
È scoccata l'ora di Fabio di Miretti
Fino a due stagioni fa sembrava perso, ora Miretti può prendersi finalmente la Juventus.
Da quando Luciano Spalletti si è seduto sulla panchina della Juventus, succedendo a Tudor, ha attuato dei cambiamenti tecnico-tattici significativi. Tra questi spicca la fiducia e l’utilizzo di Fabio Miretti; il nativo di Pinerolo, ristabilitosi dall’infortunio, sta trovando sempre più spazio nell’assetto tattico del mister di Certaldo. Dal suo debutto in prima squadra passati quasi 4 anni, nei quali ha avuto un percorso di crescita complesso che lo sta portando a prendersi la Vecchia Signora. Riavvolgiamo il nastro e diamo una lettura più approfondita al percorso del #21, dagli esordi fino a oggi.
La prima volta non si scorda mai
1 maggio 2022, ore 12:30. La Juventus, che in estate ha riabbracciato Allegri, nonostante le ambizioni iniziali dichiarate di Scudetto, affronta invece il Venezia di Zanetti per chiudere definitivamente il discorso qualificazione in Champions League, mantenendo la Roma di Mourinho e la Lazio di Sarri a distanza di sicurezza. Leggendo le formazioni iniziali, tra le fila dei bianconeri figura un volto nuovo: il tecnico livornese decide di schierare per la prima volta da titolare Fabio Miretti, classe 2003, come play davanti alla difesa, affiancato da Zakaria e Rabiot.
ll suo nome però, soprattutto ai più esperti, non è del tutto sconosciuto: da qualche settimana, a causa dell’emergenza infortuni che aveva colpito il centrocampo bianconero, si vociferava di un imminente esordio del ragazzo. Sin lì Allegri aveva preferito altre soluzioni, inclusa quella di schierare Danilo nel ruolo di mediano: Miretti, nelle varie giovanili, ha sempre agito più da trequartista/mezzala.
La partita del centrocampista è da incorniciare: gioca con personalità e sicurezza, riuscendo a imprimere e dettare il suo ritmo di gioco alla squadra. Completa 39 passaggi su 42, di cui 22 nella metà campo avversaria, fino a propiziare la rete di Bonucci: punizione da trequarti campo battuta precisa sul secondo palo, sponda di De Ligt per ii #19, 1-0. La prestazione è talmente positiva - riconosciuta globalmente anche da una tifoseria esigente come quella bianconera - che il prodotto del vivaio viene schierato titolare, quasi a furor di popolo, nelle successive 3 (inutili) gare stagionali con Genoa, Lazio e Fiorentina.
Miretti conferma le ottime doti qualitative e tecniche e la sua personalità palla al piede, evidenziando d'altro canto un paio di aspetti sui quali dovrà lavorare: l’apporto in zona gol e il poco agonismo in fase di non possesso. Il ragazzo è confermatissimo per il 2022/23, con tanto di presentazione da parte di Arrivabene e Cherubini, insieme a Soulé e Fagioli, come risultato della bontà del progetto Next Gen.
Nonostante queste premesse da predestinato, le due annate successive saranno, per Miretti, un turbinio tra alti (pochi) e bassi (troppi), coerente purtroppo con l’andamento, tutt’altro che memorabile, della banda bianconera guidata da Allegri.
Sampdoria e Benfica: colpevole senza appello
È stato lui a dare l’ordine che mi spedissero ad Azkaban... senza processo» disse piano Sirius, riferendosi a Barty Crouch Sr. Per chi non fosse affine con l’universo di Harry Potter, nel quarto libro Sirius Black si riferisce al momento nel quale, in barba a qualsiasi legge, ordinamento ed etica, fu incarcerato a vita (da innocente) senza poter dimostrare la sua non colpevolezza.
Con le dovute proporzioni, quello che accade a Miretti a inizio 2022/23 è analogo, in termini calcistici: il centrocampista, alla prima vera stagione con la Juventus, nonostante gli ingenti investimenti a centrocampo (Pogba e Paredes su tutti) riesce fin da subito a ritagliarsi uno spazio importante nell’11 titolare, ma il suo percorso di crescita viene brutalmente arrestato da due episodi. Il primo, l’ingresso a Genova contro la Sampdoria in un indecente 0-0; il secondo, il rigore causato in un altrettanto indecente Juve-Benfica 1-2 che estromette la Vecchia Signora dalla massima competizione europea (lo scempio più totale si verificherà ad Haifa, ma questa è un’altra storia).
Nella partita contro il Doria, Miretti non è titolare: subentra a McKennie per l’ultima mezz’ora ed è riconosciuto come il migliore in campo, compresi 2 passaggi chiave e il passaggio illuminante per Vlahovic che porterà alla rete di Rabiot annullata per fuorigioco. In una partita tetra e piatta, nella quale è ricordato più un momento nel quale i 10 giocatori di movimento ospiti formano un decagono lasciando completamente vuota la parte centrale del campo, l’ingresso del centrocampista, insieme a quello di Rovella, era stato una ventata d’aria fresca di personalità e tecnica per tutti gli addetti ai lavori.
O meglio, quasi tutti. Allegri non è soddisfatto della prestazione del suo numero 20, dichiarando apertamente in conferenza stampa: «Io sono impazzito quando ho visto Miretti correre all'indietro… purtroppo c'è una cosa che nel calcio non si deve mai fare, quella di correre all’indietro perché, quando la palla è alta e si colpisce andando all'indietro si taglia fuori il difensore, e in fase difensiva si rischia di prendere gol. Infatti, sull'occasione di Quagliarella, Miretti corre all'indietro sul colpo di testa».
Queste affermazioni sorprendono i presenti in studio a Sky: Miretti era stato tra i pochissimi a dare un po’ di brillantezza con la palla alla Juventus. Attaccarlo apertamente, umiliandolo quasi, senza assumersi alcuna responsabilità e senza evidenziare le altre criticità dei singoli e della squadra, è paradossale. Come se la Vecchia Signora non avesse appena fatto una prestazione di infimo livello contro un avversario tutt’altro che attrezzato, come se l’errore di Miretti, probabilmente dovuto soltanto alla sua inesperienza, fosse l’unico problema percepibile dal tecnico livornese.
Nella seconda gara, invece, Miretti parte titolare e gioca 58' tutt’altro che di buon livello: poco coinvolto in fase di possesso (solo 12 passaggi precisi, dati Sofascore), poco incisivo in fase di non possesso (nessun contrasto vinto e 7 duelli persi su 11) ma soprattutto responsabile, con un pestone molto ingenuo appena dentro l’area, del rigore che permette al Benfica di trovare il gol del pareggio.
Da quel momento, la stagione di Miretti, di fatto, termina: impiegato titolare in sole altre 18 gare su 49, fatica a mostrare sia le qualità intraviste nelle prime gare che miglioramenti significativi nel suo bagaglio tecnico e tattico; in poco tempo, il #20 passa dall'essere un prospetto della Juve del futuro, un simbolo della bontà del progetto Next Gen, a essere additato come inadatto dall’ambiente ma anche da tanti addetti ai lavori, il simbolo di una rosa non costruita per competere in Serie A.
Non va meglio nemmeno l’anno seguente: 28 gare, con soli 46' di media a partita, sprazzi rari, quasi unici, di quella capacità eccezionale di trovare l’ultimo passaggio che aveva mostrato sin dal settore giovanile e l'unica gioia del primo gol in carriera in A (nel pesantissimo 0-1 della Juve a Firenze).
Bistrattato dal tifo bianconero e incapace di riuscire a emergere da un punto di vista tecnico, col futuro roseo al quale sembrava destinato che rischia pian piano di scivolargli dalle mani e con il crescente mormorio di essere stato solo un fuoco di paglia. Miretti, per restare in tema potteriano, pare abbia convissuto per due anni con un Dissennatore, che gli ha risucchiato la personalità e le capacità che aveva dimostrato di avere. Per i pochi che ancora credono nel ragazzo, l’idea è che Miretti abbia bisogno di una svolta netta che riporti la sua carriera su quei binari che tanti avevano ipotizzato per lui. Per sua fortuna la svolta arriva, grazie a Patrick Vieira.
Miretti a Genova: la rinascita
Nonostante la stima espressa dalla nuova gestione Thiago Motta, il 2024/ 25 per Miretti diventa la prima annata lontano da Torino: anche a causa di una frattura al piede durante la preparazione estiva, decide di comune accordo con lo staff tecnico di partire in prestito secco, direzione Genoa. Qui incontra una figura amica, quella del DS Marco Ottolini, che lo conosce bene, avendo lavorato per diversi anni nel settore giovanile e con la Next Gen bianconera.
L'idea è che in rossoblù il giocatore potrebbe ritrovare la serenità per potersi esprimere al meglio. Eppure, l’inizio di stagione è tutt’altro che positivo: mister Gilardino non lo vede e, nel derby di Coppa Italia perso contro la Sampdoria, sbaglia il primo calcio rigore della serie tirando fuori.
A dare una scossa alla carriera di Miretti è Patrick Vieira: il tecnico transalpino, arrivato a metà novembre al posto del Gila, in poco tempo ne fa un caposaldo del suo 11 tipo (22 partite da titolare sulle 26 totali); giocando da trequartista laterale nel 4-2-3-1, Miretti funge da cuore pulsante e architetto della fase offensiva rossoblù. A livello prettamente analitico, spiccano gli 0.9 passaggi chiave a partita e i 38 tocchi per gara, impreziositi dall’80% di passaggi completati (di questi, ben il 70% nella metà campo offensiva).
Il coronamento del percorso di crescita si nota tramite altre due statistiche: col Grifone, Miretti ha vinto il 47% dei contrasti effettuati, segnando un importante incremento rispetto alla stagione precedente (quasi del doppio) ed è tra i primi centrocampisti nel campionato per palloni recuperati a partita. Il tutto, condito da 3 assist e soprattutto 3 reti.
Grazie al lavoro di Vieira, non solo Miretti è tornato il ragazzo che con personalità e talento non rinunciava mai a fare la giocata, non era mai conservativo, ma è anche diventato determinante nelle zone di campo e di partita dove non lo era o dove doveva semplicemente affinarsi. Una crescita vistosa e costante, un esempio lampante e chiaro di cosa significhi valorizzare un giocatore.
E ora?
Tornato alla base, l’eccellente stagione in Liguria sembra tutt’altro che garanzia di conferma: Miretti, infatti, a inizio 2025/26 parte molto indietro nelle gerarchie e sembra sempre pronto a partire, col Napoli fortemente interessato. Come già successo in passato, però, un evento inaspettato dà una svolta significativa alla situazione: il classe 2002 si fa male nell’amichevole prestagionale contro la Next Gen, saltando sì la prima parte di stagione ma di fatto uscendo dalle dinamiche di mercato.
Miretti rientra dall’infortunio solo a novembre: come nel 2024/25, un cambio di guida tecnica dà una sterzata positiva alla sua annata. Se con Tudor era poco considerato, anche a causa del sistema di gioco, da quando Spalletti siede sulla panchina bianconera è uno dei giocatori che sta maggiormente emergendo.
Il tecnico di Certaldo, dopo l’iniziale assestamento, sta pian piano costruendo una Juventus che sia quanto più possibile, col materiale a disposizione, a sua immagine e somiglianza. Nel 4-2-3-1 della Vecchia Signora, Miretti viene impiegato come trequartista: il prodotto del vivaio bianconero è il giocatore che, per caratteristiche, aiuta a velocizzare e rendere più incisiva la manovra offensiva nell’ultimo terzo di campo. Tra i suoi colleghi bianconeri, praticamente nessuno è un rifinitore qualitativamente dotato come lui: Thuram e Locatelli brillano in fase di interdizione, McKennie è un ottimo incursore, Koopmeiners resta un oggetto misterioso.
Tra le linee, Miretti è il più adatto a svolgere il ruolo di rifinitore, di giocatore da ultimo–penultimo passaggio, alleggerendo anche il peso degli spunti offensivi dalle spalle del faro tecnico della squadra, Kenan Yıldız. In sole 9 partite, il bottino del centrocampista dice 1 gol e 2 assist (di cui uno in Champions League, nella trasferta di Bodo) - non è inserito nel conteggio un fantastico pallone di esterno col contagiri per McKennie contro la Cremonese, messo a tu-per-tu con Audero: in circostanze molto sfortunate, è stato Filippo Terracciano a depositare il pallone nella sua porta.
Anche quest’anno sono cresciuti i contrasti vinti (52%), mentre sono rimasti costanti i palloni recuperati a gara (ben 3) e i passaggi chiave per partita (0.8). Parlando proprio di Miretti, Spalletti ha dichiarato, dopo la vittoria di Sassuolo che ha il centrocampista autore dello 0-2: «Miretti ha un bel motore, gli manca un po' di scocca». Tradotto: la fiducia dell’allenatore, questa volta, non manca; starà al ragazzo fare quell’ultimo step, mentale e tecnico, che gli permetterà di prendersi definitivamente la Juventus.
Perché a quasi 4 anni dall’esordio, dopo una crescita lunga, difficile anche, per un predestinato come Miretti, uno che sì la maglia bianconera ce l’ha come seconda pelle fin da bambino, è giunta l’ora di spiccare definitivamente il volo per sedersi al tavolo dei giocatori di categoria superiore. Con determinazione, certo, ma anche con la sua grandissima qualità, che, prima o dopo, fa sempre la differenza.
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