
Lazio-Cremonese 0-0, Considerazioni Sparse
Noia e fastidio in un tardo pomeriggio invernale a Roma, sponda Lazio.
Franco Califano la cantava chiedendo che non venga confusa con la gioia perché quando la noia è una coltre che avvolge e sembra attanagliarti a lungo. In questo caso, questa sensazione è durata novantacinque minuti circa nei quali Lazio e Cremonese hanno pensato che produrre una partita viva e vivida potesse essere non consono alle imminenti festività natalizie. Allora le due squadre hanno inscenato un pareggio a reti inviolate privo di sussulti se non dettati dalla foga degli ultimi minuti, zona temporale nella quale chiunque spera sempre possa accadere l'impensato e il non creduto.
Nello specifico il primo tempo potrà rimanere agli annali per la pochezza prodotta in fase offensiva in termini numerici. Si fa anche fatica a scrivere o a narrare qualcosa nel merito. Si potrebbe partire con la classica solfa riguardante il patron biancoceleste e le sue nefandezze che hanno portato questa squadra a dover giocare sempre e costantemente in emergenza e con alcuni elementi di scarso valore. Ma ormai si crea una spirale di noia anche su questo argomento, sperando che gennaio possa portare l'indice di liquidità ad un livello che permetta di effettuare mercato e riparare, questo è veramente il caso, a un'estate vacua e piatta (benché per un Laziale non essere assillato da brusche frenate e altre amenità non è stato così malaccio).
La seconda metà pareva promettere un minimo di frizzantezza in più. Si è sperato che Sarri avesse dato uno scossone a chi era in campo così da far oscillare i battiti cardiaci degli spettatori paganti verso l'eccitazione. Qualche sussulto randomico c'è stato, ma davvero pochissima roba. La squadra è apparsa nervosa, stanca, senza un filo conduttore tattico e motivazionale con molti giocatori che si lamentavano tra di loro per la mancanza di movimento altrui. Senza questo il gioco che Maurizio vuole ogni domenica non può esistere: la staticità è nemica del sarrismo e, in generale, del gioco del calcio - di cui il Sarri, ricordiamo, è maestro.

Dall'altro lato, quello grigiorosso lombardo, questo pareggio è un punto preziosissimo che smuove la classifica sul fondo. Nicola si dimostra, come sempre, abile manovratore e motivatore nonché raffinato stratega tattico: ha ingabbiato da subito, soffocando, ogni tentativo della Lazio di produrre gioco. Ciò è avvenuto in maniera tattica, si, ma soprattutto fisica. La Cremonese ha giocato moltissimo sull'interruzione costante e continua del gioco avversario andando sino ai limiti del regolamento prendendo, di fatti, pochi gialli e un rosso sul finale, arrivato per salvare una potenziale azione di Cancellieri dinanzi ad Audero.
C'è, però, un elemento che va sottolineato in casa Lazio ed è l'ennesimo clean sheet di Provedel. La difesa, infatti, rimane un punto fondativo e centrale in questo primo tratto della stagione che permette di abbozzare, a denti strettissimi, un sorriso in casa biancoceleste. Si pensi a come potrebbe essere la classifica se solo ci fosse una punta che possa risolvere anche da sola la partita e uno o due giocatori tecnicamente superiori alla media. Ma questi pensieri impuri non sono proponibili per la Lazio attuale e allora occorre contentarsi, così godendo - come suggerisce anche il noto filosofo tedesco di fine ottocento ripreso da Adelmo Fornaciari in una sua nota canzone. Buone feste, dunque, sperando che a Udine si cambi musica.
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