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Cancelo Inter
, 5 Gennaio 2026

Cancelo e Inter, amore impossibile


João Cancelo potrebbe vestire per la seconda volta in carriera la maglia nerazzurra.

Fabrizio Romano così postò: Inter e Al-Hilal sarebbero vicine a trovare un accordo per il passaggio di João Cancelo in maglia nerazzurra. Secondo La Gazzetta dello Sport, l’Al-Hilal sarebbe disposto a coprire parte dell’ingaggio del giocatore – Cancelo percepisce €15 milioni netti a stagione – aprendo così alla possibilità di un’operazione in prestito, eventualmente con opzione di riscatto a favore dell’Inter. Una formula che consentirebbe d’integrare Cancelo senza affrontare un esborso eccessivo, in linea con la strategia finanziaria imposta da Oaktree: il fondo di private equity è poco incline a investire su calciatori over 30, giudicati asset a basso rendimento e quindi poco sostenibili nel medio periodo per il parco giocatori interista.

Per Cancelo si tratterebbe di un ritorno: il portoghese ha già indossato la maglia nerazzurra nel 2017/18: dopo essersi imposto come uno dei prospetti più intriganti del calcio europeo, arrivò dal Valencia nell’ambito dello scambio con Kondogbia: il francese, approdato all’Inter nel 2015 dopo una clamorosa asta col Milan, non era mai riuscito a rispettare le aspettative. L'adattamento al calcio italiano si era rivelato complicato, anche a causa di un difficile collocamento in campo e di alcuni episodi – come l’autogol nell’amichevole col Chelsea – che l’avevano rapidamente fatto scivolare in fondo alle gerarchie di Mancini.

Anche per Cancelo i primi mesi a Milano non sono stati banali, complice il carico di lavoro imposto in allenamento da Spalletti. A peggiorare la situazione, un infortunio al ginocchio lo tiene fuori per circa un mese, rallentandone l’inserimento in campo. La svolta arriva a dicembre, in una serata surreale: agli ottavi di finale di Coppa Italia l’Inter supera il Pordenone ai rigori dopo 120' di sofferenza. Cancelo viene schierato alto a destra nel 4-2-3-1 disegnato dal tecnico di Certaldo, partendo per la prima volta in stagione dal 1'. 

Il finale di stagione è un crescendo continuo; Spalletti decide di arretrare Cancelo come terzino destro, spostando D’Ambrosio a sinistra. È un’intuizione che cambia la stagione dell’Inter, che ritrova, finalmente, equilibrio e intensità. Il lusitano si rivelerà il vero colpo della campagna invernale nerazzurra, finendo per diventare uno dei simboli della rincorsa che riporterà la Beneamata in Champions League 6 anni dopo l’ultima volta. 

Nell’ultima giornata di Serie A, all’Olimpico contro la Lazio, si consuma una delle partite più iconiche della storia recente dell’Inter. Sotto 2-1, i nerazzurri ribaltano il risultato e conquistano il 4° posto: quella notte di gloria, che certifica uno status di assoluto privilegio nelle gerarchie interiste e nell'élite della Serie A – lo stesso di Rafinha Alcántara, altro protagonista di quella seconda parte di stagione – coincide paradossalmente anche con la fine dell'avventura di Cancelo in nerazzurro. 

Nonostante le prestazioni eccellenti, l’Inter non può riscattarlo. I soldi richiesti dal Valencia sono inconciliabili coi paletti imposti dal Fair Play Finanziario: il club, infatti, deve chiudere il bilancio in attivo di €30 milioni entro il 30 giugno. Superato l'esame, però, l'Inter vira su altri profili: Nainggolan, Keita, Vrsaljko, Asamoah, Karamoh, un giovane Lautaro Martínez.

La Juventus e la chiamata di Guardiola

Il mancato riscatto diventa, quindi, un’occasione d’oro per la Juventus: alla ricerca di un degno sostituto per il partente Lichtsteiner, chiude l’operazione per €40,4 milioni. A Torino, Cancelo diventa subito titolare: nonostante un problema al menisco che lo terrà fermo ai box per qualche settimana, chiuderà la stagione vincendo Campionato – il 5° di fila, e il terzo consecutivo per Allegri – e Supercoppa italiana.

Nell’estate 2019, appena dopo un anno, arriva la chiamata di Pep Guardiola: il Manchester City investe €28 milioni più il cartellino di Danilo (valutato €37 mln!) per strappare ai bianconeri uno dei migliori interpreti al mondo nel ruolo di terzino – sia destro che sinistro – e all’occorrenza, regista e rifinitore. 

La pulizia nella conduzione della palla, unita alla capacità di dare fluidità alla manovra, gli consente di svincolarsi dal ruolo di laterale mancino per accentrarsi accanto al mediano. In questo modo rafforza il palleggio verticale, crea superiorità numerica rispetto ai difendenti e garantisce un dominio posizionale nella zona centrale. Cancelo si muove nello spazio sia in fase di costruzione – nello sviluppo della manovra dal basso, principale via d’uscita per far avanzare il pallone – sia in rifinitura, riportando il gioco al centro per dare continuità attraverso l’ultimo passaggio o la conclusione dalla distanza.

Del resto, è un giocatore complesso: tatticamente tridimensionale, ma ermetico, a tratti quasi schizofrenico nelle reazioni, con improvvisi scatti di rabbia. Gary Neville lo definì brillante ma con qualche limite emotivo; Helder Cristovão, suo allenatore nelle giovanili del Benfica, disse: “João era uno di quei giocatori segnalati per il loro comportamento irruento e per la loro difficoltà ad accettare le critiche”. Questa fragilità riaffiora anche a Manchester. Dopo i Mondiali in Qatar, il rapporto con Guardiola si incrina fino ad arrivare a una cessione in prestito. 

A gennaio 2023 Cancelo passa al Bayern Monaco, ma il copione si ripete. Prima con Nagelsmann e poi con Tuchel, il portoghese non riesce mai a trovare una collocazione stabile: viene testato da terzino, da mezzala ibrida e da esterno a tutta fascia, senza però continuità né piena fiducia. Pur lasciando intravedere lampi di qualità, non sembra mai rientrare davvero nel progetto tecnico dell’allenatore. Così, al termine della stagione, i bavaresi scelgono di non esercitare il diritto di riscatto, rispedendolo a Manchester con un biglietto di sola andata.

Il ritorno in Spagna, l’avventura in Arabia Saudita e un nuovo bivio

Nell’estate 2023 Cancelo riparte dal Barcellona, in prestito dal Manchester City. Xavi lo valorizza soprattutto come terzino alto, concedendogli libertà di spinta e di accentramento per partecipare alla costruzione e alla rifinitura. I numeri certificano un impatto significativo ma non determinante: 42 presenze stagionali, 4 gol e 5 assist tra Liga e coppe. 

Cancelo è spesso coinvolto nella manovra, garantisce soluzioni tecniche e qualità associativa, ma fatica a imporsi come riferimento strutturale nello scacchiere tattico di Xavi, il quale punta a rilanciare il canterano Balde nel ruolo di terzino sinistro, confermando al contempo Koundé nella nuova posizione di laterale destro nella difesa blaugrana. Resta così l’impressione, suffragata anche dalle scelte di mercato successive, di un talento straordinario che continua a non trovare la sua definitiva consacrazione.

Un anno dopo, il Manchester City lo cede all’Al-Hilal per 25 milioni. In Arabia Saudita trova una squadra ricca di stelle, vince la Saudi Super Cup, ma chiude la stagione al secondo posto dietro l’Al-Ittihad. Negli ultimi mesi, però, sono emerse tensioni con il nuovo allenatore, Simone Inzaghi, legate a divergenze caratteriali e alla definizione del ruolo in campo. 

Epilogo (o nuovo inizio?)

Rivederlo alla Pinetina, con la stessa formula di 7 anni fa – prestito con diritto di riscatto – avrebbe il sapore di un cerchio che si chiude. Una soluzione intelligente, sostenibile, che vuole replicare quanto fatto dall'Inter con Akanji: arrivato in prestito dal Manchester City, ha conquistato titolarità e fiducia fino a convincere società e tifosi a trattenerlo a titolo definitivo a fine stagione. L’ipotesi di un ritorno di João Cancelo all’Inter non è soltanto una suggestione: per Chivu potrebbe trasformarsi in una soluzione concreta ai problemi strutturali della catena di destra. 

L’infortunio di Denzel Dumfries ha lasciato il tecnico nerazzurro con solo Luis Henrique disponibile, mentre l’esperimento di adattare Carlos Augusto sulla corsia opposta – come visto nella sfortunata gara contro l’Atlético Madrid – si è rivelato un azzardo tattico, piuttosto che un’epifania tattica. A complicare ulteriormente le cose è il polpaccio di Matteo Darmian, ancora ai box e lontano dal rientro, che limita ulteriormente le alternative a disposizione.

In questo contesto, per caratteristiche tecniche, Cancelo può offrire soluzioni sia da titolare sia da subentrato: la capacità di attaccare la profondità e il dribbling nello stretto garantirebbero all’Inter un’arma imprevedibile, ideale per dare respiro alla manovra e creare superiorità numerica. Al contempo, un ritorno in Serie A rappresenterebbe per Cancelo l’occasione ideale per ritrovare continuità e forma fisica in vista del Mondiale 2026, dove, tuttavia, conserva un vantaggio competitivo rispetto ad altri interpreti del ruolo come Nelson Semedo, Diogo Dalot e Matheus Nunes.

In molti hanno ricordato una sua dichiarazione al momento del suo arrivo alla Juventus, dopo il mancato riscatto da parte dell’Inter: “Spalletti mi ha aiutato molto a comprendere diversi concetti difensivi. Quei sei mesi all’Inter sono stati fondamentali: mi hanno permesso di approdare nella miglior squadra d’Italia con uno dei migliori allenatori del mondo, da cui ho ancora molto da imparare”. Parole che all’epoca avevano scosso e diviso la tifoseria nerazzurra, ma che oggi, col senno del poi, possono essere lette come figlie della frustrazione del momento. 

Accanto alla necessità di intervenire sul mercato, va però riconosciuto il contributo crescente di Luis Henrique che, dopo un avvio in salita, nelle ultime settimane ha mostrato segnali incoraggianti. Nella sfida contro l’Atalanta il brasiliano è stato tra i migliori in campo, macchiando, nondimeno, la sua prestazione col clamoroso errore a tu per tu con Carnesecchi.

Le sue difficoltà non sembrano infatti legate a limiti tecnici, quanto piuttosto a una naturale “timidezza” che lo porta a una gestione prudente della giocata, penalizzandolo in fase di spinta nell’uno contro uno. In tal senso, l’eventuale arrivo di Cancelo non rappresenterebbe un freno alla crescita del brasiliano, ma un’alternativa di livello, che permetterebbe a Chivu di gestire al meglio le rotazioni tra campionato e coppe. 

Ciononostante, sarebbe un errore pensare che il solo innesto del portoghese possa realmente completare un organico, sì competitivo, ma numericamente troppo corto per arrivare in fondo in tutte e tre le competizioni: la squadra necessita quindi di interventi mirati in più reparti, non di singoli colpi di mercato, specie se – com’è trapelato negli ultimi giorni – Inter e Al-Hilal volessero impostare la trattativa con la formula di uno scambio tra Cancelo e Acerbi e/o De Vrij. 

L’operazione può apparire interessante per ragioni differenti: nel caso di Acerbi, il centrale azzurro ha il contratto in scadenza nel 2026 e le parti non sembrano intenzionate a rinnovare; nel caso di De Vrij, invece, l’olandese attraversa ormai da un paio d’anni una fase calante, segnata da amnesie difensive sempre più frequenti. Tuttavia, in assenza di alternative realmente affidabili sia nel ruolo di centrale che in quello di braccetto destro – ipotesi che comporterebbe lo spostamento di Akanji o Bisseck al centro della difesa – l’Inter sarebbe comunque costretta a tornare sul mercato per inserire un profilo solido a completamento della retroguardia nerazzurra.

Circolano i nomi di Muharemovic, Solet o Gila, ma nessuno dei loro allenatori intende privarsi di loro soprattutto nel mercato di riparazione, dove le opportunità e la disponibilità economica sono più limitate. Inoltre, l’Al-Hilal, per poter tesserare uno tra Acerbi e De Vrij, dovrebbe prima liberare uno slot per far spazio a un altro giocatore straniero: il regolamento consente di inserire dieci fuori lista, ma solo otto possono scendere in campo, e al momento la rosa è già al completo. 

Un amore impossibile  

L’unico vero ostacolo resta il Barcellona, destinazione che Cancelo accetterebbe volentieri, anche se in questa fase le esigenze del club sembrano essere altre. Il tecnico Hansi Flick ha, infatti, ribadito come la priorità sia rafforzare il reparto difensivo in vista del proseguo della stagione. I numeri confermano le difficoltà: il Barça ha incassato 20 gol in 18 partite di Liga – più di qualsiasi altra squadra tra le prime sette – e ne ha subiti 11 in sei gare di Champions League. Le cause vanno ricercate nella cessione di Iñigo Martínez all’Al-Nassr nell’agosto scorso, nella prolungata assenza di Araujo, che ha nuovamente rinviato il rientro in campo, e nell’ennesimo infortunio di Christensen.

“Non siamo ancora pronti per intervenire sul mercato – ha spiegato Flick – ma guardando alla linea difensiva, tra terzini e centrali, forse serve un giocatore in più. Ne discuteremo: a gennaio non è facile trovare profili di questo livello, ma se ci sarà un’operazione sensata proveremo a farla”. Chissà che il suo futuro non lo riporti davvero a Milano, nel club che per primo aveva creduto in lui. Sarebbe un ritorno romantico, quasi poetico, capace di suggellare un amore ricambiato, ma ostacolato da qualcun altro, come in una tragedia shakespeariana.

  • Articolista a tempo perso, calciofilo ma ama tutta la narrativa sportiva. Tifa Inter e per questo vive nell'incertezza del futuro

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