
È di nuovo Galatasaray-Juventus in Champions League
Quanto è cambiato il Galatasaray da quella volta in cui affrontò la Juventus sotto la neve di Istanbul.
Sono passati quasi 13 anni dall’ultimo Galatasaray-Juventus di Champions League, giocato in una straordinaria Istanbul completamente innevata. Da quella notte in cui, incredibilmente, la squadra turca eliminò la Juventus di Conte, prossima al record di 102 punti in Serie A.
Sono molti i ricordi che riaffiorano pensando a quella partita: il gol decisivo di Wesley Sneijder, ad esempio, ma soprattutto torna in mente che quella è stata l'ultima volta in cui il Galatasaray riuscì a superare il girone di Champions League – verrà eliminato successivamente dal Real Madrid di José Mourinho, seppur facendosi valere in maniera lodevole.
Galatasaray e Juventus sono i due club più titolati del rispettivo paese (in Turchia, chi non tifa il Gala lo definisce come «la Juventus di Turchia») e nel 2013/14 si presentavano come le due migliori esponenti del calcio italiano e turco. All'epoca, il Galatasaray schierava probabilmente la squadra più forte della sua storia: c'erano Selçuk İnan (oggi allenatore del Kocaelispor, unico club ad aver battuto il Galatasaray in campionato), Felipe Melo, Riera, il già citato Sneijder, Emmanuel Eboué e uno degli attaccanti africani più forti di sempre, Didier Drogba. Cosa è cambiato da quel Galatasaray a oggi? Sostanzialmente tutto.

Innanzitutto è cambiata la casa dell’Utralslan, passando dalla Telecom Arena al Rams Park, uno dei migliori stadi d’Europa. Lo stesso Cimbom, ancora oggi, si presenta con una squadra piena zeppa di ex Serie A. Una strana similitudine si trova nella figura di Mario Lemina, centrocampista ex Juve, proprio come fu Felipe Melo. Non solo Lemina, la diga in mezzo al campo è formata da un altro mediano con lunghi trascorsi in Italia: Lucas Torreira.
Non finiscono qui i calciatori passati per l’Italia che fanno ora le fortune del Galatasaray. Impossibile ignorare il miglior marcatore straniero della storia del Gala, Mauro Icardi, ex capitano dell’Inter, o dell’attaccante africano che per status più si avvicina a quel Didier Drogba: Victor Osimhen. Un calciatore che in 59 presenze tra campionato e coppe europee ha realizzato 50 coi giallorossi. Di recente si è unito un altro calciatore molto importante per il sistema del Galatasaray, ex Torino: Wilfried Singo sta tornando in forma proprio in occasione del play-off di Champions.
Come allora c’era Selçuk İnan, a incarnare lo spirito turco per il Galatasaray, il talento della nazionale delle stelle della notte è rappresentato, in campo, da Barış Alper Yılmaz (nonostante le ombre abbiano ancora superato le luci mostrate in stagione) e Yunus Akgün, il giocatore che forse più si sta imponendo nel Galatasaray come profilo maturo e pronto ad una big europea (in tante in Premier lo hanno cercato).
Ma come gioca questo Galatasaray?
Insomma, è un Galatasaray che continua a guardare molto al campionato italiano, con un allenatore che ha giocato in Italia a inizio anni Duemila, Okan Buruk: in Turchia è considerato un vincente solo in patria, mentre in Europa ha sempre fatto fatica, proprio come un altro tecnico italiano ora di stanza a Napoli. Buruk è un allenatore che fa dell’intensità la parola d’ordine: il suo è un sistema che prevede due difensori centrali, a protezione del portiere della nazionale Uğurcan Çakır (turco più pagato della storia della Süper Lig), nelle persone di Davinson Sanchez e Bardakci, il Leone di Konya, capitano in assenza di Mauro Icardi e titolare della nazionale turca.
Di Bardakci si possono sicuramente lodare le capacità aeree, ma spesso in marcatura lascia spazi che, puntualmente, vengono raccolti dai giocatori avversari: Davinson Sanchez deve troppe volte metterci più del suo per recuperare agli errori.
La forza principale di questo Galatasaray è la velocità sulle catene laterali: Jacobs e Baris Alper a sinistra, Singo con Leroy Sanè dalla parte opposta forniscono spinta continua alla manovra, che spesso si basa su una fitta rete di passaggi per innescare il movimento alle spalle della pressione. La profondità viene data dall'atletismo di Osimhen, alternativa sicura a un fraseggio altresì prolungato ma spesso poco efficace. Parlando del settore fulcro dell’agonismo voluto da Okan Buruk, il duo di centrocampo Lemina e Torreira da quel dinamismo che il Gala utilizza per dare massima pressione sui portatori del pallone avversario, in modo tale da cercare subito una ripartenza veloce.
Bisogna soffermarsi su Torreira e Lemina: i giallorossi non hanno giocatori simili in rosa, i due non sono sostituibili per caratteristiche e per funzioni - che Gündoğan e Gabriel Sara sono due calciatori di palleggio, più vicini alla classica mezzala di qualità che al mediano di Buruk. La forza del Galatasaray è anche la grande abbondanza offensiva: con l’arrivo di Noa Lang e Yaser Asprilla nella sessione di mercato invernale, sono ora ben 6 i calciatori offensivi che il Cimbom può schierare dietro l’unica punta: Akgün, Yılmaz, Sanè e all’occorrenza Gabriel Sara, insieme ai due nuovi arrivati, danno una profondità qualitativa e quantitativa da grande squadra europea.
Il Galatasaray soffre molto quando pressato: immaginando una gara giocata sui duelli individuali, si può prevedere una grossa difficoltà da parte del Gala nell’uscire palla al piede, ma questo dipenderà dalla prestazione, sia singola che collettiva, dei calciatori allenati da Spalletti (che ritroverà il già citato Osimhen, con cui ha vinto il campionato a Napoli).
Il Galatasaray è una squadra anche molto fisica, che però ha una durata prestativa che arriva attorno ai 70'. In Europa è una squadra che parte sempre alla grande cercando il gol il prima possibile, per poi cercare di gestire il risultato andando a cercare quei mezzi spazi che la squadra avversaria non copre del tutto.
La Juventus, dall'arrivo di Spalletti, è una squadra ben rodata, che subisce poco sia in campionato che nelle coppe europee, brillando molto spesso per il gioco espresso. Tuttavia, dovrà fovrà fare i conti con un avversario ostico, di qualità, con alcuni calciatori con esperienza internazionale e altri che, dopo anni ai massimi livelli nazionali, vogliono esibirsi contro un avversario di livello mondiale. È giusto sottolineare l'atmosfera dei tifosi turchi: il Galatasaray, quantomeno all’andata, avrà un pubblico accesissimo che finisce per prendersi i complimenti da ogni avversario che arriva ad Istanbul. Un pubblico che ti carica se giochi per lui e che fischia ininterrottamente i propri avversari, creando un’atmosfera unica.
La Juve è avvisata, il Galatasaray in casa ha vinto contro il Liverpool e sfiorato la vittoria contro l’Atletico Madrid, dove prima Yılmaz, poi Gabriel Sara ed Eren Elmalı, si sono divorati un paio di gol fatti, rimanendo sul pari che ha comunque concesso al Galatasaray il privilegio di essere una delle migliori squadre d’Europa. Il problema del Cimbom è la trasferta: salvo Amsterdam - contro un’Ajax troppo inferiore -, sono arrivate solo sconfitte. Numeri alla mano, l’andata sarà decisiva, sperando che non nevichi di nuovo come in quel dicembre di 13 anni fa.
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