
Hellas Verona-Napoli 1-2, Considerazioni Sparse
Lukaku toglie pericolosissime castagne dal fuoco per il Napoli, che batte il Verona e riacciuffa per i capelli tre punti preziosissimi.
A meno di due mesi dall'ultima volta, meraviglie del calendario asimmetrico, c'è di nuovo il Verona sulla strada del Napoli, stavolta ovviamente al Bentegodi: la rocambolesca partita dell'andata rappresentò la prima di tante sveglie consecutive, fastidiose proprio come quelle che rinviamo di 15 minuti alla volta al mattino quando la voglia di lasciare il letto proprio non c'è, che hanno allontanato gli azzurri dal sogno di uno storico bis scudetto dopo quello conquistato l'anno prima. Oggi ancora una volta la sfida agli scaligera può rappresentare un'importante sveglia da non mancare per il Napoli per una meno appagante, ma comunque cruciale per il proprio futuro, corsa al quarto posto.
La sveglia, quanto meno inizialmente, fa il suo dovere per il Napoli, che parte con aggressività quasi inconsueta per gli azzurri, i quali sbloccano la gara dopo pochissimi minuti di gioco con Højlund, al nono gol stagionale col quale eguaglia in termini realizzativi la precedente stagione italiana. Il momento di romanticismo partenopeo, nel senso originario di sturm und drang, finisce però lì: il primo tempo infatti scorre via da lì in poi senza colpo ferire, regalando una prima frazione che offre pochi spunti, ancor meno emozioni, probabilmente molti sbadigli in chi questa partita l'ha vista.
I ritmi bassi non hanno gli effetti sperati per il Napoli, che non solo non mantiene il controllo delle operazioni sul terreno di gioco, ma addirittura ha l'effetto collaterale di far prendere coraggio al Verona, una squadra che in questo campionato poche volte aveva mostrato il cuor di leone per rispondere al colpo subito. E invece il Verona molto lentamente, anche grazie agli innesti dalla panchina, sfrutta le debolezze di un Napoli estremamente molle, sulle gambe e non, e su situazione da calcio d'angolo trova un pareggio quasi insperato, premiato da una deviazione proprio di Højlund sul tiro di Akpa Akpro che sorprende in maniera decisiva Meret.
Al gol del pari Conte risponde tentando di cambiare radicalmente le carte in tavola, quasi improvvisando delle soluzioni nuove che, con un briciolo di serendipità, possano sortire gli effetti sperati: via i due trequartisti tra le linee (oggi decisamente meno efficaci rispetto a quanto visto sette giorni fa a Bergamo), dentro l'ex Giovane a giostrare alle spalle del tandem pesante Lukaku-Højlund, poco servito però da traversoni utili, anche perché gli esterni Mazzocchi e Gutierrez si trovano l'uno sulla fascia di competenza dell'altro, pagando dazio in termini di tempi di gioco, che il Verona dal canto suo azzera con la sua pressione disperata. La palla migliore, infatti, è di marca gialloblù, con Bowie che vede solo il legno a frapporsi tra lui e il gol vittoria.
Il destino, però, ha deciso di farsi beffe di tutto ciò che era emerso nei 90 minuti di gioco precedenti, ed estrae dal suo cilindro il più improbabile dei conigli, ovvero Romelu Lukaku: il centravanti belga non trova occasione migliore per tornare al gol, che mancava dallo storico 2-0 del 23 maggio scorso, e riacciuffa tre punti che il Napoli sembrava stesse facendo di tutto per farsi sfuggire via. Un gol col quale si dimostra uomo di Conte, fino alla fine: un risultato diverso dalla vittoria, infatti, avrebbe messo il tecnico salentino di fronte a domande scomode e mugugni di una piazza che stava vedendo andare in frantumi una stagione iniziata con ben altre premesse. I giudizi e le sentenze per ora sono rimandati, ma quante volte ancora il Napoli avrà bisogno di un deus ex machina per risollevarsi dalle proprie miserie? E soprattutto, riuscirà sempre a trovarlo? Il giudizio del campo, risultato a parte, resta comunque impietoso: il Napoli è ancora alla ricerca di sé stesso, e soprattutto delle qualità che possano renderlo fabbro delle proprie fortune.
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