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El Mourabet Strasburgo
, 29 Gennaio 2026

Samir El Mourabet, futsal e redenzione


Grazie al calcio a 5, El Mourabet ha convinto lo Strasburgo a tornare sui suoi passi.

Sono in molti i calciatori che giurano di aver affinato le proprie abilità nel dribbling e nei controlli nello stretto grazie all'esperienza nel calcio a 5 a livello giovanile. Agli innumerevoli brasiliani - Ronaldo, Ronaldinho, Robinho e Neymar - si sono aggiunti nel tempo anche alcuni europei; tra i francesi, il più noto è Wissam Ben Yedder, che dopo gli esordi nel futsal è riuscito a costruirsi una solida carriera tra Tolosa, Siviglia e Monaco, recentemente macchiata dalle accuse di stupro.

La storia di Samir El Mourabet è differente: è un ragazzo che sembrava esser stato rigettato dal calcio a 11 e che ha cercato rifugio in quello che in Italia chiamiamo comunemente calcetto, sport in cui gli era stato pronosticato un brillante futuro. Quando però qualcuno ha recitato il mea culpa pregandolo di tornare indietro, Samir non è riuscito a resistere al richiamo del rettangolo verde. Non è da aspettarsi, però, un giocoliere da futsal prestato al pallone: El Mourabet è un calciatore peculiare, e dalle potenzialità ancora tutte da esplorare.

Nel Grand Est della Francia - regione amministrativa che comprende Alsazia, Lorena e Champagne-Ardenne - scorre l'Ill, fiume che caratterizza la città di Strasburgo. Oltre ad aver contribuito alla non originalissima nomea di Piccola Venezia, l'Ill dà il nome anche a uno dei 20 quartieri di Strasburgo, Cité de l'Ill, zona residenziale la cui costruzione è stata voluta alla fine degli anni '50 da Charles Frey, preoccupato dalla carenza di aree abitabili. Tra i palazzi di Cité de l'Ill, Samir El Mourabet, francese con genitori marocchini, ha iniziato a dar calci al pallone.

Il primo ad accorgersi del talento di El Mourabet è Nourredine Ait-Mouloud, consigliere tecnico regionale della Ligue du Grand Est, uno degli enti territoriali che fanno capo alla FFF, la federcalcio francese nazionale. "Lo vidi per la prima volta a 9 anni e mezzo, durante uno degli incontri di perfezionamento per gli U13 della sua zona - racconta Nourredine - non sarebbe dovuto essere lì in quanto sotto età, nessuno lo aveva convocato ufficialmente, ma mostrava una tale abilità e una tale coordinazione che alla fine decidemmo di prenderlo".

Le voci corrono veloce sulle rive dell'Ill: a 10 anni El Mourabet lascia il quartiere per entrare nel settore giovanile dello Strasburgo. Sembra l'inizio di una delle tante storie di ragazzi che, dalla periferia, trovano la fortuna nella grande squadra della loro zona, ma l'avventura di El Mourabet si rivela breve. Il verdetto dei selezionatori parla di "ragazzo non ancora conscio del proprio potenziale": dietro dovrebbero in realtà celarsi problemi di peso. Samir non soddisfa i requisiti fisici richiesti dal club, e viene scartato.

El Mourabet a 13 anni finisce al Pierrots Vauban, squadra della città di Strasburgo che milita in National 3, 5° livello del calcio francese. "Non aveva una forma fisica perfetta, ma mi aveva impressionato - ricorda Djamel Ferdjani, ai tempi allenatore del Vauban - durante la pandemia da Covid-19 l'ho chiamato ad allenarsi con la prima squadra, ed era al livello dei compagni! A 15 anni fu individuato dagli scout della federazione che gli fecero una proposta. Glielo sconsigliai, ma lui decise di andarsene lo stesso, è difficile fargli cambiare idea".

Qual è stata la proposta della federazione che ha fatto vacillare Samir El Mourabet, a tal punto da portarlo a lasciare il Vauban anche dopo aver respirato l'aria della prima squadra? Per provare a massimizzarne il talento "nascondendone" i limiti fisici, la FFF propone al giovane franco-marocchino di passare al futsal e di trasferirsi a Lione per entrare nel Pôle Espoir della zona, centro di alta formazione per giocatori di calcio a 5 che mira a produrre elementi di livello internazionale, ispirato alla nota accademia di Clairefontaine per il calcio a 11.

foto: DNA - Les Dernières Nouvelles d'Alsace.

A dirigere il Pôle Espoir di Lione è Raphaël Reynaud, oggi CT della nazionale francese di calcio a 5. Il suo giudizio su El Mourabet è ancora più lapidario di quello emesso in precedenza: "Non aveva rapidità coi piedi, né fisico, né tantomeno tonicità".

Reynaud, però, intravede delle basi su cui lavorare per trasformare Samir in un calciatore vero: "Aveva un buon sinistro, un grande occhio e una grande capacità di scansionare il campo, simile a quella di Sergio Busquets, sono doti che conserva ancora oggi. Abbiamo predisposto un piano personalizzato appositamente per lui, è un giocatore che impara velocemente". Per il primo anno, l'impegno sul campo di El Mourabet è duplice: futsal durante la settimana, calcio a 11 nel weekend; soltanto nel secondo anno il ragazzo deciderà di dedicarsi interamente al calcio a 5.

L'esperienza di El Mourabet nel mondo della palla a basso rimbalzo ha vita breve; mentre il ragazzo esordisce sotto età nella rappresentativa francese di futsal U19, a Strasburgo qualcuno capisce di aver preso un granchio nel liquidare Samir con troppa fretta. Il club alsaziano torna sui suoi passi e richiama El Mourabet, che rifiuta un contratto da giocatore professionista di calcio a 5 pervenutagli dalla Spagna per tornare a coltivare il sogno di giocare nella squadra della sua città.

I due anni trascorsi a calciare la palla da futsal, uniti alla maturazione personale, cambiano totalmente il modo di interpretare il calcio di Samir El Mourabet. "L'ho trovato enormemente migliorato dal punto di vista difensivo - racconta ancora Ferdjani, che ha mantenuto i rapporti anche dopo l'addio al Pierrots Vauban - il suo senso della posizione, il modo di spostarsi per il campo, la sua aggressività, è diventato un giocatore che spicca sugli altri".

Tra i fiori all'occhiello di El Mourabet c'è il controllo palla: provate a contare quante volte salta l'uomo, o si libera lo spazio per la giocata, con un solo tocco.

La strada, tuttavia, non è ancora spianata per un ancora 17enne Samir: nella prima stagione della nuova avventura nello Strasburgo si barcamena tra U19 e Racing Strasbourg B, seconda squadra del club, in National 3. L'allenatore dell'U19, Régis Arnould, è il primo a provare El Mourabet nel ruolo di regista, lui che aveva quasi sempre giocato da centrocampista offensivo: la nuova posizione esalta le doti di pulizia nel tocco e di resistenza alla pressione avversaria, dote che rivangherà paragoni importanti come quello con Sergi Busquets.

L'eco delle doti di El Mourabet arriva fino alla terra natale dei genitori, il Marocco, che non vuole lasciarsi scappare un talento dotato di tali potenzialità: nel settembre del 2023 lo strappa alla Francia aggregandolo alla nazionale U19, ancor prima che il ragazzo diventi maggiorenne. Sul solco tracciato da Arnould, il selezionatore dell'under marocchina Mohamed Ouahbi lo piazza in mediana, davanti alla difesa nel 4-2-3-1, lo stesso ruolo che El Mourabet occupa nello scacchiere dello Strasburgo da quando O'Neil è diventato il suo allenatore.

La svolta nella carriera di Samir, però, non arriva ancora: l'allenatore della prima squadra dello Strasburgo, Patrick Vieira, fa esordire il centrocampista tra i professionisti, regalandogli un quarto d'ora in uno dei primi turni di Coppa di Francia, ma non lo prenderà mai realmente in considerazione. La squadra di El Mourabet resta il Racing Strasbourg B, che vive un'annata a dir poco travagliata, tanto da salvarsi dalla retrocessione solo per un punto grazie al fallimento dei Reims Saint-Anne.

Nel luglio 2025 sulla panchina degli alsaziani arriva Liam Rosenior, sulla scia dei buoni risultati ottenuti con l'Hull City; sarà l'uomo decisivo per l'ascesa di El Mourabet in Ligue 1, nonostante una prima stagione in cui anche l'inglese sembra non considerare il centrocampista un giocatore all'altezza della Ligue 1. Dopo un precampionato convincente, Samir resta confinato nel limbo tra prima e seconda squadra, collezionando poche presenze anche nello Strasburgo B; lo spirito d'abnegazione del ragazzo resta immutato, tanto da portarlo a rifiutare la convocazione del Marocco per la Coppa d'Africa U20.

Il sacrificio del giovane viene premiato: da metà stagione in avanti, Rosenior decide di aggregare stabilmente El Mourabet alla prima squadra, pur non facendolo mai esordire in Ligue 1. Per la seconda annata consecutiva, il centrocampista franco-marocchino trova gloria solamente nella coppa nazionale; contro i dilettanti del Thaon, già affrontati con lo Strasburgo B, Samir mette a referto anche il primo assist tra i professionisti per... Messi - non l'argentino, ma Rayane Messi, che oggi milita nel Pau, in Ligue 2.

Il mancino liftato a squarciare la nebbia e scavalcare la difesa è il primo segno lasciato da El Mourabet nel calcio dei grandi.

Estate 2025: l'apprendistato di El Mourabet è giunto al termine. La cessione a peso d'oro di Habib Diarra e il ritorno al Chelsea di Andrey Santos aprono le porte della prima squadra al prodotto del vivaio, che non ha bisogno di un periodo di adattamento per prendersi un posto da titolare. Rosenior lo getta nella mischia alla prima di campionato, nonostante gli 0' sin lì disputati in Ligue 1; Samir risponde presente, e impiegherà ben poco a diventare uno dei calciatori più importanti per il gioco del Racing.

A spiegare come abbia fatto El Mourabet a integrarsi con tale rapidità negli schemi di Rosenior è Patrick Feys, consigliere tecnico regionale della Ligue d'Alsace, uno dei distaccamenti della FFF, uomo che ha deciso di portare il calciatore nel mondo del calcio a 5. "L'idea di gioco di Rosenior attinge a piene mani dal mondo di futsal - spiega Feys -: un portiere mobile e coinvolto nel possesso, la costruzione di relazioni a due-tre giocatori e la capacità di giocare sotto pressione".

I difetti di Samir restano, in parte, quelli manifestati ai tempi delle giovanili; gli vengono imputate soprattutto scarsa mobilità e, in generale, capacità atletiche non eccelse (nonostante sia il 4° calciatore dello Strasburgo per km percorsi), problematiche che sembrano cozzare con le esigenze del calcio moderno. A tali problemi, il franco-marocchino è stato capace di sopperire con un senso della posizione fuori dal comune che, unito a una spiccata abilità nella scansione del campo e alla sensibilità del sinistro, lo ha reso in breve tempo un imprescindibile per lo Strasburgo.

In uno Strasburgo che ha in Valentin Barco il fulcro principale del suo 3-4-2-1, El Mourabet contribuisce comunque alla costruzione della manovra, ma la sua presenza si rivela cruciale sotto un'altra veste: tra i centrocampisti della Ligue 1, il 2005 è 12° assoluto per palle recuperate e 9° per palle recuperate in gegenpressing (dati Wyscout), a testimonianza delle doti di scanning e lettura delle traiettorie fuori dal comune, soprattutto per un calciatore al primo vero anno tra i professionisti.

Le critiche a El Mourabet riguardo alla scarsa mobilità, che venivano rivolte agli albori anche giocatori come Busquets e Khedira, sono facili da smontare ricorrendo alla mappa dei palloni recuperati sulla trequarti offensiva. Nominalmente un "mediano", Samir interpreta al meglio il pensiero di Rosenior, avventurandosi in pressione alta e leggendo situazioni e traiettorie, anche spostandosi più in fascia rispetto a quella che sarebbe la sua zona di competenza (fonte dati: Wyscout).

Un po' per inclinazione personale, un po' a causa dei compiti specifici che gli vengono assegnati, El Mourabet non è tra i centrocampisti più presenti in zona gol, nonostante un passato da mezzala offensiva o trequartista. Il franco-marocchino va al tiro meno di una volta a partita e da posizioni poco pericolose (0,04 xG per tiro). La sua presenza in area è sporadica: Samir ha sin qui tirato soltanto 4 volte dagli ultimi 16 metri, di cui una da dentro l'area piccola, che ha fruttato il primo gol da professionista, in Conference League contro il Crystal Palace.

Benché poco appariscente e dai compiti non immediatamente evidenti, El Mourabet ha fin da subito conquistato i tifosi dello Strasburgo, anche grazie al boost di fiducia dato dall'essere nato e cresciuto nei quartieri della città, di facile identificazione per i sostenitori del Racing. Lo scorso novembre, il centrocampista è stato votato giocatore del mese dai tifosi, davanti a Barco e al cannoniere Panichelli. Poche settimane prima era arrivato l'annuncio del rinnovo del contratto fino al 2030.

Quando a inizio gennaio Rosenior è stato candidamente obbligato a lasciare la panchina dello Strasburgo per diventare l'erede di Maresca al Chelsea, squadra con la quale il Racing condivide la proprietà, El Mourabet è finito sotto la guida di Gary O'Neil, ex allenatore di Bournemouth e Wolverhampton. Alla prima uscita in Ligue 1, il londinese ha imposto un 4-2-3-1 che già si era visto sporadicamente nella gestione Rosenior, ma in chiave decisamente più verticale, e ha confermato il doble pivote Barco-El Mourabet davanti alla difesa.

Nel derby de l'Est contro il Metz, il classe 2005 è sembrato maggiormente responsabilizzato dal punto di vista della rifinitura, con 3 passaggi chiave effettuati (compreso questo arcobaleno in stile Pirlo che mette in porta Panichelli) contro gli 0,8 key pass di media a partita precedenti. È presto per capire se si tratti di una contingenza o se davvero El Mourabet potrà aggiungere un'ulteriore dimensione al suo gioco grazie a O'Neil, il quale ha mostrato la sua fiducia portandolo con sé in conferenza stampa prima della gara col Metz.

Già dopo la sua partita d'esordio con il Racing, un rotondo 6-0 in Coupe de France contro l'Avranches, l'allenatore si era detto stupito dalla versatilità messa in mostra da El Mourabet. "La sua prestazione è stata eccellente, ha recuperato tantissimi palloni, mi ha dimostrato che può giocare davanti alla difesa - ha affermato O'Neil - prima lo vedevo solo come un numero 8, ma oggi in questo ruolo mi è piaciuto davvero molto".

Tra i compagni con cui El Mourabet ha sviluppato una grande connessione dentro e fuori dal campo, spicca sicuramente il quasi coetaneo belga Diego Moreira, che ha definito Samir "il suo giocatore preferito".

Sulle tracce di El Mourabet c'è ancora la nazionale marocchina, che potrebbe conoscere un rinnovamento dopo la delusione in finale di Coppa D'Africa: al momento il CT Regragui non si è peraltro ancora pronunciato in merito a una possibile chiamata del centrocampista dello Strasburgo. Se il ragazzo continuerà a crescere a questa velocità, non dovremo aspettare molto prima di veder le grandi squadre europee bussare alla sua porta, sempre e comunque monitorata dal Chelsea, vigile su ogni talento in forza al Racing.

Samir, però, non sembra avere fretta: dopo una rincorsa affannosa che sembrava non dover terminare mai, il numero 29 dello Strasburgo si è finalmente liberato delle etichette e dei pregiudizi che lo circondavano, e può concentrarsi sul difendere ogni settimana i colori della squadra della sua città. Per arrivare in alto c'è sempre tempo, le vie del calcio sono infinite, e la parabola di El Mourabet sta proprio qui a ricordarcelo.

  • Made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Autore dei libri "Football Globetrotters - calciatori nati con la valigia in mano" e "Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora"

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