
Fiorentina-Jagiellonia 2-4, Considerazioni Sparse
Ottavi di Conference raggiunti con il brivido per la Fiorentina: lo Jagiellonia rimonta lo 0-3 dell'andata e cede solo nel secondo supplementare.
"Paura e delirio a Firenze" potrebbe essere il titolo di Fiorentina-Jagiellonia, ritorno dei playoff di Conference nel quale i viola si presentavano forti di un margine di tre gol grazie al successo in terra polacca. Margine che la squadra di Vanoli brucia in 49 minuti di gioco, andando sotto al 23' e subendo un rapido uno-due a cavallo dell'intervallo, per una partita che di nuovo mette a nudo tutte le criticità e fragilità di una compagine, non a caso, impelagata nel pieno della lotta salvezza.
Tutti i rischi corsi, e non concretizzatisi, nel secondo tempo della sfida contro il Pisa, piovono sulla testa della squadra viola contro uno Jagiellonia determinato a non sfigurare nella potenziale vetrina della coppa europea. Il calo di ritmi e di concentrazione, andando in onda per l'ennesima volta anche nell'ultima di campionato, si ripropone moltiplicato per mille nella serata di Conference, rapidamente diventata uno psicodramma di quelli tali da, con ogni probabilità, esser destinato a lasciare scorie non da poco. Al di là del risultato raddrizzato in extremis, e della striscia di vittorie (tre tra Como, andata Jagiellonia e Pisa) già bruscamente interrotta, il ko e soprattutto la prestazione complessiva di questa gara rischia, nonostante il pass per gli ottavi strappato, nuovamente di privare la Fiorentina di quella già ridotta serenità e fiducia in sé stessa, e di gravare a livello psicologico sul prosieguo della complicatissima stagione.
Zbigniew Boniek, tra le altre attuale presidente della federcalcio polacca, aveva dichiarato via social: "Lo Jagiellonia staserà non perderà". Con il senno di poi, Zibì si era tenuto stretto. La squadra polacca, da subito decisa a giocarsela e rinfrancata dall'atteggiamento iniziale passivo e compassato dei padroni di casa, tira fuori un primo tempo dominante, chiuso sullo 0-2 realizzato nei minuti di recupero, e riparte dopo l'intervallo siglando subito lo 0-3 che mette in ghiaccio la gara direzione extratime. Il mattatore di giornata per lo Jaga è senza dubbio il 2007 Bartosz Mazurek, autore della tripletta (non priva di episodi fortunati) che obbliga tutti a dei supplementari difficilmente pronosticabili; ma l'intera compagine ospite (complici alcuni recuperi importanti, tra cui il centravanti Pululu assente all'andata) sembra girare a un ritmo, e con una convinzione, decisamente superiore a quello della Fiorentina per almeno 105 minuti. Quello di trovare un avversario capace di spaventarla seriamente non è uno scenario così nuovo per i viola in Conference (si va da Fiorentina-Lech Poznan del 2023 passando da Fiorentina-Celje dello scorso anno, fino a Fiorentina-Polissya dei playoff di agosto): per queste squadre la terza coppa europea è comunque un'enorme occasione di visibilità (e di introiti) da onorare al meglio, tantopiù sul campo di quella che rientra, quasi d'ufficio e nonostante tutto, nel novero delle favorite. Ogni volta, l'atteggiamento della Fiorentina finisce per dar speranze concrete che animano gli avversari, e stasera in particolare la squadra toscana, già dalla salute malferma, ha mostrato tante e gravi difficoltà di reazione. Sono stati in primis i viola a tener così tanto in bilico un avversario comunque tecnicamente limitato, per quanto capace di mostrare un'intensità e una concentrazione che paiono - e questo è il dato più preoccupante - non appartenere alla Fiorentina.
Al netto del turnover pesante (fuori dall'undici iniziale De Gea, Fagioli, Harrison, Solomon e Kean, oltre a Ranieri titolare nell'ultima in campionato e Brescianini fuori dalla lista UEFA), sono proprio la superficialità e il lassismo della Fiorentina a colpire in negativo, aspetti mentali poi messi ulteriormente a nudo dalla prestazione dello Jagiellonia. In realtà, questa dinamica di estrema sottovalutazione della situazione, tale di apparire perfino superbia verso l'avversario, è una condizione costante della squadra da ormai troppo tempo, e che aleggia pericolosamente anche sulla sua ancora complicata lotta salvezza. Si potrebbe parlare delle prestazioni individuali negative (progressivamente travolto in una spirale negativa Comuzzo, a dir poco irritanti per errori e personalità pari a zero i suoi più esperti colleghi di reparto, perfino surreale il 2-4 finale confezionato da un De Gea, subentrato all'intervallo, sorpreso dal modesto tiro di Imaz), ma è a livello complessivo che la squadra gigliata dà di sé una pessima immagine, mostrando una fragilità assurda soprattutto nel primo tempo, dove viene sistematicamente superata nella zona centrale e sovrastata nei duelli in mezzo al campo. Nonostante nella conferenza stampa della vigilia tanto Vanoli quanto Piccoli avessero calcato la mano sull'importanza della Conference, sia come obiettivo sia in termini di fiducia da cumulare, la risposta generale è stata estremamente negativa, per non dire assente. Perfino nella rimonta, confezionata nei supplementari da un isolato gioiellino di Fagioli e da una rocambolesca rete del 2-3, la Fiorentina non è riuscita a gestire serenamente la situazione, vivendo gli ultimi scampoli di extratime con l'incubo di un 2-5 e della lotteria dei rigori.
A piovere sul bagnato, ci si mette per i viola il report dell'infermeria: Solomon, rimasto a riposo e poi buttato dentro in emergenza (anche lui dopo un buon piglio iniziale rapidamente risucchiato nel vortice di errori), è uscito per un problema muscolare nei supplementari, mentre Gosens ha riportato un trauma maxillo-facciale negli ultimi scampoli di gara. Entrambi ora sono in dubbio per la sfida di Udine. Ma in generale l'idea iniziale di gestione delle energie (fisiche e soprattutto mentali) è andata a perdersi nell'emergenza di una gara che si stava compromettendo, avendo dovuto Vanoli chiamare dalla panchina via via tutti i giocatori lasciati a riposo. Alla fine, si torna sempre al solito punto di questa stagione e forse dell'ultimo sfaccettato decennio viola: la sottile arte di complicarsi la vita da soli, e di dover sempre poi faticare il doppio per provare a mettere rimedi tardivi. Specchio di una partita, specchio quasi di una vita intera.
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