
E alla fine arriva Kelly
Dopo un inizio troppo brutto per essere vero, Lloyd Kelly sta prendendo in mano la difesa della Juventus.
Il 17 maggio 2025, il Real Madrid ufficializzava l'acquisto di Dean Huijsen dal Bournemouth per €60 mln. L'operazione aveva mandato su tutte le furie i tifosi bianconeri: la Juventus, nemmeno un anno prima, si era liberata fin troppo sbrigativamente del difensore ispanico-neerlandese, cedendolo proprio al Bournemouth per €18 mln bonus compresi. Gli attacchi dei sostenitori della Signora avevano come bersaglio non solo la società, rea di scarsa lungimiranza, ma anche una "vittima" senza alcuna colpa: Lloyd Kelly.
Quali erano le responsabilità del povero Kelly, nel mirino già da diverso tempo? L'essere stato "scartato" del Bournemouth pochi mesi prima. Il centrale di origini giamaicane aveva lasciato le Cherries a parametro zero nell'estate 2024, accasandosi al Newcastle; in rossonero sarebbe arrivato poi Huijsen, diventato in breve tempo un imprescindibile per Iraola e una ghiottissima plusvalenza per le casse del club. In tutto ciò, Kelly arrancava in panchina a Newcastle, chiuso da Schär, Burn e Botman. Quando Lloyd è arrivato in bianconero, la fallace narrativa veicolata dal tifo è "Abbiamo venduto Huijsen per prendere la sua riserva".
Esistono tanti altri motivi che hanno trasformato Lloyd, nei primi mesi in Italia, in una caricatura di sé stesso. Anzitutto, la cifra investita dalla società torinese: €17,2 mln, più un massimo di €6,5 di bonus. Una spesa spropositata per un giocatore quasi completamente sconosciuto al di fuori della Premier League. Molto ha contribuito anche la formula con cui la Juventus ha acquisito Kelly: prestito con diritto di riscatto, da trasformarsi in obbligo al raggiungimento di determinati obiettivi. Segnatamente, la permanenza in A del club bianconero; un mero espediente finanziario, trasformatosi però in oggetto di scherno.
Se parliamo di scherno, non dobbiamo dimenticarci le ovvie quanto degradanti storpiature del suo nome, trasformato in un attimo in Lelli Kelly, il noto marchio di calzature per bambine. Stiamo parlando del nulla? Niente affatto: in un mondo in cui la differenza tra giornalisti, opinionisti e youtuber più o meno esperti è estremamente labile, bastano due o tre voci con una certa cassa di risonanza per azionare la macchina del fango, pronta a partire inesorabile a ogni passo falso. Perché di passi falsi ce ne sono stati.
Nel mondo del calcio, la distinzione tra scuse e attenuanti è quanto di più opinabile possa esistere; le già citate "colpe" di Kelly possono essere lette sia come parziali cause del suo inizio incerto nella Juve, o come conseguenze di un rendimento non all'altezza. Se Kelly fosse riuscito a far bene fin da subito, chi si sarebbe ricordato la cifra spesa per lui? Chi si sarebbe divertito a storpiare il suo nome, o a parlare della fantasiosa clausola inserita nel contratto?
Delle caratteristiche di Kelly si era già parlato ampiamente nei giorni precedenti il suo arrivo, anche per presentare un giocatore non troppo noto al pubblico italiano. Si tratta di un centrale mancino adattabile sulla corsia di sinistra, con una buona velocità, dotato di forza fisica e di qualità nel tocco. Il classe '98 non appariva un difensore dominante ma un puntello affidabile in entrambe le fasi di gioco; tanto automatico quanto improvvido, è stato il paragone col Calafiori allenato a Bologna proprio da Motta.
Le etichette, si sa, son difficili da rimuovere, soprattutto quando la tua squadra va male e tu, anche per indole, non riesci ad elevarti al di sopra del grigiore che ammanta i compagni di squadra. Non è un caso se i tifosi juventini, negli ultimi mesi di gestione Motta e nei primi con Igor Tudor in panchina, hanno apprezzato ben di più Renato Veiga. Kelly è più cerebrale nelle letture, a volte può apparire compassato, è un difensore pulito e sicuro di sé, ma non al punto di voler strafare; Veiga, al contrario, è un istintivo, che ama lanciarsi in tackle scivolato, prodursi in salvataggi disperati, aizzare il pubblico e andare alla guerra con gli avversari.
Alle prime prestazioni negative di Kelly, con la già citata gara col PSV come principale capo d'imputazione, la critica intorno al difensore si è scatenata senza pietà, con argomentazioni credibili e altre decisamente più improbabili. "Come fa uno che faceva panchina al Newcastle a giocare titolare nella Juventus?"; un'affermazione vacua, che non tiene conto di contesti e situazioni, e trasmette un malcelato e ingiustificato senso di superiorità nei confronti del calcio al di fuori dei confini nostrani. Negli anni '20, è davvero così difficile realizzare che un calciatore proveniente da una squadra di medio-alta Premier League possa imporsi in una big della Serie A italiana?
Mentre Kelly veniva deriso in maniera più o meno velata anche dai suoi stessi tifosi – al punto da dover chiudere i DM sul profilo personale di Instagram –, i suoi allenatori sono rimasti fortunatamente immuni agli stimoli esterni, e non hanno esitato ad affidargli una maglia da titolare ogniqualvolta l'ex Bournemouth è stato a disposizione. Thiago Motta l'ha inizialmente schierato da terzino sinistro per ovviare all'assenza di Cambiaso, con Veiga - anch'egli mancino - centrale di sinistra; quando l'ex Genoa è tornato disponibile, è stato proprio Veiga a doversi fermare per un problema muscolare, defezione che ha portato Kelly al centro della difesa.
In bianconero Kelly verrà schierato da terzino solo un'altra volta, nella débâcle contro la Fiorentina in cui viene totalmente surclassato da Dodô, partita che costerà il posto a Thiago Motta. Quando sulla panchina della Juventus arriva Igor Tudor, fin dalla prima uscita contro il Genoa la squadra passa dal 4-2-3-1 targato Motta al 3-4-2-1, marchio di fabbrica del tecnico croato. Per Kelly, il ruolo di braccetto di sinistra cucitogli addosso da Tudor non è un totale inedito: il difensore aveva già giocato in quel ruolo nella stagione 2022/23 al Bournemouth, sia sotto la gestione di Scott Parker che, in qualche occasione, sotto quella di Gary O' Neil, attuale tecnico dello Strasburgo.
L'approdo di Tudor in bianconero coincide con una svolta nelle prestazioni di Kelly, che quindi non va fatta risalire all'inizio della stagione tuttora in corso: tolta la sconfitta di Parma in cui l'inglese si fa sovrastare da Pellegrino in occasione del gol partita, il numero 6 è sempre protagonista di prestazioni ordinate e senza particolari sbavature. Cancellare un pregiudizio però, com'è noto, è esercizio complicato, e nelle pagelle di fine stagione delle varie testate Kelly viene crocifisso con gli epiteti più vari, che si possono riassumere in uno soltanto: inadeguato.
Torniamo così all'inizio della nostra storia, all'affare Huijsen-Real Madrid e all'ondata di bile rovesciata sull'ormai silurato Giuntoli - reo di aver portato a Torino un calciatore "non all'altezza della storia della Juventus" - e su Lloyd Kelly. Quando le chiacchiere terminano, il campo inizia a parlare, e al pronti-via l'ex Newcastle è di nuovo nell'11 titolare, braccetto di sinistra con Gatti sull'altro lato e Bremer tornato a presidiare il centro per la prima volta dall'infortunio al crociato.
L'inizio della "nuova" Juve di Tudor è confortante ma non ancora sufficiente; per scrollarsi le critiche e gli scetticismi nei suoi confronti, Kelly avrebbe bisogno di un episodio favorevole, qualcosa che porti il tifoso bianconero a credere nuovamente in lui. Agli allenatori "basta" che un centrale sia attento, preciso, pulito e continuo nelle sue prestazioni, ma per conquistare il pubblico serve qualcosa in più; in tal senso, l'inglese si rivela bravo e fortunato, perché di momenti chiave ne arrivano addirittura due, compressi in una manciata di giorni.
13 settembre 2025, allo Stadium arriva l'Inter di Cristian Chivu, vero e proprio banco di prova per le ambizioni della Juventus. In una gara rocambolesca dai continui capovolgimenti, che verrà risolta dal missile di Vasilije Adzic, ad aprire le marcature non può che essere un nome inatteso, uno come Kelly: il suo preciso piatto sinistro da dentro l'area non lascia scampo a Sommer, manda la Juve in vantaggio e, soprattutto, avvicina un po' di più il ragazzo di Bristol ai suoi tifosi.
Ancor più emblematico, in questo senso, è il 4-4 al Borussia Dortmund: Kelly non gioca la sua miglior partita, anzi è in continua difficoltà quando dalla sua parte sfrecciano i rapidissimi Yan Couto e Adeyemi, peraltro ben poco aiutato da un quinto sicuramente non esplosivo come Cambiaso. Quello che succede al minuto 96, però, cambia totalmente la percezione di Kelly, e non solo in merito alla singola gara: quando l'inglese si avventa in tuffo sul traversone di un assatanato Vlahovic, da sopportato diventa eroe, indipendentemente da quanto fatto intravedere di buono (o meno) nello svolgere i compiti più specifici del suo ruolo.
La situazione ora si ribalta: la Juve di Tudor perde velocemente il boost iniziale, fatica a ottenere risultati, la proposta di gioco ne risente e la fase difensiva diventa sempre più deficitaria (visto anche il nuovo infortunio occorso a Bremer), con Kelly che però è quasi sempre l'unico a salvarsi. Quando la mai convintissima fiducia di Comolli & C. nei confronti di Tudor si esaurisce, il suo successore Luciano Spalletti prova a cucire addosso a Kelly un nuovo ruolo. Nel tentativo di rivitalizzare Koopmeiners, il tecnico schiera l'ex Atalanta da braccetto di sinistra, spostando Kelly nel cuore della retroguardia.
La presenza dell'ex Atalanta nel terzetto difensivo porta benefici alla Juve sia in fase di costruzione bassa che di rifinitura, ma mette a disagio quello che fin lì era stato uno dei bianconeri più convincenti: contro il Bodø/Glimt Kelly offre una delle sue peggiori prestazioni stagionali - mai in grado di anticipare Høgh -, anche col Cagliari appare in affanno, mentre nel big match del Maradona si perde Hojlund in occasione del primo gol.
L'esperimento, per fortuna, ha vita breve: Spalletti prima riporta Kelly sul centrosinistra della difesa a 3 e poi, contro il Lecce, passa allo schieramento a 4, facendo di lui e di Bremer la sua coppia centrale titolare, con Kalulu terzino destro e Cambiaso sull'altro lato. Con il nuovo assetto, la Juventus compie un deciso salto dal punto di vista della compattezza difensiva: con Bremer-Kelly in campo dal 1' al centro della difesa, i bianconeri hanno subito solo 3 reti, da Banda e Mazzitelli più l'autogol di Cambiaso col Parma, tenendo la porta inviolata contro Cremonese, Napoli, Benfica e Monaco.

Nel suo sistema fluido, Spalletti sfrutta costantemente l'apporto dei difensori centrali non solo in fase di prima costruzione, ma anche come arma tattica nelle zone avanzate del campo per disordinare il castello difensivo avversario. Nelle sue prime uscite da braccetto di sinistra, era Koopmeiners a sganciarsi con frequenza e aggiungersi alla linea dei centrocampisti; pur essendo ormai abituati al contributo dei terzi di difesa nelle zone di campo più avanzate, non era scontato che tale automatismo venisse riproposto con Kelly in campo e, soprattutto, con l'assetto difensivo a 4 invece che a 3.
In quest'ottica, Kelly è stato bravo a guadagnarsi la fiducia dei compagni e dei suoi allenatori, non scontato dopo l'avvio complesso della scorsa stagione. Rispetto alla scorsa stagione, sono aumentati i tocchi effettuati per 90', i passaggi completati e anche i lanci lunghi, sia quelli complessivi che quelli riusciti in percentuale, a dimostrazione dei compiti in costruzione sempre crescenti assegnati al calciatore.
Spalletti stesso, in tempi recenti, ha incensato Lloyd Kelly definendolo "un calciatore fortissimo, che sfrutta solo una piccola parte delle sue grandi potenzialità. Usa bene il destro ma si porta comunque la palla sempre sul sinistro, e ha una castagna col mancino che lo renderebbe capace anche di battere le punizioni". Avreste mai pensato a Kelly in questi termini qualche mese fa?
Per trovare un difensore così influente nella manovra della Juve, dobbiamo andare a scomodare Leonardo Bonucci, più incline al lancio panoramico rispetto all'inglese, ma decisamente meno avvezzo alle progressioni palla al piede, dote che i difensori contemporanei hanno dovuto giocoforza affinare per donare alle proprie squadre nuove soluzioni in fase di uscita dal pressing, e che nella vecchia Juventus era il cavallo di battaglia di Giorgio Chiellini.

Quando ci accorgiamo che un calciatore è diventato imprescindibile per la sua squadra? Quando la sua assenza inizia a far più rumore della sua presenza. Contro la Lazio, Spalletti ha tenuto il nativo di Bristol inizialmente in panchina, a causa di qualche acciacco fisico riscontrato in seguito alla gara Coppa Italia contro l'Atalanta, schierando dal 1' Koopmeiners nella linea a 4 al fianco di Bremer. Pur portando benefici in fase di possesso, l'olandese non è un difensore puro, e rispetto a Kelly è meno propenso ad andar duro nei contrasti, lavorando di letture e temporeggiamento e lasciando le altre incombenze sulle spalle di Bremer.
Il mancato supporto di Kelly ha mandato in difficoltà il brasiliano ex Torino, soprattutto quando la Juventus si trovava a dover difendere molti metri di campo, sbilanciata com'era in avanti alla ricerca del pareggio. Senza il supporto del compagno di reparto abituale, Bremer è andato più volte in apprensione nell'arginare Maldini, soprattutto quando non aveva la possibilità di anticiparne la ricezione. Non possiamo ancora parlare di un ribaltamento delle gerarchie del reparto, dato che per molti versi è ancora Bremer il leader emotivo e carismatico della retroguardia bianconera, ma di certo Kelly è fondamentale nel portare tranquillità e ordine che permettono al compagno - non ancora al 100% dell'efficienza fisica - di rendere al meglio.
La Juventus si avvia verso una fase caldissima della propria stagione: gli scontri diretti con Inter e Como, intervallati dai playoff di Champions League col Galatasaray, saranno una discreta cartina di tornasole che negli ultimi periodi raramente ha deluso in fatto di prestazione, ma non è sempre riuscita a raccogliere i risultati che avrebbe meritato. I tanti match ravvicinati costringeranno Spalletti a delle rotazioni, ma difficilmente il tecnico si priverà ancora di Kelly, che alle etichette di sopportato e inadeguato ha sostituito quella con su scritto fondamentale.
La parabola di Kelly ci racconta, per l'ennesima volta, come il contesto faccia tutta la differenza del mondo nel calcio: il centrale inglese non è mai stato un giocatore scarso, com'era stato additato, necessitava semplicemente di un periodo di adattamento e di un abito tattico che ne esaltasse le doti. Motta e Tudor sono stati bravi a non perdere la fiducia in lui anche nei momenti più difficili, Spalletti ha completato il lavoro rendendo Lloyd Kelly un titolare da Juve, tanto che ora si parla del ragazzo anche in ottica nazionale inglese. La convocazione di Tuchel sarebbe la ciliegina sulla torta per il centrale, certificazione definitiva del livello elevato che, ormai da mesi, Kelly mette in mostra in ogni gara.
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