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Neymar Santos
, 17 Dicembre 2025

Il lieto fine, per ora, di O Ney


Neymar ha guidato alla salvezza il Santos che gli aveva aperto le porte del grande calcio.

Immaginate una squadra europea che nel 2021 gioca una finale di Champions League e nel 2023 retrocede nella seconda divisione del proprio campionato. Una tragedia sportiva che in Sudamerica è capitata al Santos, passato in meno di tre anni dalla finale di Copa Libertadores alla prima retrocessione in Serie B della storia.

A scanso di equivoci, va detto: in Brasile è assai comune che una squadra passi dalla gloria alla polvere - e viceversa - nel giro di poco tempo, molto più di quanto non lo sia in Europa. Un paio di esempi: l’Athletico Paranaense gioca la finale di Copa Libertadores 2022 e retrocede in B nel 2024; il Fluminense vince la Libertadores 2023 e si salva all'ultima giornata nel 2024. 

Gli ultimi tre anni, in ogni caso, sono sicuramente stati i più difficili della storia del Santos - e non è un caso che siano coincisi con il periodo della morte di Pelé. Dopo la citata finale di Libertadores del gennaio 2021, persa contro il Palmeiras al Maracanã, il Peixe ottiene un 10° posto nel Brasileirão 2021 e un 12° nel 2022, facendo inoltre delle magre figure nel Paulista, il campionato statale di San Paolo. La situazione finanziaria, poi, non aiuta a dissipare le inquietudini: sotto la gestione di Andrés Rueda, la società accumula debiti su debiti.

Fino al patatrac: il Brasileirão 2023 parte male e finisce peggio, con la retrocessione maturata in seguito alla sconfitta per 1-2 contro il Fortaleza all’ultima giornata. È la conclusione più atroce possibile per una stagione estremamente negativa, caratterizzata dal susseguirsi di 4 allenatori e dall’umiliante 7-1 subìto contro l’Internacional. I tifosi reagiscono provando a invadere il campo e bruciando pullman e automobili nei pressi dello stadio: è la più grande macchia della storia del club, che dal 1959 al 2023 aveva sempre militato in prima divisione.

La risalita è immediata: nel 2024 il Santos del nuovo presidente Marcelo Teixeira vince la B venendo promosso con due giornate di anticipo, trascinato da mister Fábio Carille e dai 18 gol+assist dell’esterno Giuliano Guilherme. Una squadra con una storia così gloriosa non può però dirsi soddisfatta con la sola promozione in A, da considerarsi un semplice atto dovuto: per riaccendere gli entusiasmi di una tifoseria ancora ferita, serve ben altro.

Magari un colpo a effetto, magari il più grande calciatore brasiliano degli ultimi 20 anni che torna a casa per aiutare la squadra del cuore. Magari il ritorno di Neymar: il 30 gennaio 2025 si ufficializza via social il ritorno all’ovile dell'allora 32enne da Mogi das Cruzes, che si prende la maglia numero 10 di Pelé. 

Anche O Ney, dal canto suo, ha vissuto anni difficili. Nella serie Netflix dedicata a lui (Il caos perfetto) viene raccontato il periodo di restrizioni durante la pandemia da Covid-19: il fuoriclasse brasiliano lo definisce uno dei più belli della sua vita. Confinato in una mega-casa in Brasile con la compagna, il figlio e altre persone, lo vediamo giocare sulla sabbia e alla PlayStation. Pur sapendo che le persone più ricche hanno trascorso meglio di altri quei mesi, avendo a disposizione spazi e possibilità di intrattenimento per noi difficili da immaginare, non è così normale che a pensare una cosa del genere sia uno sportivo al proprio picco atletico. 

Vivere serenamente un tale periodo di totale incertezza, nel quale neanche si sapeva quando sarebbero ripresi gli allenamenti e le competizioni ufficiali, non può essere ordinario per un calciatore. Neymar, dal suo canto, si è sempre distinto per essere sui generis se rapportato ad altri calciatori, già di base persone fuori dal comune come stile di vita e visione del mondo. Lo si riconosce come qualcuno che ha estremo bisogno di percepire costantemente affetto e attenzioni, da parte dei propri cari e dell’ambiente lavorativo in cui si trova. 

Quando nell’agosto 2023 è annunciato il trasferimento all’Al-Hilal in pochi potevano dirsi realmente stupiti. Neymar è uno dei più grandi talenti calcistici della nostra epoca, ma anche un professionista che in quel momento sembrava non avere più il calcio tra le priorità (quantomeno non il calcio per club). La sua decisione era di andare in un posto dalle scarse ambizioni sportive ma dove sarebbe stato trattato più o meno come una divinità incarnata.

Se a Parigi non si sentiva più così venerato, anche per la centralità crescente di Mbappé - fuoriclasse, posizione in campo simile, molta più ambizione e riconoscibilità in Francia -, la sua svolta saudita era stata vista come un’espressione della volontà di sentirsi ancora importante. Avrebbe fatto parte di un gruppo in cui sarebbe stato la stella indiscussa e avrebbe percepito stipendio e benefit praticamente mai visti. Non tanto per avidità, quanto per vedere in un compenso del genere – tra i €110 e €160 milioni all’anno – un riconoscimento eccezionale del proprio valore. 

Vista in quest’ottica, la scelta di andare nella Saudi Pro League non è poi così diversa da quella di lasciare il Barcellona nel 2017. In Catalogna aveva trovato una squadra che gli aveva permesso di vincere tutto e di cui aveva sempre parlato benissimo, dal rapporto coi compagni all’ambiente culer nel complesso. Evidentemente, però, non era e sapeva di non poter diventare il blaugrana più importante. Si arriva quindi alla scelta di trasferirsi a Parigi, in parte per volontà sua, in parte sulla spinta di chi ne cura gli affari.

Neymar al PSG rimane ancora oggi il trasferimento più costoso di sempre con i suoi €220 milioni, nonostante negli ultimi anni si siano moltiplicati i cartellini pagati con cifre a 8 zeri. Con il senno di poi, è stato un progetto fallito.

Il PSG neymarcentrico non riuscirà a vincere la Champions League, ossessione della proprietà qatariota. Ci andrà vicino solo nella stagione 2019/20, quella della bolla di Lisbona, quando perderà in finale contro il Bayern Monaco.

Vari indizi su un riavvicinamento tra Neymar e il Santos iniziano a trapelare già dall’aprile 2024. La strada sembra tracciata, pensando alla sua presenza a Vila Belmiro e alle sue parole a riguardo: "Manca giocare in un’atmosfera del genere”. In modo molto poco ordinario, è anche il presidente Marcelo Teixeira a metterci il carico:Mi ha chiesto di tenergli libera la maglia con il suo numero preferito, l’11" (prenderà poi la 10, ndr). Sembrava solo questione di tempo, così è stato.

La decisione di tornare nella squadra in cui ha iniziato la carriera professionistica, in un momento di grande difficoltà – sia per il Santos che per Neymar – è di puro cuore. Per certi versi anche un po’ egoistica, in linea con il fine ultimo di altre sue scelte di carriera: sentirsi sempre al centro, percepire l’affetto delle persone. Quello firmato col Santos è un contratto di 6 mesi, poi rinnovato per altri 6, a cifre particolarmente contenute. UOL scrive di 1 mln di reais al mese, circa €170 mila, più il 90% di tutti i proventi legati allo sfruttamento della sua immagine (non proprio spiccioli): parametri simili a quelli della sua prima avventura in bianconero.

Dal punto di vista economico, O Ney aveva già guadagnato moltissimo, pur senza quasi mai giocare, nel periodo saudita. Oltre allo stipendio di almeno €110 milioni annui, Marca sostiene che abbia incassato oltre €40 milioni a stagione di introiti pubblicitari: Red Bull e Poker Stars sono solo alcune delle aziende con cui ha accordi molto redditizi.

Anche con Neymar, però, il Santos almeno all’inizio non trova la svolta che tanto cercava. Nel 2025 ci sono stati prima il Paulista, nel quale il 9 marzo arriva un’eliminazione in semifinale per mano del Corinthians, e poi il Brasileirão, in cui il Peixe conquista appena 5 punti nelle prime 11 giornate. Neanche la sostituzione dell’allenatore Pedro Caixinha con Cleber Xavier porta gli effetti sperati, tanto che il Santos il 17 agosto arriva a perdere addirittura 0-6 contro il Vasco da Gama. 

Quella gara, segnata dalla doppietta di Philippe Coutinho, fa il giro del mondo: Neymar piange a dirotto dopo il fischio finale. Per lui è la sconfitta più larga della carriera. "Una merda e una vergogna, non ho mai vissuto una cosa del genere in vita mia" le sue parole al termine della partita, che porterà anche all’esonero di Cleber Xavier. Il Santos si trova a 21 punti, soltanto a +2 dal quartultimo posto che significa retrocessione: dopo quella del 2023, per i tifosi bianconeri si profila un’altra stagione di enorme sofferenza.

Al posto di Cleber Xavier arriva l’argentino Juan Pablo Vojvoda, capace negli ultimi anni di qualificare il Fortaleza per tre volte in Copa Libertadores. Nel frattempo continua a essere presente l’ombra dei gravi problemi finanziari: si parla di debiti sopra i €150 milioni e inizia a profilarsi la possibilità (tuttora non esclusa) di trasformare il Santos in una SpA, ricercando investitori privati utili per la sopravvivenza della squadra - in Brasile si vocifera di un interessamento del Chelsea, del PSG e fondo PIF a inglobare il Santos nelle proprie reti di multiproprietà. 

La situazione sul campo, se non altro, sembra raddrizzarsi: sotto la guida di Vojvoda il Santos perde poche partite, arrivando alle ultime giornate pienamente in corsa per la salvezza. Risulteranno pesantissime vittorie come il 3-1 sul Corinthians e soprattutto l’1-0 nel derby col Palmeiras, maturato grazie a un gol a tempo quasi scaduto di Benjamín Rollheiser.

Oltre a quelle di Neymar, saranno molto importanti per la rincorsa della squadra le ottime prestazioni del portiere Brazão - un passato tra Parma, Inter, SPAL e Ternana - e di Álvaro Barreal, esterno argentino scuola Vélez che chiuderà la stagione con 9 gol.

Quello che si è visto in campo è un Neymar ancora difficile da inquadrare. È un giocatore molto diverso da quello che conosciuto in Europa, in primis per colpa degli infortuni. Dal primo, il più grave, in Brasile-Uruguay del 17 ottobre 2023 (rottura del legamento crociato, circa un anno di stop) si arriva a un 2025 praticamente senza minuti con l’Al-Hilal, prima per un infortunio alla coscia e poi ufficialmente per un ritardo di condizione.

Quando scende finalmente in campo col Santos, O Ney è visibilmente lontano dalla forma migliore e distante dall’idea di calciatore che si ha di lui. Gioca con la fascia di capitano al braccio, praticamente da fermo, in zone di campo più centrali rispetto a quelle che eravamo abituati a vedergli calpestare. Meno dribbling e corse, più passaggi filtranti.

Il primo gol arriva a febbraio contro l’Agua-Santa su rigore, spiazzando il portiere. Nella vittoria per 3-0 con l’Inter Limeira segna un gol olimpico e serve 2 assist. E parliamo sempre del Campeonato Paulista, quindi di un livello abbastanza basso. Neymar è ancora classe pura, sì, in grado di fare qualsiasi cosa, sì, ma soltanto da fermo. Anche la rete successiva, contro il Red Bull Bragantino, è simile: punizione da posizione molto defilata, sporcata dalla difesa, che mostra chiaramente il calco di un calciante d’elite.

In seguito all’1-1 contro il Mirassol nella quintultima giornata, col Santos a +1 sulla zona retrocessione, arriva però la notizia che nessuno avrebbe voluto sentire: lesione al menisco per Neymar, stagione finita. O almeno così sembra: O Ney deciderà di tornare in campo col menisco lesionato per le ultime tre giornate. Per salvare il Santos, ma anche (e forse soprattutto) per dare ancora un senso alla sua personale rincorsa al Mondiale 2026.

L’esito è da favola, come sarebbe dovuto essere sin dall’inizio il suo ritorno a Itaca: gol e assist nel 3-0 allo Sport Recife, tripletta nello 0-3 allo Juventude, grande prestazione nel 3-0 al Cruzeiro che segna la salvezza aritmetica del Santos e porta anche la qualificazione alla Copa Sudamericana.

A posteriori, la seconda esperienza di Neymar in Brasile è stata tutt’altro che facile. O Ney stesso dirà, a fine campionato, che dopo il 3-2 subito col Flamengo a inizio novembre, non aveva nemmeno la forza di alzarsi: “Le critiche quando si tratta di me superano sempre un certa soglia: questa volta non ho retto”. In quei giorni, sulla base di ciò che ha rivelato, era arrivato a richiedere un supporto psicologico.

Anche fisicamente non può dirsi a posto, anzi. Nei primi mesi del Brasileirão ha saltato molte partite per un infortunio alla coscia. Giocando poco e incidendo ancora meno. In quel periodo pareva al limite anche dal punto di vista nervoso: protesta tanto, discute con gli avversari. Impossibile non citare, per esempio, l’espulsione contro il Botafogo per un gol segnato volontariamente di mano.

Poi l’infortunio al menisco, quello per cui decide di far slittare l'operazione a fine campionato. Da un punto di vista tecnico e razionale, è difficile commentare le ultime tre partite, in cui gioca 263' con un menisco lesionato. Staziona da regista avanzato, smista palloni, li difende, lucra falli coadiuvato dalla consueta teatralità. La sua funzione in campo è anche di attirare le attenzioni degli avversari e dare più libertà ai compagni. 

“Ora è tempo di riposarmi e poi di operarmi” ha detto Neymar dopo la decisiva vittoria sul Cruzeiro. Il sogno dichiarato è di giocare il Mondiale 2026, ma la strada sembra ancora in salita. Colpa della concorrenza nel ruolo, ma anche do un rendimento non ancora all’altezza, nonostante le ultime tre partite.

I lunghi stop per infortuni non hanno aiutato, così come le scelte di carriera recenti: dall’Arabia Saudita a quella romantica, ma non troppo probante, del Santos. Potrebbe venir scelto dai verdeoro come uomo spogliatoio - parliamo pur sempre del miglior marcatore di tutti i tempi della nazionale - ma non è chiaro neanche se abbia le caratteristiche per assolvere un compito di questo tipo.

Il CT Ancelotti, dal canto suo, pubblicamente non ha mai chiuso le porte al giocatore. “Capisco molto bene che siano molto interessati a Neymar: i Mondiali sono a giugno e io sceglierò la squadra che andrà ai Mondiali a maggio. Se Neymar meriterà di esserci, se starà bene e se sarà migliore di altri, in quel caso giocherà ai Mondiali e basta. Non ho debiti con nessuno" sono state le parole del tecnico di Reggiolo nel dicembre 2024. Democristiane, ancelottiane, ma molto oneste considerando il quadro attuale.

A curare il recupero post operazione di Neymar sarà Eduardo Santos, fisioterapista famoso in Brasile col soprannome “Mr. Miracle”. Nel 2015 riuscì a far tornare in campo David Luiz dopo 10 giorni, nonostante lo stop fosse stimato in 10 settimane.

ESPN Brasil scrive anche che nelle ultime settimane Neymar ha cambiato alcune abitudini e frequentazioni fuori dal campo, allontanando alcune persone e mantenendo contatti costanti solo con parenti stretti, personal trainer, fisioterapista e cuoco.

Al di là delle speculazioni, comunque, non ci resta che attendere e vedere quale Neymar tornerà tra qualche settimana. Riuscire a partecipare al 4° Mondiale sarebbe il vero lieto fine: rappresenterebbe una sorta di redenzione, dopo alcune scelte di carriera che ne hanno sicuramente danneggiato l’immagine e limitato le potenzialità. In ogni caso, ora è tempo di riposarsi. E magari ripensare a quanto sia stato bello vederlo un’altra volta nel Santos, felice, a festeggiare un traguardo così importante insieme alla sua gente.

  • Nato nel 2005, appassionato di allenatori, nazionali e allenatori delle nazionali. Amante dei non luoghi, della torta Sacher e del mare. Vive nel culto di Guillermo Ochoa.

  • Nato e cresciuto in provincia di Genova. Faccio i video. Mi piace guardare le partite di calcio, ma di più quello che succede sugli spalti.

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