
La Juve ha già in casa il portiere del futuro?
Promosso titolare ad Avellino a suon di miracoli, Daffara sta confermando le grandi doti intraviste in Next Gen.
"Fra i pali era agile come un gatto, praticamente imbattibile, schizzava da un palo all'altro con guizzi felini".
Così Čestmír Vycpálek, tecnico della Juventus nei primi anni '70 nonché zio di Zdeněk Zeman, descrive Roberto Anzolin, a 23 anni e 4 mesi il più giovane portiere titolare della storia bianconera, allenato ai tempi del Palermo. Una descrizione che calza a pennello (nonostante la fisicità radicalmente diversa) anche a un ragazzo già di proprietà della Juve, che settimana dopo settimana si sta mettendo in luce in B con l'Avellino: Giovanni Daffara di anni, a dicembre, ne compirà 22, e coltiva il sogno nemmeno troppo celato di ripercorrere le orme di Anzolin e dell'altro numero 1 che si è preso la titolarità in bianconero in età ancora verde, Gianluigi Buffon.

Il paragone con il numero uno dei numeri uno è inevitabile per ogni portiere, giovane o meno, che si avvicini in potenza alla porta della Juventus: Daffara si è velocemente guadagnato l'impegnativo soprannome di "Baby Buffon", da condividere col coetaneo ed ex compagno di squadra Simone Scaglia, rimasto a difendere i pali della Juve Next Gen. Giovanni arriva nel settore giovanile bianconero a 15 anni, individuato da Luigi Milani mentre giocava nella Biellese, squadra della città natale.
Responsabile delle giovanili bianconere dal 2011 al 2018 e dal 2020 al 2024 – oggi supervisore della nazionale U14 –, Milani è l'uomo che ha portato a Torino Kean, Fagioli, Nicolussi Caviglia e Savona. Daffara è l'ultima delle sue "scoperte" in ordine di tempo, una vera e propria hidden gem: il portiere non era mai entrato nel giro di alcun club professionistico e ad oggi, a dispetto delle sue prestazioni di rilievo, non ha ancora esordito in nessuna selezione giovanile della Nazionale. Per lui solo qualche comparsata nell'U19, ma senza mai scendere in campo nemmeno in amichevole.
Sarà il caso, ma Daffara è da tempo uno dei segreti meglio custoditi della Juventus, se vogliamo interpretare positivamente la sua affermazione "tardiva" (per quanto un portiere maturi, da sempre, più tardi rispetto a giocatori impiegati in altri ruoli). Nella Juve U17, 5 anni fa, il titolare era il già citato Scaglia, mentre lui veniva spesso convocato da Bonatti in Primavera per fare da terzo al 2003 Senkó (oggi tornato in Ungheria) e al 2002 Garofani (mai impiegato in B dalla Carrarese nel 2025/26).
Il ragazzo deve mordere il freno dietro ai compagni di reparto, giocando pochissimo, fino al 2022/23: al timone della formazione Primavera, in luogo di Bonatti, arriva Paolo Montero, che da subito inizia a ruotare i 2004 Daffara e Scaglia nel suo 11 titolare. Il nativo di Biella convince l'allenatore uruguagio partita dopo partita, tanto da meritarsi ben presto la titolarità in pianta stabile in campionato e in Youth League.
Superata la fase a gironi, la Juve esce nel turno intermedio contro il Genk: la prestazione eroica di Daffara, che mantiene la porta inviolata nonostante la doppia inferiorità numerica e neutralizza il primo penalty dei belgi, non basta a scongiurare l'eliminazione ai rigori, col rigore decisivo sbagliato da un diciassettenne Yıldız. Dietro alla grande delusione dei ragazzi, c'è però una carriera tra i professionisti che decollerà di lì a breve.
Mentre in Youth League Giovanni trova finalmente il suo posto al sole, la porta della Juventus Next Gen fatica a trovare un padrone: né Garofani né il sostituto Raina convincono, tanto che la Juve nel mercato invernale preleva dal Picerno il 2001 Gian Marco Crespi, che però si fa male dopo una manciata di gare. Anche Garofani è infortunato: mister Massimo Brambilla decide che è il momento di dare una chance in C a Daffara, più volte aggregato ai convocati ma sempre come secondo o terzo portiere.
Nel giro di un anno, la vita sportiva di Daffara è stravolta: sia la Primavera che la Next Gen hanno bisogno di lui, costringendolo a sdoppiarsi visti i molti impegni ravvicinati, soprattutto nelle fasi finali della stagione, che però riservano al ragazzo altre delusioni che vanno a sommarsi alla beffarda eliminazione in Youth League. In finale di Coppa Italia Serie C, la Next Gen viene rimontata dal Vicenza al Menti dopo aver vinto l'andata in casa; la Primavera esce sconfitta dalle fasi finali per mano del Sassuolo, in una gara che vede Daffara protagonista assoluto prima con un rigore parato e altri miracoli, poi con il discutibile rosso rimediato a fine gara.
Nonostante i recuperi di Crespi e Garofani, Brambilla e la Juventus optano per una scelta forte: stop ai ballottaggi, Daffara - fresco di rinnovo fino al 2026 - è il titolare della Next Gen, alla prima della squadra bianconera cadetta nel girone B di Serie C. Il 2004 gioca praticamente tutte le gare di campionato, fatta eccezione per le tre in cui viene portato a fare da terzo portiere in prima squadra, con la quale era già stato aggregato alla tournée negli Stati Uniti assieme a Huijsen, Nonge e Yıldız.
La fiducia di tecnico e società non vacilla nemmeno nei momenti più complicati, quelli in cui si è tentati di cambiare anche semplicemente per dare una scossa. L'inizio della Next Gen nel girone B è tremebondo, i risultati tardano ad arrivare e anche Daffara finisce a più riprese nell'occhio del ciclone: contro la Spal il portiere si fa uccellare da una conclusione centrale che costa la sconfitta alla Juve, a Pontedera e in altre occasioni denuncia qualche problema di tempismo nelle uscite, fisiologico per un giovane portiere alla prima stagione da titolare tra i pro.
Non mancano le note alte, come la grande prova offerta al Del Duca di Ancona – gara ricordata per la prima prestazione monstre di Yıldız tra i grandi – o il clean sheet in casa con l'Arezzo; dopo una prima parte di campionato complessa, Daffara inizia a esaltarsi nel suo ruolo di ultimo baluardo di una squadra che subisce tanti tiri ma che lentamente, anche grazie alle sue prodezze, riemerge dalla zona retrocessione. La Next Gen disputa un girone di ritorno da urlo e si qualifica ai playoff da 7°, miglior piazzamento in regular season della storia della seconda squadra bianconera.
Quando la Serie C arriva ai playoff, anche gli spettatori solitamente più disinteressati vengono attratti dal fascino dell'eliminazione diretta, dalle gare in prima serata e dall'opportunità di scovare qualche talento per l'immediato futuro. In questa vetrina, Daffara sfodera una delle sue migliori partite in bianconero, negli ottavi di ritorno contro la Casertana. Sconfitta in casa per 1-0, la Juve Next Gen ribalta la partita in poco più di un tempo con Sekulov e Cerri, ma si ritrova poi a subire l'onda d'urto del ritorno dei padroni di casa. A frustrare i tentativi della Casertana è un Daffara miracoloso in almeno tre occasioni, battuto solamente nel recupero dalla rete ininfluente di Paglino.
Il 2024/25 si apre con tante buone notizie – o presunte tali – per il giovane portiere. Anzitutto, sulla panchina della Next Gen al posto di Brambilla arriva Paolo Montero, primo allenatore a dargli piena fiducia ai tempi della Primavera. Il campo di casa della seconda squadra bianconera viene spostato a Alessandria alla sua città natale, Biella. A rinsaldare il legame con la Juve arriva poi un nuovo prolungamento di contratto, fino al 2028, un segnale di fiducia che Daffara non tradirà.
Il girone d'andata della Next Gen, però, ricalca quello dell'annata precedente, con toni se possibile ancora più tetri: nelle prime 14 giornate la Juve ottiene una sola vittoria e la miseria di 7 punti, fino all'inevitabile esonero di Montero e al ritorno di Brambilla. Quel che cambia, però, è la reazione di Daffara al momento incredibilmente negativo della sua squadra: non più ragazzo in erba che non può che naufragare insieme ai compagni, bensì ultima àncora di salvezza di una squadra che sbanda paurosamente e viene più e più volte salvata dalle sue prodezze.
Fatta eccezione per la gara col Foggia – ironia della sorte, decisiva nella cacciata del suo mentore Montero –, Daffara non mostra sbavature nonostante la mole di tiri che si ritrova a fronteggiare: anzi, si esalta nelle difficoltà ed è protagonista di diverse prestazioni fuori dall'ordinario, mostrando il carattere per vestire la fascia di capitano in assenza del centrale Poli. Contro il Trapani la Juve raccoglie un punto anche e soprattutto grazie al rigore parato dal suo numero 30 e ad altri interventi decisivi, col Potenza Daffara non riesce a evitare la sconfitta ma regala altre prove del suo talento, soprattutto con questa doppia parata che testimonia la sua grande abilità nell'intuire e neutralizzare le conclusioni ravvicinate.
Con Brambilla la Next Gen svolta, tanto da collezionare 11 vittorie consecutive, e i guantoni di Daffara blindano più e più volte la porta bianconera, tanto che in 7 occasioni su 11 il portiere chiude la propria gara con un clean sheet, dimostrando di non essere solo quello che si esalta nelle situazioni disperate, ma anche il leader di una squadra che contro ogni pronostico agguanta i playoff , impensabili al termine del girone d'andata. Dopo il roboante 5-1 a Benevento, la cavalcata della Juve si chiude al secondo turno con lo 0-0 di Crotone, qualificato alla gara successiva in virtù del miglior piazzamento in regular season.
Terminata la stagione, è evidente che a Daffara la Serie C stia ormai fin troppo stretta. Igor Tudor porta il ragazzo con sé al Mondiale per Club mentre gli agenti, rimasti in patria, lavorano al suo futuro; si vocifera di un suo inserimento in pianta stabile in prima squadra, contestualmente al possibile addio di Perin, ma quando l'ex Genoa verrà confermato, per Giovanni si configura la possibilità di andare in prestito in B, in una squadra che possa garantirgli un congruo minutaggio. A interessarsi a lui sono Modena, Südtirol e Avellino, coi Lupi che la spuntano sulle avversarie e vestono di biancoverde il classe 2004.
Il prestito di Daffara all'Avellino prevede un diritto di riscatto in favore degli irpini, con la Juventus che si riserva un'opzione di controriscatto, formula volta a spronare il club campano a valorizzare il ragazzo, ma anche a mantenere il controllo sul suo cartellino. A dare la spinta finale al portiere verso l'Avellino è il suo collega in bianconero Di Gregorio, transitato nel club per pochi giorni prima del fallimento dell'estate del 2018, ma comunque rimasto impressionato dal calore dei tifosi. "Mi ha detto che ambienti del genere ti fanno spingere di più in partita", affermerà Daffara a margine dell'evento di presentazione della squadra a Bagnoli Irpino.
All'inizio del campionato, il titolare tra i pali per mister Biancolino è Antony Iannarilli, portiere classe 1990 protagonista della promozione dalla C alla B; un atto dovuto per uno degli uomini simbolo della squadra, con Daffara che accetta senza batter ciglio la concorrenza e ringrazia Iannarilli e il terzo portiere Pane "per avermi messo subito a mio agio e per non farmi pesare i miei errori". Il ragazzo di Biella non deve comunque aspettare molto per esordire nella serie cadetta: alla 10° giornata, dopo il pesante rovescio casalingo per 0-4 contro lo Spezia, Biancolino decide di gettare nella mischia Giovanni nella delicata sfida salvezza contro il Pescara
Il battesimo del fuoco di Daffara in B arriva all'Adriatico, opposto al portiere vicecampione del mondo Under 20 Sebastiano Desplanches - uno che, a differenza sua, ha compiuto tutta la trafila delle selezioni giovanili dell'Italia a partire dall'U15. L'ex portiere della Next Gen ci tiene a confermarsi un bug del sistema, uno di quei talenti che gli scout della federazione non hanno saputo individuare; per l'Avellino non arriva la vittoria ma, nell'1-1 di Pescara, Daffara è protagonista con 6 interventi di cui ben 4 da dentro l'area, comunque un antipasto per chi era già abituato ad ammirarne le prodezze in Serie C.
Biancolino lo conferma titolare anche nelle uscite seguenti e Giovanni - al netto di qualche titubanza nelle uscite e delle difficoltà globali dell'Avellino in fase difensiva - mostra di poter reggere il salto di categoria. A Daffara torna utile l'abitudine alla sofferenza, maturata nei periodi peggiori della Next Gen, dato che la sua squadra vince poco e incassa tante reti, nonostante lui si mostri tutt'altro che facile da battere. Le partite che gli permettono di conquistare i suoi nuovi tifosi, però, sono quelle contro Südtirol – primo clean sheet in B – e soprattutto Venezia: nell'1-1 contro l'attuale capolista della cadetteria, Daffara è di gran lunga il migliore in campo, con almeno quattro interventi decisivi che regalano ai suoi un punto insperato.
Ai titoloni post Venezia segue – prevedibilmente – il rigetto che si manifesta nell'errore di valutazione che permette ad Alphadjo Cissè di bucare Daffara con un tiro cross velenoso ma non illeggibile, rete che regala la vittoria al Catanzaro. L'errore – pur pesante – non inficia il rendimento dell'estremo difensore, né nell'arco della gara, né in quelle successive: negli scontri salvezza contro Bari e Sampdoria Giovanni torna subito a essere un fattore positivo.
Anche nel recente crollo di rendimento dell'Avellino, che ha portato all'esonero di Biancolino e all'arrivo di Davide Ballardini, Daffara è riuscito a non affondare insieme ai compagni; al contrario, il portiere si è reso protagonista di prestazioni stoiche che, pur non portando punti, lo hanno confermato tra i migliori numeri 1 della Serie B. Nella sconfitta per 2-1 col Monza, le statistiche di Sofascore premiano Daffara con un rotondo 10 in pagella, frutto di 7 parate (5 da dentro l'area) che hanno prevenuto 2,27 xG, secondo miglior dato della stagione dopo i 2,56 gol sventati da Klinsmann in Cesena-Modena.

A certificare il talento del ragazzo è anche un grande ex della storia della Juventus, Stefano Tacconi, che è arrivato a definirlo come un suo possibile erede, destinato a "tornare in futuro alla Juventus per essere protagonista". In un momento in cui Di Gregorio sta faticando a mantenere un rendimento all'altezza degli standard richiesti dalla Juventus, perché non provare a puntare, per una volta, su un portiere giovane e già di proprietà, che costerebbe alla Juve soltanto quanto pattuito per l'Avellino per il controriscatto?
Parliamo da un numero 1 in piena ascesa che, fatta eccezione per qualche titubanza nelle uscite, non sembra presentare particolari punti deboli: il suo metro e 94, unito a un fisico slanciato, gli permette di raggiungere gli angoli di porta più impensabili, tiri ravvicinati e calci di rigore sono un suo grandissimo punto di forza, nel gioco coi piedi non raggiunge l'eccellenza ma è comunque del tutto a suo agio. Quali sono, allora, i motivi che potrebbero rendere la Juventus restia a un suo eventuale approdo in prima squadra?
Anzitutto, non ci sono garanzie che Daffara possa essere un portiere da grande squadra. Oltre a non essersi mai misurato con la Serie A, Giovanni ha sempre giocato in squadre che subivano molti tiri e lo hanno abituato a intervenire spesso, esaltandone le capacità acrobatiche e "gonfiando" i suoi numeri. In una squadra come la Juve attuale, che prende ossessivamente gol al primo tiro in porta, e in generale in una big che ha bisogno di sicurezze anche con soltanto 1-2 interventi a partita, il coinvolgimento del ragazzo sarebbe del tutto diverso.
C'è poi il solito discorso relativo alla pressioni: essere il portiere della Juventus nell'epoca d.B. (dopo Buffon) è dannatamente difficile. Critiche eccessive e paragoni insostenibili non hanno risparmiato nemmeno un portiere eccellente come Szczęsny, e stanno condizionando forse irrimediabilmente Michele Di Gregorio; come si può pretendere che un portiere giovane, con 0 esperienza in A e un solo anno "fuori" dal sistema Juve, possa essere gettato nella mischia e riesca a uscirne senza battere ciglio?
L'esempio di Donnarumma, titolare del Milan a 16 anni, oltre a essere un caso più unico che raro, non è calzante: il suo Milan veniva da un 8° e un 10° posto, mentre questa Juventus - pur zoppicante - ha costantemente come obiettivo minimo la qualificazione in Champions League, competizione che ha giocato in tutte le stagioni fatta eccezione per quella della penalizzazione. Quando Mihajlović ha lanciato Donnarumma, non aveva niente da perdere, mentre la Juve attuale rischia seriamente di bruciare Daffara, come già fatto con altri giovani talenti.
Come avrete intuito, i dubbi intorno alla promozione di Daffara sono perlopiù degli intangibles, ovvero quelle componenti non legati a questione tecniche e di campo, ma comunque importante nell'analizzare e prevedere il rendimento di un calciatore. Daffara non andrebbe ovviamente gettato in pasto agli squali della Serie A senza remore, dovrebbe al contrario essere protetto, magari partire come secondo ma con qualche chance di giocarsi il posto da titolare e di accumulare presenze nelle coppe.
Al contrario, integrarlo come terzo portiere servirebbe solo a rallentarne il processo di crescita, e non mostrerebbe al ragazzo la fiducia di una società che - come molte altre in Italia - ha spesso utilizzato i giovani per far quadrare i bilanci, fatta eccezione per i talenti speciali come Yıldız. Essere un giovane portiere in Italia non è facile, ma in questo preciso momento storico, con Di Gregorio in difficoltà e Perin mai realmente preso in considerazione come titolare, è davvero così difficile provare a fidarsi di Giovanni Daffara?
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