
Fiorentina-Parma 0-0, Considerazioni Sparse
Il Parma fa un altro passo verso la salvezza, mentre una Fiorentina spaventata per la prima volta esce dalla piena zona retrocessione.
La sfida tra Fiorentina e Parma termina con uno 0-0 povero di emozioni, per un punto per parte alquanto telefonato che consolida le ambizioni salvezza del Parma (ormai al sicuro a quota 34, +10 sulla Cremonese) e lascia piena di dubbi la squadra viola, nella giornata in cui paradossalmente per la prima volta dopo mesi e mesi tira completamente fuori la testa dalla zona retrocessione (+1 sui grigiorossi, battuti in giornata dal Lecce e in piena emorragia di risultati). Così mentre Cuesta e i suoi alla fine hanno di che rimanere soddisfatti, la Fiorentina si appresta a giocarsi tutto - o quasi - lunedì prossimo proprio con la squadra di Nicola, per di più a cavallo degli ottavi di Conference League.
Con il Parma senza Bernabé e la Fiorentina senza la verticalità ossessiva di Kean, il canovaccio della partita pare scritto nelle stelle: onere del possesso ai padroni di casa, attesa a linee strette e tanto appoggio sulla boa Pellegrino per gli ospiti. Una trama che calza meglio più agli emiliani che ai toscani, reduci dal tremendo ko di Udine e dall'ennesimo psicodramma europeo contro lo Jagiellonia; due partite che nuovamente hanno minato nella Fiorentina ogni possibile certezza e fiducia. Per scardinare questo Parma sarebbero stati necessari ritmi alti e una circolazione di palla rapida da destra a sinistra per favorire gli isolamenti, ma per l'appunto muovere velocemente la sfera richiede fiducia e fluidità oltreché qualità, e i viola sono a corto dei primi due fattori. Le percentuali draconiane di possesso della squadra di Vanoli restano quasi sempre sterili, o nel migliore dei casi rivolte verso una ricerca del cross in mezzo dalla trequarti: situazione di per sé già più leggibile di altre per la sua prevedibilità, oltretutto resa sostanzialmente inutile dalla costantemente scarsa pericolosità di Piccoli, fin troppo in difficoltà nel girare la palla verso la porta e ben presto finito preda della frustrazione nel suo duello con Troilo.
La sensazione trasmessa per tutta la gara è quella di un Parma che, senza strafare, senza forzare i ritmi e soprattutto senza particolari ambizioni di gestione del pallone, sia sempre un passo avanti alla Fiorentina in ogni aspetto e frangente di gioco. Gli emiliani mostrano più tranquillità e più controllo, con un'evidente fiducia nei tentativi di giocata offensiva o difensiva che dir sì voglia; di contro, i viola sono spesso apparsi bloccati e conservativi nel lavorare il possesso concesso dagli ospiti, al punto di sembrare intimoriti dal pallone, o altre volte fin troppo superficiali, o ancora oppressi da un perdurante stato confusionale, foriero di errori quanto mai inaspettati. Se, andando a stringere, la produzione offensiva dei parmensi nella ripresa si riduce praticamente a zero a fronte del tentato forcing viola, resta come detto fortissima l'impressione che per gli uomini di Cuesta l'obiettivo ragionevole e soddisfacente fosse proprio portare la partita su quel binario, fino a un solido punto-salvezza; all'opposto la Fiorentina continua a non trovare alcun tipo di continuità, né nelle prestazioni dei singoli (vedasi la fatica fatta da Harrison, contraltare della prova di Como) né sulla propria identità di gioco.
Solo l'innalzamento dei ritmi e delle altezze del pressing con cui si ripresenta la Fiorentina nella ripresa sembra far presagire una volontà, da parte dei padroni di casa, di rompere gli equilibri: ma sarà solo un sussulto isolato, o quasi. Infatti, nonostante il cumulo di conclusioni e di tentati sviluppi, i viola non creano nessuna vera occasione da gol pulita, ed è emblematico il fatto che Corvi abbia a referto una sola parata, quella su Fagioli a inizio ripresa (in sostanza, una conclusione mancata dal numero 44 viola che da potenzialmente pericolosa si spegne placida tra le braccia del portiere crociato). Il tutto, mentre nel Franchi tra i tanti cori risuonano i severi "fate ridere" e altri più prosaici che non riferiremo.
Vistoso e ulteriore il passo indietro della Fiorentina, anche a livello di interpretazione tattica della gara. Mancano terribilmente spunti e idee nell'ultimo terzo, mentre c'è tantissimo timore nel mollare le proprie zone di competenza per favorire sviluppi del gioco in avanti. In questo, al netto delle assenze forzate e delle bocciature dopo Udine (Rugani, ma anche Brescianini entrato oggi solo all'85esimo), le stesse scelte di Vanoli non sembrano aver aiutato a dare una coerenza alla squadra. Se, come citato, Harrison ha mostrato tutte le sue difficoltà nel creare gioco partendo da fermo sul lato del piede debole, più di qualche perplessità ha lasciato anche la proposta di Ndour dal primo minuto come mezzala mancina, visti i limiti nel nazionale under 21 negli spazi stretti e nella trasmissione rapida della palla. Ma, al di là delle scelte, il grande irrisolto di Vanoli sta nella sua, finora mancata, opera di rasserenamento della squadra: a differenza del Parma, è stato anche oggi evidente quanta poca sia la tranquillità della Fiorentina nel giocarsi questa lotta salvezza.
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