
Real Madrid-Manchester City 3-0, Considerazioni Sparse
Il primo round di una sfida europea che sa ormai di classico premia il Real, che batte il City con una tripletta di Valverde.
Il nuovo classico del calcio europeo, come tanti lo hanno definito, mette in scena il primo round al Santiago Bernabéu. Per il quinto anno consecutivo, Real e City si affrontano nella fase a eliminazione diretta della Champions (quest'anno le due squadre si sono già sfidate nel girone unico con vittoria del Manchester per 2-1), e solo in un caso a passare il turno è stata la squadra di Guardiola, l'anno in cui ha portato a casa la coppa dalle grandi orecchie. Complici le assenze, su tutte quelle di Bellingham e Mbappé, e l'andamento generale della stagione delle due squadre, è una delle poche volte in cui la squadra madrilena non parte favorita, anzi.
Nessuno, però, ha fatto i conti con l'uomo in più. E no, non si sta facendo riferimento al film d'esordio come regista di Sorrentino, ma a un altro regista, o mezz'ala, o trequartista, o esterno d'attacco, o falso nueve, uno che in mezzo al campo usa i piedi per cantare e portare la croce, regalare delizie e recuperare palloni, uno che, ove mai ce ne fosse ancora bisogno, trova in questa serata la definitiva consacrazione: Federico Valverde. Il film del regista napoletano - di cui sopra - si apre con una citazione di Pelè, su schermo nero, una citazione che trova verità e concretezza - stasera - nelle giocate di Valverde: "il pareggio non esiste".
Lo sviluppo in sé del match, ad ogni modo, non lascia quasi mai presagire una débâcle di tale portata per gli uomini di Guardiola: dai primi minuti, i citizens sembrano totalmente in grado di mettere in crisi la difesa dei blancos. Doku fa il bello e il cattivo tempo sulla sua fascia di competenza, quasi mai Alexander-Arnold - che pure crescerà alla distanza - riesce a contenerlo, ma né Haaland né i suoi compagni si fanno trovare al posto giusto nel momento giusto. La partita appare sempre in un equilibrio precario che penderebbe più dal lato degli inglesi, ma alla prima distrazione di O'Reilly, Courtois trova con un lancio lungo Valverde che salta Donnarumma e porta, quasi a sorpresa, in vantaggio i suoi.
Da quel momento, fino alla fine del primo tempo, poi è uno show personale del numero 8 - e capitano - del Real: il secondo gol sempre con un taglio alle spalle della difesa del City e tiro di sinistro, il terzo con una giocata che descriverla sarebbe così complicato da farle perdere poesia, vale la pena solo ammirarla e rimanere abbagliati da cotanta luce. Non c'è mai reazione negli uomini di Guardiola, che sembrano quasi non avere nemmeno la voglia - né tantomeno la forza mentale - di rimettere in piedi il match, cercando di segnare un gol che renderebbe meno pesante il passivo in vista della gara di ritorno. Anzi, le mani di Donnarumma che parano il rigore di Vinicius Jr nella ripresa, sono l'unico sprazzo di speranza per un passaggio del turno che ora appare proibitivo, sebbene non impossibile.
Mentre il City crolla senza alcun alibi, la squadra di Arbeloa ritrova certezze e compattezza: l'errore dal dischetto non condiziona la partita di Vinicius Jr, che anzi chiede scusa al proprio pubblico e riceve in cambio applausi, ricaricandosi e rischiando anche in altre situazioni di rendere il punteggio ancora più largo. Piccola nota a margine, che sa di risposta alle tante domande che in Italia ci poniamo sulla Nazionale che rischia di non qualificarsi ai Mondiali o sulle figuracce delle italiane in Europa: nel Real che domina una delle squadre più forti d'Europa, giocano titolari due 2005, Arda Guler e Huijsen, e un 2007, Pitarch, ma questa, nel resto del mondo in cui il calcio è ancora spettacolare, non è nemmeno una notizia, è la normalità.
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