
Genoa-Torino 3-0, Considerazioni Sparse
Due squadre ai poli opposti dell’onda dell'entusiasmo: il Genoa ci surfa sopra, il Torino rischia di annegare.
Quella di Genoa-Torino è la cronaca di una gara a senso unico, che finisce 3-0 per i rossoblù e che non vede mai i granata entrare in partita: una pratica chiusa di fatto già nel primo tempo, quando il Grifone è avanti 2-0 e termina la frazione in superiorità numerica per l’espulsione di Ilkhan. Il secondo parziale non fa che sancire superiorità e risultato genoani, il terzo gol ridicolizza ulteriormente un Torino che esce a pezzi da Marassi. Quella che si è vista è una differenza enorme tra le due squadre, in termini di entusiasmo, di motivazioni, di spirito, ma anche di organizzazione: pensare che contino gli stessi punti in classifica è quasi incredibile.
Qualche mese fa, prima di Lazio-Torino del 4 ottobre, sembrava fatta per Daniele De Rossi sulla panchina granata, come successore di un Baroni già deludente: alcune malelingue parlavano addirittura del Frecciarossa Roma-Torino Porta Nuova prenotato con la squadra granata al ritorno. Quel pomeriggio, però, il Torino strappò un pareggio che sapeva di vittoria all’Olimpico, e tutta l’operazione fu congelata: nel frattempo, i granata continuarono il loro percorso fatto di molti bassi e pochi alti, quelli che bastavano a Baroni per conservare la panchina, e De Rossi si è seduto su quella genoana. Quello che è successo in questa gara è la naturale conseguenza di quella sliding: che Baroni non abbia mai avuto in mano la squadra era evidente, che De Rossi avesse la fame per dare energia da subentrante, come ha fatto a Genova, pure. E ora, per il Torino, rimediare è quasi impossibile.
Tornando al campo, questo Torino non ha niente: non ha piglio, non ha organizzazione difensiva (la retroguardia è la peggiore del campionato), non ha individualità in fiducia, non ha personalità. Questo però non lo scopriamo mica oggi: qualche risultato salvifico qui e là aveva ingannato e permesso di tener botta, ma la situazione è questa da settembre. Il Genoa, invece, è in fiducia: è grintoso, famelico, organizzato, falloso e fallibile. Come il suo tecnico, a volte sbaglia per eccesso di foga, ma non tira mai la gamba indietro: ci crede, e tanto, coinvolge, e tanto, in una parola, si fa amare. Nel mondo dello sport si dice che la squadra assomigli all’allenatore come il cane al padrone.
Per parlare di butterfly and spider, bisogna parlare un po' anche di tattica: le mezzali “inventate” da De Rossi, Malinovskyi e Baldanzi, sono qualitative e spiccatamente offensive, ed è qui la chiave perché sono loro a spaccare il match, nonostante non compaiano nel tabellino, così come Colombo che è un centro-boa necessario e rigenerato, ed assume importanza vitale nell’economia del match perché causa il rosso ad Ilkhan. A segno ci vanno Norton Cuffy ed Ekuban, che mostrano quanto l'atletismo, in una Serie A che va al rallenty, possa far la differenza: promossi, come del resto tutti in questa giornata fausta per i rossoblù. Tra le fila granata, unico a meritare la sufficienza è Vlasic: per il resto è buio pesto, con Lazaro, l’espulso Ilkhan e Pedersen che hanno le maggiori responsabilità.
Le squadre sono a pari punti ma con prospettive profondamente differenti. Il Genoa, da qui in avanti, deve surfare quest’onda: De Rossi, al di là delle indubbie qualità motivazionali, sembra aver trovato una chiave tattica interessante. Il Torino pare in una caduta libera che trova molti dei suoi padri negli scranni del potere societario, manco andrebbe ripetuto da tant’è ovvio. Quegli scranni ora stanno per scaricare Baroni (il nome è quello di D'Aversa), azione quasi obbligata ma comunque intempestiva di fronte a uno spogliatoio ormai sconquassato e a un ambiente esausto: farlo oggi, farlo male, farlo senza progettare il futuro, non sarebbe che l’ultimo di una serie di atti da incompetenti perpetrati da una società che, a oggi, merita di retrocedere.
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