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Como Bologna 1-1 Gettyimages
, 10 Gennaio 2026

Como-Bologna 1-1, Considerazioni Sparse


Il Bologna accarezza la vittoria a Como grazie a Cambiaghi, ma Abisso e Baturina spengono i sogni rossoblù.

"Non rovinare questa partita". Questo è quello che la panchina del Bologna urla ad Abisso, un attimo prima che lo stesso mostri il cartellino rosso a Cambiaghi per un fallo di reazione dopo provocazione di Van Der Brempt, lasciando i rossoblù in dieci per l'ultima mezz'ora. La decisione del direttore di gara innervosisce un Como-Bologna fino a quel momento combattuto e teso, ma sempre nei limiti della regolarità. E non si sta qui discutendo la correttezza o meno delle scelte arbitrali, ma solo dell'incidenza che le stesse hanno sullo svolgimento soprattutto emotivo della gara, in maniera ancora più netta da quando la tecnologia e un regolamento a dir poco interpretabile hanno acuito dubbi e incoerenze.

Il Bologna resiste con uomo in meno fino al 94', quando Baturina pennella un destro a giro dal vertice dell'area che si insacca imprendibilmente alle spalle di Ravaglia. Il pareggio è forse il risultato più giusto per un match che si è mostrato divertente e aperto sin dai primissimi secondi, con Butez costretto a un miracolo su Cambiaghi dopo nemmeno un minuto. È da quel lato che si svolge gran parte del primo tempo: la spinta dell'esterno d'attacco rossoblù e le sovrapposizioni di Miranda mettono in crisi la fascia destra del Como, in particolare Van de Brempt non riesce ad arginare le offensive avversarie, mentre dalla parte Rowe, che sostituisce ancora Orsolini, non incide quanto ci si potrebbe aspettare, sebbene si sacrifichi molto e si faccia notare per alcuni rientri difensivi.

Dal canto suo, il Como è sempre riconoscibile nella struttura e nel modo di giocare; il pressing del Bologna, però, è tatticamente perfetto per togliere ai lariani la possibilità di partire sempre dal basso e costringe, in alcune circostanze, la difesa al lancio lungo su Douvikas, oggi poco presente dopo la doppietta di qualche giorno fa. L'occasione in cui l'attaccante greco si fa notare di più arriva nella ripresa, quando guadagna un calcio di rigore poi revocato dal VAR. Nella circostanza - all'atto di dichiarare quanto deciso a seguito di revisione - il direttore di gara dimentica di annunciare la propria decisione finale, sintomo evidente di un periodo di estrema - forse eccessiva? - pressione per tutto il sistema arbitrale.

L'uomo più in mostra nella squadra di Fabregas, a parte l'autore del gol, è Jesus Rodriguez, ancora una volta poco concreto nella conclusione delle azioni, ma sempre pericoloso e coraggioso sulla sua fascia di competenza. Nico Paz, invece, dal quale ci si aspetta una Gioconda o una Guernica ogni volta che tocca il pallone, mostra la sua classe - tra le migliori, se non la migliori, di tutto il campionato - solo a sprazzi: nel primo tempo si fa ingenuamente ammonire, appare nervoso, ma alla fine colpisce un palo che avrebbe potuto cambiare l'inerzia della gara molto prima di quando poi avvenuto.

Il Como mantiene imbattibilità interna e distanza di sicurezza dal Bologna, che torna in Emilia con la consapevolezza di aver lasciato per strada due punti che apparivano ormai cosa fatta. C'è rimpianto perché non si vince da ormai troppo tempo, e l'occasione era quella giusta per rimettersi in carreggiata e riportarsi a un passo dalle squadre in lotta per l'Europa, ma può esserci soddisfazione per una prestazione di altissimo livello, che mancava da qualche settimana. Da sottolineare la prova di Castro, presente e combattivo su ogni pallone, e quella di Immobile: nello spezzone di partita giocato porta esperienza, guadagna falli e fa salire la squadra. Ritrovare appieno uno dei capocannonieri più longevi della serie A, può rappresentare solo un enorme vantaggio per Vincenzo Italiano, in questo girone di ritorno appena iniziato.

  • Danilo Cappella, classe 1988, tifoso del Napoli da prima di nascere.
    Calcio e scrittura le mie passioni più grandi, ma anche cinema e musica.

    Dopo Diego, ho creduto in una sola divinità, aveva la cresta e il 17 sulla schiena.

    Autore di un libro sulla passione di un tifoso partenopeo, a chi mi chiede quando mi passerà questa malattia, rispondo come farebbe Nick Hornby: "noi non supereremo mai questa fase".

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