
Lazio-Napoli 0-2, Considerazioni Sparse
Una partita a senso unico: il Napoli sbanca l'Olimpico e supera la Lazio.
Non c'è mai stata realmente partita tra Lazio e Napoli, se non dopo le espulsioni di Mazzocchi e Marusic che hanno portato un po' di movimentazione negli animi di calciatori e tifosi. Per il resto, partita sonnolenta e unidirezionale a favore del Napoli che già dopo la mezz'ora aveva chiuso i conti. Se dopo 6 mesi di mercato bloccato la prima mossa effettuata dalla dirigenza della Lazio è stata la cessione di Castellanos senza che nessun profilo simile sia entrato in rosa, e l'unico sostituto al momento a disposizione di Sarri (Noslin) non comprenda l'obbligo di evitare a tutti costi cartellini che possano comportare squalifiche di alcun tipo, la dice lunga su questa stagione veramente terrificante per i biancocelesti. Costa fatica, francamente, dover sempre scrivere del patron Lotito e della sua gestione fallimentare ma ogni giorno è una realtà che viene sbattuta in faccia al tifoso laziale, e ai giocatori che fa non altro che montare frustrazione e rabbia visto che non se ne vede la fine
La qualità dell'CI di Conte è stata talmente schiacciante sul prato dell'Olimpico che anche le contromosse che Sarri aveva studiato nei gironi precedenti sono risultate vane: il centrocampo biancoceleste è stato penalizzato dalla totale assenza di Cataldi, in grado di toccare pochissimi palloni nell'arco di tutta la gara e poco abile nel dirigere il filtro sulle verticalizzazioni campane. Tatticamente Conte l'ha vinta sin dai primi istanti: l'allargare le maglie strettissime della fase difensiva sarriana ha generato sia il gol che un'azione potenzialmente pericolosa sviluppatasi sempre da Politano a Spinazzola. A ciò si aggiunga come la fascia destra laziale, composta dall'espulso Marusic e Cancellieri, non ha mai avuto una sua piena realizzazione; a sinistra, Pellegrini non ha avuto adeguato supporto dai rientri di capitan Zaccagni, dividendosi sempre tra Neres e Politano senza riuscire a prendere in consegna uno.
Il tema delle due espulsioni, risultato dell'ingenuità di Noslin e dalla rabbia di Marusic, ritorna frequente in casa Lazio e non è un buon sintomo, anzi. Denota un'irrequietezza non generata da spirito combattivo durante la partita ma da sufficienza e frustrazione. Questo è un dato preoccupante non solo in vista della partita contro la Fiorentina, vista la ristrettezza numerica della rosa, ma inficia tutto il percorso: non porta la scaltrezza necessaria di cui si nutre un calcio qual è quello di Sarri. Che fare? Sicuramente il Comandante conosce meticolosamente le contromosse e l'antidoto a questo stato mentale e psicologico, ma non basta. Occorre, ad esempio, qualcuno che inizi a fare gol - vero scopo del gioco sin dalle sue origini -, senza cui la pur ottima tenuta difensiva vale a poco.
Il tecnico salentino può, invece, dirsi ben contento di quanto ha visto alla ripresa del campionato soprattutto perché piena conferma del buono stato di forma dimostrato durante la Supercoppa. Il Napoli è apparso solido e compatto, nessuna sbavatura e nessuna amnesia che potesse, in qualche modo, far rientrare la Lazio numericamente e mentalmente in partita che poteva comportare un rischio enorme nella tenuta del risultato. L'unica nota stonata è l'uscita di Neres zoppicante che può portare un minimo di apprensione, visto lo stato di forma del brasiliano, in casa partenopea altrimenti si fa quasi fatica a trovare chi sia stato il migliore in campo. Che la Champions, in questo senso, possa essere un intralcio per Conte e il suo modo di preparare le partite? La speranza è che non sia così altrimenti vorrebbe direi mantenere una mentalità estremamente bassa come livello senza, quindi, che la squadra e l'ambiente possano fare quel salto di qualità che ormai pare essere definitivamente obiettivo della società visti gli investimenti.
La nota migliore in casa Lazio rimane sempre la tifoseria: nonostante quanto sia costretta a vedere, leggere e sentire, supporta con numeri incredibili la squadra, in casa e in trasferta. Un'immagine, ogni domenica, che rimette il tifoso biancoceleste in pace col mondo perché vede qualcosa di buono e di vivo nell'ambiente. Non è poco proprio in virtù del momento incerto e tempestoso: appare sin troppo facile avere numeri importanti quando si lotta per traguardi importanti e prestigiosi. Se solo la società si accorgesse di cosa potrebbe generare credo ottimismo e fiducia sarebbe una miccia incredibile per iniziare un nuovo percorso: invece, ahimè, ci si trova ogni domenica a dover ribadire di quanto sia orrida questa gestione raffazzonata e di come questa rappresenti un insulto alla passione e al gioco stesso.
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