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tedofori olimpiadi
, 20 Gennaio 2026

I tedofori di Milano-Cortina stanno facendo discutere


Perché la scelta dei tedofori per le Olimpiadi invernali sembra non avere senso.

Cosa hanno in comune Claudia Gerini, Max Biaggi, Christian De Sica e Achille Lauro? Oltre ad esser nati a Roma, sono tra i tedofori di Milano-Cortina 2026. Perché queste persone hanno portato la fiamma olimpica? Cosa rappresentano per gli sport invernali? In che modo possono incarnare i valori di sportività legati allo spirito olimpico, se l’unico sportivo di questo elenco non é certo ricordato per episodi edificanti di fair play durante la sua carriera?

Come si diventa tedofori

“I tedofori, con le loro storie e le loro esperienze, rappresentano le mille sfaccettature e la ricchezza del nostro paese. Questa frase é scritta sul sito olympics.com, in cui si spiega come é possibile candidarsi a portare la fiamma olimpica nelle tappe che, attraverso le venti regioni italiane, porteranno la torcia allo stadio Meazza di Milano in occasione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali. Diversamente da quello che si potrebbe pensare, infatti, i tedofori non sono scelti per meriti sportivi, ma la selezione procede attraverso candidature. Tutte le persone maggiorenni hanno potuto presentare una candidatura, illustrando le motivazioni per cui si ritiene di essere le persone giuste per farlo.

Si tratta di 10.001 persone che, oltre a rappresentare valori sportivi, possono essere impegnati nel sociale o nella cultura, almeno in teoria. Diverse sono state le persone comuni a fungere da tedoforo - per quanto tale definizione abbia poco senso, permette di intenderci - oltre alle celebrità vere e proprie, non sempre legate al mondo sportivo.

Le uniche categorie che proprio non possono portare la torcia - riporta sempre il sito ufficiale - sono i politici (in carica o in campagna elettorale), le persone con una condanna per doping, chi ha una condanna penale o un procedimento penale a carico. Quindi, per fare un esempio, Jannik Sinner non può portare la fiamma olimpica a differenza di Achille Lauro.

Le conseguenze di questo sistema

La selezione presenta dunque delle storture. Faccio un esempio personale. Lavorando in una televisione locale ho seguito in prima persona il passaggio della fiamma in Liguria da Chiavari a Lavagna. A portare la torcia non c’erano personalità di spicco dello sport locale. Non c’era Maurizio Felugo, un chiavarese che ha partecipato ai giochi olimpici e ha vinto un argento nella pallanuoto, ma persone senza alcun legame con il territorio o rilevanza sportiva paragonabile.

La maggior parte delle celebrità che abbiamo visto portare la torcia sono persone che sono state proposte da enti pubblici, associazioni e federazioni. Così abbiamo visto Alessandro Cattelan, Massimiliano Allegri, Francesco Bagnaia, Giuseppe Tornatore, Melissa Satta, Ludovica Comello, l’uomo gatto di Sarabanda e via discorrendo.

L'esempio di scelta più legata alla celebrità che all’aderenza a un ideale sportivo è il “boldi-gate”. Il 17 gennaio il comitato organizzatore delle Olimpiadi ha annunciato la rimozione di Massimo Boldi dalla lista dei tedofori per “opinioni incompatibili con i valori olimpici”. L’attore, in un’intervista al Fatto Quotidiano, aveva infatti risposto “la f*ga” alla domanda su che sport praticasse.

Non penso siano necessarie misure radicali o scelte integraliste. Trattandosi però di una cosa puramente simbolica, risulterebbero più adeguate personalità rappresentative per ciò che si vuole trasmettere.

Sarebbe meglio se si scegliessero solo atleti ed ex atleti? . Sarebbe meglio dare la precedenza a persone che praticano discipline olimpiche, al di là dei risultati raggiunti? Assolutamente sì. Sarebbe meglio dare spazio solo persone non famose, ma che hanno piacere a farlo? Pure.

Detto questo non si tratta di una deriva recente. In passato, abbiamo visto fare i tedofori ad Arnold Schwarzenegger, Snoop Dogg, Michael Bublé, Jackie Chan (che l’ha portata a Pechino 2022 e a Milano-Cortina 2026).

La questione è stata molto commentata anche sui media e sui social, spesso in modo ironico, sarcastico o addirittura offensivo. Soprattutto per le assenze: Piero Gros e Silvio Fauner per dirne due. La cosa che effettivamente dà più dispiacere è pensare al poco riconoscimento che, in questo caso, l’organizzazione di uno degli eventi sportivi più importanti al mondo ha dimostrato nei confronti di persone che si sono spese così tanto in discipline che già hanno poco riconoscimento e visibilità.

  • Nato e cresciuto in provincia di Genova. Faccio i video. Mi piace guardare le partite di calcio, ma di più quello che succede sugli spalti.

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