
Napoli-Sassuolo 1-0, Considerazioni Sparse
Il Napoli trova i tre punti, nonostante una prestazione parecchio negativa e che porta con sé altri infortuni importanti.
Torna il Napoli al Maradona, con le tossine da smaltire del tormentato turno infrasettimanale contro il Parma, per la sfida col Sassuolo che ha già aspetto interlocutorio: quale Napoli sarebbe sceso infatti in campo, quello arrembante e battagliero capace di tenere testa all'Inter e andato vicino addirittura al colpo grosso, o quello stanco, confusionario e pasticcione incapace di pungere il Parma rimaneggiato di mercoledì sera?
La risposta, soprattutto conoscendo il risultato, vi sorprenderà: il Napoli infatti, a dispetto della vittoria ottenuta sul campo, combina poco o niente sul terreno di gioco, tanto che fatichiamo a ricordare, nelle ultime due stagioni, una partita in cui gli azzurri hanno fatto registrare un numero così basso di tiri indirizzati verso la porta avversaria. Ma il calcio è un gioco mefistofelico, come gli appassionati hanno imparato fin dal loro primo approccio con lo sport più praticato al mondo, in cui gli episodi giocano un ruolo fondamentale: e così basta un palla vagante al limite dell'area sul quale Lobotka trova il lampo che vale la sua prima marcatura della stagione (un appuntamento che mancava addirittura da agosto 2022!), unita a un secondo tempo fatto più di agonia e stoicismo che di sport a rendere gioiosa una serata sporca e più difficile di quanto ci si aspettasse.
Alla fine ad avere più di un rimpianto è il Sassuolo, che il punto dal Maradona avrebbe anche meritato di conquistarlo: i neroverdi si trovano nella condizione di non cedere mai il fianco agli azzurri, che dal canto loro fanno poco per affondare un qualsiasi tipo di colpo, e di fare la partita. Purtroppo però al Sassuolo è mancata la qualità necessaria per avere la meglio su un Napoli che, se col pallone è stato poco lucido e ancora sotto shock, senza era in uno stato di trance agonistica che ha elevato il trio Juan Jesus Di Lorenzo e Rrahmani (finché ne ha avuto) a baluardi insuperabili per i pur volenterosi attaccanti neroverdi, cui è sempre mancato qualcosa per avvicinarsi seriamente alla porta avversaria ad impensierire Milinkovic-Savic, oggi chiamato solo una volta a difendere per davvero il suo fortino.
Se dal letame nascono i fiori, come cantava De André, il fiore non è quello di Scozia che ha fatto le fortune recenti del Napoli, ma un piccolo stelo ormai pronto a sbocciare proveniente dall'hinterland partenopeo di nome Antonio Vergara: a 23 anni appena compiuti il giovane virgulto di Frattaminore dà sfoggio di qualità importanti, tanto che l'errore poche occasioni create nel primo tempo sono passate tutte dal suo piede sinistro. Insomma, anche nei momenti difficili, il Napoli riesce a fare delle scoperte positive: che l'ex Reggiana si sia guadagnato altro spazio nelle prossime uscite?
La domanda, purtroppo per Conte, è puramente retorica: Vergara probabilmente giocherà ancora, ma non per coraggio improvviso del tecnico leccese di allargare la cerchia dei suoi fedelissimi, ma perché letteralmente con le spalle al muro. La durissima partita di oggi, oltre a portare in tre punti, porta in dote altri tre infortuni, che mettono k.o. anche Elmas, Rrahmani (apparso dalle prime impressioni a caldo il piu grave dei tre) e Politano, per un Napoli che ormai fa prima a citare gli arruolabili che gli infortunati: Conte si trova a dover sfogliare la margherita, trovando sempre meno petali a cui attingere, dovendo chiedere ai superstiti di stringere i denti e ignorare, per quanto possibile, il continuo stress fisico e nervoso a cui sono sottoposti. Non una buona notizia in vista della fredda Copenaghen, dove martedì il Napoli attraverserà un altro crocevia fondamentale della sua stagione...
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