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Avatar
, 22 Dicembre 2025

Avatar 3: Fuoco e Cenere, Considerazioni Sparse


A Pandora, Varang non riesce a far svoltare la saga: Avatar si conferma un elogio alla banalità nascosto sotto mentite e pirotecniche spoglie.

N.B.: l'articolo seguente contiene spoiler del film in oggetto.

Esistono due tipi di persone. Il primo ama Avatar, ritenendolo il futuro del cinema. Effetti speciali mozzafiato, un mondo - Pandora - protagonista di una delle storie più amate degli ultimi 15 anni e record breaker d'incassi. Non aspetta altro che tornare al cinema per godersi il nuovo sequel della saga del regista James Cameron per farsi trasportare dall'esperienza 3D all'interno dell'universo narrativo che ha trainato l'industria cinematografica dopo la crisi causata dalla pandemia Covid-19. La seconda fattispecie di pubblico, invece, è molto critica a riguardo. Considera Avatar il trionfo del cinema tutto fumo e niente arrosto, che si concentra sull'estetica tralasciando gli aspetti narrativi e limitandosi a raccontare una storia vista e rivista sul grande schermo accompagnandola, però, all'avanguardia tecnica. Insomma: Avatar divide, fa dibattere, contrapponendo in un confronto eterno estimatori e critici della saga inscenata a Pandora. E personalmente partecipo anch'io al dibattito, identificandomi nella fazione dei detrattori.

È innegabile che gli Avatar siano dei film avanguardistici per quanto l'impatto visivo e che abbiano portato ad un livello successivo l'utilizzo della computer grafica. Ci sono delle sequenze visivamente impressionanti, la resa in sala lascia a bocca aperta e questo Avatar 3: Fuoco e Cenere non rappresenta in alcun modo un passo indietro sotto questo punto di vista rispetto agli appuntamenti precedenti. In tal senso, le prime scene del film non deludono, anzi, mostrando i cieli di Pandora in tutto il loro splendore e la loro brillantezza. Ed è proprio qui che risiede un grande equivoco: James Cameron decide di dare fin da subito al pubblico ciò per cui ha pagato il biglietto: gli incredibili panorami realizzati tramite CGI. Se fin dai primi venti minuti di film si vede a più riprese la massima resa estetica raggiungibile all'interno del film, anticipando tre ore di scenari che lasciano a bocca aperta senza soluzione di continuità, non si finisce col rendere proprio il punto di forza di Avatar, vale a dire l'impatto visivo, un qualcosa di piatto e ripetitivo, che non raggiunge mai un vero apice e che, anzi, risulta nel suo insieme piuttosto piatto? Se risulta tutto incredibilmente stupendo, cosa lo è veramente?

Al di là di queste riflessioni, il vero punto debole del film rappresenta la new entry, vale a dire Varang. Il leader del popolo della cenere, ovvero i Mangkwan, dovrebbe rappresentare il fiore all'occhiello di Avatar 3: il titolo del film fa ampio riferimento alla sua presenza, nel trailer si dà molta rilevanza al fatto che il fuoco rappresenterà un elemento fondamentale all'interno della storia e i cartelloni pubblicitari che abbiamo visto tutti al cinema e in giro vedono proprio Varang sovrastare gli altri personaggi. Insomma: c'è un nuovo e terribile villain a Pandora. Ebbene, proprio questo nuovo personaggio rappresenta un buco spiazzante se si parla della trama. Infatti, per comprendere le radici dei Mangkwan la visione del trailer è più che sufficiente, e Varang non è altro che una spalla del solito cattivo, vale a dire il colonnello Miles Quaritch. Nient'altro. La storia del suo clan non è approfondita, Varang non aggiunge niente di rilevante alla rivalità tra umani e Na'vi e, peraltro, dopo essersi mostrata come una personalità spietata e dura a morire, scappa con la coda tra le gambe prima dell'ennesimo e stucchevole finale a scazzottate tra Jake Sully e Quaritch come il più codardo dei cattivi. Una gestione, quella legata a Varang, difficilmente spiegabile.

Il trailer di Avatar 3: Fuoco e Cenere.

Di fatto, dunque, il film si sarebbe potuto chiamare Avatar vs Quaritch: parte terza, senza tirare in ballo il fuoco e la fumosa Varang. Parlando degli altri personaggi, nulla di interessante da segnalare: la storia dei figli e della moglie del protagonista, Jake Sully, prosegue su binari banali e ampiamente prevedibili, senza colpi di scena. Il che lascia con l'amaro in bocca: dov'è la novità se la novità non è riscontrabile né nel personaggio di Varang né della rivalità principe della trama, che risulta la stessa dei due capitoli precedenti? Negli effetti speciali? Prima di andare al cinema, ci si poteva aspettare delle scene e una rappresentazione del fuoco a livello estetico spettacolare, sulla falsa riga della gestione dell'acqua in Avatar 2, ma neppure quello si è visto. Cosa aggiunge questo Avatar 3, se non tre ore di panorami della - a conti fatti - stucchevole Pandora? Analizzando la trama, inoltre, che alcuni definiscono semplice, ci sono delle cose che non tornano: Jake Sully, leader dei Na'vi buoni, ad un certo punto viene catturato dagli umani in quanto "traditore della specie". A Quaritch, invece, quando va a letto con Varang, non si dice nulla. La trama, dunque, oltre che solo semplice, pare anche incoerente.

È davvero un peccato, perché con l'enorme budget a disposizione e con un'idea di base interessante, l'epopea di James Cameron non perde l'occasione per confermarsi ripetitiva, noiosa - in tal senso i quasi 200 minuti di film paiono incredibilmente esagerati a fronte di una storia scarna e ripetitiva - e poco ispirata. La cosa che stupisce è che sono già stati calendarizzati i prossimi episodi della saga: l'uscita di Avatar 4 è prevista nel 2029, mentre quella di Avatar 5 nel 2031 - tuttavia, il regista canadese ha i suoi dubbi sull'effettiva riuscita degli appena citati sequel. Alla luce di quanto detto, però, vien spontaneo domandarsi: non sarebbe meglio concentrarsi sul presente, più che sul futuro?

  • Nato a Venezia nel 2003, studia Scienze della Comunicazione a Verona. Si è avvicinato al mondo del calcio grazie alle repliche delle partite di Serie A su Rai Sport e a quelle del PSG su Sportitalia.

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