
Zieliński è tornato a danzare
Lo stato di forma del polacco origina riflessioni su centrocampo e rosa dell'Inter.
L'estate 2024 dell'Inter non ha portato stravolgimenti, anzi. Nessuno di estremamente rilevante è stato venduto, pochissimi son stati gli acquisti - programmati addirittura il gennaio precedente. In molti hanno elogiato la scelta di puntare sulla continuità che la dirigenza nerazzurra ha voluto dare alla rosa a disposizione di Inzaghi ma, a conti fatti, l'Inter è arrivata al termine dell'eterno 2024/25 sulle gambe e col fiatone.
L'Inter sapeva già quali sarebbero stati i nuovi volti: Mehdi Taremi e Piotr Zieliński. Entrambi sono stati acquistati a parametro 0 con l'intento di rimpolpare attacco e centrocampo bisognosi di ricambio, dando ulteriore esperienza a una squadra che ne ha da vendere.
L'iraniano e il polacco non hanno performato come ci si aspettava. Se il secondo è stato per larghi tratti fermo ai box - in particolar modo nella seconda metà della stagione -, impossibilitato a trovare continuità nelle rigide gerarchie inzaghiane, l'ex Porto non è mai entrato in sintonia con la maglia nerazzurra, sembrando un pesce fuor d'acqua, incapace di superare i momenti di difficoltà.
Tutto ciò che Taremi ha lasciato all'Inter è un magrissimo bottino - 3 goal e 6 assist in 1897' giocati - e una serie di video paradossali che vedono il neo-attaccante dell'Olympiacos fermare a più riprese un Lamine Yamal formato supereroe nella semifinale di ritorno di Champions League contro il Barcellona.
Probabilmente anche per mancanza di offerte nell'estate 2025 - €4,5 mln netti non è un ingaggio per tutte le tasche -, Zieliński ha invece avuto una seconda chance in nerazzurro, stavolta con Chivu in panchina. E l'ha colta nel migliore dei modi, tornando a deliziare gli appassionati con giocate di qualità.
L'uomo giusto al momento giusto
Che il polacco fosse un calciatore di qualità non è una novità. Dopo l'opaco 2024/25, però, ciò che dava vita a qualche dubbio sul suo conto era la tenuta fisica: Zieliński ha saltato per infortunio ben 20 partite nel corso della stagione. Dopo aver lasciato Napoli il centrocampista, anche quelle - relativamente - poche volte che è tornato a solcare il rettangolo verde, era parso un giocatore senza mordente e grandi motivazioni.
Zieliński ha però finalmente trovato la continuità necessaria per tornare a rendere - scongiurando ricadute fisiche, quest'anno deve ancora infortunarsi - e sembra l'unico centrocampista, tolti gli insostituibili Barella e Çalhanoğlu, capace di insediare l'impanchinabile Mkhitaryan.
Da un certo punto di vista, si può ben comprendere perché Zieliński abbia risalito le gerarchie. Rappresenta un profilo unico nell'inventario del centrocampo nerazzurro: al di là dei già citati titolarissimi, nessuno dà a Chivu ciò che il polacco può garantire.
Mkhitaryan è sul viale del tramonto della propria carriera, e la sua dote più importante, gli strappi palla al piede, risultano meno frequenti ed efficaci. Con l'armeno sempre più in discussione, Frattesi si conferma un corpo estraneo nel sistema nerazzurro; Sučić rappresenta un'ottima alternativa ma deve ancora affinarsi; Diouf non è mai stato provato con insistenza nel ruolo per il quale è stato scelto, preferendolo come ricambio di Luis Henrique e Dumfries sulla fascia destra - si aspettano, in merito al suo acquisto, delucidazioni da parte della dirigenza.
Se Zieliński avesse continuato a giocare sui livelli della passata stagione, si starebbe parlando di un'emergenza continua a centrocampo, dati gli infortuni prima di Çalhanoğlu e poi di Mkhitaryan. Tuttavia, il nuovo capitano della Polonia è salito in cattedra proprio nel momento del bisogno, dando al centrocampo dell'Inter qualcosa che gli mancava.

Qualità, dribbling e piroette: Piotr Zieliński in tutto il suo splendore
Com'è ben noto ormai da anni - e in particolar modo a partire dal post-Perišić - l'Inter è una squadra corale: se al completo, rende alla perfezione ed è un spettacolo da vedere; basta una pedina mancante per perdere tantissimo in termini di rendimento complessivo. Se togli Bastoni, l'uscita dal basso sarà molto più macchinosa. Se togli Çalhanoğlu, la manovra risulterà molto più arginabile e quasi nulla nel tiro da fuori, risorsa non da poco contro i blocchi bassi. Se togli Thuram, le squadre avversarie potranno difendere più alte, perché non vi è alcuna minaccia in campo aperto al di fuori di Dumfries, infortunato fino a marzo.
L'Inter possiede una rosa fatta di giocatori da sistema, capacissimi all'interno di un gioco di squadra talmente avanzato a livello tattico da poter fronteggiare le più forti d'Europa. Tuttavia, pecca nei singoli: i giocatori sono forti ma nessuno - eccezion fatta per Thuram, Dumfries e Bisseck - è abile nei duelli offensivi.
Barella, Lautaro, Mkhitaryan, e Dimarco: nessuno spicca per fisicità, velocità o forza (Martinez escluso), il che non li porrà mai nella condizione di dover affrontare dei mismatch a loro favore. Per avere la meglio quando i ritmi si alzano e la posta in palio si fa più ghiotta? O eccelli complessivamente, o hai bisogno di calciatori capaci di vincere i duelli.
Il centrocampo nerazzurro racconta alla perfezione tale concetto. Barella e Çalhanoğlu sono calciatori globalmente sopra la media dei pari ruolo, sia in Serie A che in Europa. Il gioco dell'Inter li esalta e l'alchimia trovata con i compagni è unica, ma non eccellere mai se si parla di duelli rappresenta una pecca difficilmente arginabile.
Prendete il confronto tra l'ex Cagliari e i grandi centrocampisti che hanno militato in Serie A negli ultimi anni. Il sardo domina contro le piccole ma, mediamente, ha sempre faticato nel confronto diretto con Milinkovic-Savic, Rabiot e McTominay. Un altro modo per poter aver la meglio singolarmente è tramite la tecnica o il dribbling, che consentono di sparigliare le carte in tavola: nessuno dei big interisti spicca in tali caratteristiche se non proprio Zieliński.
Il polacco è l'unico abile nel saltare l'uomo e nel dare imprevedibilità alla manovra, al di là di Thuram e Luis Henrique - almeno sulla carta; il dribbling del brasiliano infatti non si è ancora visto. Col passare degli anni avrà anche perso dinamismo e brillantezza fisica ma le piroette, i tunnel e le finte, oltre che ricordare le movenze di un fine ballerino, sono ancora tremendamente efficaci. Quando è in giornata, e di recente capita spesso, è una gioia per gli occhi, oltre che funzionale.
Ora che l'ex Napoli, Udinese ed Empoli gioca con continuità, non perde occasione per rendersi utile. Quando l'Inter imposta dal basso, precisione e finte permettono ai suoi di uscire anche dalle situazioni più difficili. Se i nerazzurri fronteggiano difese guardinghe, la sua capacità di creare la superiorità e la sua creatività rappresentano delle mine vaganti per gli avversari, costretti a riservargli particolare attenzione. Infine, se si parla di finalizzazione, l'ex Napoli è di gran lunga più preciso rispetto a Mkhitaryan - sebbene l'armeno tiri di più (2.02 Sh/90 a 1.41), il polacco è molto meno sprecone (0.50 G/SoT per il #7, 0 per l'ex Roma ancora a secco in stagione).
Quando Zieliński fa lo Zieliński, è imprescindibile. Non a caso, è stato utilizzato da Chivu in tutti i ruoli del centrocampo: mediano al posto di Çalhanoğlu; mezz'ala destra per far rifiatare Barella; sostituto di Mkhitaryan insieme a Sučić sul centrosinistra. Tuttavia, l'ex Napoli non colma a pieno le carenze del reparto: al centrocampo nerazzurro mancano ancora interdizione, fisicità, centimetri.
Paradossalmente, l'ultimo giocatore che ha militato nell'Inter e capace di abbinare tali caratteristiche - sebbene il livello globale tutt'altro che eccelso - era Gagliardini. Non a caso, la dirigenza ha cercato nella scorsa sessione di calciomercato un profilo alla Manu Koné e pare interessata a Éderson dell'Atalanta in vista della prossima stagione.
Il centrocampo dell'Inter rimane dunque incompleto e non copertissimo: per tre ruoli, i giocatori arruolabili sono 5 - escludendo Frattesi, sul mercato, e Diouf - nonostante le svariate competizioni alle quali l'Inter prenderà parte. Per il momento, però, Zieliński riesce a colmare molte delle imperfezioni nerazzurre.
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