
Winther is coming again
L'unione tra Højlund, il Napoli e Conte sta andando addirittura oltre le attese.
Un’azione di Napoli-Juventus descrive alla perfezione Rasmus Winther Højlund. È appena scoccato l'84', il Napoli difende il 2-1 su una rimessa laterale all’altezza del dischetto del rigore. Sono i momenti di massimo sforzo per la Juventus, alla disperata ricerca del pareggio.
Il Napoli assembra 11 giocatori nella sua area. McKennie va diretto in area con una rimessa lunga, Rrahmani respinge di testa e la palla cade sui piedi di Spinazzola, che lancia Lang in contropiede. Il cronometro segna 84'05". Højlund scatta, si affianca a Lang e intreccia la corsa, tagliando sulla sinistra mentre il neerlandese porta palla verso il centro. 4 giocatori delle Juve inseguono, Koopmeiners è l’unico giocatore bianconero dietro la linea del pallone.
Højlund ha superato Lang, che gli passa il pallone sull’esterno, a ridosso dell’area bianconera. 84'12". Il danese entra in area, alza la testa e vede Lang inserirsi in area, più arretrato. Mette al centro un pallone teso, ma leggermente lento su cui si avventa Kostic, che evita il 3-1.
84'17": Lang è a terra, stanco, le mani nei capelli per l’occasione sprecata. La palla sta uscendo dall’area di rigore della Juve; nell’angolino sinistro dello schermo si intravede Højlund col corpo rivolto verso la propria metà campo. Miretti porta la palla in avanti, ma il Napoli è ben messo dietro. 84'27": già 10 uomini in azzurro dietro la linea del pallone. Højlund è sul centro-sinistra, a coprire tra Koopmeiners e Zhegrova, dove dovrebbe esserci Lang.
Sono passati 27" dalla rimessa laterale e Højlund ha percorso il campo una volta e mezza, nel finale di una partita in cui ha segnato 2 reti e si è mosso continuamente - venendo incontro per ricevere spalle alla porta, creando spazi per gli esterni, gettandosi in area con continuità. La heatmap del danese nella partita con la Juventus è quella di un attaccante costantemente alla ricerca di una zona in cui farsi trovare libero o creare superiorità numerica per i compagni. La differenza è che l’atteggiamento con cui Højlund lo fa ricorda quello di un difensore, sempre pronto al duello, sempre presente a sé stesso e alla partita, a ciò che lo circonda.
È esaltante osservarlo muoversi per il campo mentre cerca di sfilarsi dalla marcatura scattando in profondità; guardarlo preparare lo scatto, le gambe leggermente piegate, i piedi che non si fermano, i muscoli di un centometrista prima dello sparo. È esaltante vederlo andare al duello con l’avversario, accettare di impaludarsi in un gioco faticoso; osservarlo stoppare il pallone con una certa insicurezza, provare a proteggerlo con movimenti del corpo talvolta acerbi; guardarlo perdere ripetutamente confronti e non perdersi mai d’animo.
Rasmus Højlund ha l’argento vivo addosso, ne fa sfoggio in ogni momento, brilla come un volto illuminato dalla luce riflessa dalla neve. Affronta le gare con una presenza fisica fino al 2025 mancata ai centravanti del Napoli, almeno da quando Conte siede sulla panchina. È arrivato a Napoli quasi per caso, ad agosto inoltrato, per sopperire alla mancanza di un Lukaku infortunatosi durante la preparazione estiva. Uno stop che aveva privato il Napoli del suo centravanti titolare, nonostante l’acquisto di Lucca per circa €35 milioni dall’Udinese solo poche settimane prima.
Il binomio Manna-Conte ha puntato sul danese, grazie agli ottimi rapporti intessuti col Manchester United dopo l’affare McTominay. La speranza era quella di replicare il successo dell'operazione-Scott, anche se Højlund veniva da uno storico ancor più negativo rispetto a McTominay: 2023/24 e 2024/25 - soprattutto il secondo - passati prevalentemente in panchina, dove si era visto scavalcare da una serie bulimica di attaccanti. L’arrivo di Šeško aveva dato il via libera alla sua cessione, rigettato dal ManUtd come un corpo estraneo, mai integratosi in una squadra che di anno in anno sostituisce giocatori come fossero parti anatomiche della creatura di Frankenstein.
In teoria, l’infortunio di Lukaku e l’arrivo di Højlund avrebbero dovuto livellare le gerarchie nell’attacco del Napoli. Invece, il ritiro e le prime partite incerte di Lucca devono aver convinto Conte a puntare stabilmente sul danese, provato dal 1' già contro la Fiorentina. Il suo impatto è stato folgorante, non tanto per il gol dopo soli 14', quanto per la varietà di soluzioni che ha fornito all’attacco campano.
Un problema strutturale del Napoli 2024/25 era stato la mancanza di qualcuno che potesse attaccare la profondità in maniera diretta, senza passare da Lukaku o dipendere dagli inserimenti. Un giocatore che potesse rendere la squadra pericolosa nel ribaltamento da fasi di difesa posizionale, in partite in cui il Napoli tentava di capitalizzare il vantaggio accartocciandosi su di sé. Højlund ha permesso di interpretare più spartiti nel corso della stessa partita, alternando pressing uomo su uomo asfissiante al baricentro basso, con linee strette a ridosso della propria area. Era un meccanismo che il Napoli aveva oliato nel corso del 2024/25, ma che ha perfezionato nella prima fase di 2025/26, riuscendo a non spuntare le capacità offensiva pur abbassandosi tanto.
Nei suoi momenti migliori pare un serpente a sonagli, pronto a scattare appena la preda mostra il fianco. I momenti in cui Højlund e De Bruyne riescono a trovarsi, come nella partita di Champions League contro lo Sporting CP.
La connessione tra i due ha permesso a ognuno di esaltare le proprie qualità e rafforzare quelle dell’altro: il belga ha messo i suoi filtranti al servizio di un giocatore con una velocità fuori dal comune e tempi d’inserimento quasi perfetti. È una connessione che ha funzionato solo a tratti: il Napoli della prima fase di campionato ha nascosto la sua anima verticale dietro un possesso macchinoso, nel tentativo di far convivere tutti i giocatori migliori. La ricerca di un equilibrio ha castrato alcuni - tra cui lo stesso Højlund, terminale di una squadra danneggiata dalla sua stessa sterilità contro difese chiuse.
Conte ha anche avuto relativamente poco tempo per puntare sull’asse De Bruyne-Højlund: il lungo infortunio del belga lo ha costretto a cambiare radicalmente l’assetto della squadra. Privato prima di KDB e poco dopo di Anguissa, il salentino si è reso conto che un Napoli in controllo del pallone e del gioco sarebbe naufragato, in un periodo che ha coinciso anche con la temporanea assenza di Lobotka.
Conte, da inizio dicembre 2025, ha iniziato a sperimentare, rimodellando l’assetto tattico della squadra per trovarne uno che valorizzasse i singoli "sopravvissuti" e inserisse all’interno delle rotazioni i nuovi acquisti che, a eccezione di Højlund, hanno faticato a inserirsi. Il passaggio al 3-4-2-1 ha garantito la possibilità di inserire ali come Neres e Lang senza perdere equilibrio in fase difensiva, grazie all’aggiunta di un altro difensore e di due esterni come Olivera e Di Lorenzo - il secondo liberato da una serie di compiti difensivi grazie a Beukema, che gli copre le spalle e gli permette di essere più incisivo in fase offensiva.
Il danese è quello che sembra aver beneficiato di più: avere due fulcri creativi al suo fianco gli permette di non dover reggere da solo il peso dell’attacco, alternando le altezze di campo su cui riceve il pallone e le modalità stesse di ricezione. Dal 3-1 con l’Atalanta, da quando Conte ha reinventato il Napoli, il danese ha segnato 4 reti e servito 2 assist in 5 partite di campionato - senza contare le prestazioni in Supercoppa, che hanno permesso al Napoli di vincere la 3° della sua storia.
Ogni gara ha illuminato aspetti diversi del suo gioco: ha evidenziato come il danese stia aggiungendo sempre più elementi al suo bagaglio personale, diventando più completo e pericoloso. Prima di Napoli ricordavamo Højlund come un giocatore perfetto nell’attaccare la profondità per vie centrali, aiutato dal lavoro di innesco dei trequartisti, guadagnando metri mentre il pallone gli viaggia accanto. Al più, un Højlund in grado di far salire tanto la squadra grazie alla sua abilità nelle progressioni palla al piede.
Per certi versi, questi sono gli aspetti che avevamo riconosciuto e apprezzato nelle prime giornate al Napoli, notando però alcune carenze strutturali - imperfezioni nei tempi di inserimento in area di rigore quando il pallone viaggia sulle catene laterali, limiti nell’associarsi con i compagni dovuti a un’incapacità tout court nel proteggere il pallone. Conte lo ha messo nelle condizioni di poter crescere, creando un sistema di gioco che sfrutta la sua intensità non per fargli caricare le difese avversarie, ma per scombinarle attraverso i continui movimenti a elastico – venendo incontro per poi lanciarsi in area come fosse una molla – o gli scambi di posizione con le ali per portare fuori i difensori centrali avversari.
Neres asseconda o innesca i movimenti di Højlund: il brasiliano alterna momenti in cui si lancia centralmente in profondità ad altri in cui si allarga sull’esterno per guadagnare il fondo e crossare, tergiversando per permettere alla punta di trovare il tempo di inserimento. Sono situazioni di gioco meccaniche, codificate, alla Conte, ma la duttilità degli interpreti permette sempre di avere un’alternativa da poter sfruttare all’interno della stessa partita, o in partite che richiedono scelte variegate.
Nello 0-1 con la Roma, ad esempio, l’altezza media di Højlund è nel cerchio di centrocampo; un baricentro più basso rispetto a quello dello stesso Neres, che aveva il compito di sfruttare gli spazi aperti dai movimenti incontro del danese, a cui veniva richiesto di svuotare l’attacco per lanciare il #7 in profondità. La posizione di quest’ultimo è emblematica di come il Napoli ha interpretato la partita, sfruttando gli 1vs1 e le marcature ad uomo dei difensori della Roma, forti nei duelli individuali ma lenti a rincorrere sfidati in velocità rispetto agli attaccanti napoletani. Allo stesso tempo, Højlund non ha dato punti di riferimento a N’Dicka, portandolo in giro per il campo e mantenendolo a distanza.
Contro la Cremonese, invece, il #19 del Napoli ha mostrato di star affinando anche l'incisività sotto porta, segnando due reti apparentemente semplici, ma in cui il timing e il posizionamento in area di rigore contano molto. Ha prodotto 1,17 xG (fonte, come di tutti i dati in seguito: Opta/FBref), frutto di un’occupazione insistita dell’area nel corso di tutta la partita. È qualcosa a cui ci sta abituando sempre più spesso: la sensazione di una maggior padronanza in zona d’attacco viene restituita da alcuni numeri.
Rispetto alle passate stagioni, il danese tira meno rispetto a quanto non abbia mai fatto nel corso della carriera – 1,65 tiri a partita vs 1,93 – ma la media dei tiri in porta resta più o meno la stessa – 0,97 vs 0,93. Tirare meno lo ha aiutato ad avere occasioni più pericolose e a convertire di più in rete: la media gol è salita a 0,58 gol a partita rispetto agli 0,38 del passato, e l’overperformance - la differenza tra gol e xG – è aumentata da 0,03 a 0,15 per 90'; tutti segnali di una maggior efficienza nel modo di attaccare.
Højlund, però, non è migliorato soltanto come finalizzatore: nel 2025/26 ha completato in media più passaggi, con una percentuale di riuscita maggiore. Riesce ad associarsi meglio coi compagni, in zone diverse di campo; il miglioramento nei numeri riguarda i passaggi medio-lunghi e nella distanza percorsa dal pallone attraverso passaggi progressivi, passata da 29 a circa 33, un sintomo del tentativo di venire a cucire il gioco e di lanciare i compagni in profondità.
Ci sono comunque ancora elementi di continuità con la sua versione più grezza. Anche se ora attacca in modo diverso, le progressioni palla al piede restano le stesse: stessa distanza percorsa col pallone, progressivamente e non. Ma l’efficacia di queste progressioni sta aumentando. Nella semifinale di Supercoppa contro il Milan, in almeno due occasioni riesce a sfruttare diversamente la capacità di portarsi il pallone in avanti per arrivare al tiro.
Al 45’, invece di caricare a testa bassa De Winter dopo aver ricevuto il pallone a ridosso del centrocampo, avanza accompagnando il difensore del Milan in area di rigore, temporeggia con un mezzo doppio passo sull’angolo dell’area e scaglia un sinistro deviato in angolo da Maignan.
Al 63’ sfrutta proprio il corpo di De Winter per scivolargli di fianco, servito da un rasoterra di Spinazzola, per portarsi in area defilato sulla sinistra; si porta il pallone avanti con un primo controllo di sinistro e tira un diagonale che si infila in porta, con la complicità di un Maignan imperfetto.
Sono movimenti che Højlund ha mostrato ora con costanza: col Bologna, in finale di Supercoppa, ha preso le misure a un Heggem che lo aveva messo in difficoltà in Serie A il 9 novembre. Uno dei difetti di Højlund, fino ad ora, è stata l’incapacità di reggere i duelli individuali contro marcature a uomo: in campionato perde circa 6 palloni a partita tra controlli sbagliati e palle intercettate. Sembra una buona soluzione allora quella di non ricercare il duello, ma di evitarlo; creare con il corpo un cuscinetto per tenere a distanza i difensori e al tempo stesso sfruttare la velocità utilizzando gli ostacoli come trampolino. Conte è un maestro nell’allenare questi movimenti: chiedere a Lukaku per ulteriori informazioni.
Proprio il rientro di Big Rom pone dubbi sulla crescita futura di Højlund. Da un lato, sembra impensabile rinunciare alle prestazioni di un attaccante che si sta affermando nel campionato italiano con una tale forza, a 22 anni – lo abbiamo visto in Italia per la prima volta da teenager: strano rendersi conto che è ancora così giovane. Il danese porta un’intensità e una freschezza che il belga sembra aver perso da un po’, e che permettono al Napoli di mostrare senza timore il suo volto offensivo.
È difficile però pensare a una squadra di Conte senza il suo feticcio, il manifesto delle sue idee, che nel 2024/25 ha fornito un contributo fondamentale per la vittoria del campionato. Un Lukaku stanco, appesantito dagli anni, ha saputo prendere in mano le redini del Napoli quasi per osmosi del suo mister, con un’attitudine e un’abnegazione fuori dal comune.
Conte ha dimostrato di essere un allenatore meno rigido tatticamente di quanto avesse mostrato nelle precedenti esperienze italiane, o almeno di essere stato capace di cambiare nel periodo trascorso lontano dal calcio post Tottenham. Ha rivoltato il Napoli come un calzino donandogli una nuova pelle ogni volta che ce n’era bisogno. È un processo di rinnovamento che nel dicembre 2025 è stato macroscopico, ma che è presente da quando il leccese siede sulla panchina. Forse, con questo Rasmus Højlund, troverà la forza di rinnovare anche i suoi uomini, oltre alle sue idee.
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