
Torino-Bologna 1-2, Considerazioni Sparse
Il Bologna si ritrova, il Torino sprofonda, ed ora si deve guardare le spalle.
Torino-Bologna era una sfida tra squadre in netta difficoltà: se per i granata la stagione è diventata una rincorsa a fare quanto prima i punti necessari alla salvezza e sperar che qualcuno faccia peggio, per i rossoblù, reduci da 4 sconfitte consecutive, sta pesando tremendamente il paragone con la scorsa, splendente stagione. Con questi fardelli, il match stenta a decollare, resta bloccatissimo per tutta la prima frazione: al rientro dagli spogliatoi, però, Vlasic fa e disfa, segnando sfortunatamente nella sua porta e poi in quella avversaria, stappando di fatto la gara. Alla fine, la spunta il Bologna grazie ad un gol da bomber di Santiago Castro, che restituisce ai felsinei la gioia della vittoria dopo 10 turni, e fa sprofondare definitivamente il Torino in una lotta salvezza per cui si deve armare al più presto.
Baroni ritrova inizialmente Simeone, ma questo non serve a toglier la polvere dalla manovra offensiva, che continua ad essere impacciata e sembra dipendere più dalle invenzioni dei singoli che da una organizzazione corale. Il gol di Vlasic ne sia l’esempio più concreto, con una folata del redivivo Duvan Zapata dal nulla cosmico. In generale, tutto ciò che fa il Torino sembra il frutto di un allineamento, o meno, solamente astrale. Proprio questo è ciò che si contesta all’ex tecnico laziale: il fatto che da nessuna parte, se non in negativo, si veda nettamente una sua mano. Questa ennesima sconfitta, con due gol regalati in modo troppo leggero, è ben più di un campanello d’allarme: questa squadra è in crisi di gioco, di risultati, di attitudine, e questo non è certamente un buon indizio per un finale di stagione ad alto rischio.
Il Bologna rinuncia inizialmente Orsolini e Odgaard in favore di Rowe e Bernardeschi, che in effetti con i loro guizzi sono gli unici a provare a creare qualcosa in una condotta di gara timida: proprio l’inglese sfiora la magìa a fine primo tempo, e di fatto è decisivo nel gol dell’1-0. Alla fine, al netto delle amnesie difensive, la differenza nel Bologna la fa proprio la dotazione di trequartisti e mezze punte qualitative: questa qualità talvolta fatica a generare concretezza, e per Vincenzo Italiano la grande sfida è saper scegliere bene, in base alle caratteristiche, di gara in gara. A dire il vero, ai rossoblù nelle ultime gare non era mancata la prestazione, ma il killer instinct: quello che oggi ha trovato con Castro, e con una gestione degli ultimi minuti che sembra quella di una squadra in salute, non certo in sofferenza.
Nelle “consuete” butterfly and spider, cominciamo da due certezze, una per parte: Vlasic e Castro sono due giocatori che raramente tradiscono le attese, con il croato che sembra l’unica luce nel buio granata, mentre l’argentino mostra quei movimenti da centravanti vero che oramai in pochi fanno vedere. Per il resto, troppo facile dire che molti dei problemi del Torino si annidano in difesa: prender due gol come quelli odierni non è certamente un sintomo di salute. Sugli attacchi il discorso è diverso dai due lati: Simeone ed Adams paiono l’ombra di loro stessi, Rowe è una spina nel fianco, Bernardeschi per gran parte del primo tempo è il migliore in campo, e, volendo esser cattivi, questa può esser vista come una discreta cartina di tornasole dello status di questa Serie A.
Il Torino è seriamente invischiato nella bagarre salvezza, e prima lo capisce meglio è, perché se si crede salvo sbaglia di grosso. Le responsabilità di Baroni sono innegabili, perché questa squadra a Febbraio non ha ancora una sua identità nè un'anima: il mercato di Gennaio non ha migliorato una rosa che, per quanto deficitaria, non è di certo peggiore di quella dei competitor per la salvezza. Al di là di tutto questo, quello di Urbano Cairo è, da anni, un progetto al ribasso: bene o male, il presidente granata sa che ci saranno almeno tre squadre peggiori di quella che assembla tra risparmi e prestiti insensati da anni. In questa stagione, si trova a doverlo sperare, perché sta giocando sul filo del rasoio: ed anche avvenisse, la piazza, con il secondo stadio vuoto di fila (dove per stadio intendo Maratona), sta mostrando chiaramente che a questo giochetto non intende più sottostare.
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