
Como-Milan 1-3, Considerazioni Sparse
Il Milan si aggrappa a Maignan/Rabiot e batte un Como impreciso e sfortunato.
In molti, compreso nientepopodimeno che Damiano Er Faina, hanno dipinto Como-Milan come una guerra di religione, neanche fosse un Barcellona-Real Madrid degli anni '10 con Guardiola opposto a Mourinho. Si tratta in realtà "solo" dell'incontro tra le due squadre col PPDA (l'indicatore utilizzato per "misurare" il pressing) più basso e più alto della Serie A, segno di approcci opposti nell'interpretare la fase di non possesso. Fàbregas conferma il 4-2-3-1, recuperando Jacobo Ramón dalla squalifica e premiando Baturina - decisivo con un tiraggir contro il Bologna - con una maglia da titolare, a discapito di Jesus Rodriguez. Dall'altra parte, de Winter sostituisce l'infortunato Pavlovic, mentre la sorpresa è l'assenza di Pulisic dallo starting XI, con Leao-Nkunku coppia d'attacco.
Sin dal calcio d'inizio il Milan alterna l'abituale 5-3-2 a un 4-4-2 con Tomori terzino destro e Saelemaekers-Fofana ("falso esterno" a sinistra) alti; l'intento di Allegri sembra quello di portare una pressione più alta del solito sulla difesa avversaria, ma la retroguardia del Como sembra non patire affatto il tentativo di pressing rossonero, con Perrone abile ad alzarsi e abbassarsi per dettare i passaggi ai compagni. Il gol casalingo arriva dopo appena 10', e suona come un sinistro contrappasso dantesco.
Il Como muove palla su corner, lo schema è una copia di quello che ha portato al gol di Kempf contro la Juventus: la palla di Baturina è perfetta e finisce proprio sulla testa del tedesco, che stacca in mezzo a un nugolo di maglie rossonere impegnate in una riedizione improvvisata di Madame Tussauds e batte Maignan. La squadra di Allegri accusa il colpo, i lariani provano ad approfittarne grazie a un'uscita dal pressing magistrale orchestrata da Nico Paz, ma la conclusione di un Da Cunha assai impreciso finisce sopra la traversa.
Provando a cambiare rotta dall'impetuoso flusso di gioco del Como, il Milan cambia assetto, spostandosi su un 4-3-3: Saelemaekers a destra, Nkunku al centro e Leao nel ruolo originario di ala sinistra. Col nuovo modulo il Diavolo manda un paio di volte al tiro Fofana, con esiti rivedibili, ma a far paura è ancora il Como, col mancino arrotato di Nico Paz che costringe Maignan al grande intervento. La difesa alta e aggressiva di Fàbregas frustra i tentativi di offesa del Milan: gli attaccanti sono spesso costretti a ricevere palla in posizione scomoda o spalle alla porta.
Il Como è però rapido a ripiegare con molti uomini nelle occasioni in cui la palla viene persa nelle zone del campo più calde. A sorprendere è Baturina, eccellente nei recuperi e nella gestione della sfera lontano dalla porta avversaria, a conferma della grande crescita di un calciatore che nella prima parte di campionato aveva trovato ben poco spazio. Il Como continua a macinare calcio e creare occasioni su occasioni, con Paz, Douvikas e soprattutto Da Cunha: il colpo di testa del franco-portoghese, che chiama Maignan al miracolo, arriva al termine di un paio di giocate di altissimo livello, segnatamente un controllo volante di Perrone da spellarsi le mani e una pennellata col mancino di Vojvoda.
Un primo tempo di dominio totale non basta però al Como per chiudere i 45' avanti: palla recuperata da Saelemaekers, Rabiot si butta nello spazio e viene travolto in area da Kempf, sul dischetto va Nkunku il cui tiro non irresistibile carambola su Butez e vale l'1-1 che manda le squadre a riposo. Tutto da rifare per un Como protagonista di un primo tempo vicino alla perfezione, Milan che si aggrappa alle parate di Maignan e all'unico, vero episodio a favore di un primo tempo che ha visto la squadra di Allegri faticare oltremodo in ogni duello coi lariani.
A inizio ripresa il Milan ritorna nella comfort zone col 5-3-2, senza che tale scelta cambi il leitmotiv della partita: il Como tiene il pallino, i rossoneri a rinculare e provare a ripartire. Dopo un minuto in cui il Milan trasmette palla tra i centrali e il portiere senza avanzare mai, Nico Paz offre il primo squillo con un rasoterra indirizzato verso il secondo palo, sul quale è provvidenziale Maignan. Ancora una volta dal nulla, arriva il raddoppio rossonero, e ancora una volta è decisivo l'inserimento di Rabiot: Leao riceve per la prima volta fronte alla porta, il suo lob a scavalcare la difesa è una delizia e trova l'inserimento del francese, che buca Butez e realizza l'1-2.
Lo svantaggio non scompone i padroni di casa, che continuano a farsi avanti e ammassare conclusioni su conclusioni, come la bordata illeggibile di Nico Paz che lascia di sasso Maignan ma si stampa sulla traversa. Fàbregas inserisce Jesus Rodriguez e Caqueret, e subito dopo Kühn per Vojvoda, nel tentativo di sparigliare le carte in tavola; il Milan risponde con un Füllkrug sorprendente vivo e vegeto dopo l'estrema unzione degli scorsi giorni, il quale subentra in luogo di uno Nkunku impalpabile, fatta eccezione per il rigore che ha cambiato l'inerzia della gara.
Tra i nuovi entrati è soprattutto Rodriguez a portare brio con le sue serpentine, mentre Füllkrug appare prevalentemente impegnato nel lavoro sporco e nel provare a tenere alta la squadra. Il Milan si arrocca ancor di più nella sua metà campo quando Allegri inserisce Loftus-Cheek per Leao, passando a una sorta di 5-4-1 esclusivamente reattivo che frustra gli attacchi del Como, meno paziente nel cercare i varchi giusti rispetto al primo tempo.
La squadra di Fàbregas ci prova da fuori (poco lucidamente) con cross dalla trequarti sempre neutralizzati; i continui raddoppi sugli esterni tarpano le ali ai lariani, che si giocano Sergi Roberto come carta dell'ultimo quarto d'ora per riportare la gara su binari favorevoli. Quando il Como tira il fiato il Milan prova a farsi avanti, senza particolari trame ma provando a puntare sul mismatch fisico e conquistando piazzati mai pericolosi.
Tra i padroni di casa, l'ultimo a mollare è Nico Paz, che in spaccata da dentro l'area su invito di Jesus Rodriguez colpisce la parte bassa del palo, sotto gli occhi di un vigile Maignan. Il Como capitola definitivamente quando Rabiot, dai 25 metri, lascia partire un rasoterra velenoso che sorprende un disattento Butez, protagonista di uno dei pochissimi errori del suo campionato.
Vittoria pesantissima per il Milan, che diventa la prima squadra a espugnare il Sinigaglia nel 2025/26. La compagine di Allegri soffre il pressing e la tecnica dei lariani per la quasi totalità della gara, ma è diabolica nel capitalizzare le uniche palle concesse dai padroni di casa. Spiccano le prestazioni di Rabiot e di Maignan, MVP della gara con una serie di interventi prodigiosi, Leao e Nkunku non incantano (eufemismo) ma sono decisivi il primo con l'assist per l'1-2, il secondo col tiro dal dischetto dell'1-1.
Difficile indicare cosa non abbia funzionato nel Como se non la fase di finalizzazione: per lunghi tratti della partita l'11 di Fàbregas è apparso superiore al Milan, soffocandolo nella propria area e strozzando ogni tentativo di ripartenza, infrangendosi però su un insuperabile Maignan. Le responsabilità individuali di Kempf e Butez in un paio dei tre gol subiti sono evidenti, Douvikas è apparso poco lucido, ma è davvero difficile definire negativa la prestazione degli altri singoli, al termine di un incontro dall'esito negativo abbastanza casuale.
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