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Torino Cremonese
, 14 Dicembre 2025

Torino-Cremonese 1-0, Considerazioni Sparse


Nella settimana più difficile, il Torino si compatta e trova una boccata d'ossigeno.

Nella settimana del ribaltone interno, il Torino ritrova la vittoria sconfiggendo di misura la Cremonese: per i granata una vittoria sofferta, con qualche patema per un episodio più che dubbio nel finale, ma importantissima, a livello di classifica e per il momento in cui arriva. Se i 3 punti sono una boccata d’aria fresca fondamentale per Baroni, non sono certamente abbastanza per scacciare le nubi che si accumulano intorno alle vicende di campo e dirigenziali granata: per il neo responsabile dell’area tecnica Petrachi il lavoro sarà lungo, sia per sistemare l’organico sia per recuperare la fiducia dell’ambiente. Per la Cremonese una sconfitta evitabile, ma che non inverte un trend positivo in termini di prestazione: per i grigiorossi, questo inizio resta al di sopra di ogni aspettativa.

Baroni cambia qualcosa in avvio, restituendo tra i pali la sacrosanta fiducia a Paleari dopo il deludente rientro di Israel ed inserendo Gineitis nella posizione di un Casadei ultimamente opaco. Sarà per le vicende settimanali, sarà che dopo un cambio si tende a dare qualcosa in più, ma i granata sembrano aver un piglio più combattivo del consueto. A dare la zampata decisivo è Nikola Vlasic, che sembra essersi ritrovato nell’ultimo periodo e, quando è in questo stato di forma, è davvero l’uomo in più in questo Toro: per il resto, la prestazione è stranamente solida pure in difesa, dove l’unico vero rischio si corre con la mezza follia di Simeone in pieno recupero, che rischia di regalare un rigore agli ospiti. Come sempre in questa stagione, quando il Torino offre questo tipo di prove difensive, solitamente centra il bottino pieno: la vera cartina di tornasole di questa squadra è la retroguardia, la peggiore della Serie A, che alterna ottime performances come oggi a disastri inenarrabili, ed ora  perderà Coco e Masina per la Coppa d’Africa.

La Cremonese è meno stupefacente del solito, ma solo perché manca in campo, stavolta, quel quid qualitativo visto in altre occasioni. I solisti, da Vardy a Vasquez a Bonazzoli, questa volta steccano, e anche da centrocampo non arriva un grande aiuto: qualche tentativo c'è, ma nel complesso è sembrata una squadra meno in palla rispetto alle recenti occasioni . Nessuno è stato in grado di cambiare le cose nel pomeriggio torinese, e sebbene la prova dei grigiorossi non sia da buttare, non si può dire abbiano costruito granché per pareggiare il conto, ad esclusione di un gol divorato da Moumbagna a metà ripresa. Nicola torna a casa con una sconfitta che duole sino ad un certo punto, perché il gioco corale e lo spirito non hanno difettato ai suoi, squadra che si conferma tonica e ben allenata: con un momento Var giudicato diversamente al 98’, sarebbe potuto arrivare anche un punto forse meritato, ma non è la classifica a preoccupare in questo momento.

Butterfly and spider: già detto dell’uomo partita Vlasic, vero leader tecnico di questo Torino, va detto che tra le fila granata non è il solo a distinguersi. La difesa, questa volta, regge, con Maripan che stravince un duello d’altri tempi con uno spento Jamie Vardy, e con la coppia Adams/Zapata generosissima nel lavoro per la squadra: lo scozzese va a pochi centimetri dal sigillo personale, il colombiano mette la firma sull’azione del gol vittoria. Importante anche il rientro del Cholito Simeone, che mette molta qualità in campo ma procura anche un mezzo infarto alla Maratona nel recupero: difficile trovare insufficienti, al massimo si può dire che da Asllani e Lazaro ci si aspetta, per qualità, qualcosa di più. Per la Cremonese, molto opaco il fronte d’attacco, dove stavolta non emergono l’esperienza di Vardy e di Vazquez e non incidono gli ex Sanabria e Bonazzoli. In difesa tradisce Baschirotto, non certo inappuntabile sul gol subito, Barbieri si mostra meno preciso del solito, mentre Audero continua ad offrire garanzie salvando da un passivo più pesante in più di una occasione.

Infine, una considerazione sul grande ex di questa partita, Davide Nicola. Oggi, il tecnico di Luserna San Giovanni è rimpianto non poco in casa granata: da giocatore, fu uno degli artefici del rientro in Serie A, e da allenatore salvò il Torino con una delle sue celebri miracolose cavalcate, che ha centrato in lungo e in largo per l’Italia (da Salerno ad Empoli, da Crotone a Genova). Dopo queste salvezze in rimonta, ne ha conquistata una più serena a Cagliari, ed ora con la Cremonese si sta ripetendo: viene da chiedersi cosa gli manchi per avere una occasione importante, se sarà sempre ingabbiato in questa etichetta. Soprattutto, tra le fila granata, viene da chiedersi cosa sarebbe stato se, senza le consuete schizofrenie, Cairo lo avesse confermato e avesse provato a disegnare un progetto a lungo termine: viene da chiederselo a maggior ragione oggi, quando le porte girevoli granata, tra allenatori e DS, viaggiano che è un piacere.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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