argentino si sta avvicinando, più che all'idolo Busquets, proprio a quel Rodri che di fatto gli aveva impedito di trovare spazio a Manchester.

L'imbucata che avvia l'azione del gol di Douvikas va vista più e più volte per essere apprezzata appieno.

Non dobbiamo però immaginare Perrone come un centrocampista difensivo che, una volta scopertisi incisivi anche in zona offensiva, si imborghesisce e smette di applicarsi senza palla. I numeri del regista del Como relativi a contrasti e intercetti sono stabili: l'argentino non ha perso l'abitudine nel "pensare in negativo", andando a piazzarsi in anticipo lì dove può prevenire eventuali pericoli. Si spiegano così alcuni salvataggi come questo, fenomenale per esecuzione e tempismo, su Sulemana; Perrone sta seguendo Lookman in area ma, quando capisce che Pasalic servirà il ghanese e non il nigeriano, si fionda a respingere il pallone che già aveva superato Butez.

Stagione dopo stagione, Máximo Perrone sta aggiungendo tasselli al suo modo di stare in campo, traendo il massimo da ogni esperienza e cambio di sistema e prendendosi via via responsabilità maggiori. Non è un caso se Fàbregas lo ha definito "Il nostro faro in mezzo al campo (...) un giocatore che aiuta ad avere stabilità, una sorta di mini allenatore in campo". Pur essendo a tutti gli effetti argentino, Perrone sembra appartenere alla genìa dei grandi pivote spagnoli, come i già citati Busquets e Rodri, ma anche Zubimendi. Se vogliamo allargare l'orizzonte a giocatori un po' diversi, Xabi Alonso e lo stesso Fàbregas, rispetto ai quali deve ancora migliorare il proprio contributo in fase offensiva.

Affermare che il centrocampista del Como farebbe comodo a qualsiasi altra squadra di Serie A è tutt'altro che un'esagerazione: non è un caso se in tempi recenti Napoli e Inter hanno preso informazioni sulla sua situazione, presumibilmente per affidargli l'eredità di Lobotka e Çalhanoğlu. Quando parliamo di Perrone non parliamo ormai più di un giovane con grandi potenzialità, ma di un calciatore maturo che guida una delle squadre più interessanti nel panorama europeo, dotato di caratteristiche che lo rendono un calciatore totale e capace di incidere in ogni fase del gioco.

Definire oggi il futuro di Máxi Perrone è complicato, vista la prelazione del City sul suo cartellino ma anche le grandi disponibilità economiche del Como: non ci sorprenderebbe se dovesse accasarsi già la prossima estate in una grande di Premier League o di Liga. In attesa di scoprire ciò che sarà, godiamoci ogni settimana le gesta di Perro, un centrocampista più unico che raro in una Serie A che sempre più antepone il fisico al tocco, alla genialità e a quella sottile arte di orientare il gioco di un'intera squadra senza dare troppo nell'occhio.

  • Made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Autore dei libri "Football Globetrotters - calciatori nati con la valigia in mano" e "Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora"

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