
Sassuolo-Juventus 0-3, Considerazioni Sparse
La Signora stritola un Sassuolo fin troppo impreciso; torna in gol Jonathan David.
Il rocambolesco pari di Lecce e le assenze di Conceição e Kelly non intaccano il cammino tattico che Luciano Spalletti ha in mente per la sua Juventus: al Mapei Stadium i bianconeri confermano il 4-2-3-1 visto per la prima volta contro i giallorossi, con Koopmeiners difensore centrale di sinistra, McKennie-Yildiz sulle fasce offensive e Miretti a fare da enganche dietro all'uomo nel mirino, Jonathan David. Fabio Grosso, che da allenatore ha iniziato proprio nella Primavera della Juve, continua con l'ormai collaudato 4-3-3 e tiene in panchina Fadera come arma a partita in corso, alzando Thorstvedt nel tridente e regalando la prima gara da titolare in Serie A ad Edoardo Iannoni. I bianconeri - oggi color acqua - partono sornioni, facendo correre qualche brivido a Di Gregorio in uscita bassa ma anche trovando con frequenza trame che portano molti uomini nella metà campo neroverde, con Arijanet Muric costretto fin da subito a sporcarsi i guanti intervenendo su Yildiz e Thuram. Il vantaggio della Juve arriva in modo del tutto casuale: il cross dalla destra di Kalulu viene deviato in maniera un po' avventata dall'ex della gara Muharemovic, ne esce una parabola che beffa Muric e manda avanti la banda di Spalletti.
L'1-0 regala coraggio agli ospiti, soprattutto in fase di pressing, sfruttando l'imbarazzo dei difensori del Sasòl nella gestione della sfera; a creare grattacapi ai neroverdi sono soprattutto la posizione di Miretti, mai preso né dai centrocampisti né dai centrali, e il binario McKennie-Kalulu, che costringe Laurienté a ripiegamenti frequenti e non sempre fruttuosi. La Juventus arriva frequentemente al tiro anche da posizione succulenta, ma con poca precisione o con forza insufficiente per impensierire seriamente Muric; il più presente nelle azioni offensive, oltre a Yildiz, è Jonathan David, encomiabile nel lavoro di dentro-fuori atto a migliorare il palleggio offensivo - richiesto a gran voce da Spalletti a ogni azione - e nelle pressioni, ma poco lucido nel battere a rete. Il primo tempo va agli archivi con il cambio forzato Thorstvedt-Fadera e con un paio di sgasate di Yildiz sull'out di sinistra, l'ultima conclusa con un mancino violento che trova la pronta risposta di Muric. La Juve può recriminare per non aver trasformato nessuna delle tante conclusioni in porta, il Sassuolo si aggrappa alle parate Muric e alle chiusure di Idzes, più volte costretto a tamponare le falle lasciate da un Muharemovic frastornato dall'autorete.
La ripresa inizia senza volti nuovi e la Signora torna subito a piantare le tende nella metà campo della squadra di Grosso: l'aggressività bianconera mette in difficoltà anche un totem come Matic, gli scambi stretti degli uomini offensivi risultano sempre pregevoli, ma le difficoltà ataviche nell'ultimo tocco - rifinitura o conclusione che sia - sembrano dover ancora una volta impedire agli uomini di Spalletti di arrotondare il punteggio. Dopo un'ora, però, paradossalmente su uno dei pochissimi palloni lunghi, il Sassuolo capitola: sponda di Kalulu sul lancio di Di Gregorio, David apre un varco nel quale è rapido ad avventarsi Fabio Miretti, la palla del canadese è un cioccolatino e permette al classe 2003 di presentarsi solo davanti a Muric e siglare il 2-0. La rete ospite manda in tilt i già traballanti neroverdi: Jay Idzes, fin lì encomiabile, spegne la luce e si fa rubar palla in una zona sanguinosa da David, l'ex Lille si incunea in area e, dopo aver dribblato Muric, spedisce in porta il pallone della redenzione che vale il 3-0 per la Juventus.
La Juve potrebbe limitarsi a gestire le energie negli oltre 20' di potenziale garbage time, invece continua ad attaccare a spron battuto e a restare con la linea alta, atteggiamento permesso dall'aggressività di Bremer e di Teun Koopmeiners, per nulla reticente nell'abbandonare il fioretto e impugnare la sciabola, lasciando solo le briciole agli avanti del Sassuolo. Spalletti nell'ultimo quarto d'ora regala a Jonathan David i meritati applausi dei suoi tifosi e rispolvera il desaparecido Joao Mario, in luogo di un McKennie sempre più a suo agio sulla trequarti offensiva, mentre Edon Zhegrova, in campo per 45' con il Lecce, viene tenuto in naftalina fin quasi al 90'. Sul finale di gara, i subentrati Pierini e Lipani ricordano a Di Gregorio che la partita è cominciata, ultimi sussulti di un match senza più molto da raccontare, che scivola placido verso la fine.
Finisce 3-0 una partita che la Juventus mette subito sui binari giusti in maniera un po' fortunosa, ma che ha il merito di non mollare fino all'ultimo minuto, aggredendo e creando senza soluzione di continuità. Il nuovo modulo sembra permettere alla squadra di Spalletti di occupare con maggior raziocinio la trequarti offensiva, permettendo alternative ai cross e agli 1 contro 1 in fascia, anche se perdurano in diversi tratti della gara quei problemi di concretezza che attanagliano questa squadra da diverso tempo. Fabio Grosso aveva probabilmente pensato per il Sassuolo una gara diversa, invece i neroverdi si trovano subito a dover rincorrere, ma senza armi vere e proprie per arginare la massa di maglie azzurre pronta a piombare sui malcapitati portatori di palla ad ogni occasione. La Juve risponde alla Roma e rimane salda al quarto posto, i neroverdi restano comodi a centro classifica, ben lontani dalla bagarre per non retrocedere.
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