
Torna a casa Depor
Il Deportivo La Coruña sta tornando sulla mappa del calcio spagnolo: è solo gioia.
Sembrano lontani i tempi in cui il Milan perdeva 4-0 al Riazor di La Coruña ai quarti di Champions League. Non solo sembrano, lo sono anche: era il 7 aprile 2004. Nel nord della Galizia gli herculinos ricordano quella partita ancor più che la vittoria della Liga 99/00: rimontare i campioni d’Europa dopo il 4-1 di San Siro è stato il momento più alto nella storia del Real Club Deportivo, prima dell’oblio. Una decadenza che dopo anni di segregazione nelle serie minori del calcio spagnolo sembra vedere la rinascita nel 2025/26, col Depor ai piani alti della classifica in Segunda División, deciso a tornare a competere coi più grandi.
Trionfo e tragedia nella stessa mano: l’era Lendorio
L’epoca del Super Depor inizia a metà degli anni '90, con le vittorie in Copa del Rey (94/95) e Supercoppa di Spagna (1996), a cui si aggiungono diverse qualificazioni in Coppa delle Coppe e Coppa UEFA. La storia si compie nella stagione del nuovo millennio con la vittoria in Liga, poi altri due trionfi in Supercoppa (2001 e 2003), un altro in Coppa di Spagna (2002) e 5 partecipazioni in Champions League.
L’artefice del successo della squadra più vincente di Galizia è Augusto César Lendorio, eletto presidente nel 1988 quasi controvoglia. Il Depor lottava per non retrocedere in Segunda Division B (la nostra serie C): lo spettro di un debito da mezzo miliardo di pesetas incombeva sulla squadra. Sorretto dalla volontà popolare che l’ha nutrito anche nella politica municipale con il Partito Popular, Lendorio ottiene l’incarico con un consenso plebiscitario. Altri candidati? Nemmeno l’ombra.
Sotto di lui sono passati giocatori come Rivaldo e Bebeto oltre agli eroi della Liga, tra cui Makaay, Djalminha, Donato, Victor Sanchez e il capitano Mauro Silva. Un sogno durato quasi 15 anni, diventato però un incubo nel giro di pochi mesi.

Il vaso di Lendorio viene scoperchiato: la mala gestione economico-finanziaria iniziata nelle stagioni dei successi porta nel 2004 a un debito di €162 milioni lordi, 28 netti considerando importi dovuti al club. In seguito, questi dati risulteranno falsificati: nel 2013 il presidente presenta un debito aggiornato di circa €99 milioni, di cui 34 al fisco; emerge però un ulteriore occultamento dei conti, portando il passivo reale sui €156 milioni, €94 mln dei quali destinati all’erario spagnolo.
Tra i creditori del Depor risulta lo stesso Lendorio (per circa €109 mila), che nel 1999 aveva modificato lo statuto del club per accaparrarsi uno stipendio pari all’1% del budget. Una manovra illecita per la legge dell’epoca. Sempre nel 2013 viene chiesto il fallimento della società, evitato grazie a un prestito da parte di ABANCA (il banco cittadino), che da solo però non ha potuto risanare i debiti.
Per mano della stessa volontà popolare che lo aveva messo al comando, all’inizio del 2014 Lendorio lascia la presidenza con un bilancio in rosso di €160 milioni e gli herculinos alla frontiera tra Prima e Segunda División, a 30 anni dall’ultima retrocessione. Dopo un sali e scendi di 4 stagioni il Depor si assesta nella parte bassa della classifica sotto la nuova presidenza di Constantino Fernandez Pico, imprenditore nel settore I-Tech.
Nel quinquennio successivo si instaura un rapporto con il tifo turbolento, anche per una gestione sportiva discutibile: lo strascico lasciato da Lendorio partorisce il periodo peggiore nella storia del Deportivo. Nel 2018 la squadra retrocede nuovamente in Segunda, e dopo la finale playoff persa l’anno seguente, nel 2020 arriva la caduta in Segunda División B.
Sono anni di crisi totale, se quelli precedenti non fossero bastati. La presidenza cambia più volte all'anno: il rischio di affondare sempre più nella melma dei campionati minori è tangibile. La crisi finanziaria non si placa: nel 2022 il Depor perde la finale dei playoff promozione contro l’Albacete per risalire almeno in Segunda. Tutto da rifare.
La promozione, un anno disordinato, il presente
In questo teatro dell’assurdo galiziano si comincia a vedere la luce nel 2022/23. Non tanto per il risultato a fine anno, peggiore del precedente - resa in semifinale playoff contro il Castellón. La svolta arriva nel mercato di gennaio con l’ingaggio di Lucas Pérez: l’attaccante figlio di La Coruña paga metà del suo cartellino al Cádiz per tornare nella squadra che l’ha consacrato. Il suo primo stint al Depor recita così: 24 gol in 58 presenze dal 2014 al 2016, valsi la chiamata nientepopodimeno che dell’Arsenal.
È il ritorno del Deportivo alla sua gente, che negli anni più bui della fede non è mai mancata in un Riazor sempre gremito. Il cerchio si chiude l’anno dopo, il 12 maggio 2024, con l’abbraccio di Lucas ai raccattapalle a bordocampo. È l'ultima giornata di campionato, 57' di Depor-Barça B: calcio di punizione centrale a un passo dalla lunetta dell’area di rigore. Sinistro a giro arrogante e raffinato del numero 7 sul palo del portiere: 1-0. È la vittoria che vale il ritorno in Segunda División.
A Coruna la festa promozione va avanti per giorni, tra le spiagge di Riazor e Orzan, nelle strade di Monte Alto, nei viali di Cuatro Caminos e sulle scogliere della Torre de Hercules. Altro ossigeno arriva con l’ingresso di ABANCA come azionista di maggioranza (80%): il suo presidente Juan Carlos Escotet prende in mano le redini del club. In panchina viene confermato il basco Imanol Idiakez, anche se per soli due mesi di campionato. Il 2024/25 non parte infatti bene: il Depor perde 6 delle prime 12 gare di campionato, con solo 2 vittorie.
Dalle giovanili viene promosso mister Oscar Gilsanz, che nel suo primo match tra i professionisti vince 5-1 in casa del Cartagena. È indicato come il proverbiale traghettatore, in grado di barcamenarsi cambiando modulo ogni partita fino alla fine della stagione. Con lui i galiziani chiudono 15° nel minestrone di metà classifica, a 8 punti dalla retrocessione e 16 dai playoff.
Dopo il deludente ritorno in Segunda, nell'estate 2025 il Depor ha girato la chiava per una nuova rivoluzione: giovani talenti, vecchie volpi della Liga2 e nomi provenienti dal calcio italiano. Tutto in mano al catalano Antonio Hidalgo.
Il nuovo allenatore, presentato a inizio luglio, ha un passato con l’eroe della promozione Idiakez. I due erano insieme nello staff dell’AEK Larnaca, squadra cipriota, con Hidalgo come vice. Dal 2023 il tecnico di Barcellona si è seduto sulla panchina dell’Huesca, sempre in serie B spagnola, dove ha ottenuto un progressivo miglioramento dei risultati, fino all’8° posto del 2024/25.
L’Huesca di Hidalgo era una squadra prepotente, prima per espulsioni (9) e incentrata sull’aggressività difensiva, con 30,9 interventi difensivi (tra tackles, intercetti, palloni ripuliti e blocchi) a partita: nessuna più di lei in Segunda División. Equilibrata nel segnare (1,4 reti a partita; 9°) così come nel subire (1,2 gol subiti a partita; 8°), con un possesso medio a sfavore (43,8%): la concretezza superava di gran lunga l’estetica. Dall’Aragona, Hidalgo si è portato in Galizia il factotum Miguel Loureiro (può giocare in ogni ruolo di difesa, ancora lo deve provare in porta) e poco altro.
Il Deportivo, nel 2025/26, è una squadra equilibrata e al vertice. 3° miglior attacco del torneo (32 reti nelle prime 17 gare), 4° miglior difesa (17 reti concesse, di cui 3 nella recentissima sconfitta casalinga col Castellón), migliore per passaggi riusciti (85,1%) con un possesso medio del 50,5%. Numeri che in questo momento valgono ai galiziani il 2° posto in classifica con 32 punti (9V, 5N, 3P), una striscia di 5 vittorie consecutive interrotta dall'1-3 dell'ultimo weekend. In cima alla Segunda però si sta stretti: il Racing Santander è avanti di 3 punti, l'Almeria è a pari punti, il Las Palmas insegue a 29.
I protagonisti del Riazor
Un nome su tutti? Yeremay Hernández: nell’ultimo mercato è stato cercato da Napoli, Juventus e Como. Il ragazzo nato a Gran Canaria è in Galizia dal 2017: prima giovanili, poi Depor B e nel 2021 l’ingresso in prima squadra. È la stella del club, anche numeri alla mano: 12 tra gol e assist (7 reti, 5 assistenze), primatista per grandi occasioni create (5) e dribbling riusciti a partita (3,0).
Insieme a Yeremay, in fase realizzativa guida la squadra Zakaria Eddahchouri. Numero 9 neerlandese di 25 anni e 187 cm arrivato in estate, 3° marcatore del campionato con 8 reti (e 3 assist), 1,01 gol ogni 90'. Partito dalla panchina in oltre la metà delle partite stagionali, è l'uomo in più di Hidalgo: con le leve e la capacità di costruirsi un tiro da fuori area alla Berardi, l'ex Go Ahead Eagles è solito partire dal centro e svariare su tutto il fronte, alla ricerca spasmodica di una giocata raffinata con l'amato piede destro.
A destra impressiona Luismi Cruz, cresciuto nel Siviglia, arrivato da pochi mesi dal Tenerife: già a referto con 2 gol e 4 assist in stagione, è il migliore della squadra per occasioni create (32), 5° in tutta la Segunda. Gioca a piede invertito, nello stretto è fulmineo: quello di Cruz è uno dei mancini di maggior impatto della categoria.
In mediana, il gioco passa dal capitano Diego Villares, al Depor dal 2018; sulla trequarti la scena se la prende Mario Soriano, canterano dell’Atletico Madrid, arrivato in prima squadra a La Coruña insieme a Yeremay.
A 23 anni, Soriano è la terza bocca di fuoco (3 gol, 4 assist) della squadra, incarnando il pensiero del gioco offensivo della formazione gallega (90,1% di precisione passaggi), utile anche in fase di non possesso con 4,1 recuperi palla a partita. Menzione d’onore anche per due italiani che stanno guadagnando un buon minutaggio: Giacomo Quagliata, arrivato dalla Cremonese, e Samuele Mulattieri, in prestito dal Sassuolo.
I due non sono gli unici italiani del club: dal 2017, la società è gestita dal CEO friulano Massimo Adalberto Benassi, che ha portato il Depor fuori dagli ultimi anni di crisi a cavallo del Covid. Benassi ha rinnovato la struttura sportiva basandola su un settore giovanile prezioso, portando i risultati che tutta una città sogna. È anche grazie a lui che il club ha potuto rifiutare cifre importanti per tenersi stretto Yeremay e rinnovarlo fino al 2030.

La Coruña è famosa per la pioggia ribelle e tenace che scende per gran parte dell’anno. Una pioggia che non viene disprezzata, bensì accolta e lasciata libera di bagnare, fortificare e forgiare un popolo che fa del sacrificio una virtù. In tutti gli anni di crisi, sulla battigia di Riazor il canto dell’oceano si univa alla voce del tifo herculino. Una realtà che nel trionfo ha visto il tracollo, ma che col tempo, il riscatto e soprattutto una gestione sana, sta conducendo il Depor sempre più chiaramente sulla via del ritorno.
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