Logo sportellate
Juventus Como
, 21 Febbraio 2026

Juventus-Como 0-2, Considerazioni Sparse


Vojvoda e Caqueret portano il Como a un solo punto dalla Juventus di Spalletti grazie a un collettivo di livello.

Le maniche delle magliette si accorciano, arriva il sole e i primi caldi, si comincia ad avvertire l'arrivo della primavera: si è pronti per il momento decisivo della stagione calcistica. La Juventus ci arriva - con la nuova maglia vintage, ma sempre a maniche lunghe - in una delle sue settimane peggiori da inizio anno, con le speranze di qualificazione agli ottavi di Champions ridotte al lumicino dopo la prestazione in Turchia; il Como, invece, con la consapevolezza di poter ambire a traguardi importanti dopo aver rallentato la corsa del Milan nel recupero di mercoledì, ma senza Nico Paz assente per squalifica.

Nonostante l'assenza dell'ex - e presumibilmente prossimo - calciatore del Real Madrid, i lariani tirano fuori una delle loro migliori prestazioni stagionali, non per forza spettacolari in ogni frangente del match, ma pronti ad alzare e ad abbassare i ritmi del gioco in base al momento della partita, ma anche pragmatici e concreti quando c'è da azzannarla. Tutto quanto è stato scritto su Fabregas negli ultimi tempi, sulle forzature dello spettacolo e dell'essere offensivo a tutti i costi, che si è manifestato - per dirne una - in occasione del sanguinoso contropiede del pareggio a San Siro, è improvvisamente sparito, mostrando tutta la capacità di adattamento e la voglia di miglioramento del tecnico spagnolo, che porta via dallo Stadium tre punti fondamentali per la rincorsa ad un posto in Europa.

Le assenze difensive nella Juventus sono pesanti, ma non possono essere alibi per le troppe disattenzioni degli uomini di Spalletti. È proprio da un errore di McKennie in fase di impostazione che il Como trova il vantaggio, con Douvikas che recupera palla e trova libero Vojvoda sulla destra, che trafigge un Di Gregorio ancora una volta molto colpevole. L'involuzione del portiere bianconero resta inaspettata ma pare essere ormai senza fine, come se arrivasse sui palloni quasi svogliato, sebbene probabilmente il problema risieda più in una mancata concentrazione, che col passare dei minuti influenza anche il resto dei compagni di squadra, che sbandano pericolosamente e chiudono il primo tempo con un solo gol di svantaggio quasi per caso.

Nella ripresa Spalletti prova a cambiare le carte in tavola: toglie un impalpabile Miretti per inserire Conceiçao, ma la musica non cambia, anzi quasi peggiora. La Juventus appare in balìa degli avversari, i calciatori sono svuotati e forse rivedono i fantasmi e i passi indietro di Istanbul, e il Como non può far altro che approfittarne, senza doversi nemmeno sforzare troppo, segnando con Caqueret, in contropiede. Il suo gol chiude definitivamente il match e condanna i bianconeri alla quarta sconfitta nelle ultime cinque partite, considerando tutte le competizioni. Un momento così non si vedeva da tempo, e solo un eventuale miracolo mercoledì potrebbe portare a nuovi ottimistici risvolti.

Per il Como, è la partita che può consacrare la stagione e il progetto nella sua interezza: l'assenza del talento più cristallino non abbatte gli uomini di Fabregas, anzi - come spesso capita in assenza dei leader tecnici più importanti - li responsabilizza e rende ancora più concreti e consapevoli della propria forza. L'allenatore spagnolo ha saputo cambiare abito alla propria squadra, l'ha fatta diventare camaleontica e capace di adattare il proprio stile a ogni tipo di stadio e di avversario. Mentre per la Juventus tutto rimane incerto e ogni partita potrà abbattere o rilanciare gli umori della squadra torinese, il futuro dei lariani appare roseo e sarà giusto, nel futuro, non porsi limiti, in attesa di un impatto con l'Europa che sembra ora molto vicino, sebbene serva sempre la concentrazione vista oggi per essere certi di raggiungerlo.

  • Danilo Cappella, classe 1988, tifoso del Napoli da prima di nascere.
    Calcio e scrittura le mie passioni più grandi, ma anche cinema e musica.

    Dopo Diego, ho creduto in una sola divinità, aveva la cresta e il 17 sulla schiena.

    Autore di un libro sulla passione di un tifoso partenopeo, a chi mi chiede quando mi passerà questa malattia, rispondo come farebbe Nick Hornby: "noi non supereremo mai questa fase".

pencilcrossmenu