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Cagliari-Juventus 1-0
, 17 Gennaio 2026

Cagliari-Juventus 1-0, Considerazioni Sparse


Trasferta amara della Juventus: è il Cagliari che fa una piccola impresa.

Prima di arrivare a Cagliari, la Juventus era caduta una sola volta nelle 15 gare disputate con Luciano Spalletti seduto in panchina: c'era voluta la doppietta di Hojlund al Maradona. Da lì, la striscia bianconera era divenuta sempre più positiva (16 punti in sei partite, con l'unico inciampo del pari contro il Lecce), riportando la Vecchia Signora in zona Champions con rinnovata fiducia. La Sardegna però si rivela, non senza sorpresa, terra amara per le ambizioni juventine. Merito di un Cagliari difensivamente perfetto, aiutato da un pizzico di fortuna (palo di Yildiz), da un Caprile sempre attento e dal blitz su calcio piazzato di Mazzitelli, bravo a girare di prima la palla corta di Gaetano e a sorprendere un Perin sorpreso e oscurato da una selva di gambe.

All'Unipol Domus il canovaccio della sfida tra Cagliari e Juventus è chiaro e cristallino per tutto il primo tempo, talmente lindo e lineare da non creare alcuna di quelle increspature necessarie a sbloccare una partita di calcio. La Juve manovra con ritmo e inchioda i padroni di casa nella propria metà campo soprattutto grazie a una riaggressione forsennata, mentre gli uomini di Pisacane, da subito chiusi nella loro ultima ridotta, non si perdono un dettaglio nella loro fase difensiva, saturando gli spazi e scivolando con precisione da destra a sinistra e negando ogni sbocco al dominio territoriale bianconero. All'intervallo i contatori delle statistiche dicono 74% di possesso palla per la banda-Spalletti, ma appena 0.24 xG prodotti con sei conclusioni, di cui solo una (quella di Miretti al 25') diretta nello specchio.

Il Cagliari, nonostante momenti di seria sofferenza, dà piccoli segnali di essere sempre sul pezzo. Non pungendo effettivamente, ma facendo sentire ai rivali che un calo di intensità da parte loro può equivalere a perdere il controllo della situazione. I sardi sembrano dire ai più titolati avversari: "ci dovete tenere lì, perché noi ci siamo, siamo in piedi, ancora non cadiamo". Roba da boxe, più che da calcio. Può vincere anche chi fa stancare l'avversario subendo tanto ma tenendo duro, senza incassare il colpo decisivo. C'è una sottile sfida psicologica dentro la partita, tra chi governa il gioco e chi, subendolo, deve dare l'impressione di governare i nervi. Forse è su questo, più che su alcuni limiti offensivi della Juventus, che i rossoblù vincono una partita sfiancante e usurante come non mai.

Spalletti per rimediare la partita si gioca l'arrembaggio e gli 1vs1 insistiti dei subentranti Zhegrova (dentro subito dopo il gol) e Conceiçao (dentro all'80esimo) oltreché di Yildiz, buttando dentro via via tutte le carte che ha a disposizione del suo poco prolifico parco attaccanti. Non basterà, nonostante lo score statistico renda abbastanza improbabile lo zero sulla casella delle reti segnate dai bianconeri. Troppo poco, forse troppo tardi. La manovra della Juventus è fluida, si gioca avanti bene e si arriva con discreta facilità nell'ultimo terzo, e non mancherebbe la qualità per trovare le combinazioni adatte a scardinare i blocchi bassi. Ma sui mezzi spazi i bianconeri mancano di qualcosa, vuoi per la maggior opacità di Miretti (finito volente o nolente troppo spesso a farsi schermare da Gaetano) e Mckennie a questo giro, vuoi per l'inconsistenza di David nel riattaccare l'area dopo esser venuto incontro. Al solito, i problemi per il Cagliari arrivano tutti dal lato di Yildiz, che inchioda Palestra a fare gli straordinari per supportare Ze Pedro. Ancora, troppo poco.

Va detto, a onor del merito (e del calcio speculativo che in questa settimana pare essersi preso anche troppe rivincite), che Pisacane imposta questo genere di partita, forse con l'idea di prendere uno 0-0 o poco più, di certo con l'idea che l'obiettivo primario fosse fare terra bruciata. Il Cagliari ingolfa tutto l'ingolfabile rinunciando più o meno scientemente a qualsiasi frangente di gestione della palla e di uscita pulita; gli unici tentativi in proposito sono accenni di transizioni dirette che Esposito e Kilicsoy dovrebbero guidare ma sempre senza successo. Per il resto, la compressione degli spazi e la riduzione delle distanze sono la stella polare che guida in campo i rossoblù, seguita con disciplina e abnegazione ammirevoli oltreché con efficacia. Piuttosto, ad esser causale, o se vogliamo dire più correttamente a rientrare nel pieno dell'episodicità di questo sport, è il vantaggio del Cagliari, letale da situazione di calcio piazzato di fatto nell'unica volta dove si affaccia in avanti, e nell'unica volta che arriva a concludere in porta. A questo giro, basta e avanza per un 1-0 che vale oro in ottica salvezza.

  • Scribacchino di calcio maschile e femminile. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

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