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Inter Juve
, , 14 Febbraio 2026

Inter-Juventus 3-2, Considerazioni Sparse


L'Inter si aggiudica il Derby d'Italia grazie a Zieliński e manda un segnale alle inseguitrici.

Nella notte di San Valentino, quella dell’amore come pathos ed eros, la Serie A regala una partita che rappresenta tutto ciò che è antitetico e alieno al concetto stesso di affetto, incarnando invece in modo plastico il significato di lotta e tensione. Tra Inter e Juventus non esiste quel rapporto di amore e odio caro tanto agli autori greci quanto agli sceneggiatori americani, ma soltanto la volontà feroce di ostacolarsi a vicenda, di mettere i bastoni fra le ruote all’avversario, di rovinarne partita e stagione. È un confronto che vive di rivalità, di scontri, di nervi scoperti, di orgoglio.

Il primo Derby d’Italia del 2026, deciso da una rasoiata di Zieliński, è stato tutto questo e molto altro: una gara combattuta fino all’ultimo respiro, giocata col cuore in mano da una Juventus mai doma, costretta all’inferiorità numerica da una sconsiderata scelta arbitrale, e vinta da un’Inter più sorniona che brillante, capace di conquistare finalmente uno scontro diretto con una delle rivali per il titolo. Pur senza incantare, la squadra di Chivu mantiene 8 punti di vantaggio sul Milan in una giornata crocevia per il diverso grado di difficoltà degli impegni delle due milanesi. Aver superato l’avversario tradizionalmente più ostico manda un segnale chiaro a tutto il campionato sulle intenzioni dell’Inter.

La parola chiave del primo tempo è “errore”, perché di questi è disseminata l’intera prima frazione. Sono marchiani quelli di Di Gregorio, Luis Henrique e Bisseck, cioè i pasticci che portano alle reti che sbloccano la gara: svarioni che potrebbero appartenere a una partita tra scapoli e ammogliati, per goffaggine e pessimo decision making, sia per lettura della situazione che per scoordinazione. Commette molti errori l’Inter, tanto in fase di possesso quanto senza il controllo della sfera. La squadra di Chivu non riesce ad approntare una prima linea di pressing davvero efficace e la Juventus esce quasi a piacimento palla al piede dalla propria metà campo.

Al contrario, i nerazzurri subiscono la pressione organizzata da Spalletti, che soffoca sul nascere la costruzione interista, innescata con puntualità e precisione dalle corse in avanti di McKennie. Il combinato disposto di meriti bianconeri e colpe nerazzurre fa sì che, nonostante il vantaggio iniziale, l’Inter non dia mai l’impressione di poter mai imporre davvero la propria volontà e il proprio tipo di partita, mentre la Juventus sembra in grado di far male quando e come vuole alla solita difesa fragile e timida.

Senza girarci attorno, e proprio alla luce del quadro appena descritto, l’ingiusta espulsione di Kalulu segna inevitabilmente la svolta della gara, che da quel momento prende una direzione del tutto diversa rispetto a quella seguita nel primo tempo e a quella che sembrava poter assumere nella ripresa. Per correre ai ripari, Spalletti sostituisce Conceiçao, perdendo l’uomo sulla carta più pericoloso - soprattutto il più adatto a mettere in difficoltà l’ammonito Bastoni - pur di rinunciare il meno possibile all'efficacia in fase di non possesso, nella complicata transizione dal pressing alto che aveva fin lì annullato le velleità dell’Inter a fasi prolungate di difesa posizionale nella propria metà campo in inferiorità numerica.

Con l’avversario in 10 vs 11, privato giocoforza dell’atteggiamento propositivo mostrato nei primi 45', la squadra di Chivu inizia a occupare stabilmente la metà campo della Juventus. Gli ospiti, eccezion fatta per una doppia occasione a inizio ripresa - perché McKennie non abbia tentato il tiro dal limite dell'area piccola rimarrà un mistero -, non si fanno quasi più vedere dalle parti di Sommer, ma si difendono con ordine e sangue freddo, con la dignità dei militari americani accerchiati dalle truppe sino-coreane nella battaglia del bacino di Chosin del 1950.

Non è un caso che il 2° e 3° vantaggio dell’Inter arrivi grazie a un colpo di testa e a un tiro da fuori, segnali delle difficoltà nel trasformare in occasioni nitide il dominio territoriale. Se il disastro confezionato dall'arbitro La Penna ha indirizzato la partita, sono stati i gesti tecnici di Esposito e Zieliński a consegnare a Chivu una vittoria di capitale importanza. Il talento di Castellammare di Stabia e l’ex Napoli finiscono inevitabilmente sugli scudi di un successo destinato a rimanere nella memoria collettiva nerazzurra. Se l’Inter è ancora in testa alla classifica, lo deve anche a chi, rispetto alla scorsa stagione, si è rivelato un uomo in più, garantendo il rendimento che allora era mancato.

Al di là della vittoria - che non è cosa da poco - per l’Inter resta ancora strada da fare. La palla da biliardo insaccata dal polacco ha tolto le castagne dal fuoco a una squadra che, per la terza volta in stagione, si era fatta rimontare in un big match, con l’aggravante dell’uomo in più. Le questioni tattiche emerse nel primo tempo, oscurate dalle vicende arbitrali, restano irrisolte e andranno affrontate anche in vista degli impegni europei. La facilità con cui si subiscono gol pesanti e la lassezza nei minuti finali sembrano una tara genetica di una squadra in attesa di una svolta autentica. E il Derby col Milan è ormai alle porte.

Alla Juventus, oltre alla legittima recriminazione, resta una prestazione encomiabile per intensità, organizzazione e determinazione. Le facce mostrate dalla squadra di Spalletti restituiscono l’immagine di un gruppo che possiede le qualità per compiere un balzo in avanti sul piano tecnico e mentale, confermando le sensazioni positive legate al percorso intrapreso dall’arrivo del tecnico di Certaldo alla Continassa. Spalletti dovrà ripartire da queste certezze e dall’enorme prova di Locatelli, leader spirituale di una squadra che aveva riacciuffato una partita apparentemente perduta e che ha già rimesso in piedi una corsa alla Champions League che sembravano compromesse all’indomani dell’esonero di Tudor. Martedì ci sarà il Galatasaray: per i bianconeri non potrebbe esserci occasione migliore per esorcizzare i fantasmi del 2013.

  • Classe '99, pugliese come il panzerotto, studia a Bologna e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio e cinema. Ha sul comodino la foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

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