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Milan Como 1-1 Leao
, 18 Febbraio 2026

Milan-Como 1-1, Considerazioni Sparse


Nico Paz e Leao mettono la firma, con la complicità dei portieri, su un pari tra Milan e Como apparentemente scritto.

Il recupero della 24° giornata, che sembrava doversi giocare in Australia, salvo poi tornare nella giusta sede ma in diversa data, mette di fronte Milan e Como. La squadra di Allegri, costretto a rinunciare al suo pupillo Rabiot, vuole continuare il proprio inseguimento all'Inter capolista, mente Fabregas vuole riprendere a incantare dopo un paio di prestazioni non esattamente all'altezza delle aspettative, e vuole mostrarsi all'altezza di uno stadio dove non si è ancora tolto alcuna soddisfazione. È la solita storia, trita e ritrita: risultatismo contro spettacolo, difensivismo contro spregiudicatezza; alla fine, come forse poteva essere prevedibile, finisce in parità, dando ragione a tutti e a nessuno.

La partita è bloccata come ci si poteva aspettare: il Milan aspetta il Como nella propria metà campo per poi cercare di ripartire in contropiede, gli uomini di Fabregas mantengono ordine e palleggio ma non creano mai pericoli reali, come invece era accaduto nel match disputato tra le due squadre un mese fa, e risoltosi a favore del Milan. In quell'occasione, tra l'altro, la disputa si era risolta anche - forse soprattutto - grazie alle parate di Maignan su Nico Paz, e, manco San Siro questa sera fosse in un universo parallelo in cui tutto accade al contrario, dopo mezz'ora di match il portiere francese regala letteralmente palla al talento argentino, che non trema come ultimamente gli è capitato e regala - quasi a sorpresa - il vantaggio ai suoi.

Reagisce il Milan e prende il controllo del gioco, ma alcune storie sono eterne perché sempre uguali a sé stesse. I lariani iniziano la ripresa palleggiando, i rossoneri attendendo, e - manco a dirlo - in contropiede arriva il pareggio: Rafa Leao sfrutta un assist di Jashari - il primo stagionale - e trafigge dal limite dell'area un Butez non esente da colpe nella sua a dir poco avventata uscita. Fa fatica a tradire la propria identità il Como, e il Milan ci va a nozze: poteva chiudersi e cercare di mantenere il vantaggio all'italiana, ma questo non fa parte dello stile di Fabregas, che anche stavolta paga pegno, a dimostrazione che il processo di crescita per competere ad altissimi livelli è ancora in fase di svolgimento.

Non si placheranno le polemiche sul sistema arbitrale neanche dopo stasera, anzi - se possibile - aumenteranno: tra i casi più evidenti, nel finale il Como protesta per un eventuale secondo giallo a Saelemaekers, su un fallo che il direttore di gara Mariani attende anche qualche secondo di troppo per fischiare. A prescindere se la scelta fosse giusta o meno, si denota ancora una volta la confusione nella quale si trova il sistema arbitrale italiano, complice un regolamento troppo interpretabile e troppo poco chiaro, e un contorno di sospetti e dichiarazioni di troppo che non fanno altro che buttare benzina su un fuoco già troppo acceso: questo sì che è un gioco tutto italiano.

È un pareggio che non accontenta nessuno: non il Como, che pure ha accarezzato l'idea di portare via la prima vittoria a San Siro da quando è tornato in Serie A, ancora meno il Milan, che vede andare via i cugini nerazzurri a sette punti di distanza, per una fuga che - almeno al momento - può essere decisiva. Il campionato ha ancora molto da dire, ci sono ancora molte partite - tra cui il derby di ritorno - da giocare, ma la solidità dell'Inter appare al momento ingiocabile per tutte le inseguitrici, rossoneri compresi. La squadra di Fabregas rimane in zona Europa al 6° posto, sebbene raggiunta dall'Atalanta, e può, dopo l'inaspettata sconfitta interna contro la Fiorentina, comunque guardare con ottimismo al prosieguo della stagione, .

  • Danilo Cappella, classe 1988, tifoso del Napoli da prima di nascere.
    Calcio e scrittura le mie passioni più grandi, ma anche cinema e musica.

    Dopo Diego, ho creduto in una sola divinità, aveva la cresta e il 17 sulla schiena.

    Autore di un libro sulla passione di un tifoso partenopeo, a chi mi chiede quando mi passerà questa malattia, rispondo come farebbe Nick Hornby: "noi non supereremo mai questa fase".

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