
Napoli-Chelsea 2-3, Considerazioni Sparse
Il Napoli perde l'imbattibilità casalinga nonostante un grande primo tempo, e abbandona prematuramente la Champions.
«Puri i tempi sono ritornati quali furono i primi de' tempi barbari… onde per questo ricorso di cose umane civili, che si è in questa opera medesima spiegato…». Così il filosofo napoletano Giambattista Vico, nella sua opera madre Scienza Nuova, introduceva il celeberrimo concetto dei corsi e ricorsi storici. Un’idea che stasera, sul prato del Maradona, ha smesso di essere astrazione filosofica per farsi destino: un ciclo purtroppo confermatosi per Conte e i suoi nonostante le gesta degli eroi in maglia azzurra. Un risultato, quello di stasera, che lascia l'amaro in bocca a un Napoli comunque uscito tra gli applausi, sia per le occasioni sprecate nel corso di tutto il cammino europeo, sia per come si era concluso il primo tempo della gara col Chelsea.
Con i se e con i ma non si va da nessuna parte, ma è innegabile che sul Napoli pesano come un macigno i punti persi nelle partite precedenti a quella di stasera: grida vendetta, in particolare, il pareggio di una settimana fa a Copenaghen in superiorità numerica, che già lasciava presagire un finale scontato sebbene gli azzurri fossero ancora in corsa per un posto nei playoff. E non può considerarsi valido l'alibi dell'ecatombe di infortuni abbattutasi sui partenope, costretti anche stasera a una formazione obbligata e con pochissimi cambi disponibili: otto punti in otto partite sono troppo pochi - al limite dell'imbarazzante - per la squadra campione d'Italia uscente.
Parte aggressivo il Napoli, consapevole di essere obbligato ai tre punti per essere quasi certo del passaggio del turno. La squadra di Conte pressa il Chelsea a tutto campo, ma sono gli uomini di Rosenior a passare per primi in vantaggio con un rigore di Enzo Fernandez, causato da un fallo di mani di Juan Jesus. Il gol subìto ha però l'effetto di una molla emotiva per gli azzurri, che alzano il ritmo e mettono sotto il Chelsea. Sugli scudi Vergara: il talento partenopeo è una spina nel fianco della difesa dei Blues, e mette più volte Di Lorenzo in condizione di servire l'assist giusto, prima di trovare un gol incredibile, con tanto di ruleta in area di rigore, e palla piazzata sul secondo palo per il pareggio partenopeo.
Le notizie dagli altri campi non sono confortanti, ma il Napoli riesce anche a passare in vantaggio con Hojlund, chiudendo così il primo tempo in vantaggio e fomentando il Maradona e le speranze azzurre. Nella ripresa, però, proprio come accaduto in Danimarca martedì scorso, gli uomini di Conte si spengono, e col passare dei minuti il Chelsea cresce e trova prima il pareggio con Joao Pedro, lasciato troppo libero di tirare da fuori area, e poi il gol del definitivo 2 a 3 - sempre col brasiliano - su azione di contropiede, subito dopo l'ingresso di Lukaku che l'allenatore leccese aveva inserito per provare di nuovo a regalare agli azzurri una possibilità. Come fosse una maledizione che colpisce i calciatori azzurri anche al loro rientro in campo dopo gli infortuni, era accaduto lo stesso a Torino qualche giorno fa, con la Juve che aveva chiuso la partita proprio con il belga già sul cubo dei cambi.
Deve riflettere e parecchio Antonio Conte: il suo palmarès europeo non può più essere un caso. La sua squadra chiude trentesime la sua prima edizione a girone unico, e rimane negli occhi un cammino mai esaltante che si chiude nel peggiore dei modi. Il campionato sembrerebbe andato, e la Champions si chiude stasera: nonostante la vittoria della Supercoppa, non può essere considerata soddisfacente la stagione disputata fino a questo momento, al netto - ovviamente - della miriade di defezioni che ogni settimana aumentano tra le fila azzurre. Chiude invece sesto il Chelsea, apparso in grado di ribaltare una partita dalla quale sembrava mentalmente uscito.
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