
10 (più due) nomi per l'attacco del Barcellona
Suggestioni, improbabili ritorni e talenti del calcio del futuro: chi sarà l'erede di Lewandowski?
Secondo le voci più autorevoli del calciomercato, Robert Lewandowski parrebbe essere giunto ormai al capolinea della sua avventura con il Barcellona. Inevitabilmente, nelle ultime settimane si è animato il dibattito tra i tifosi blaugrana proprio su chi potrebbe sostituire il centravanti polacco.
Il 21 agosto compirà 38 anni, come documentato dai frequenti acciacchi fisici dell’ultimo periodo, in più il suo contratto scade proprio a giugno 2026. Nonostante sia un giocatore ancora decisivo, come la recente finale di Supercoppa spagnola ha dimostrato, il suo stipendio è fissato sui 33 milioni di euro annuali; un impatto fin troppo fragoroso sul bilancio del Barcellona e sul rispetto della regola 1:1 imposta dalla Liga, che consente acquisti solo a fronte di risparmi di spesa (come ad esempio ingaggi giocatori).
Dopo un centinaio di gol, due campionati nazionali e altri trofei che i tifosi culés sperano di aggiungere alla propria bacheca già da questa stagione in corso, Lewandowski e il Barcellona possono separarsi senza troppi rimpianti: è stato un matrimonio memorabile. Tuttavia, la dirigenza blaugrana si trova nel momento in cui dovrà decidere quale attaccante raccoglierà l'eredità di Lewandowski.

Storicamente, il Barcellona è stato un club che ha rivoluzionato il ruolo dell'attaccante. Nel suo libro Brilliant, Orange David Winner approfondisce il rapporto degli olandesi con lo spazio e sulle ragioni che dalla gestione del territorio, con la sua peculiare conformazione, hanno poi influito poi nella loro caratteristica concezione del calcio. Nel periodo a cavallo tra la prima e seconda decade degli anni 2000, Pep Guardiola, imbevuto della filosofia calcistica olandese grazie al suo mentore Johan Cruyff, ci regala la massima che è rimasta maggiormente impressa nell’immaginario collettivo «Noi non abbiamo un centravanti, perché il nostro centravanti è lo spazio».
Il tecnico catalano, infatti, aveva confezionato per Messi il ruolo del falso nueve, elevando il decantato spazio, ora libero dal fardello dell’attaccante centrale, a nuova chiave di volta degli attacchi blaugrana. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia: sia il City di Guardiola che il Barcellona sono tornati al centravanti della tradizione, seppure nella sua versione più evoluta com'è stato, per esempio, Robert Lewandowski in questi anni.
Nel frattempo a Barcellona si procede con lo sfoglio della margherita: “m’ama, non m’ama; m’ama, non m’ama”. Chi sarà il nuovo centravanti blaugrana? Abbiamo tenuto conto di tre parametri: leve finanziarie, ovvero quanto sarebbe complicato concludere un'operazione del genere; DNA Barça, per indicare quanto starebbe bene il profilo dell'attaccante nella filosofia e identità blaugrana; suggestione, per quantificare il fascino di un'operazione del genere.
Erling Braut Haaland
Leve finanziarie: 10/10
DNA Barça: 2/10
Suggestione: 10/10
Sul sito del quotidiano catalano Sport c’è un video amatoriale girato nel gennaio 2022 che ci costringe a fare i conti con il nostro recente passato che avevamo ormai chiuso in un cassetto. C’è il presidente Laporta – tornato alla guida del Barcellona nel marzo del 2021 – con una mascherina anti-COVID sul volto rossa e blu, probabilmente con il logo del club; accanto a lui c’è un signore – anch'egli dotato di mascherina – colto nell’atto di chiedergli una foto. Si sente poi un tifoso che dice «Vogliamo Haaland» a cui, in tutta risposta, Laporta chiede, scherzosamente, «chi è?», salvo poi aggiungere che è un buon giocatore.
Tre anni dopo, nel gennaio 2025, l’ossessione dei tifosi del Barça per Haaland non accenna a diminuire al punto da apparire quasi grottesca. Mentre il club è impegnato sul fronte amministrativo e giudiziario per registrare in rosa Dani Olmo e Pau Victor, facendo equilibrismo sulla corda del fair play finanziario, un tifoso invoca ancora il centravanti norvegese alla presenza di Laporta. La risposta – tanto ironica quanto amara – diventa virale: «Paghi tu?», chiede il Presidente, dopo aver sfregato pollice e indice in un gesto che non necessita di ulteriori spiegazioni.
Nel maggio successivo, in un’intervista concessa a Tv3 sempre Laporta dirà che, per quanto nella vita nulla sia impossibile, Haaland ha rinnovato da poco il suo contratto con il City e non è un’operazione nell’agenda del club. Ciononostante i tifosi non demordono e continuano a sperare nel suo ingaggio.
Eppure Haaland sembra la nemesi perfetta dell’archetipo del giocatore del Barça: alto, possente, tecnica essenziale, a volte quasi sgradevole alla vista dell’esteta del calcio. Tutto quello da cui i catalani rifuggono con tutti gli sforzi possibili. Difetti che vengono messi in disparte senza troppo clamore, però – c’è sempre un però in questi casi – di fronte alla tremenda efficacia del centravanti del City.
Rispetto a Lewandowski il norvegese ha meno capacità di associarsi con i compagni; come l’ex Bayern è in grado di segnare in tutti i modi possibili: destro, sinistro, testa, acrobazia. Ciò che conta per lui è il fine, noncurante del mezzo e dello stile. In un articolo del Mundo Deportivo del 2020 il quotidiano catalano riportava che Haaland era stato seguito dai tecnici del Barcellona ma non aveva superato lo scoglio del DNA: troppo poco associativo per i blaugrana, nonostante la notevole capacità realizzativa.
Sono passati cinque anni da allora: il norvegese ha raggiunto la media di quasi un gol a partita; il Barcellona ha segnato nell’anno appena concluso 165 gol in 58 partite ufficiali, quasi tre a partita.
Portarlo in blaugrana sarebbe come dare la bomba atomica a un guerrafondaio: uno scenario che di questi tempi ha un retrogusto piuttosto familiare.
Harry Kane
Leve finanziarie: 7/10
DNA Barça: 9/10
Suggestione: 8/10
In un mondo suscettibile nei confronti di anatemi, scaramanzie e riti vari, a un certo punto Harry Kane è parso quasi un problema più che una soluzione. Quando viene ingaggiato dal Bayern Monaco, i bavaresi sono campioni di Germania incontrastati da undici anni. Nessuno sembrava in grado di scalfire il dominio, men che meno il Bayer Leverkusen, la cui singolare capacità di scansare i trionfi le aveva fatto meritare negli anni l’emblematico soprannome di Neverkusen.
Sotto questo profilo, c’è un sottile filo rosso che lega le aspirine al centravanti inglese, accomunati entrambi dalla bacheca impolverata seppur ancora per poco, per quel che riguarda il nazionale britannico; o almeno questo è il pensiero comune in quelle ore. L’esito della stagione è noto a tutti: il Bayer Leverkusen vince il suo primo titolo; Harry Kane no.
L’annata successiva si conclude con la vittoria del Bayern Monaco – un ritorno alla tradizione – e finalmente dell’ex Tottenham, a scacciare via qualsiasi retropensiero su potenziali sortilegi capaci di condizionarne le possibilità di successo in eterno. Non che l’attaccante abbia fatto mancare il suo contributo alla causa, al contrario: ha da poco raggiunto quota 100 gol con il Bayern ed è stato il più veloce di sempre a raggiungere il traguardo nei cinque principali campionati europei.
Per The Athletic, Kane rappresenta la migliore commistione tra l’istinto tipico del numero 9 e la creatività del numero 10, aspetto che lo rende particolarmente in linea con l’onnipresente DNA Barça. La sua atipica interpretazione da quarterback – definizione sempre del giornalista Conor O'Neill – lo rende un profilo particolarmente intrigante in un contesto con Yamal, Raphinha e Rashford, da innescare quando il centravanti va a gestire la palla in zone più arretrate.
Secondo un articolo del Guardian di novembre proprio Kane sembrava essere il prescelto per la successione di Lewandowski al Barcellona, in virtù di una clausola rescissoria di 65 milioni di euro che il club blaugrana avrebbe potuto attivare al termine della stagione 2025/2026.
Kane compirà 33 anni a luglio. Lewandowski ne stava per compiere 34 quando è sbarcato a Barcellona. Corsi e ricorsi storici: è forse l'inglese il migliore erede di Lewandowski? Sicuramente il miglior interprete per il sequel di Gary Lineker.
Julián Álvarez
Leve finanziarie: 9/10
DNA Barça: 9/10
Suggestione: 10/10
In una foto pubblicata sul suo profilo instagram il giorno di Natale, Julián Álvarez indossa una maglietta bianca sotto una giacca grigia con le maniche troppo lunghe, come se fosse un abito del padre preso in prestito per gioco; ha il viso glabro e sfoggia il suo classico sorriso gentile, quello di chi saluta sempre e non rinuncia mai a dire “grazie” o “per favore”.
È un’immagine che contrasta con il suo ruolo di centravanti titolare dell’Atletico Madrid di Simeone, che non a caso ha vinto gli ultimi titoli con Diego Costa – nel 2014 – e Luis Suárez - nel 2021. Animo da cacciatori di frodo in riserve protette, al cui cospetto Alvarez sembra un nobilotto inglese dedito alla caccia alla volpe.
In comune con i suoi predecessori, però, ha certamente una naturale inclinazione al gol: in questa stagione le reti sono 11 mentre nel 2024/2025 ha concluso con 29 segnature complessive. Il dato non deve essere parso irrilevante al 31,33% di un campione di soci del Barcellona, interpellati dal Mundo Deportivo sul giocatore che avrebbero voluto ingaggiare l’estate prossima.
L’argentino non è solo un finalizzatore: ha sensibilità tecnica, capacità di districarsi in diverse posizioni dell’attacco e una non trascurabile propensione al pressing, qualità che sarà particolarmente apprezzata da Hansi Flick. Come spiega ancora The Athletic, l’ex River primeggia nel numero di pressioni e contropressioni, queste ultime intese come l’applicazione del pressing entro tre secondi dalla perdita della palla, componente a dir poco fondamentale nel Barcellona di Flick, dove il gioco si regge sul pressing alto ed esasperato dei suoi giocatori.
Álvarez è stato decisivo nella conquista del terzo campionato mondiale dell’Argentina, allorquando ha preso il posto di un esausto e impreciso Lautaro Martínez. Dalla sua parte ha anche un certo feeling con Messi. Suggestioni, certo, ma nell’anno delle elezioni presidenziali tutto ciò che ha a che fare con il rosarino può avere il suo peso.
Dusan Vlahovic
Leve finanziarie: 5/10
DNA Barça: 4/10
Suggestione: 6/10
Su internet ci sono svariati video di errori – spesso marchiani – di Dusan Vlahovic, tra i quali una compilation del serbo che sbaglia gol davanti alla porta della durata di tre minuti.
La dirigenza del Barcellona probabilmente non è a conoscenza di questi video, considerato che proprio il centravanti della Juventus è uno dei nuovi nome tra i papabili attaccanti del club catalano. Il contratto in scadenza nell’estate del 2026 e la pletora di contendenti drammaticamente assottigliata dopo gli anni difficili di Torino sono argomentazioni particolarmente convincenti.
In ogni caso, è anche vero che da grandi crisi sorgono spesso grandi opportunità e il discorso, in questo caso, è reciproco: il serbo viene da anni disastrosi e la sensazione è che non possa davvero andare peggio di così; quale opportunità migliore di divenire il centravanti di una squadra con quell’ecosistema offensivo?
Il Barcellona, dal canto suo, è ancora lontano dal risolvere i suoi problemi economici e Vlahovic ha costi (relativamente) contenuti che permetterebbe di investire i pochi soldi a disposizione per un centrale difensivo di livello.
Insomma, il classico matrimonio di convenienza che di vero amore. Ma non è detto che sia un fallimento a priori.
Ferrán Torres
Leve finanziarie: 0/10
DNA Barça: 8/10
Suggestione: 5/10
Per descrivere il ruolo di Ferrán Torres al Barça viene in mente la famosa espressione di Lino Banfi, calato nei panni di Nonno Libero nella fortunata serie tv Un Medico in famiglia: «una parola è troppo e due sono poche».
Ecco, per Ferrán vale lo stesso principio: titolare è troppo, riserva è poco; definirlo un affidabile dodicesimo uomo è ormai limitativo del suo impatto ma fare di lui un undicesimo a tempo pieno sembra andare oltre le sue capacità da centravanti del Barcellona.
Eppure i numeri sarebbero tutti dalla sua parte: in queste due stagioni con Flick alla guida ha segnato senza sosta ogni qualvolta ne ha avuto l’occasione. Il suo soprannome el tiburón, lo squalo, lo rende un potenziale centravanti titolare molto affascinante; nel tempo ha affinato alcune movenze tipiche del tipico nueve, come il taglio sul primo palo e portato alle estreme conseguenze il suo senso del gol in area; la sua efficacia, però, sembra aumentare di giri quando subentra a gara in corso e si avventa sulle difese avversarie come lo squalo fa con la preda quando sente l’odore del sangue.
Certo, non è il nome che può offrire dividendi in campagna elettorale, ma sarebbe una soluzione buona per il devastato bilancio del Barcellona, da affiancare a qualche giovane attaccante in rampa di lancio. E forse è proprio questo il motivo per cui Ferrán continuerà a essere il miglior undici e mezzo su piazza.
Una parola è troppo…
Lautaro Martínez
Leve finanziarie: 8/10
DNA Barça: 8/10
Suggestione: 8/10
Essere Toro in Spagna non è la migliore delle sorti che possa capitare a un essere vivente. Va decisamente meglio in Catalogna dove la corrida è stata abolita nel 2010, reintrodotta nel 2016 dal Tribunale costituzionale spagnolo perché «patrimonio culturale immateriale», ma di fatto ormai caduta in disuso.
Nel 2020 Lautaro Martínez, detto El Toro, sembrava davvero a un passo dall’essere il nuovo centravanti del Barcellona; poi un po’ la riluttanza di Antonio Conte, un po’ gli effetti devastanti del COVID sui conti del club hanno cambiato i piani dei catalani. Adesso potrebbe essere il momento giusto per riaprire un discorso interrotto bruscamente sul più bello.
Del toro, Lautaro ha il vigore, la compattezza e l’orgoglio di non arrendersi mai al proprio destino, neanche quando sembra avverso e ineluttabile; la sensualità, lo sguardo penetrante e i tratti spigolosi da indio lo avvicinano ai più famosi toreros della storia, come Josè Tomas, il torero filosofo.
In un’intervista rilasciata nel maggio del 2020, Messi lo ha paragonato a Luis Suárez. Con Ferrán Torres andrebbe a costituire una coppia invidiabile: lo squalo e il toro. Quante difese possono reggere al loro cospetto?
Joshua Zirkzee
Leve finanziarie: 6/10
DNA Barça: 9/10
Suggestione: 10/10
Un olandese al Barcellona è come un argentino all’Inter o un brasiliano al Milan: sta semplicemente nella natura delle cose.
Aggiungiamoci che di questi tempi fare affari con il Manchester United è una situazione particolarmente vantaggiosa; lontano dal Regno Unito gli ex red devils da esseri inermi riprendono forma e colore, tornando alle vecchie fattezze di giocatori di calcio. Acquistare dal Manchester United è un po' come farlo su Vinted: capi usati a basso costo, ceduti con l’unico fine di dare loro una seconda vita, senza velleità di vero guadagno.
Anche Joshua Zirkzee in Gran Bretagna si è smarrito e sembra il fratello scarso di quello ammirato al Bologna; una sorta di Hugo Maradona 2.0. Portare l’olandese al Camp Nou sarebbe come accompagnare un bambino al luna park: la descrizione della felicità per una possibilità pressoché infinita di giochi, trucchi, trappole e chi più ne ha, più ne metta. Lorenzo Bandini ne ha decantato così la principale dote su Ultimo Uomo «il gioco di abilità di Zirkzee non è semplicemente il dribbling: è il dribbling in spazi proibitivi, che sarebbero già di per sé angusti ma che lui contribuisce a far sembrare ancora più limitati con le sue masse da prigione di Michelangelo».
Riuscite a immaginare qualcosa di più bello di Pedri, Yamal e Zirkzee nella stessa squadra? Io no. Ed ecco spiegato il perché del 10 al parametro suggestione.
Karl Etta Eyong
Leve finanziarie: 5/10
DNA Barça: 7/10
Suggestione: 7/10
Il 29 agosto 2024 Karl Etta Eyong lasciava il Cadice B per aggregarsi alla seconda squadra del Villarreal, in Primera Federación, la terza serie del calcio spagnolo.
Il 1 settembre 2025, dopo qualche presenza in prima squadra, il camerunense si trasferiva al Levante, militante nella Liga. Un trasferimento che ha colto un po’ tutti di sorpresa: il camerunense aveva iniziato con un gol e due assist in tre partite e sembrava poter essere un protagonista della Liga con il Villarreal. L’importo esiguo tratto dalla sua cessione, 3 milioni di euro circa, non aveva fatto altro che aumentare le perplessità.
L’estate 2026 potrebbe essere, invece, quella del trasferimento al Barcellona. A dire la verità i blaugrana si erano interessati a lui già nella scorsa finestra estiva di calciomercato ma i limiti salariali avevano di fatto scoraggiato l’operazione.
Karl Etta Eyong si è trasferito in Spagna con le referenze da centrocampista, salvo trasformarsi in un attaccante potente e atletico, che mette continuamente alla prova le difese avversarie con scatti ripetuti e accelerazioni brucianti e, del resto, che il giocatore vada di corsa si evince abbastanza facilmente dall’evoluzione della sua carriera; Etta Eyong è inoltre bravo nel gioco aereo e non lesina corse per pressare o inseguire l’avversario: musica per le orecchie di Hansi Flick.
Secondo l’allenatore del Camerun, Marc Brys, il centravanti africano ha il potenziale per giocare nel Barça. Il giocatore del Levante, che sarebbe seguito anche dal Madrid, manda segnali di fumo abbastanza chiari. In una recente intervista a SportyTv ha dichiarato che da bambino guardava sempre le partite del Barcellona di Eto’o e che giocare con Messi sarebbe un sogno da cui non vorrebbe svegliarsi.
Stavolta non sarà un’operazione sottotraccia come quella del club valenciano della scorsa estate ma un trasferimento importante e altrettanto intrigante. E poi, un centravanti camerunense nel Barcellona evoca dolci ricordi.
Mauro Icardi
Leve finanziarie: 6/10
DNA Barça: 6/10
Suggestione: 7/10
Abbiamo sottovalutato Mauro Icardi? Me lo chiedo spesso quando guardo qualche suo gol segnato durante la sua intensa carriera. Forse la ragione che ce lo ha fatto percepire meno meritevole di quanto fosse realmente è da ricercare proprio nello show mediatico che si è portato appresso ovunque, come se fosse il tendone di un circo itinerante.
Dall'Inter è andato via dopo aver rotto con spogliatoio e società a causa di un’autobiografia rivedibile e del ciclone Wanda, allora moglie e procuratrice dell’argentino. In una delle peggiori Inter del recente passato, Maurito ha segnato con continuità disarmante e a leggere la rosa di allora si fa una certa fatica a crederci.
A Parigi le cose non sono andate come avrebbe voluto e a Istanbul si è vissuto, soprattutto negli ultimi tempi, una sorta di déjà vù meneghino: gol a grappoli e caos.
Non è un attaccante che partecipa con trasporto al gioco della squadra; non adora le trame, ama invece avere l’ultima parola e la sua è spesso decisiva.
Il suo esilio dorato è stato messo in discussione da Osimhen e cambiare aria non sarebbe forse una cattiva idea. La stampa dà ormai per imminente il suo rinnovo contrattuale con il Gala con le mai dome pretese economiche riviste al ribasso.
In fondo un po’ ci manca rivederlo ad alti livelli, e forse a lui manca un po' il Barcellona.
Òscar Gistau
Leve finanziarie: 0/10
DNA Barça: 8/10
Suggestione: 10/10
Nonostante la Masía abbia formato e rifornito la prima squadra di talenti in tutte le posizioni, c’è un ruolo di cui non riesce a venire a capo: il centravanti. Questa specie di maledizione del numero 9 sembrava essersi interrotta il 22 ottobre 2023 quando Marc Guiu, al suo esordio in blaugrana, fece il gol decisivo nella vittoria per 1 a 0 contro l’Athletic Club.
Poi Guiu è stato inghiottito dal player trading del Chelsea e la Masía ha continuato a produrre giocatori come sempre, eccezion fatta per gli attaccanti centrali, per cui il Barcellona proprio non riesce a fare a meno di ricorrere al mercato esterno.
Nel frattempo, però, il 16 luglio 2024, un giovane attaccante di 16 anni, Òscar Gistau, firmava il suo primo contratto da giocatore professionista.
Gistau è un centravanti in stile Barça: sa giocare spalle alle porta ma è bravo nel gioco associativo e ha una naturale propensione al gol. Ivan Carrasco, uno dei suoi tecnici durante il percorso nelle giovanili, lo ha definito un misto tra un centravanti tradizionale e un falso nove; il classe 2008 rappresenta il punto di incontro tra ciò che si richiede normalmente a un attaccante centrale e ciò che bisogna essere per svolgere il ruolo nel Barcellona.
Attualmente sta recuperando da un infortunio ed è pronto a riprendere il suo posto nel Barça B, dove è uno degli intoccabili dell’allenatore Belletti. A luglio i blaugrana potrebbero svegliarsi e scoprire di avere il nuovo 9 in casa; i tempi sono finalmente maturi per il centravanti made in La Masia?
Álvaro Morata
Leve finanziarie: 4/10
DNA Barça: 8/10
Suggestione: 5/10
Álvaro Morata ha speso gran parte della sua carriera a Madrid, tra Real e Atletico. In entrambe è stato a più riprese e in diverse fasi al punto che non è facile comprendere se sia tifoso colchonero o merengue. In ogni caso la sensazione è che non sia stato particolarmente apprezzato in nessuna delle due squadre madrilene; ceduto, poi ripreso, poi nuovamente ceduto: un refrain dal quale possiamo capire il suo ruolo se non marginale comunque sacrificabile.
Morata ha tutte le doti che si apprezzano in un centravanti: fisico, tecnica, dedizione. Forse sarebbe stato lecito attendersi più gol, ma a un certo punto si dev’essere convinto un po’ troppo pure lui di quello che dicevano stampa e opinione pubblica, difensore dell’idea che in fondo era sufficiente il lavoro per la squadra per giustificare il suo posto nel mondo. Proprio lui che le qualità per segnare – per lo meno più di quanto non ha fatto fino ad ora – le avrebbe avute eccome.
Il madrileno è entrato in una strana fase della carriera ma che con realismo possiamo definire discendente: dall’Atletico è passato al Milan, poi al Galatasaray, uscendo dal giro dei migliori campionati d'Europa, salvo poi approdare al Como, accasandosi per la prima volta in una squadra di provincia seppur con ambizioni spropositate da lucrare nel lungo periodo.
Tutti elementi che ne dovrebbero sconsigliare l’acquisto. Eppure c’è qualcosa di intrigante.
Peppino Prisco, storico dirigente dell’Inter, era solito ripetere che prima di morire sarebbe diventato milanista, così se ne sarebbe andato uno «di loro». Ecco che allora, prendendo spunto dalle parole di Prisco, acquistare Morata potrebbe significare strapparlo definitivamente al culto di Madrid – previa pubblica abiura – e già questo potrebbe essere un risultato da considerare non trascurabile.
In aggiunta sarebbe solo il terzo giocatore ad aver militato nel Real, Atleti e Barça, in compagnia di Bernd Schuster e Miguel Soler (se escludiamo casi di settori giovanili ecc) e comunque anche questo è un modo di fare la storia.
Infine il Barcellona potrebbe prendere a prezzi contenuti un centravanti associativo – in linea con il DNA – inserito in un contesto di squadra iperproduttivo; un Morata finalmente anche finalizzatore di livello? Insomma, perché no?
Lionel Messi
Leve finanziarie: 6/10
DNA Barça: 10/10
Suggestione: 10/10
Come vedreste un ultimo tango a Barcellona del più grande di sempre? Che quella di Messi con il Barça sia una storia a cui non è mai stata messa la parola fine è apparso chiaro a tutti quando una notte di novembre, in solitaria, come se fosse un topo d’appartamento, è entrato al nuovo Camp Nou. Come i ladri moderni, però, ha usato i social per decantare la sua impresa e dolersi, per l’ennesima volta, del triste addio ai suoi tifosi, senza neanche un ultimo saluto, come fosse uno qualsiasi.
Certo, se Laporta dovesse vincere le elezioni presidenziali per la terza volta nella sua vita (e verosimilmente l’ultima, considerata l’età e il divieto di accumulare più di due mandati consecutivi) sarà difficile vedere Messi a Barcellona. Ma forse è proprio questo il punto: quanto può condizionare il risultato elettorale l’argentino? Quanto vale – da un mero punto di vista di numero di voti – il sogno del suo ritorno?
Comunque, insomma, che altro dire? Il centravanti sarebbe forse nuovamente lo spazio? L’ultima volta non è andata poi così male.

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