
Hamnet - Nel nome del figlio è un film imponente
Hamnet di Chloé Zhao racconta, in maniera struggente, come l'elaborazione di un lutto possa dividere e unire.
Ci sono tanti modi di trattare un argomento spinoso e pauroso come la morte; Chloé Zhao decide, tramite il suo film Hamnet - Nel nome del figlio, di farlo nella maniera più efficace, toccante e commovente possibile: tramite la semplicità. La pellicola è lineare, scorrevole, va dritta al punto senza tergiversare. Tratta l'elaborazione di un lutto improvviso dando spazio alle emozioni dei personaggi, senza complicare le cose. Colpisce nel profondo ed emoziona davvero tanto.
Non a caso, è uno dei film candidati all'Oscar per il Miglior Film. Hamnet è capace di avvolgere il pubblico in 125' di cinema di alto livello, che tengono incollati allo schermo lasciando qualcosa, al termine della visione, che può essere riassunto in una citazione tratta proprio dal film: «What is given may be taken away, at any time» – ciò che è dato può essere tolto, in qualsiasi momento.
La forza di Hamnet è la semplicità, ma ciò che davvero fa affezionare a questo film sono i personaggi. Sono approfonditi al punto giusto, tutto è bilanciato alla perfezione. La telecamera passa armoniosamente da una scena all'altra dando il corretto spazio ad ogni interprete e allo spettacolare ambiente che li circonda, senza forzare nulla. La scelta di trattare un tema emozionante e che riguarda tutti quale la morte, concentrandosi principalmente su ciò che provano i protagonisti, è azzeccatissima.

Hamnet introduce con calma tutti gli attori, in un continuo crescendo e, prendendosi delle pause (utilissime anche per far rifiatare gli spettatori), arriva alla scena finale – che definire travolgente è riduttivo – con i tempi giusti e dandole il giusto risalto. Anche il finale stesso è perfetto: fa capire ai personaggi il perché di certe incomprensioni, mette sul piatto le motivazioni di tutti, e chiude un cerchio con precisione.
Parlando degli interpreti, la performance di Paul Mescal è a dir poco notevole, ma a strappare l'occhio è sicuramente Jessie Buckley nei panni di Agnes. L'attrice irlandese è impeccabile dal primo all'ultimo minuto ed è il vero valore aggiunto di questo Hamnet. Il suo personaggio è quello con il quale si entra più in empatia, che accompagna i momenti clou del film dando l'impressione di star vivendo sulla propria pelle il dolore e la sofferenza provata da Agnes.
Ci sono varie scene che trasmettono alla perfezione i dubbi e le particolarità di ogni personaggio: quando Agnes è immersa nella natura si sente davvero sé stessa; William è profondo, intenso, ma a volte fatica a farsi capire, comincia a balbettare, come quando siede alla scrivania e Agnes prova a decifrarlo, invano; Hamnet, quando ha la sua spada in mano, si sente un vero attore, è intraprendente ma per lui non c'è niente di più importante della sua amata gemella. Proprio il rapporto tra i due darà vita ad una delle immagini più struggenti dell'intero film.
Chiaramente, questo film ha il lutto come principale focus. Lo analizza tramite i volti, le espressioni e le lacrime dei personaggi coinvolti, dimostrando come esso possa unire ma, paradossalmente, anche dividere le persone che lo stanno vivendo. Viene dunque introdotto anche il tema della solitudine, e di come quest'ultima possa creare pericolose barriere tra individui che condividono le medesime esperienze.
La mancanza di dialogo in particolar modo rischia, in Hamnet, di far deragliare delle relazioni, ma al contempo proprio l'elemento che separa, in questo caso l'arte, diventa poi l'elemento imprescindibile per far sì che i problemi vengano superati. Come detto, Chloé Zhao riesce a far combaciare tutto, la sua opera è estremamente scrupolosa nel far funzionare ogni dettaglio e non lasciare niente fuori posto.
Il film fa capire che, a volte, basta semplicemente cambiare prospettiva per vedere le cose in maniera radicalmente diversa e come mai ci saremmo aspettati. Se non si fosse capito, Hamnet è per tutte queste ragioni un film imperdibile, di quelli da non farsi raccontare ma da vivere – anche più di una volta – in prima persona al cinema.
Tra un mese e poco più andrà in scena la serata degli Oscar – più precisamente il 15 marzo – e il film di Chloé Zhao può senz'altro dire la sua. Hamnet è infatti candidato per 8 premi, tra cui i prestigiosissimi Miglior film e per il Miglior regista. In molti danno Una battaglia dopo l'altra, film con Leonardo Di Caprio, come assoluto favorito – per certi versi, anche giustamente – ma va detto che, se a vincere fosse, inaspettatamente, proprio Hamnet, non sarebbe così scandaloso.
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