Logo sportellate
Atalanta Torino
, 11 Gennaio 2026

Atalanta-Torino 2-0, Considerazioni Sparse


L'Atalanta la chiude nella maniera più commovente possibile, il Torino si avvicina tardi al pareggio.

L’Atalanta centra la 3° vittoria consecutiva, la 5° nelle ultime 6 gare di Serie A: lo fa ai danni di un Torino che è sempre più un punto di domanda. Gli orobici vincono 2-0, sigillando il punteggio nel finale con un contropiede condotto e chiuso da Mario Pasalic, tornato a festeggiare dopo il personale momento complicato. Con questo successo, Palladino riporta la Dea in piena lotta per l’Europa: sembra un mezzo miracolo visto il punto in cui aveva preso le redini della squadra dalle mani di Juric, la cui parentesi appare oggi ancora più disastrosa. Il Torino, invece, continua nel solco vergato dall'inizio di un'annata anonima, con qualche lampo estemporaneo, e la certezza di aver la peggior difesa del campionato.

Baroni regala il primo tempo alla Dea con scelte incomprensibili: lasciare fuori oggi Ilkhan è una follia, mentre la coppia Zapata-Ngonge sembra il peggior assortimento possibile tra le tante opzioni a disposizione. In particolare, spiace dirlo proprio nella “sua” Bergamo, ma il colombiano sembra molto distante da una condizione accettabile: non tiene un pallone nei duelli con Djimsiti, corre pochissimo, non permette mai alla squadra di salire. Nel secondo tempo, con qualche sostituzione che qualunque persona di buonsenso - ancorché priva del patentino di Coverciano - avrebbe fatto, il Toro si riprende piano piano il campo e avrebbe anche diritto di pareggiare la gara: a impedirlo è un mostruoso Carnesecchi, prima su Maripan e poi su Simeone. L’ultimo errore è l’ingresso di una sciagurato Biraghi, che con la testa oramai al mercato regala l’ultimo contropiede all’Atalanta.

Palladino, invece, ha rivoluzionato l’Atalanta: non lo avrà fatto troppo da un punto di vista tattico o tecnico, ma lo spirito della squadra è totalmente diverso. Il primo tempo della Dea è sontuoso, e si poggia su una grande prestazione di De Ketelaere, che torna al gol in Serie A dopo 118 giorni, ma è nella giornata in cui regala perle a profusione. Sembra una squadra che si è riappropriata di un’identità che non riusciva a ritrovare nella prima parte di stagione, e sicuramente grande merito è del tecnico ex Monza e Fiorentina: la Dea oggi è una squadra agguerrita, quadrata, fisicamente in ripresa, che si candida fortemente all’Europa. A dire il vero, nel secondo tempo gli orobici calano vistosamente da un punto di vista fisico, e questa è l’unica grande pecca della serata: il fatto di aver tenuto botta - il ricordo sinistro era quello della serata del 2-1 col Cagliari, molto simile per sofferenza "eccessiva" e colpo di coda finale - e raddoppiato cinicamente nel recupero fa pensare comunque che, anche a livello di personalità, la squadra si stia ritrovando.

Butterfly and spider: i migliori in campo sono i due già citati, Carnesecchi e De Ketelaere, ma non sono i soli atalantini a brillare. Zalewski e Zappacosta nelle corsie fanno ammattire I granata, De Roon è un professore a centrocampo, Scamacca e Krstovic non marcano il tabellino ma tengono occupata la retroguardia avversaria. Infine, si parla troppo poco di Scalvini: quelle poche volte in cui non è funestato da infortuni, si è rivelato un vero e proprio pilastro per la difesa bergamasca. Lato Torino, le note positive arrivano da pochi: su tutte Ilkhan, che non si capisce come abbia potuto star fuori sino a due gare fa, e Adams, che dà peso offensivo alla squadra. Oltre a Zapata, pure Ngonge non lascia il segno: sulle corsie, Lazaro e Aboukhlal non demeritano ma manco convincono, e di sicuro non sembrano avere il physique du rôle per giocare a tutta fascia.

La sensazione è che la sliding door di queste due squadre sia arrivata nel momento in cui hanno avuto la chance di cambiare guida tecnica: la famiglia Percassi, che ha dimostrato negli anni competenza e ambizione, ha capito l’errore fatto in estate, salutato Juric e affidato la guida a Palladino. A oggi, dal rischio di languire a metà classifica per il resto della stagione, la Dea si trova a 3 punti dal 6° posto (con una gara giocata in più del Como). Urbano Cairo non ha mostrato in passato né competenza né ambizione, e anche nell’estate 2025 ha permesso a Vagnati di formare una squadra senza capo né coda: forse per questo si è tenuto Baroni nonostante un inizio non certo entusiasmante, e il tecnico granata, nonostante abbia in rosa buone individualità, sta continuando a dimostrare di non aver trovato il bandolo della matassa. A oggi, i 23 punti fatti dai granata sembrano frutto di giornate estemporaneamente buone, non di un gioco convincente e programmatico: le alternative sul mercato dei tecnici scarseggiano, e sembra questa, più che la reale fiducia nel tecnico scelto in estate, la ragione per cui Baroni resta in sella.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

pencilcrossmenu