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Napoli Hellas Verona
, 7 Gennaio 2026

Napoli-Hellas Verona 2-2, Considerazioni Sparse


Il Napoli offre una straordinaria prova di carattere, riacciuffando una partita che sembrava compromessa.

Neanche il tempo di godersi la vittoria sul campo della Lazio e il Napoli si ritrova a cambiare ancora una volta pagina: Conte nuovamente gira i tasselli per completare questo cubo di Rubik che sta rappresentando la stagione della sua squadra: una squadra ridotta, nell'infrasettimanale con l'Hellas, a 15 giocatori di ruolo, a causa della nota ecatombe di infortuni che priva il Napoli anche di Neres, in questo ultimo mese decisamente il migliore dei suoi. Nonostante tutto, il Napoli non cambia faccia, riproponendo l'ormai consueto 3421 con Lang al posto del brasiliano e Politano confermato nella sua posizione di tornante lungo la fascia destra, cedendo al turnover solo sull'altra fascia, dove Gutierrez rileva Spinazzola.

Il Napoli sembra partire bene, ma come un fulmine a ciel sereno ecco comparire Frese al centro dell'area di rigore, pronto a concretizzare con un delizioso colpo di tacco volante una bella azione corale del Verona che porta in vantaggio gli ospiti. Il Napoli accusa il colpo e subisce l'intensità degli avversari, apparsi di ben altra pasta rispetto a quanto fatto vedere domenica contro il Torino, e il raddoppio di Orban, arrivato su calcio di rigore, ha tutto l'aspetto del colpo del ko. Dal gol subito infatti il Napoli ne esce frastornato, incapace di produrre il suo solito gioco anzi muovendo il pallone con insolita lentezza, che rende facile al Verona serrare i ranghi per proteggere il suo fortino. Il primo tempo scorre via così, con un solo colpo di testa di Højlund a segnalare che i padroni di casa sono ancora vivi e in lotta.

Nella ripresa il Napoli non cambia nulla, anche perché di alternative in panchina come detto ne sono poche. In realtà ce ne sono due: se una è scontata, ovvero richiamando in campo in fretta e furia Spinazzola in luogo di un Gutierrez apparso troppo scolastico, e perciò incapace di sgasate in grado di impensierire la ben organizzata difesa del Verona, l'altra è l'uomo che non ti aspetti, ovvero l'ex Empoli Marianucci. Il giovane rincalzo, che non vedeva il campo dalla sconfitta di San Siro contro il Milan, non solo entra con decisione, ma permette al Napoli di mutare ancora una volta pelle, giocando da esterno destro in una difesa a quattro lasciando campo libero a Di Lorenzo di agire nel cuore del campo, quasi da mezzala, guadagnando la superiorità in mezzo al campo che nella prima frazione era tanto mancata.

Con questo nuovo assetto il Napoli si fa arrembante, mettendo in campo quell'audacia che, secondo la saggezza popolare, alla fine viene premiata dalla fortuna: fortuna che si manifesta nell'uscita improvvida di Montipò, che offre a McTominay l'occasione per accorciare le distanze, e che poi il Napoli deve rincorrere a lungo tra occasioni andate fuori di poco e reti annullate, finché Di Lorenzo, imbeccato proprio da Marianucci, non trova la rete del meritato pareggio.

Un 2-2 che è il frutto di una serata a due facce per il Napoli: se una è incerottata, claudicante, lenta e che quasi fa fatica a muoversi, l'altra è quella di una squadra dalla volontà di ferro e dotata di una determinazione feroce che, nonostante tutte le difficoltà, non vuole lasciare nulla di intentato, e se possibile neppure un punto. Proprio i punti sono il grande rammarico di questa serata, visto che due punti preziosi nella rincorsa all'Inter vengono persi in quello che, finora, è stato un fortino quasi inespugnabile, ovvero lo stadio Maradona. Una serata che, però, può cementare le certezze della squadra nel lungo termine: a volte, questo può essere importante quasi quanto i punti in classifica.

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie.
    Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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