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Napoli Genoa 2-3
, 7 Febbraio 2026

Genoa-Napoli 2-3, Considerazioni Sparse


Il Napoli, in dieci, supera il Genoa in una partita incredibile decisa nei minuti di recupero da un rigore di Hojlund.

Genoa-Napoli si può riassumere in questa, semplice definizione. "Il déjà vu è un termina francese che significa "già visto": descrive la sensazione di familiarità che si prova quando una situazione attuale sembra essere stata già vissuta in precedenza, senza ricordare quando o dove." Quanto accaduto stasera a Marassi ne racchiude tante di scene già viste: per il Napoli infortuni e amnesie difensive, per il Genoa un'altra partita persa 3-2 con un rigore subito nel recupero. Pesano come un macigno questi altri tre punti per gli uomini di Conte, arrivati con la squadra in inferiorità numerica per l'espulsione di Juan Jesus, e quando ormai le speranze di vittorie erano ridotte al lumicino.

Nemmeno il tempo di scendere in campo e Buongiorno commette l'ennesimo errore di una stagione maledetta: regala palla a Vitinha e il portoghese si guadagna un calcio di rigore che Malinovskyi trasforma spiazzando Meret. Il Napoli prova a reagire quasi subito, affidandosi soprattutto al lancio lungo su Hojlund, che farà a sportellate con Ostigard per tutta la durata del match in un duello tutto scandinavo. Quello che fa la differenza, però, è il buco che man mano si apre nel centrocampo del Genoa: la superiorità numerica e qualitativa degli uomini di Conte in mezzo al campo si fa sempre più evidente col passare dei minuti, ed è quello il momento in cui sale in cattedra il miglior giocatore della passata stagione di Serie A.

Come in tutti i momenti decisivi, McTominay spezza in due la partita: prima il suo destro viene respinto da Bijlow sui piedi di Hojlund per il pareggio azzurro, poi lo scozzese - dopo nemmeno un minuto - si mette in proprio e trafigge il portiere avversario ribaltando il punteggio e portando i suoi in vantaggio. Come però è stato per tutta la stagione, per il Napoli non c'è partita senza un nuovo infortunio muscolare: è proprio McTominay a sentire dolore e a chiedere il cambio stringendo i tempi fino alla fine del primo tempo. Andranno riviste cose nella preparazione atletica dello staff di Conte, perché una sequela così importante di defezioni non può essere solo frutto di sfortuna.

Nella ripresa il Napoli torna quindi in campo con Giovane, e la qualità del gioco degli azzurri ne risente pesantemente: il palleggio diventa perlopiù orizzontale, il Genoa capisce che può aumentare il livello di pressing e questo dà i suoi risultati. Buongiorno, manco a dirlo, sbaglia un controllo su possesso difensivo e permette a Colombo di involarsi da metà campo verso la porta di Meret e di trovare un pareggio comunque meritato. Nonostante, infatti, i gol arrivino da due madornali errori del difensore ex Torino, la squadra di De Rossi non molla mai di un centimetro, anzi dopo il pareggio sembra essere in grado di spostare l'inerzia emotiva del match dalla propria parte.

Le amnesie di Buongiorno sembrano quasi non fare più notizia, ma va inquadrato bene dove stia il problema del numero 4 azzurro, che non hai quasi mai mostrato, con questa maglia, prestazioni degne del calciatore ammirato in maglia granata. Trova comunque la forza di reagire il Napoli, mostra carattere fuori dal comune a dispetto delle mille sciagure che piovono su un terreno già abbondantemente bagnato, e trova nel recupero la forza di vincere il match, con un rigore fischiato - dopo intervento del Var - per un fallo su Vergara, che Hojlund trasforma non senza qualche brivido. Deve invece leccarsi ancora una volta le ferite il Genoa: i rossoblù possono essere contenti della prestazione offerta, ma in superiorità numerica l'urto del Napoli poteva e doveva essere arginato meglio, per evitare lo stesso finale di un film già visto appena una settimana fa.

  • Danilo Cappella, classe 1988, tifoso del Napoli da prima di nascere.
    Calcio e scrittura le mie passioni più grandi, ma anche cinema e musica.

    Dopo Diego, ho creduto in una sola divinità, aveva la cresta e il 17 sulla schiena.

    Autore di un libro sulla passione di un tifoso partenopeo, a chi mi chiede quando mi passerà questa malattia, rispondo come farebbe Nick Hornby: "noi non supereremo mai questa fase".

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