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Fiorentina Udinese 5-1
, 21 Dicembre 2025

Fiorentina-Udinese 5-1, Considerazioni Sparse


Si avvicina Natale e la Fiorentina fa finalmente il primo regalo ai suoi tifosi: Udinese liquidata 5-1

Dopo mesi e mesi di tribolazioni sempre più deliranti, culminate nell'ultima settimana con il ko a tinte drammatiche con il Verona, un silenzio stampa (versione soft), un ritiro sine die al ViolaPark e l'inutile ma non per questo meno umiliante sconfitta contro il Losanna nell'ultima giornata di Conference League, all'avvicinarsi del Natale e con il tifo organizzato in protesta e salito sugli spalti solo dopo il gol dell'1-0, la Fiorentina finalmente fa festa schiantando malamente l'Udinese. 5-1 netto, schiacciante, che sa di sfogo e perfino di liberazione per una squadra non solo inchiodata all'ultimo posto, non solo a secco di vittorie in Serie A dall'ultima di campionato dello scorso maggio proprio a Udine, ma anche ritrovatasi nell'ultimo mese a perdere cinque partite su sei, con l'unica eccezione del non entusiasmante successo contro una derelitta Dinamo Kiev. Oggi la Viola resta ultima, ma finalmente con un sorriso sul volto, mentre i friulani si ritrovano a dover affrontare un black-out generale appena sette giorni dopo la più che convincente vittoria contro il Napoli.

Vanoli, per questa partita che manda l'odore acre della disperazione, cambia pochissimo a livello di uomini, ma in realtà i viola sono più che rivoluzionati. A partire da quelle cose simboliche, che non sembrano contare nulla ma ancora nelle balorde dinamiche degli spogliatoi hanno il loro peso e il loro significato. Da distinte, il capitano di giornata della Fiorentina è David De Gea, nonostante la presenza in campo di Ranieri e Mandragora. Scelta pesante, e segno che qualcosa è cambiato dentro il gruppo gigliato, o quantomeno è destinato a cambiare a breve. Ma ci sono anche cose più sostanziali e relative ai concetti di gioco: con varie forzature di posizione (Parisi alzato a esterno offensivo sul lato destro), la Fiorentina si schiera a quattro in difesa, un 4-4-2 basico in non possesso dove è proprio Ranieri a tornare all'antico facendo il terzino sinistro. Sistema che in fase di possesso diventa un più elaborato 4-2-3-1, nel quale Gudmundsson può scegliere a piacimento se andare sulla casella in ampiezza o tra le linee, mentre è Ndour chiamato al non semplice compito di orientarsi in funzione delle occupazioni di campo dell'islandese.

In questo, la Fiorentina e il suo tecnico trovano proprio da Gudmundsson (ma non solo) risposte che mancavano da tempo immemore. Le difficoltà di accoppiamento e di intesa tra il numero 10 dei viola e il loro centravanti Kean, erano una questione irrisolta che la squadra si portava dietro, di fatto, dall'arrivo di entrambi al Viola Park. Ma il ridisegnamento dell'11 di partenza operato da Vanoli va a rimuovere questa criticità forse priva di soluzione, slegando i movimenti dei due e cercando altrove le giuste connessioni per loro, anche se Ndour (pur a segno nel 3-0, gol che più di altri forse ben rappresenta il progressivo sbriciolamento dell'Udinese) in realtà nell'inusuale veste ha faticato non poco nel dialogare con Gudmundsson, visti i seri limiti associativi del centrocampista dell'Under-21. Più efficace e istintivo l'asse Fagioli-Kean, che già si era visto contro il Verona e che non era stato premiato solo per via del trend particolarmente negativo dell'attaccante nella fase realizzativa (oggi, alla buon'ora, tornato a segno con due reti). Ma in generale l'approccio più propositivo, anch'esso già accennato con il Verona, pare aver il pregio di liberare effettivamente quell'estro e quella qualità che sulla carta non mancherebbero ai Viola, in questa gara mostratisi nonostante le apparenti forzature in campo molto più equilibrati e capaci di occupare armonicamente il rettangolo verde. Non un dettaglio, per una squadra che nell'ultimo anno solare aveva via via perso ogni verve in termini di costruzione del gioco.

Naturalmente, va sottolineato l'episodio-chiave che spacca in maniera netta la partita, pesando tantissimo nell'economia della sfida: l'uscita sconsiderata di Okoye al minuto 7, che costa l'espulsione diretta al portiere nigeriano, fa saltare ogni possibile piano gara preparato da Runjaic privando l'Udinese di tante sicurezze, oltre che della parità numerica. D'altronde, i friulani in questa stagione hanno sempre ballato tra approcci esuberanti e bruschi crolli emotivi (si pensi al ko con il Sassuolo, ma anche ai secondi tempi contro Bologna e Milan), e il rosso al proprio estremo difensore, seguito nemmeno dopo un quarto d'ora dal vantaggio dei padroni di casa (con il vice tra i pali Sava beffato dalla botta di Mandragora deviata dalla barriera), sembra colpire la squadra bianconera soprattutto sul piano mentale, rianimando una Fiorentina che nei primissimi minuti non sembrava avere un approccio così sicuro e convinto.

Volendo citare alcuni singoli di questa gara, nella prorompente prestazione della Fiorentina forse più che i nomi già noti da tabellino merita una menzione Fabiano Parisi. Il terzino ex-Empoli era stato nelle ultime settimane forse l'unico giocatore positivo per approccio e impegno; in questa gara era chiamato a svolgere incarichi per lui inusuali dovendo aver a che fare con avversari ben più strutturati di lui sul piano atletico. Parisi non solo se l'è cavata egregiamente, ma è stato un fattore di spinta decisivo per la Fiorentina nei suoi attacchi in ampiezza, con tra le altre un 5/8 nel referto dei dribbling messi a segno e la cucitura, determinante, del gol del 4-0 (percussione insistita da sinistra e palla sul palo, Kean realizza il tap-in a porta vuota). Nell'Udinese l'unico a salvarsi davvero e a non mollare nel disfacimento generale, non è l'autore del gol della bandiera Solet (colpevole pochi minuti dopo di un goffo tentativo d'intervento che agevola il 5-1 sempre di Kean) bensì è Jakub Piotrowski, impegnato su tutti i fronti a cercare di minimizzare il peso dell'inferiorità numerica.

  • Scribacchino di calcio maschile e femminile. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

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