
Fiorentina-Cagliari 1-2, Considerazioni Sparse
Il Cagliari colpisce ancora con blocco basso e transizioni: si interrompe la striscia positiva della Fiorentina.
In quello che, classifica alla mano, è soprattutto uno scontro salvezza, arriva dopo un mese ricco di segnali di ripresa la prima battuta d'arresto della Fiorentina, incartata al Franchi da quel Cagliari di Pisacane che pare uscito direttamente dai meme dell'haramball (sì, c'è una pagina su Wikipedia a riguardo). In realtà, ironie a parte, la formazione rossoblù si conferma squadra dall'organizzazione difensiva ferrea e dalla grande efficacia in pochi, ma ben definiti e applicati con letalità, meccanismi di gioco, decisamente a proprio agio nello sfruttare le possibilità di transizione che possono concedere avversari contro di lei obbligati a cercare di fare la partita. Intanto, con questa vittoria il Cagliari vola a 25 punti e si porta a +8 su quella zona retrocessione fissata proprio dalla squadra gigliata, la cui lotta per la permanenza in Serie A è tutt'altro che conclusa e risolta.
Cambia poco la Fiorentina rispetto alla bella vittoria contro il Bologna (esordio dal 1' per Manor Solomon al posto dell'infortunato Parisi, ancora titolare l'ex Piccoli con Kean fermo per infortunio), non cambia nulla il Cagliari reduce dall'1-0 rifilato alla Juventus, con Pisacane che conferma in blocco il suo undici di partenza. Come da copione, l'approccio delle due squadre è la replica esatta delle ultime sfide: i sardi aspettano chiudendosi nel proprio blocco basso con pochissime velleità di uscita pulita, i toscani cercano di prendere il controllo del possesso e provano a lavorare ai fianchi la difesa rossoblù per allentarne le linee. E, esattamente come capitato alla Juve, contro questo approccio del Cagliari i viola manterranno ininterrottamente la gestione e l'iniziativa del gioco, ma finiranno a soffrire la pressoché assoluta assenza di spazi su cui lavorare, andando poi a pagare caro distrazioni sulle pur poche incursioni offensive avversarie.
La Fiorentina prova a puntare sulla ricerca dell'ampiezza, unica via per far saltare il bunker, ma con risultati altalenanti. A sinistra Gudmundsson sembra l'unico ad avere nelle corde i guizzi per scoprire il pallone e vedere la porta; a destra Solomon, pur mostrando sempre facilità nel superare l'avversario in 1vs1, pare impantanato nelle difficoltà di lavorare e muoversi sulla linea di bordocampo schierato sul lato del suo piede forte. L'inerzia cambierà in parte nella ripresa, con il Cagliari avanti di due e la Fiorentina riversata in avanti in un 4231 iperoffensivo, con il neoacquisto - poco brillante - Harrison addirittura terzino sinistro (in realtà ala - un po' macchinosa - chiamata a coprire l'ampiezza dopo lo slittamento di Gudmundsson). Come già successo in passato, l'accentramento in partenza di Gudmundsson sembra finire per depotenziarne la pericolosità (tutti suoi gli spunti dei toscani nel primo tempo, più opaco invece nella ripresa), mentre di contro sul lato opposto i guizzi di Solomon, dopo un'ora di gioco a dir poco complicata, cominceranno ad arrivare a partire dai primi tentativi di giocata con il piede sinistro (come in occasione del gol di Brescianini), complice un cambio di consegne sulle corsie d'invasione tra lui e Dodô (assist per il brasiliano), lasciando il terzino sull'ampiezza e affidando all'ex Villareal una posizione più intermedia.
L'impianto del Cagliari è tanto basico quanto agevole per la compagine insulare, che pare sguazzare non solo nella saturazione degli propri spazi difensivi, ma soprattutto nella ricerca di transizioni. Se appare perfino spiacevole vedere Sebastiano Esposito ridotto più o meno alla pura e semplice schermatura di Fagioli, a godere di tutto ciò è in primis il solito tambureggiante Marco Palestra, qui alla sua prima rete (decisiva peraltro) in Serie A oltreché autore dell'assist del primo vantaggio cagliaritano firmato Kılıçsoy. Se il gol dello 0-1 alla mezz'ora del primo tempo è, alla lettera, la prima vera incursione offensiva degli ospiti, la sfuriata fatta dagli uomini di Pisacane a colpi di ripartenze veloci a inizio ripresa è tanto efficace da mettere al sicuro il risultato, e perfino da rischiare di schiantare definitivamente una stordita Fiorentina, già frustrata dalle difficoltà di trovare soluzioni nello stretto in avanti.
Sono mancate tante cose alla Fiorentina, pur ripresasi in qualche maniera dalla botta e caparbia nel provare a riprendere la partita (qualcosa di ben lontano dell'apatia di inizio stagione). Nel lavorare contro il blocco basso del Cagliari, al di là delle citate incongruenze sulle corsie laterali risolte troppo poco e troppo tardi, è mancato tanto anche l'apporto delle mezzali chiamate a lavorare sugli spazi stretti. Brusco passo indietro di Mandragora e Ndour (tra i migliori contro il Bologna), non a caso richiamati rispettivamente già all'intervallo e al 60'. Negativo anche l'impatto del neo-acquisto Fabbian, autore involontario dell'innesco dello 0-2 appena entrato, e rimasto un po' nell'ombra del suo errore per tutta la ripresa. Meglio Brescianini, non solo per il gol ma per il suo apporto alla circolazione palla unito alla capacità di invadere l'area di rigore, per aggiungere peso a sostegno di un Piccoli oggi in difficoltà anche sui duelli con Mina. Allo stesso tempo, dopo una sequenza di ottime prove male anche la coppia centrale Pongracic-Comuzzo, in particolare sul primo gol: troppo morbide le marcature, troppa libertà di giocata concessa.
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