
Napoli-Torino 2-1, Considerazioni Sparse
Il Napoli si gode Alisson Santos e riabbraccia De Bruyne ed Anguissa dopo tanti, troppi mesi. Troppo tardivo il risveglio del Torino di D'Aversa.
Lo scorso anno le due partite tra Napoli e Torino erano state accomunate da un grosso, decisivo fattore in zona gol: sia all'andata che al ritorno, infatti, a decidere la gara era stato Scott McTominay, dominante soprattutto al ritorno nel match di fine aprile che decretò il decisivo sorpasso all'Inter in piena corsa scudetto. Lo scozzese, tuttavia, com'è ben noto, è fuori dai giochi per infortunio, obbligando Conte a ricorrere ad altre frecce del proprio arco. D'Aversa, dal canto suo, si riaffida alla coppia Simeone-Zapata, decisivi nella vitale vittoria contro la Lazio, oltre che entrambi ex partenopei. Assieme a loro due, in fase di non possesso, il Torino alza anche Vlasic, andando a formare una sorta di 3-4-3 perfettamente speculare al modulo utilizzato dal Napoli, ben disposto a tuffarsi nel consueto match improntato sui duelli a tutto campo.
Di sicuro, tra le mille problematiche occorse ai campioni d'Italia in carica, spiccano anche alcuni dati positivi. Ultimamente, infatti, il Napoli non ha praticamente mai sbagliato l'approccio alla gara: è già la terza volta consecutiva che gli azzurri si portano in vantaggio nei primi 20' di gioco (a Bergamo lo 0-1 di Beukema era arrivato dopo 18 minuti, a Verona il gol di Hojlund addirittura dopo 2 giri di lancetta), trovando la rete con un pimpantissimo Alisson Santos. Il brasiliano realizza infatti il suo secondo gol "italiano" con un facsimile meno bello del 2-2 segnato contro la Roma, ossia un rasoterra da fuori area sul primo palo, non certo coperto benissimo da Paleari. Diversi fattori, del resto, facevano intuire che il match di stasera avrebbe visto l'ex Sporting Lisbona tra i protagonisti: adattando Juan Jesus sul centro-destra della propria difesa a 3 composta esclusivamente da mancini, infatti, il Napoli sviluppa quasi esclusivamente le proprie trame a sinistra, sulle zolle di campo predilette da Alisson. Quest'ultimo, oltretutto, può sfruttare la posizione estremamente centrale di Vergara, sempre vicinissimo ad Hojlund, per isolarsi in fascia e puntare l'uomo, probabilmente la situazione di gioco patita maggiormente dai piemontesi nel corso del match.
Il Torino, d'altro canto, fatica enormemente a far uscire il pallone con pulizia dalle proprie retrovie, affidandosi quasi esclusivamente alla verticalizzazione immediata verso le punte, senza però creare praticamente alcun fastidio alla difesa di Conte. Qualche lieve miglioramento in casa granata lo si intravede quando D'Aversa si risistema con un 3-5-2 classico, abbassando Vlasic a centrocampo e riavvicinando Simeone a Zapata, isolatissimo in avvio di gara. Il pallino del gioco rimane però saldamente in mano al Napoli, complice anche la pressione tutt'altro che feroce da parte del Toro; proprio come al Bentegodi, però, Politano e compagni non danno affatto l'impressione di voler azzannare la partita, abbassando i ritmi già nella seconda metà del primo tempo, chiuso dunque in vantaggio col minimo scarto. A dare una prima scossa emotiva al Maradona ci pensa dunque l'ingresso di Anguissa, al rientro dopo quasi 4 mesi, ed innumerevoli perplessità legate alla tardività del suo recupero. Il camerunense subentra al posto di Vergara, acciaccato e reduce da una prima frazione tutt'altro che indimenticabile; la sua casella sul centro-destra viene dunque ereditata da Elmas, che lascia ovviamente ad Anguissa le chiavi della mediana al fianco di Gilmour.
Quello visto a inizio secondo tempo è indubbiamente un Napoli più aggressivo, spesso ispirato dalle folate di un Alisson Santos quantomai fondamentale in una squadra a cui a volte sembra mancare un po' di sano estro. A furia di premere, dunque, i padroni di casa trovano il meritato raddoppio, confezionato da Spinazzola e da due giocatori in crescita nella ripresa: Politano, bravo a vincere il duello aereo sul secondo palo nonostante la stazza ridotta, ed Elmas, la cui coordinazione nel cuore dell'area di rigore ha ben poco di scontato. Per il macedone è il primo gol stagionale dopo un digiuno durato quasi un anno: undici mesi fa, oltretutto, indossava proprio la maglia del Torino. Quest'ultimo, al netto dell'inferiorità tecnica rispetto agli avversari, disputa una partita di pressoché totale grigiore agonistico, senza dare praticamente mai alcuna impressione di pericolosità.
La prima vera occasione per la truppa di D'Aversa, infatti, arriva soltanto all'85', con un Che Adams impreciso nel controllo e recuperato in extremis da Juan Jesus. Non si tratta però di un evento casuale o isolato: il Napoli allenta infatti la presa mentalmente, e viene subito punito dal gol del subentrato Casadei, che con la sua struttura si muove da sempre con totale disinvoltura nei mischioni su calcio d'angolo. Tra campionato e coppe, è ormai la decima partita di fila in cui la squadra di Conte non riesce a ottenere il clean sheet (un dato abbastanza inconsueto per il tecnico salentino), e costringe l'intero stadio a un finale ben più affannoso del previsto, che impedisce al pubblico del Maradona di gustarsi a pieno il ritorno di Kevin De Bruyne, in campo per un quarto d'ora scarso. Oltre ai 3 punti, fondamentali per mantenere alto il ritmo nella corsa Champions, Conte può dunque godersi un Buongiorno convincente come poche altre volte in stagione, e un Gilmour ottimale nel dare verticalità alla squadra. Per D'Aversa, invece, ben poche note positive, tra cui l'impatto dei subentranti Che Adams e Casadei, e la consapevolezza che per vincere lo scontro diretto col Parma, tra una settimana, servirà un'intensità ben diversa di quella fatta vedere sul campo del Napoli.
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